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25/06/2009 h. 20.33 Film da ricordare genere: Sentimentale
Caro cinema, con l'amore non c'è nulla da fare...

Caro cinema, con l'amore non c'è nulla da fare...

Life is beautiful. Eh sì, la vita è proprio bella. Ogni tanto il mondo ci regala momenti inaspettati e difficili da dimenticarli. Sono giorni meravigliosi che ti segnano profondamente. Non sto parlando di eventi che segnano per tutta la vita, ma momenti incredibili che ti lasciano a bocca aperta. A me è successo ed è stato meraviglioso. Vorrei ricordare il 22 maggio 2009, una bellissima giornata che vorrei memorizzarla per sempre nel mio cuore. «C’è qualcuno che vuole andare al cinema con me!!» implorava la mia compaesana alle sue amiche. Il desiderio della ragazza era indirizzato anche a me, ma io rimasi del tutto indifferente. Era inverno e non avevo nessuna voglia di andare al cinema, dopotutto non ero interessato al titolo del film. «Il libro è bellissimo! Che figo quell’attore, un vero uomo!!» urlava la mia amica, speranzosa di trovare qualcuno che la portasse al cinema. Ma io ero fedele alla mia posizione, ovvero indifferente e disinteressato. Il film fu trasmesso nelle sale per diversi giorni. La mia amica era triste perché non è riuscita a vedere il film. Neanch’io sono andato a vedere, avevo detto che non mi interessava. Punto e a capo. 22 maggio 2009, dopo sei mesi dalla proiezione del film nelle sale, andai dal negozio di giornali. Un modesto negozio dove acquisto qualche film e qualche rivista. Frequento quel posto come segno di amicizia nei confronti del mio giornalaio di fiducia. Mi avviai tranquillamente verso il negozio per comperare l’almanacco di “Dylan Dog”, un’altra mia grande passione. A metà stanza, il mio sguardo fu abbagliato da qualcosa di indefinito. Voltai a sinistra e vedo alcuni nuovi dvd. Rimasi fulminato dalla copertina di un film. Un incazzato Filippo Timi con la bocca censurata dal titolo scritto in stampatello: comediocomanda. Senza leggere la trama, senza leggere il prezzo, senza leggere il nome del regista. Acquistai senza pensarci due volte. Ho preso perché vedendo la pazzesca copertina del dvd, mi pareva che Filippo Timi volesse dirmi: “comprami e non fare storie”. La sera dello stesso giorno, spensi le luci e il televisore cominciò a trasmettere le prime immagini del film. Dentro in me qualcosa si guastò. Non riuscivo a capire che cosa si era rotto. Lo sentivo e basta. La visione del film mi aveva ucciso e, addirittura, mi ha dato un pugno allo stomaco. La storia, mi aveva lasciato il mio cervello fuori uso. Ma allo stesso tempo mi piaceva da matti. Resettai il film e lo riguardai per la seconda volta di fila. Non soddisfatto, riguardai per la terza volta di fila. Per un istante, pensai di rivedere per la quarta volta, ma mi fermai perché non sarebbe servito a niente. Se avessi visto per la quarta volta, sicuramente avrei visto anche per la quinta volta. Dovevo fermarmi e così mi fermai. Filippo, Alvaro ed Elio. Tre attori in una storia allucinante. Sto parlando di un film italiano che è riuscito a stordirmi. In passato ci era riuscito solo Pasolini con il suo amato ed immortale Salò. «Svegliati cazzo! Lo sai che devi dormire con un occhio solo. È nel sonno che ti inculano» ringhiava Rino Zena, interpretato da un feroce Filippo Timi! «Gli arabi e i rom sono anche peggio degli ebrei. Si comportano come padroni in casa nostra. Noi dovremmo attaccarli col nostro esercito e sterminarli, come gli ebrei» urlava Cristiano Zena, interpretato da uno strepitoso Alvaro Caleca! «Ramona… Ramona! Oh sì…sì» sussurrava Quattro formaggi, interpretato da un ineguagliabile Elio Germano! Incredibile. Battute cult che ricordano un po’ lo stile