Violenza post-moderna!
Ormai la violenza dilaga al cinema, o forse credo che sia stata sempre presente, sotto ogni forma. Eppure la violenza per una certa cinematografia non è solo un pretesto o uno schizzo di sangue. La violenza avvolte diventa tema, soggetto attivo del racconto e manifestazione/rappresentazione ultima della realtà. La rappresentazione classica ha sempre messo da una parte il carnefice e da una parte la vittima, ma oggi la modernità o meglio la post-modernità hanno rivalutato tale gerarchia inserendo anche un terzo soggetto: lo spettatore. Lo spettatore è vittima o carnefice! Il mio parere è che i ruoli si scambiano nello spettatore, esso è pur sempre li. E' ognipresente e di conseguenza è complice nella violenza rappresentata. Ma in questo processo si inserisce il quarto ed ultimo soggetto: il regista, dove il suo vero gioco è quello di rendere complice lo spettatore, per poi tradirlo e renderlo un soggetto passivo di violenza.
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Funny Games (1997) Faccio riferimento al primo dei due Funny Games. Precisamente la versiona austriaca del '97. Il film di Haneke è un caso encicolopedico o meglio da manuale. Il suo è un tentativo estremo di teorizzare la violenza, quella fisica, reale, mentale, cinematografica. Un trattato più unico che raro, una testimonianza crudele, implicità, lucida. In Haneke la violenza è sempre fuori campo a dimostrazione del fatto che essa non è mai gratuita, pornografica. Ma lo spettatore è li presente, vittima e carnefice allo stesso tempo. Scappare non serve, sarebbe da ipocriti!!!
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Cane di paglia (1970) Di questo film si parla poco eppure è ancora di un'attualità sconcertante. Il film di Peckinpha è tra più violenti della storia del cinema e mio parere supera di gran lunga lo stile pop e iperrealistico di Arancia Meccanica. Qui entriamo nel reale, nella carnalità e crudeltà della violenza. A colpire allo stomoco è soprattutto la scena dello stupro, tema caro al regista. Ma il culmine è ovviamente la strage compiuta per mano del personaggio di Dustin Hoffman. Per Packinpha non ci sono mezze misure nella vita e in ogni caso è pur sempre una lotta per la sopravvivenza!!!
- Arancia meccanica (1971) Come ho detto prima, qui ci troviamo in campo pop, ma nonostante tutto Arancia meccanica non è solo un cult generazionale, è un film violento ed è talmente violento da risultare pericoloso. E' vero i tempi sono cambiati, ma la forza del film spinse ai suoi tempi a costringere le autorità inglesi a ritirare il film per anni, in quanto il suo risulatato fu l'imitazione da parte di alcune bande di ragazzi che andavano in giro per l'Inghilterra a picchiare e stuprare gente! Sappiamo bene che gli intenti di Kubrick erano opposti, ma le conseguenze sociali del film non vanno affatto trascurati.
- Non è un paese per vecchi (2007) Forse mi riferisco più al libro di McCarthy che non al film dei Coen, ma citando una filmografia sulla violenza è necessario parlare della figura di Anton Chigurh, interpretato magistralmente da Javier Barden. Questa figura così anomala eppure così vera è una rappresentazione perfetta del male che regna nel uomo e della violenza che ne scaturisce. Chigurh non è solo un personaggio violento, ma è la violenza (pur sempre nichilista) che crea il personaggio.
- Mr. Vendetta - Sympathy for Mr. Vengeance (2002) Cito questo film solo perchè credo sia il migliore della trilogia della vendetta di Park Chan - Wook, eppure in questa play list entrerebbe perfettamente l'intera trilogia dela vendetta : Mr vendetta, Old Boy, Lady Vendetta. Ognuno di questi film ha un pretesto: raccontare storie di vendetta per analizzare il male e un lato ancora più oscuro e impulsivo che è quello della violenza. La vendetta è solo il filo rosso che lega il discorso. Ma a dominare in questi film di Park Chan - Wook è la pura violenza, avvolte un pò occidentalizzata, ma mai banale e sempre disturbante, malata, ossessionata. Come dei denti staccati con un martello!!!
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A Snake of June (2003) Per questo film riporto le parole usate dalla stessa critica di film tv: "Una pellicola sulla malattia dell'uomo e sul corrispondente cancro della modernità, ma soprattutto un chirurgico e sincero invito a prendere possesso della propria carne: inteso come consapevolezza, coscienza di corpi (e di esistenze) segnati da cicatrici, mancanze e distruzioni; anzi, maggiormente per questo motivo."
La malattia dell'uomo e la sua conseguente violenza sui soi simili. Impressionante
- Su su per la seconda volta vergine (1969) Il film di Koji Wakamatsu è pura poesia, una poesia sullo stupro e la violenza!
Commenti
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2 ottobre 2009, 14:21 di maldoror
Va be', sarò banale, ma come non citare Salò di Pasolini...soprattutto l'ultimo segmento, quello in cui noi vediamo le ultime torture e mutilazioni attraverso le soggettive dei vari signori che osservano al binocolo, che identificano lo spettatore con questi ultimi, suggerendoci che chi osserva la violenza senza agire è complice e colpevole tanto quanto chi la mette in atto. Terrificante capolavoro.
cancella commento cancella commento e blacklista maldoror -
2 ottobre 2009, 14:24 di mise en scene 88
Ammetto di non aver visto Salò di Pasolini, ma quello che dici sembra assolutamente collegato al mio discorso! Colmerò presto questa lacuna!
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