Addio Tullio Kezich
E' morto oggi a Roma Tullio Kezich, critico cinematografico, attore e sceneggiatore. Kezich si e' spento un mese prima del suo 81esimo compleanno (nacque il 17 settembre 1928 a Trieste). Una grande perdita per l'intero mondo del cinema e della cultura. Con lui viene a mancare non soltanto uno dei piu' autorevoli esponenti della critica cinematografica internazionale, ma anche un abile scrittore, autore teatrale, sceneggiatore e giornalista. Si sentira' la sua mancanza, perche' grande e' stato il suo contributo di competenza non soltanto per le tantissime recensioni nei piu' importanti giornali, ma anche per la sua partecipazione alla produzione di film di alta qualita' per la regia di Roberto Rossellini, Lina Wertmuller e Ermanno Olmi. La scomparsa di Tullio Kezich rappresenta una grande perdita per il mondo della cultura italiana. Ci manchera' la sua straordinaria capacita' di guardare e analizzare con lucidita' la societa' italiana e i suoi cambiamenti, con quell'occhio critico che lo ha reso un autorevole e indiscusso punto di riferimento per tante generazioni. Secondo le volonta' dello stesso Kezich non ci saranno funerali e la salma verra' cremata.
Commenti
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17 agosto 2009, 18:30 di bubuwest
Un tributo sacrosanto a un grande critico e uomo di cultura. Grazie Tullio.
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17 agosto 2009, 18:43 di sasso67
Non ero sempre d'accordo con quello che scriveva, ma apprezzavo molto le sue doti di sintesi e d'ironia. Era innanzitutto un grande appassionato di cinema (e di spettacolo in generale). Ed è stato il primo critico che ho letto: mi ha aiutato ad appassionarmi ai film. Ciao!
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17 agosto 2009, 20:12 di steno79
Doveroso rendere omaggio a Kezich, uno dei critici più influenti nel panorama italiano, nonchè figura molto attiva nel mondo culturale, che aiutò a produrre film di Olmi, dei fratelli Taviani come San Michele aveva un gallo ecc. Tra l'altro anche autore teatrale e saggista. Un caro saluto
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17 agosto 2009, 20:54 di supadany
R.i.p.
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17 agosto 2009, 23:34 di missingun
Un uomo simpatico e arguto che non ha mai scritto di cinema alcunchè di memorabile, non capendone notoriamente nulla.
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18 agosto 2009, 00:02 di Inside man
A mio parere come critico ha dato il suo meglio negli anni "50 e "60, ma, aldilà del condividere o meno buona parte della sua visione sul cinema degli ultimi trent'anni, ha avuto un innegabile ed importante ruolo come uomo di cultura dedito alla settima arte ed al teatro (produttore indipendente, sceneggiatore, adattatore teatrale, organizzatore RAI per le produzioni cinematografiche, giornalista). Mi ritrovo pienamente nelle parole di commiato di D'Agostini (Repubblica): "Perdiamo una voce autorevole, perdiamo un conoscitore profondissimo del cinema e un difensore della sua natura di arte profondamente radicata nella vita di tutti, perdiamo un difensore della critica cinematografica."
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18 agosto 2009, 00:55 di Z
Kezich ai tempi (più di) qualcosa l'ha detta, ma la sua visione del cinema era rimasta impigliata a quell'epoca sola e di tanto cinema contemporaneo non ha compreso la proverbiale acca, ostinandosi a volerne trattare. Visto che il sempre precisissimo rollo tomasi nomina "gli immarcescibili", approfitto per ricordare Giovanni Grazzini: scrittura di rara eleganza, un' intuizione e una spregiudicatezza critica di cui sento la mancanza.
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18 agosto 2009, 01:09 di steno79
Dire che Kezich non ha capito un'acca del cinema contemporaneo è sbagliatissimo, e poi ci vorrebbe un pò più di rispetto almeno nel giorno della sua morte. Anche io ho sottolineato in alcune playlist certi errori di Kezich, ma se è per questo tutti i grandi critici hanno preso molti abbagli (compreso Grazzini che stroncò pesantemente, fra gli altri, Taxi driver, Il padrino, Toro scatenato, Apocalypse now ecc.)
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18 agosto 2009, 01:32 di Z
E' un discorso di metodo: a me non interessava essere d'accordo con Grazzini, apprezzavo il suo modo di argomentare sulla base di considerazioni che attenevano moltissimo allo stile, il suo era un discorso sempre volto a spremere l'essenza di quello che è il delicatissimo rapporto tra la materia trattata e il modo di portarla sullo schermo. A un critico chiedo questo. In Kezich, nell'ultimo soprattutto, non ritrovo nulla di tutto ciò, non ci ritrovo uno sguardo, ma una sorta di ossessiva attenzione alla narrazione, alle tematiche trattate e una scarsissima considerazione per lo specifico cinematografico.
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18 agosto 2009, 01:41 di LorCio
Mi associo al commento di D'Agostoni. Voglio ricordare l'estrema ironia, l'adorabile prosa, il dono della sintesi, l'acuta puntualità degli interventi, la profonda passione. Adieu.
