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26/07/2009 h. 18.56 Film: Playlist libera
Sul cinema di destra

Sul cinema di destra

Basterebbe la buona volontà tecnica ed un'elevata sensibilità artistica per attribuire, ad un'opera filmica, le attenuanti verso il sostegno di un'ideologia politica non proprio affine alla libertà d'espressione della sua arte?

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Nascita di una nazione (1915) 1915 - Pietra miliare della settima arte ... eppure appoggia il Ku-klux-klan. Provocò proteste pubbliche che sfociarono in vittime di scontri armati.
  2. DvdBlu-RayUmd non disponibile Metropolis (1926) 1926 - Capostipite della science-fiction ... sceneggiato dall'ex moglie nazista del suo regista. Dinnanzi a tale spettacolo, il fuhrer applaudì commosso.
  3. Il trionfo della volontà
    1934 - Uso superbo della MdP e del montaggio, degno di Ejzenstein ... per il film-manifesto della becera propaganda nazista. La sua regista (come molte dive del fascismo) morì nell'oblio.
  4. DvdBlu-RayUmd non disponibile Via col vento (1939) 1939 - L'opera più amata dalla mecca della settima arte ... forte di un retroscena ricco di bozzetti discriminanti. Walt Disney nobilitò tale forma mentis nel suo SONG OF THE SOUTH.
  5. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Africa addio (1966) 1966 - Jacopetti chiese alle autorità sudafricane di rinviare un'esecuzione capitale, al fine di cambiare il mirino della videocamera ... e gli incassi di tale mondo movie fornirono ai produttori italiani il denaro per realizzare pellicole d'autore. E documentari affini.
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Un uomo chiamato cavallo (1970) 1970 - Western revisionista tra i più amati dagli stessi nativi americani ... basato su una visione reazionaria ed araldica del dolore. Anche Gibson (quello di APOCALYPTO e PASSION) lo annovera tra i suoi film preferiti.
  7. Il falò delle vanità (1990) 1990 - Esemplare d'efficienza della New Hollywood ... assai apprezzato dall'odierno premier nostrano (e da molti politici repubblicani USA). Altro che John Wayne, DIRTY HARRY e DEATH WISH!
SI

Commenti

  • 26 luglio 2009, 20:04 di giusal

    E' una bella domanda quella che tu ci poni,alla quale mi riservo un po' di tempo prima di cercare di trovare una risposta.originalissimo come al solito.

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  • 26 luglio 2009, 22:00 di Dying Theatre

    UHMM.. non so se me la sentirei di liquidare come 'di destra' l'impostazione di una pellicola come "un uomo chiamato cavallo"... e pure su "il falò delle vanità" avrei più d'un dubbio... tra gli autori ultra-reazionari degli ultimi tempi ci vedo assai più comodi un gibson, uno schumacher (davvero gravi, tra i tanti, '8mm' e 'il momento di uccidere'), trey parker e matt stone, inarritu, chan wook park... ma de palma non mi sembra...

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  • 26 luglio 2009, 23:24 di jackNONsquartatore72

    Complimenti per il tema impegnativo (forse troppo per chi non ama la politica e argomenti affini)

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  • 27 luglio 2009, 00:40 di bradipo68

    Bisognerebbe saper scindere tra arte e politica e questo molto spesso non è possibile:per ciò che mi riguarda l'arte cinematografica viene prima di tutto.Poi la valutazione politica è altro mestiere...

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  • 27 luglio 2009, 03:27 di Dying Theatre

    telegrafico su di leo e co., è vero che quel particolare genere è stato sdoganato con un po' troppa enfasi (k)ritica.. ma occhio che, almeno nelle pellicole con il milian-monnezza, c'è una poetica (ok, l'ho azzardata...) fortemente proletaria... dove lo sbirro è sì tutore dell' 'ordine', ma è, prima d tutto, un popolano, spesso clemente coi ladruncoli disperati (dei quali, un tempo, faceva parte) ed inflessibile con i 'pesci grossi'... mi ricordo una scena memorabile de 'il trucido e lo sbirro' (di lenzi, mi pare) in cui milian - qui in veste delinquenziale - defeca sui salottini alla moda d'un locale per altoborghesi, scena che allora suscitò non pochi sussulti...

