Leonardo Sciascia
Venti anni fa moriva Leonardo Sciascia. Ci lasciava uno dei massimi scrittori del novecento, una delle coscienze civiche più vivide della nostra letteratura. Ha raccontato l'Italia e il suo divenire storico evidenziandone, quando erano in pochi a farlo, quella vasta zona grigia in cui il lecito e l'illecito vivono in un' ambiguo rapporto di interdipendenza. Ha raccontato la mafia affrancandone gli archetipi da visioni troppo circoscritte in ambiti localistici facendoci intendere che se è vero che la mafia può avere radici di natura antropologica è vero altrettanto che non può conservarsi e durare nel tempo senza pensarla come una parte di un sistema corporativo di più vaste dimensioni. Sciascia ha raccontato "un paese dove non avevano più corso le idee, dove i principi - ancora proclamati e conclamati - venivano quotidianamente irrisi, dove le ideologie si riducevano in politica a pure denominazioni nel giuoco delle parti che il potere si assegnava, dove soltanto il potere contava". Per Sciascia la matrice da cui partire per decodificare nel miglior modo possibile i mali dell'Italia è l'immaturità di fondo del suo sistema politico. Una classe dirigente tutta presa dalla perpetuazione e conservazione del suo potere,mostrandosi capace per tal fine di ogni macchiavellica operazione politica, non poteva che produrre nel popolo italiano uno scarso senso civico e uno Stato percepito,quando non addirittura colluso con le mafie,non capace di vincere la battaglia contro di esse. Sciascia è stato un lucido osservatore della società italiana ed è triste constatare quanto le sue analisi siano ancora tremendemente attuali.
- Il giorno della civetta (1967) Il capitano Bellodi arriva dal nord e sa ben poco del muro di omertà che si erge a difesa degli omicidi di mafia. La sua ingenuità tuttavia rappresenta la rivoluzione culturale che ci vorrebbe.
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A ciascuno il suo (1967) Il professor Laurana viene stretto nella morsa di una fitta rete di complicità che consente all'onerata società di perpetuare i suoi illeciti alla luce del sole. Indisturbata.
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Todo modo (1975) I notabili della Democrazia Cristiana si ritrovano in un convento per degli esercizi spirituali. Per decidere le nuove spartizioni del potere e ridefinire gli incarichi di governo sulla base dei mutati rapporti di forza. La loro santa religione.
- Cadaveri eccellenti (1976) Rogas arriva a scoprire un gioco troppo grande per pretendere di non rimanere da solo con la sua "storia fantastica". Intanto anche i rivoluzionari hanno paura della rivoluzione.
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Porte aperte (1989) Un giudice si oppone alla legge disumana della pena di morte. Avvalendosi sempre della legge insinua il beneficio del dubbio in quell' ingranaggio rozzo e retrivo che fu la macchina del regime fascista.
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Una storia semplice (1991) Un' omicidio non è mai una cosa da poco. L'assassino lascia sempre qualche segno e i fatti fanno sempre il loro corso.
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Il Consiglio d'Egitto (2002) L'abate Vella e "Il Consiglio d'Egitto". Ovvero, l'arte della menzogna che sa prendere con la ragionevolezza le fattezze della verità generalmente accettata.
Commenti
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20 novembre 2009, 15:38 di hallorann
Sciascia insieme a Pasolini è un altro di quegli intellettuali di cui si sente la mancanza in Italia. I film tratti dai suoi romanzi sono stati tutti all'altezza delle opere originarie.
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20 novembre 2009, 20:24 di sasso67
Sono d'accordo con i vostri commenti. E poi, secondo me, "A ciascuno il suo" è uno dei capolavori della letteratura italiana.
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