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27/08/2009 h. 16.34 I 7 film preferiti di sempre
i classici non sono classici per niente

i classici non sono classici per niente

Il cinema, come la letteratura e la musica, per me è indispensabile per capire e interpretare la realtà e, come tutte le espressioni artistiche, vale se è bello, chiaro e utile. Odio i tecnicismi, gli esibizionismi, le chiacchiere di gran moda tra gli incompetenti e i tarantinati.

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Rashômon (1950) La crisi della personalità e della identità (il dramma della modernità) risolta con un altissimo atto di pietas
  2. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Senso (1954) Il momento della decadenza, anzi della mercescenza della bellezza assoluta (quella di Alida Valli e quella della ineguagliabile cultura mitteleuropea)
  3. 2001 Odissea nello spazio
    Da Omero a Nietzche e Richard Streauss: che coraggio!
  4. DvdBlu-RayUmd non disponibile Arancia meccanica (1971) Il mito della mia giovinezza (mi si perdoni un po' di personalismo, spero giustificato dal livello dell'opera)
  5. Decalogo
    Una "summa di condominio" di fronte a cui si potrebbero scomodare i più grandi filosofi
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il Vangelo secondo Matteo (1964) La narrazione più famosa del mondo trasfusa in pura poesia, con la più assoluta consapevolezza e l'accettazione del rischio massimo (solo Dante in Italia aveva osato tanto). La tragedia del film (l'urlo della Madonna di fronte al figlio morto) anticipa di soli 12 anni la tragedia della vita di Pasolini
  7. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Accattone (1961) Con tutto rispetto per H. Bogart e soci, il vero volto del cinema è quello di Franco Citti
SI

Commenti

  • 27 agosto 2009, 19:36 di Utente rimosso (pithecusano)

    In 2001 (di cui sono Capo Detrattore) mi sfugge dove si sia nascosto il buon Omero. A parte il titolo.___ Il Vangelo Secondo Matteo ha dioriginale quella che ora si chiama "location", ma il testo , se non ricordo male, è interamente tratto appunto dal vangelo di Matteo: come ha detto qualcun altro (e sottoscrivo) la poesia è nel testo originale, semmai. Dante, invece, ha saputo inventare qualcosa di immenso senza seguire i passi poetici di nessuno. ___ Franco Citti e Bogart? Ci si potrebbe provare. Rifacendo però Casablanca con Delle Piane nel ruolo di Renault... e al posto della Bergman chi ci mettiamo?__ Un'opera d'arte vale se è utile,oltre che chiara e bella? A cosa servonoi tre Caravaggio su San Matteo in San Luigi dei Francesi a Roma, a parte alle idee del Papa? Ed è chiaro il significato del sorriso della Gioconda?

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  • 28 agosto 2009, 10:03 di Scotty

    L'unico riferimento ad Omero che mi viene in mente pensando a 2001: Odissea nello spazio, è forse il concetto di nostos, cioè di ritorno. L'Odissea omerica, con il racconto del lungo viaggio di Ulisse verso casa, è il primo dei grandi nostoi che la storia della letteratura ci ha tramandato. Anche il film di Kubrick, in un certo senso, è un ritorno: la vita è scesa sulla terra e si è evoluta per mano di quelle stesse entità aliene verso cui David Bowman viaggia, ritornando verso le origini della propria specie. In secondo luogo, onestamente mi sembra che 2001: Odissea nello spazio richieda un notevole sforzo interpretativo e non sia esattamente l'elogio della chiarezza che leggo nel cappello della play...

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  • 29 agosto 2009, 00:41 di Utente rimosso (pithecusano)

    Insomma, come Orwell c'entra con l'attuale "Grande Fratello" televisivo. ____ Nella prossima puntata ci troveremo anche Nietzsche e capiremo che ci sta fare in questa play, e con gli stessi criteri potremmo scoprire che il sorriso della Gioconda era per le braghe slacciate del distratto Leonardo, impegnato a capire se 9 per 9 fa davvero 81 e perché il camino non va come i treni. E Caravaggio ha dipinto quelle tre scene perché a San Luigi avevano finito la carta da parati.

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  • 29 agosto 2009, 09:04 di Scotty

    Ahimé, Pithe, questa volta mi tocca darti ragione! Il collegamento fra l'Odissea e 2001 che ho ipotizzato sembrava anche a me tirato per i capelli... ma ho voluto immaginare (e sperare) che l'autore della play avesse visto un legame fra Omero e Kubrick che andasse al di là del titolo di una delle loro opere. Speriamo, a questo punto, in un intervento illuminante dall'alto!

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