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  • 27 luglio 2009, 10:04 di spopola

    ... anche io ci andrei molto piano a fare "di ogni erba un fascio" sopratuttto con i titoli inseriti... in alcuni casi per altro andrebbero contestualizzati... comunque il discorso si farebbe lungo e "tortuoso" e quindi per quanto mi riguarda meglio fermarsia questa marginale affermazione.

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  • 27 luglio 2009, 11:17 di will kane

    Mah,su"Il falò delle vanità" non sono affatto convinto,tra l'altro viene da un libro di Tom Wolfe,che di destra non mi risulta esser stato,e in più Brian DePalma è sempre stato un cineasta liberal,l'unica cosa repubblicana del film credo sia Bruce Willis.Su "Un uomo chiamato cavallo", prevale un discorso antropologico,che comunque in riferimento alla maturazione dei guerrieri,prevedeva uno sviluppo della resistenza al dolore fisico, inflitta con l'iniziazione sadica quanto si vuole, ma probabilmente rintracciabile in alcune culture pellirosse. "Via col vento",che fateci caso non ho ancora recensito, mi trova d'accordo:è uno dei film dichiaratamente più razzisti prodotti ad Hollywood, e lo dico, mi sta pure sulle balle, a dispetto della pomposa affezione di molti cinefili. Sì,fatto bene,magniloquente, ma la magia del cinema è altro.

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  • 27 luglio 2009, 12:37 di will kane

    Sulla questione "Puntaspilli", abbi pazienza, ma mi viene da ridere:ribadisco,"Via col vento" è un falso grande film, e oltretutto è il trionfo della Hollywood più retrograda e ultraconversatrice,in cui i neri "barlano gon la g al bosdo della c", e le bizze di una cretina viziata e insopportabile quale Rossella O'Hara vengono vendute come tribolazioni di un'eroina. Inoltre, evviva il dibattito, ma sembra che a toccare certi "tabù" come "Via col vento" si commetta un'eresia....... WK

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  • 27 luglio 2009, 13:01 di fixer

    Io credo che occorra fare un passo indietro. E cioè: come intendiamo valutare un'opera? Dal punto di vista morale? Dal punto di vista meramente artistico? Dal punto di vista sociologico? La questione del metodo è fondamentale per rispondere a questa domanda. Sennò si rischia di confondere tutto e tutti. Certo che Cèline era di destra, ma come scriveva! Certo che Miguel Littin è di sinistra, ma come regista non vale molto. Squalificare un artista solo perchè non la pensa come te è l'eterno errore dell'ideologia. Allora si squalifica De Felice perchè è dichiaratamente "non di sinistra", si condanna Giordano Bruno Guerri perchè è di destra o Marcello Veneziani e non si mette in discussione Asor Rosa perchè di sinistra. Tutto questo non può che portare ad allontanarci dalla VALUTAZIONE di un'opera. Se Jacopetti fa fermare un'esecuzione solo per poterla girare meglio, è moralmente un furfante; ma l'esecuzione in sè magari è stata girata perfettamente. Se Mel Gibson gira l'ultimo film su Cristo, mostrando sangue a fiotti e ferite aperte, dal punto di vista artistico non mi dice un gran che; magari mi dice di più sotto l'aspetto realistico, oppure storico (visto che fa parlare i personaggi in aramaico e in latino). Ma a Gibson penso non interessasse molto l'aspetto artistico. Il suo film quindi non è nè di destra nè di sinistra. E' solo un film che è interessante per alcuni aspetti e inutile per altri. Quanto a Leni Riefenstahl, è tutto vero: adorava il Fuhrer e si riconosceva nell'ideologia nazista del superuomo. Questo non toglie che le sue inquadrature del film girato durante l'Olimpiade del 1936 siano straordinarie. Va condannata certamente sul piano morale, ma non si può discutere il suo talento. Anche nella Russia sovietica c'erano ottimi registi che servivano e leccavano Stalin, pur disprezzandolo. E allora? Magari erano capaci di dirigere ottimi film dal punto di vista tecnico e artistico, ma sul piano morale la svendita della loro dignità che cosa faceva di loro? Ci si può trovare d'accordo su un punto: quando cioè il piano morale si accoppuia con quello artistico: quando cioè c'è piena rispondenza tra passione, dignità e qualità cinematografica. E sul contrario: quando cioè alla base c'è coerenza tra scarso impegno morale, scarso rispetto per il mezzo artistico che hai a disposizione e il risultato scadente sul piano artistico (e qui sono tanti ad essere coinvolti...)

