Omaggio ai maghi del bianco e nero
Questa è una playlist gemella rispetto alla mia precedente dal titolo "omaggio ai maghi del colore". Devo ammettere che per me è stato sempre più facile apprezzare i film a colori, sia perchè creano un'identificazione più forte a livello emotivo, sia perchè, anche a livello estetico, sono di lettura più immediata. Eppure, anche (e forse soprattutto) le opere in bianco e nero hanno permesso a molti registi di toccare vette altissime, e, per quanto più "impegnative", meritano approfondite analisi dal punto di vista visivo che ci consentano di apprezzare i contrasti tonali, il gioco di luci e ombre, la gamma cromatica dei bianchi, dei neri e dei grigi ecc... Credo però che per fare questo lavoro di analisi, che sicuramente richiede un occhio educato, sia necessario vedere questi film al cinema o in edizioni dvd filologicamente corrette, perchè spesso in televisione le sfumature della fotografia si perdono. E' un peccato che nel cinema contemporaneo la fotografia in bianco e nero sia quasi scomparsa, anche se di tanto in tanto alcuni maestri come Scorsese, Coppola o Allen la riesumano.
- L'imperatrice Caterina (1934) Fotografia di Bert Glennon per questo film bizzarro dove Sternberg spinge ai limiti del delirio il suo gusto per le sofisticate e grandiose alchimie luministiche : un film visivamente mozzafiato
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Quarto potere (1941) La fotografia di Gregg Toland in questo film è rimasta memorabile : con l'uso di obiettivi grandangolari, di diaframmi molto chiusi, della macchina da presa a terra per proporre nuove prospettive fra le parti che compongono l'inquadratura, riuscì ad ottenere l'effetto di "deep-focus", ossia la profondità di campo, spesso accompagnata ad un uso particolarmente ardito dell'illuminazione.
- La morte corre sul fiume (1955) Fotografia espressionista di Stanley Cortez, geniale nel creare un universo gotico con omaggi ai maestri del muto e immagini sensazionali come quella di Shelley Winters annegata sott'acqua
- Aleksandr Nevskij (1938) Il film a tratti è un pò statico e propagandistico, ma la fotografia di Edvard Tissè è di altissimo livello soprattutto nella sequenza della battaglia sul lago ghiacciato, dove i movimenti dei cavalieri diventano un balletto astratto e uno scontro di masse, volumi e linee
- L'avventura (1960) Pur non essendo il mio preferito di Antonioni, nella sua componente visiva è eccezionale, grazie alla fotografia di Aldo Scavarda che riprende in maniera sublime il paesaggio roccioso di Lisca Bianca, passando all'entroterra siciliano fino al barocco di Noto
- Zelig (1983) Gordon Willis ha superato se stesso con uno "straordinario lavoro di mimesi e intarsio" dove non si riescono più a distinguere le immagini documentaristiche dalle sequenze girate appositamente per questo geniale "mockumentary" (falso documentario).
- Totò che visse due volte (1998) Il film non è passato alla storia, è difficile e discutibile, ma mi sembra giusto omaggiare il lavoro di Luca Bigazzi, uno degli operatori migliori del cinema di oggi, che ci dà un bianco e nero allucinato e una rappresentazione angosciata dell'inferno su questa terra
Commenti
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28 ottobre 2009, 16:33 di FABIO1971
Complimenti per l'ottima play, aggiungerei solo Nicholas Musuraca, uno dei maestri assoluti del bianco e nero: il suo lavoro su "Le catene della colpa" e "Il bacio della pantera", tanto per citarne un paio, è a dir poco straordinario. Un saluto!
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28 ottobre 2009, 17:21 di bradipo68
CIAO Stefano anche io ti rinnovo i complimenti per la play doverosa e utile.Accanto ai maghi che tu hai citato io citerei anche il grandissimo Freddie Francis con The Elephant man...una fotografia che marchia a fuoco il film di Lynch...
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28 ottobre 2009, 17:28 di carlos brigante
allora adesso posso inserire Boris Kauffman e Figueroa...;) bravo steno!
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28 ottobre 2009, 17:44 di nickoftime
La play "gemella" mi offre la possibilita' di ricordare il lavoro di Aiace Parolin, la cui fotografia in "Sedotta e abbandonata' fu definita da Martin Scorsese il piu' bel bianco e nero della storia del cinema....un saluto
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28 ottobre 2009, 19:36 di Dalton
Spettacolare il b/n di TORO SCATENATO a cura di Michael Chapman
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28 ottobre 2009, 19:51 di Dalton
Spettacolare il b/n di TORO SCATENATO a cura di Michael Chapman
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28 ottobre 2009, 19:51 di Dalton
Spettacolare il b/n di TORO SCATENATO a cura di Michael Chapman
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28 ottobre 2009, 20:48 di steno79
La lista potrebbe essere infinita, ne cito solo qualcuno : Boris Kaufman- Fronte del porto- Gabriel Figueroa-Nazarin- Rudolph Matè- La passione di Giovanna d'Arco- Gianni di Venanzo- Otto e mezzo- Giuseppe Rotunno- Rocco e i suoi fratelli- Vadim Yusov- Andrei Rublev- Kazuo Miyagawa Rashomon- Stephen H. Burum- Rusty il selvaggio- Gregg Toland- Piccole volpi- e tanti altri
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28 ottobre 2009, 22:55 di maldoror
Sottoscrivo assolutamente il tuo commento su Luca Bigazzi, la fotografia del film di Ciprì e Maresco è davvero davvero memorabile, un bianco e nero espressionista che, a differenza di quanto avveniva nei film di quella corrente, non denota una realtà distorta perchè filtrata dalla mente malata di qualcuno, ma una realtà che è di per sè, oggettivamente, incubo e assurdità. Poi va be', questo è uno di quegli elenchi ai quali si potrebbero aggiungere fiumi di altri nomi, quindi tanto vale non aggiungerne nessuno (vabbe' che appena fra un minuto me ne viene in mente uno in particolare contateci pure che torno qua a scriverlo! :P).
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29 ottobre 2009, 05:40 di spopola
... io aggiungerei anche Laszlo Kovacs (un titolo qualunque di quelli che ha resi straordinari... non importa quale, tanto sono tutti eccellenti). Ma malodor ha ragione... lsi potrebbe continuare all'infinito tanti sono i nomi che hanno creato la magia del bianco e nero...
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30 ottobre 2009, 09:07 di Scotty
Parlando di bianco e nero come scelta stilistica, mi torna in mente ancora una volta Psycho. Il bianco e nero, infatti, non è dovuto solo al fatto di aver utilizzato l'attrezzatura che all'epoca veniva usata per la serie televisiva Alfred Hitchcock presents. Il bianco e il nero sono anche una metafora della doppia personalità che vive in Norman Bates, l'una - quella di Norman - apparentemente candida ed innocente, l'altra - quella della madre - oscura e tenebrosa. Sempre Hitchcock, nella lunga intervista con Truffaut, disse che, quando ancora si trovava in Inghilterra, ammirava, dei registi e dei direttori della fotografia americani, la capacità di creare attraverso le luci un contrasto fra ciò che doveva apparire in primo piano e ciò che invece faceva da sfondo, caratteristica che, a detta del regista inglese, non era riscontrabile nei film britannici. Hitchcock cercò dunque di accostarsi ai suoi modelli americani e credo di poter dire che in alcuni film - ad esempio, Omicidio (1930) - l'imitazione gli sia riuscita piuttosto bene.
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