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18 agosto 2009, 02:22 di Inside man
Devo dire che concordo con i commenti di Z, tranne quando afferma come Kezich non abbia capito un acca del cinema contemporaneo (esasperando una tesi comunque dotata di solide fondamenta). Però la vera mancanza di rispetto Steno, sarebbe stata quella di tessere ipocritamente ed unilateralmente elogi di cui non si è convinti, a mò di "coccodrillo giornalistico". La frase finale di Rollo mi pare inquadri perfettamente la questione necrologi.
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18 agosto 2009, 02:48 di steno79
Non voglio fare un elogio incondizionato di questa figura, per carità, e riconosco che ha avuto un calo negli ultimi anni, però resta uno dei critici di imprescindibile riferimento, alle sue critiche ho sempre dato un valore quando sceglievo di vedere un film, a differenza di tanti altri del mestiere, che oggi si vedono privati anche dello spazio sui giornali. Che l'utente Z preferisca Grazzini mi può andare benissimo, però che qualcun altro dica che Kezich non capiva nulla di cinema, mi sa di stupida presunzione
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18 agosto 2009, 09:30 di Z
Non ho mai scritto che del cinema contemporaneo Kezich non abbia capito un'acca. Ho scritto: "e di tanto cinema contemporaneo non ha compreso la proverbiale acca" che è cosa ben diversa. Il discorso è che Kezich stesso non sapeva come maneggiarlo certo cinema, tanto che ha operato, nel giro di poche ore, e parlo di certe cronache dai Festival, clamorose marce indietro di fronte a schieramenti critici compatti opposti al suo parere, il che dà la misura della sostanza delle sue convinzioni in materia. Sul discorso del rispetto mi allineo a rollo e Inside Man: ho sempre avuto la mia idea sul Kezich critico e la esprimo in questa occasione, visto che se ne parla, non cambiandola di una virgola, il rispetto lo devo innanzi tutto a me stesso. Tiresia e rollo, comunque, dicono bene quando sottolineano il ridimensionamento dello spazio critico nei quotidiani che ha umiliato le grandi firme ridotte a scrivere telegrammi e dispacci forzosamente semplicistici, che questo fenomeno abbia avuto la sua incidenza è indiscutibile.
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18 agosto 2009, 14:00 di callme Snake
A Vincent Price in Oscar Insanguinato (Theatre of Blood, simpatico filmetto ingese del '73) sarebbe bastato un intervento potente e ispirato come questo di tomasi per zittire una schiera di critici ormai cechi e di idee stantie, invece che accopparli ricreando omicidi shakespeariani! A parte gli scherzi, credo che da questa discussione stiano emergendo punti di vista interessanti, molto più intelligenti dei vari coccodrilli (in genere quasi mai intelligenti) televisivi e giornalistici che ci vengono proprinati ogni volta. Mi spiace persino di non conoscere abbastanza bene la storia della critica italiana così da poter intervenire...
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18 agosto 2009, 15:10 di Utente rimosso (astronomy domine
Il mio intento non era quello di pubblicare un coccodrillo, ho immginato quello che esattamente sta accadendo. Grazie a tutti i vostri interventi si ricomincia a discutere di cinema e di critica cinematografica
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18 agosto 2009, 17:45 di Dying Theatre
di critica so pochissimo... non ricordo chi (forse un ex amico) definì kezich "la Liala della critica cinematografica contemporanea", e la cosa mi ha sempre divertito molto. Comunque, a costo di ripetermi, va ribadito: perire non è un merito.
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18 agosto 2009, 18:42 di Utente rimosso (astronomy domine
bentornato dying, molti erano preoccupati per la tua assenza
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18 agosto 2009, 19:23 di Dying Theatre
eccheccevoifà... c'è pure chi riesce a star lontano da una tastiera per più di 37 minuti... ;)
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20 agosto 2009, 14:45 di fixer
I Cahiers hanno inventato un linguaggio ed un approccio originali nella critica cinematografica. Altri, come THE VELVET LIGHT TRAP e FILM COMMENT (oltre alla "sapienza" di critici come Pauline Kael (THE NEW YORKER), Vincent Canby, Andrew Sarris, Carlos Clarens e Richard Corliss) ci hanno spesso "illuminato" riguardo alla conoscenza di certi "autori" e tematiche. La critica italiana, in genere, è stata per troppo tempo prigioniera dell'ideologia e non è riuscita quindi ad analizzare obiettivamente. (Lo stesso dicasi per l'analisi storica e letteraria). Alcuni critici validi, quindi, non hanno potuto scrivere fino in fondo liberamente e perciò, a mio avviso, non possiamo parlare di una vera e propria scuola critica italiana, data la sua adesione acritica alle ideologie. Kezich è stato uno dei pochi che, in epoca ancora di cortina di ferro, ha cercato di affrancarsi dai vincoli ideologici e per questo è stato stroncato e svillaneggiato dai suoi colleghi "allineati": vedi il terribile articolo su CINEMA NUOVO che lo chiamava traditore e lo condannava al rogo mediatico. Questa era l'Italia e, in parte, ancora oggi scontiamo, in ambito artistico e scientifico, pesantissimi condizionamenti da parte di un establishment spesso adagiato sui propri privilegi e sulle proprie convinzioni che, pigramente e con ignavia, ci si ostina a non riformare. (Il caso dei due ricercatori italiani che si sono dovuti trasferire alla Columbia University vista l'impossibilità di fare ricerca seria e meritocratica nel nostro Paese è più che eloquente).
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