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  • 27 luglio 2009, 13:04 di Dalton

    In risposta a Dying theatre e Will Kane: concordo con voi sul fatto che DePalma e Tom Wolfe siano due liberal. Nella loro "liberalità" si sono concessi attacchi alle loro stesse tendenze ideologiche: Wolfe coniò il termine "Radical-chic" alla visione del concerto di beneficienza organizzato da Leonard Bernstein in tutela delle Black Panther; DePalma (consapevole d'esser il vero erede dello zio Alfred) ha spesso "sdoganato" alcune minoranze, nel cinema d'ampia diffusione, pur relegandole a bozzetti cattivi o ridicoli. Esempi? I cattolici e gli ebrei in CADAVERI E COMPARI; i transessuali in VESTITO PER UCCIDERE; i cubani in SCARFACE; le gang di colore in CARLITO'S WAY, FEMME FATALE e il già citato VESTITO PER UCCIDERE; gli arabi in REDACTED, gli adolescenti wasp in CARRIE e FURY. Ne IL FALO' DELLE VANITA' volle sdoganare la upper-class, realizzando il primo film in cui l'alta borghesia trovava le attenuanti per la sua condotta. Non ho voluto etichettare l'artista o tale film come "fascista": parafasando SPOPOLA non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Non me la sentirei nemmeno d'additare il maccartista Walt Disney. L'unico artista - se così sarebbe possibile chiamarlo - condannabile è Gualtiero Jacopetti ma l'ho premesso in dall'inizio e nel suo caso il discorso è inverso. Ho solo dissertato su come le evoluzioni politiche portano inevitabilmente a mistificare e sminuire l'ottimo valore artistico di una pellicola (specie nel caso di METROPOLIS, VIA COL VENTO e UN UOMO CHIAMATO CAVALLO).

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  • 27 luglio 2009, 13:28 di Dalton

    WILL KANE: direi che sia stata la decennale evoluzione dei costumi a mettere in luce le falle razziste contenute nel film-fiume, ampiamente osannato, di Victor Fleming.

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  • 27 luglio 2009, 13:48 di Dalton

    Rollo, nessuno ti ride dietro. Anzi, i tuoi interventi e le tue analisi sono assai stimolanti. Questo è il bello della discussione. L'importante è rispettare gli altri ...

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  • 27 luglio 2009, 13:51 di Dalton

    Con la soddisfazione del parere ricevuto dai vari utenti che hanno partecipato a tale dibattito, credo che il commento più pertinente - per meglio dire, maggiormente risolutivo - sia stato depositato dall'ottimo Bradipo68.

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  • 27 luglio 2009, 13:56 di will kane

    Se la metti così.... Ma che, se uno ha da ridere va avversato, come faceva il Jorge de"Il nome della rosa"?E per quanto riguarda l'analisi più approfondita,ben venga, ma rileggi bene quel che hai scritto, la veemenza,quel goccetto di velenoso che ci hai messo non gioca a tuo favore, siamo su discussioni accademiche,mi pare, e il manualino della Verità in tasca non lo vedo a nessuno,me compreso.Su "Via col vento" posso pensare che è un'enorme cazzata o vi devo chiedere il permesso, facendo finta che mi sia piaciuto? Poi,al di là della decennale evoluzione dei costumi, nel merito, se uno è razzista lo è ora e tra cinquant'anni, poi certo,bisogna vedere e valutare contesto e misura del comportamento.Credo che sia bene discutere,ma a volte ho la sensazione che qui viga una sorta di relativa tolleranza dell'altrui opinione...Spero di sbagliarmi,e nell'indicare il "qui" indico lo spazio di potenziale discussione. WK

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  • 27 luglio 2009, 14:42 di will kane

    Probabilmente sì, e tuttavia è una buona cosa una discussione anche se comporta qualche scintilla,come in questo caso. Un saluto a te. WK

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  • 27 luglio 2009, 19:52 di serpico

