
Incontro alla fine
Quando non resta altro che uscire di scena. Già di là dallo schermo, già oltre, eppure ancora per un istante sospesi. Prima dei titoli di coda. Prima del vuoto.
- La casa del diavolo (2005) Su un'auto che sfreccia su un asfalto bruciato verso un muro di sbirri che ti sparano addosso ("motherfuckeeeeers!"). Colpi di pistola che ti crivellano senza pietà mentre si confondono alle schitarrate dei Lynyrd Skynyrd per uno dei finali più esaltanti del decennio. 'Cause I'm as free as a bird now, and this bird you cannot change.
- Thelma & Louise (1991) Mano nella mano nel baratro. Con un sorriso che diventa brivido, un frammento di libertà incastonato nel cielo immobile sopra il Grand Canyon. Dietro i maschi "illuminati", infantili, buffoni, stupratori. Davanti un volo che non atterra mai.
- Deep Impact (1998) C'è una scena nella godibile soap catastrofista di Mimi Leder che mi ha sempre stregato: Tea Leoni e suo padre sulla spiaggia fianco a fianco, che attendono immobili l'onda devastante generata dall'impatto del meteorite che li spazzerà via. Con il terrore che monta, l'aria che diventa elettrica, il cuore che schizza nel petto e la vita, quel poco che ne resta, condensata in un ultimo espanso momento di quiete.
- Il mucchio selvaggio (1969) La fine dei giochi, la fine di un'era, la fine delle illusioni di conquista, la fine del mito, la fine delle strònzate. Da affrontare sparando, con la mente sgombra e lo sguardo dritto, perché è così che si esce di scena. Risoluti e beffardi.
- Collateral (2004) "Un uomo sale sulla metropolitana, a Los Angeles, e muore. Qualcuno se ne accorgerà?". L'ultimo viaggio verso una notte agli sgoccioli che si fissa in eterno, che diventa cristallo. L'ultimo tratto interstellare di solitudine, noia, e rancore prima di un orizzonte che ti inghiotta per sempre.
- Carlito's Way (1993) La fine dei giusti, la fine dei romantici, la fine dei perdenti. Quella che hai in mente sempre, anche quando ti rimetti in carreggiata, anche quando vinci. La fine inevitabile e barocca che ti qualifica per quello sei: un uomo sanguinante, e agonizzante, e libero, in un mondo di mediocri che si affannano ad essere eroi.
- Vi presento Joe Black (1998) "E' difficile staccarsene, vero?". Sì, è difficile. Per quanto ridicolo, stupido, patetico sia il baraccone abbandonarlo è maledettamente, dolorosamente difficile. Facce, dettagli, storie e sapori che si affastellano lenti, in un ipnotica ronde, ad affollarti la mente mentre ti dirigi all'uscita. Perché c'è sempre un'uscita, è la vita. I fuochi d'artificio continuano anche senza di te.
Commenti
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11 agosto 2009, 05:47 di LAMPUR
Di Carlito's Way invece, mi è sempre dispiaciuto quell'anticipo di fine. Quello stroncamento di sogno che ti mette subito scomodo in poltrona. Un film che andrebbe visto già iniziato... per il resto complimenti barone, mi piace come imbastisci i sogni...
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8 gennaio 2010, 14:35 di alexorsetto
Che bello! Che immagini meravigliose hai evocato! Fra tristezza, malinconia, coraggio e amore per la vita mi hai toccato il cuore profondamente! Bravo: sette film stupendi, sette argomentazioni magnifiche. E le tue parole che riecheggiano nell'anima come palline da tennis che rimbalzano eternamente in attesa solo di essere raccolte.
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