Francesco Rosi: parliamone
Ormai di questo regista non si sente più parlare. Eppure è forse l'ultimo dei nostri grandissimi ancora vivente. Napoletano verace, classe 1922, artista sempre attento all'impegno civile, senza disdegnare l'elemento intimista e sentimentale, è un regista che si è contraddistinto per avere diretto alcuni fra i migliori film italiani di sempre: film-inchiesta, film di denuncia, di impegno civile, melodramma, ripiegamento interiore. Un artista che non merita l'oblio e di cui sarebbe interessante discutere.
Commenti
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29 luglio 2009, 22:25 di bradipo68
giusto ricordare un cinasta così importante....Salvatore Giuliano è uno dei miei film preferiti ma tra quelli che hai nominato tu è sicuramente difficile da scegliere.Grazie fixer...
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29 luglio 2009, 22:26 di bradipo68
cineasta...scusa l'errore di battitura...e poi ho messo un da di troppo...volevo dire ..è difficile scegliere....
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29 luglio 2009, 22:32 di steno79
Regista notevole, ha dato al cinema italiano almeno due capolavori con Salvatore Giuliano e Le mani sulla città. A dire il vero, degli altri suoi film ho visto poco (C'era una volta con Sofia Loren, che però non è un titolo proprio memorabile, anche se merita una parziale rivalutazione
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29 luglio 2009, 22:50 di fixer
Cari amici, vi inviterei a soffermarvi su TRE FRATELLI. Non so, ma ancora oggi, quando lo rivedo e, soprattutto, verso la fine, quando tutti e tre, in luoghi vicini ma separati, sommessamente piangono, sento un groppo alla gola che non riesco a trattenere. Un papà che se ne è andato (e tu Bradipo, sai bene cosa significa), un legame che sembrava indissolubile si è spezzato, per sempre. Un'esistenza che non si riesce a vivere serenamente, relazioni insoddisfacenti e in fondo, in fondo, un dolore insopprimibile: il dolore di esistere, il dolore di perdere i nostri cari, il dolore e la paura di non farcela. UN CAPOLAVORO!
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29 luglio 2009, 22:55 di billykwan
Purtroppo di Rosi ho poco da dire, avendo visto soltanto i primi 2 film che citi. Trovai Salvatore Giuliano notevole; Le mani sulla città, invece, feci fatica ad arrivare alla fine, trovai che il taglio quasi documentaristico appesantisse lo svolgimento della trama. Va detto comunque che l'argomento è tristemente attualissimo e che probabilmente chi lo premiò a Venezia vide giusto.
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30 luglio 2009, 02:20 di carlos brigante
Regista importantissimo e troppo spesso dimenticati.....oltre ai primi 3 film citati che trovo egregi, sono particolarmente legato anche a "Uomini contro". L'ultima sua opera, "La tregua"non è particolarmente riuscita....Doverosa play per un regista troppo poco citato....la stessa cosa vale anche per Elio Petri
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30 luglio 2009, 11:12 di spopola
... ha anche sulla coscienza pereò "Cronaca di una morte annunciata"... e (per me) il "mal riuscito" "Il momento della verità". Comunque tanto di cappello al regista cinematografico e ai suoi molteplici capolavori. Pollice verso invece quando pretende di affrontare il teatro e.. si vede chiaramente che non sa che pesci prendere (i due spettacoli da Eduardo de Filippo, e in particolare "Filumena Marturano" sono la conferma palese che ognuno dovrebbe fare il suo mestiere (e Rosi limitarsi al cinema perchè beh in teatro... è davvero poca cosa, non esiste, non lascia alcun segno... e ciascono degli attori è costretto ad andare per conto proprio).
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30 luglio 2009, 13:37 di fixer
Caro Lorenzo, considero LA SFIDA e I MAGLIARI, come ottimi film, ma, a mio avviso, non all'altezza degli altri 7 citati. Lo stesso LUCKY LUCIANO, che potrebbe sembrare un curiosa divagazione dall'impegno civile tipico di Rosi, è una documentatissima cronaca degli ultimi anni di quello che fu, ancor più di Al Capone, Gambino e John Gotti, il boss mafioso più potente. Un boss che si liberava degli amici-nemici senza patemi ("I Vespri Siciliani"), che corrompeva politici, polizia, funzionari pubblici, che faceva paura solo a pronunciare il suo nome. Gli anni di Luciano in Italia sono un compendio delle malefatte di un governo corrotto, funzionari corrotti e polizia corrotta. L'episodio della presenza di Luciano al famoso incontro dei boss all'Avana (reso celebre anche da Coppola ne IL PADRINO PARTE SECONDA) è imbarazzante. I due film che tu citi sono un ottimo esempio di film realista, ma scopriamo poi che l'intento di Rosi va ancora più in là. Allo scopo di mostrare agli italiani quello che non va nel nostro Paese, sceglie di dirigere film che sveglino gli italiani dal loro torpore e si accorgano di guardare non un film ma la realtà che sta accadendo sotto i loro occhi. Rosi si rende conto che il mezzo cinematografico, quando smette gli abiti della fiction e indossa quelli del documentario, piglia a schiaffi la gente che dorme o fa finta di non vedere. Certo, il film documentario scontenterà gli italiani di una fascia sociale ma farà drizzare le antenne a tanti altri. Questione di scelte. Grazie a Tiresia per l'immagine, descritta benissimo, di Gela e di quei tempi famosi. Quanto a Valerio, non posso che essere d'accordo: il teatro non fa per Rosi. Questo mi fa pensare con grande nostalgia a uno dei nostri mostri sacri ormai trapassati e cioè il grandissimoo Luchino Visconti. Egli non si poneva dei limiti, o questioni di genere. Se c'era da fare teatro, riusciva a allestire capolavori. Se c'era da mettere in scena un'opera lirica, non ci si poteva che aspettare un trionfo di critica e pubblico. E il cinema? Va da sè che Visconti giocava ol cinema, tanto grande era il suo talento visionario e la sua sensibilità artistica. Quando ci renderemo mai conto di quello che abbiamo perso e di quello che il mondo intero ha perso?
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30 luglio 2009, 14:41 di Inside man
Grande cineasta, Rosi è stato autore di un cinema originale (ben pochi sono riusciti ad innovarlo), di valore storico (Salvatore Giuliano ed Il caso Mattei diedero nuovi impulsi alla ricerca di verità sottaciute, per non parlare dell'indiretto coinvolgimento nel rapimento del gionalista De Mauro), e filmicamente importante perchè grazie al suo particolare stile (corredato da un'impronta intellettuale personalissima, qui egregiamente descritta da Rollo) rimane eccezionalmente in equilibrio tra fiction, documentario, ed inchiesta (equilibrio che i tanti epigoni non hanno mai saputo avvicinare). Poi concordo con spopola, quando ha esulato da quell'approccio e genere, i risultati sono stati spesso modesti. Ottima Play!
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