    No, secondo me non basta. Dalton, con me sfondi una porta aperta: avevo già pubblicato in passato una playlist molto simile (http://www.film.tv.it/playlist.php/playlist/36558/sono-un-alieno/) e qui ribadisco il mio concetto: non si può valutare un'opera solo e esclusivamente dal punto di vista tecnico-stilistico PRESCINDENDO dal suo contenuto e tralasciando completamente il giudizio morale, INDIPENDENTEMENTE DALLE PROPRIE CONVINZIONI POLITICHE. Secondo me è assurdo. Per me il contenuto di un'opera è parte integrante del giudizio complessivo, e se un'opera è - a mio giudizio - moralmente inaccettabile non può essere "salvata" solo perchè presenta una confezione extra-lusso. Mi rifiuto di definire capolavori i film di Leni Riefenstahl, per quanto tecnicamente stupendi. Mi rifiuto di dare il massimo dei voti a pellicole come "The Hurt Locker" o "Black Hawk Down", intrise di bieca propaganda bellica e razzsmo, farei violenza a me stesso. Con questo, BADATE BENE, non c'entra niente il fatto di essere "di destra" o "di sinistra": i film che ho citato sopra non sono "di destra", ma sono film di trita propaganda filo-nazista o filo-americana, che non c'entrano niente col modo di pensare di ognuno di noi. Essere "di destra" è ben diverso dall'essere nazista. Come si fa a mettere sullo stesso piano Leni Riefenstahl e Brian De Palma?

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  • 27 luglio 2009, 21:31 di billykwan

    E' indubbio che alla base di qualunque opera dovrebbe esserci un'idea più che un'ideologia. Un film che appoggia un'ideologia può essere accettabile purchè questa non sconfini nella propaganda. Complimenti per la play intrigante, complessa e che fa pensare...e porta a risposte difficili. Bye

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  • 28 luglio 2009, 00:11 di Utente rimosso (pithecusano)

    La storiella della creazione in sette giorni e del giudizio universale è non solo banale ma pure bigotta. Però Michelangelo ci ha fatto la Sistina. Come la vita di San Matteo, che Caravaggio sintetizza in tre affreschi tutti assieme a San Luigi dei Francesi, e lì rischi la vertigine come Goethe. Perchè dentro c'è l'Arte, quella che anche dalle cose semplici, o persino assurde e bigotte, riesce a parlare al cuore degli Uomini del sublime, di quello che tutti sappiamo ma non sappiamo dire, né capire, né vedere, ma sempre riconoscere____ La mia professoressa di matematica sapeva fare alla lavagna sistemi a tre incognite e risolverli in un'ora. _____Tecnicamente ineccepibile, ma nessuno è mai rimasto a bocca aperta per la definizione dei valori di X, Y, Z, in un esercizio fine a sé stesso. Non c'è arte quando si tralasciano congrue realtà perché scomode e in dissintonia con i propri assolutismi, quali che siano, o, peggio, nell'uso delmezzo espressivo a dimostrazione (o rappresentazione tel quel) di qualcosa di abietto. Su questo condivido appieno quel che dice Serpico, e vado oltre: un'opera d'arte che meriti pienamente tale appellativo non potrà mai essere inquadrata nei consueti schemi ideologici, peraltro sempre più privi di significato se chiamati così semplicisticamente, e sarà intellegibile come tale da chiunque: Jesse Owens, che nessuno ha immortalato, a Berlino nel '36, ha umiliato Hitler con le sue gambe nere. E saltando otto metri ha fatto un'opera d'arte ben maggiore dei tecnicismi della Reifensthal

    cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (pithecusano)
  • 28 luglio 2009, 00:59 di montelaura

    Mi unisco a ciò che hanno scritto Serpico e pithecusano: a parte la "faciloneria" con cui sn stati scelti alcuni titoli (ma magari Dalton voleva "pro-vocare" un po', eh??), io credo che sia impossibile nn giudicare un'opera nella sua interezza, e ciò significa tener presente nn solo la forma, ma anche il contenuto, e il messaggio sottinteso: in fin dei conti, tutta l'arte, in qualsiasi sua manifestazione, ha come obiettivo quello di "passare delle informazioni", di "significare" qualcosa. Sn sempre stata dell'opinione che un film BEN RIUSCITO nn sia solo quello realizzato bene, ma anche e soprattutto quello che,a partire da delle premesse, le mantiene e le realizza compiutamente. Ma se il messaggio finale è un obbrobrio... allora l'opera non può che suscitare repulsione, nonostante la sua buona fattura.