violento di Quentin Tarantino. Il film non fu una bella sorpresa per gli amanti del romanzo di “Come Dio comanda” di Niccolò Ammaniti. Ma io ero felice, la storia mi aveva colpito profondamente. Certo, la trama è un pugno allo stomaco. Una storia tragica e dolorosa che non uscirà mai dalla mia mente. Quando fuori piove, mi viene naturale pensare alle atmosfere noir de “Il grande sonno” di Hawks. Ora, con la pioggia, mi viene di spontaneo ricordare le scene angoscianti del film di Salvatores. Entrambi sono due titoli totalmente differenti che mi stanno al cuore. Osservando la tempesta che batte forte sull’asfalto penso all’impermeabile bagnato di Humphrey Bogart con il volto in penombra e nascosta dal cappello fradicio, con la sigaretta accesa. Scrutando la pioggia incessante, vedo Alvaro Caleca abbracciare Filippo Timi in mezzo al bosco. Dopo la grande esperienza del film di Salvatores, acquistai il libro di Ammaniti e divorai in pochissimi giorni. Accidenti, il libro è sorprendente perché mostra molti aneddoti non presenti nel film. Ma questo non significa che il libro è superiore al film. Il libro di Ammaniti presenta integralmente la storia con le minuziose descrizioni sui personaggi partendo dal burrascoso rapporto tra il padre e il figlio (Filippo Timi e Alvaro Caleca), fino ai personaggi come Danilo Aprea (personaggio eliminato dalla sceneggiatura del film di Salvatores), Quattro formaggi, l’assistente sociale Beppe Trecca e molti altri. Invece il film di Salvatores non è un riassunto ma solo un punto di vista. Il regista, invece di raccontare la storia, ha preferito puntare gli aspetti e le conseguenze del rapporto tra il padre e il figlio scartando i personaggi che non avevano nulla con che fare con il rapporto dei due protagonisti. Solo Quattro formaggi (Elio Germano) e l’assistente sociale Beppe Trecca (un poco convincente Fabio De Luigi) erano presenti nel film perché erano coinvolti con la vita dei due protagonisti che ho citato prima. Filippo, Alvaro ed Elio. Tre attori in una storia allucinante. Ho scoperto tre grandissimi interpreti: Filippo Timi è un attore di razza, possiede una qualità capace di impressionare il pubblico, basta menzionare la sua incredibile prova sfornata nell’ultimo film di Marco Bellocchio, “Vincere”. L’esordiente Alvaro Caleca, probabilmente il migliore del cast, un giovanissimo attore capace di sconvolgere il pubblico recitando in maniera spontanea. A mio parere la sua recitazione è un pugno allo stomaco. Quasi ogni singola scena che appariva sullo schermo era come ricevere un cazzotto in faccia. È uno di quei giovani attori che andrebbero puntati e messi in evidenza. Lui fa parte del vivaio del cinema italiano, e noi dobbiamo puntarlo se vogliamo avere un futuro roseo fatto di film con attori di razza. Alvin, l’ho sopranominato per la sua giovanissima età, è uno di quei giovani che andrebbero puntati e messi in mostra. Elio Germano dimostra di essere un attore versatile, la parte di Quattro formaggi era destinata a pochissimi attori. La parte non era affatto semplice, non richiedeva solo abilità ma un piccolo tocco di pazzia sfrenata. Evidentemente Elio, di pazzia, ne aveva!! Eh sì, ho parlato troppo, ma è così! Quando mi appassiono di un film divento inarrestabile. È così che succede. L’amore per un film accade in questo modo. Io sono innamorato del romanzo “Come Dio comanda” di Niccolò Ammaniti e sono anche innamorato del film “Come Dio comanda” di Gabriele Salvatores. Non esiste una cura, non esiste un rimedio. Non c’è nulla da fare, accetto l’amore di questa storia che mi ha profondamente colpito.

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Come Dio comanda Italia 2008
SI

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