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  • 28 luglio 2009, 19:23 di Dalton

    No, Serpico, non voglio sfondare la tua porta - spiacente se te l'ho fatto credere in passato - e concordo anche con le tue parole! :) Tu e Pithecusiano siete andati a parare al mio stesso intento ideologico, magari esprimendovi in maniera inversa: credo che le evoluzioni culturali - ossia il passare degli anni - mettano alla luce le falle che indeboliscono il valore artistico. Perchè, di per sè, ogni artista con la sua opera d'arte, ambisce all'assoluto. Graze per il prezioso contributo.

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  • 28 luglio 2009, 22:07 di Dying Theatre

    mò no... per volgarizzare un po' la discussione e tornare al 'caso specifico'... a me pare che ne 'il falò delle vanità' ci sia una critica piuttosto feroce - e non compiacimento/autoindulgenza - nei confronti di certi guasti upper-class... poi boh... ed ancora, x dalton, mi precisi cosa intendi per "visione reazionaria del dolore", in riferimento ad "un uomo chiamato cavallo"...? "metropolis" infine... ok, che la sceneggiatrice fosse nazista lo do per assodato... ma emerge, nella costruzione dell'opera, questo convincimento...? ossia è definibile un "film di destra"? e se sì, in base a cosa?

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  • 29 luglio 2009, 13:38 di Dalton

    Dying, il titolo della play includeva un filo di ironia. L'immagine finale di METROPOLIS, appiccicata dalla Von Harbou, con la stretta di mano ecumenica, stravolgeva (in maniera sproposita) tutta la diegesi e l'esegesi cui si era assistiti. "Un uomo chiamato cavallo" narra di un transfert/punto d'incontro tra la cosìdetta buona volontà (a tratti perfino sottomissione) dell'aristocratico europeo e una delle più incivili tribù nativo-americane: non solo si esalta la fomazione violenta, ma addirittura prende vita un revisionismo che stravolge il vero andazzo storico. Conciliante sì, ma a tratti più insinuante di John Wayne ... una sorta di BORAT western ante-litteram, alla rovescia. IL FALO' DELLE VANITA' narra il calvario di uno yuppies (Hanks) per merito di: 1 - un giornalista alla Bob Woodward (Bruce Wilis), 2 - un magistrato alla DiPietro (Murray Abraham), 3 - un'amante capricciosa (la Griffith), 4 - un Martin Luther King della situazione, 5 - un jet set voltagabbana e radical-chic. La salvezza di Hanks consiste nel suggerimento da parte del padre e dell'avvocato di mentire ad un giudice di colore indulgente (Morgan Freeman), ritorcendo alcune intercettazioni contro l'accusa. Può bastare?

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  • 30 luglio 2009, 22:24 di Dying Theatre

    tesi ottimamente esposte... ma resto dubbioso, sopratt su de palma... il personaggio di hanks non ne esce affatto bene... non ci vedo indulgenza. sarebbe come dire che tim robbins fa il tifo per bob roberts... ;)

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  • 3 agosto 2009, 14:43 di steno79

    Ciao caro Guido, ho letto la tua interessante play e mi dispiace di intervenire con qualche giorno di ritardo. Scegliere dei film razzisti non è facile : tu hai indicato alcuni titoli, ma se ne potevano fare anche altri. Nascita di una nazione è certamente razzista verso i neri, ma lo sono pure altri film : ad esempio Berretti verdi di John Wayne, oppure i vari film di Jacopetti, a mio parere veramente schifosi. Se parliamo di razzismo come rappresentazione distorta di un certo popolo, forse lo è in parte anche un grande film come Il cacciatore di Michael Cimino (qualcuno può affermare che ci viene data una visione neutrale dei vietcong, oppure non è vero che sono dipinti come torturatori sadici e mostruosi?) E comunque, riguardo a Via col vento, posso accettare qualunque difetto relativo alla parte artistico-estetica (nella mia recensione ho ricordato che non è un film amato dalla critica, a differenza di come pensa qualcuno), ma non l'accusa di razzismo. Mi dispiace, ma non trovo praticamente nulla che vada in quella direzione : il popolo di colore NON è rappresentato come inferiore, anche se innegabilmente c'è qualche lieve stereotipo nella sua rappresentazione. Il personaggio più importante fra quelli di colore, Mamy, sarà forse un pò petulante come una vecchia governante, ma ha una sua dignità innegabile, che le viene riconosciuta sia da Rhett che dalla capricciosa Rossella. In alcune scene viene mostrato anche il contributo dei neri alla lotta dell'esercito, cinquant'anni prima di Glory-Uomini di gloria, che era incentrato proprio su questo : è forse un segno di razzismo? Allora si potrà dire pure che il film è razzista verso i nordisti. Non ricordo nessuna sequenza in cui i servitori neri vengono insultati o torturati dai bianchi : e non mi si venga a dire che il film è razzista per il famoso schiaffo di Rossella a Prissy, la ragazzina di colore che aveva mentito sul fatto di riuscire a fare da levatrice. Nel documentario Dietro le quinte di una leggenda viene ricordato esplicitamente che ci furono minacce di boicottaggio a Selznick se il film avesse avuto tratti razzisti verso i neri, e mi pare che il produttore seppe evitare il pericolo... forse questo razzismo c'era nel libro della Mitchell, che non ho letto, ma nel film io non ce lo ritrovo proprio per niente, tutt'al più si può affermare che c'è una ironia bonaria su qualche personaggio, come Mamy o il servitore Pork nella scena in cui vuole uccidere il gallo. Quindi inviterei gli utenti che hanno formulato questo giudizio a rivedersi il film e poi a scrivere di nuovo le loro "accuse" di razzismo. Scusami per questo sfogo Guido, ti sarei grato per una risposta stefano

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  • 25 gennaio 2011, 10:19 di ilbuonfabio

    Dipende cosa intendiamo con Destra. La destra conservatrice, ottimista e liberal? Oppure la destra per così dire mistica che si ispira a valori come eroismo, coraggio, libertà, ricerca dell'epica? Oppure la destra reazionaria? (che spesso è la degenerazione, in chiave propagandistica, della seconda). Nel primo caso, un Frank Capra ci sta tutto, insieme ad i suoi epigoni, ad esempio Jerry Maguire o The Family Man. Così come il poliziesco-action Americano degli anni '80 (alla Arma Letale, per intenderci), all'apparenza reazionario ma in realtà portatore di una visione assolutamente rassicurante dello stile di vita Americano (la famiglia tranquilla del poliziotto Danny Glover, che sembra presa da qualche sitcom televisiva degli stessi anni). Nella seconda, la lista è lunga: Clint Eastwood, Michael Cimino, John Milius, tutti gli western classici e in particolar modo quelli di John Ford, Sergio Leone (C'era una volta il West; la frontiera che finisce di fronte all'avanzare della civiltà, rappresentata dal treno), Scarface di Howard Hawks e tutto il cinema di (anti)Gangster degli anni '30, Il prefetto di ferro di Pasquale Squitieri, Bravehearth di Gibson e Il Gladiatore di Ridley Scott. Possiamo aggiungere anche il cinema di guerra, anche se spesso è difficile capire dove finisca l'epica e inizi la propaganda, e, molto genericamente, i film sui samurai. Per la destra reazionaria, basta affidarsi ai film di propaganda del regime Fascista o Nazista (che io non ho visto); anche se i film di propaganda diretta del regime fascista, da quel che so, sono pochi e risalgono tutti al periodo della guerra. Scipione L'africano, comunque, è chiaramente propagandistico e, in film apolitici come Il signor Max, fa capolino ogni tanto il faccione di Mussolini da un calendario. Parlando di film più recenti vengono in mente Berretti verdi di John Wayne, Apocalypto con i conquistadores nel finale visti come portatori di civiltà, e soprattutto La passione di Cristo. Qui i discorsi Cristiani di fratellanza e uguaglianza sono sostituiti dalle sonore frustate delle guardie e da effettacci da horror. Insomma, un film che più che invitare all'amore e al rispetto vuole incutere timore; in perfetto stile inquisizione.

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