I "grandi film malati"
"Apro una parentesi per definire rapidamente che cosa intendo per grande film malato. Non è altro che un capolavoro abortito, un'impresa ambiziosa che ha sofferto per errori di percorso: una bella sceneggiatura impossibile da girare, un cast inadeguato, delle riprese avvelenate dall'odio o accecate dell'amore, uno scarto troppo forte tra intenzione ed esecuzione, un impantanarsi non percepibile o un'esaltazione ingannatrice. [...]
Direi [...] che il grande film malato soffre generalmente di una dose eccessiva di sincerità, che, paradossalmente, lo rende chiaro agli aficionados e più oscuro al pubblico abituato a mandar giù delle misture nel cui dosaggio prevale l'astuzia piuttosto che la confessione diretta." (F. Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock).
Quella che propongo qui di seguito è una carrellata di film che, secondo me, rientrano a buon diritto nella categoria dei grandi film malati: opere controverse, a volte vere e proprie schegge impazzite nella filmografia di un regista, accolte da giudizi contrastanti e non sempre accompagnate dal favore del pubblico. Opere che, in ogni caso, data la loro sincerità, sono comunque importanti per comprendere meglio chi le ha realizzate.
- Marnie (1964) di Alfred Hitchcock. Data la premessa, non si poteva non iniziare con il grande film malato per antonomasia, quello che lo stesso Truffaut definì come tale. Hitchcock restò profondamente deluso da Tippi Hedren, che nelle intenzioni del regista avrebbe dovuto incarnare la "nuova Grace Kelly". In queste parole del regista inglese si legge tutta la sua amarezza: "Sfortunatamente questo amore feticista non è stato reso così bene sullo schermo come quello di James Stewart per Kim Novak [...]".
- Stardust Memories (1980) di Woody Allen. Stardust Memories è, a mio giudizio, un film molto bello, ma decisamente appartenente alla categoria dei grandi film malati. Nonostante le dichiarazioni di Woody Allen, nel film sono chiaramente rintracciabili precisi elementi autobiografici e forse è proprio questa sincerità del regista a non essere stata capita sino in fondo.
- A. I. - Intelligenza artificiale (2001) di Steven Spielberg. L'amicizia fra Steven Spielberg e Stanley Kubrick è cosa nota ai più, com'è noto il fatto che Intelligenza Artificiale fosse un progetto su cui lo stesso Kubrick rimuginava ormai da anni. L'amicizia fra i due registi, forse, ha impedito a Spielberg di fare suo il film, che alterna momenti decisamente toccanti (soprattutto nella prima e nell'ultima parte) a lunghe mezzore in cui l'unico stimolo è quello al nervo ottico (la parte centrale).
- Ma che colpa abbiamo noi (2002) di Carlo Verdone. Un nuovo film corale che rinverdisse i fasti di Compagni di scuola era un sogno che Verdone covava da anni. Sfortunatamente, il film non è all'altezza del prototipo (che, francamente, non considero uno dei migliori di Verdone). Qualche sforbiciata che ne accorciasse la durata avrebbe dato senz'altro maggiore ritmo al film, ma è come se la paura di commettere un torto nei confronti dei personaggi raccontati avesse trattenuto Verdone dal farlo.
- Grindhouse - A prova di morte (2007) di Quentin Tarantino. A prova di morte, insieme al gemello diretto da Rodriguez, rappresenta per Tarantino un sentito omaggio all'horror di serie B tanto amato dal regista. Ed è probabilmente la volontà di riportare in vita, a livello sia di contenuto che di stile, un genere che ha conosciuto il suo apice negli anni '70 a fare di Grindhouse un'opera controversa, che viene amata ed odiata per motivi che sembrano gli stessi.
- I cancelli del cielo (1980) di Michael Cimino. Si tratta del film forse più sentito di Cimino, smisurato sia nella lunghezza sia nei costi. Un film sciagurato dal punto di vista economico, un insuccesso così sonoro da lasciare tracce ben visibili su tutta l'opera successiva del regista. Ancora un caso di amore verso la propria creatura che finisce col tarpare le ali alla creatura stessa.
- Spartacus (1960) di Stanley Kubrick. Spartacus è senz'altro il miglior peplum che sia mai stato girato, ma è un film malato in quanto il regista non poté girarlo in piena libertà. Per certi versi, la malattia di cui soffre Spartacus è opposta a quella teorizzata da Truffaut: Kubrick, infatti, non ebbe la possibilità di essere "sincero", ma anzi dovette, in alcuni casi, sottostare alla volontà di divi sfrontati che si permettevano sul set di fare le bizze.
Commenti
-
4 dicembre 2009, 14:53 di 21thcentury schizoid man
Tra questi sette scelgo sicuramente "I cancielli del cielo" di Cimino, è un capolavoro che adoro. A proposito di quest' opera prodigiosa: sbaglio o ne esiste una versione di oltre cinque ore? Tornando alla play, invece, l' unico che non mi è piaciuto di questi sette ( a parte quello di Verdone che non ho mai visto, e comunque leggere il suo nome in mezzo a mostri sacri come gli altri sei registi che hai menzionato fa un po' uno strano effetto ) è "Grindhouse" di Tarantino: mi è parso solo una grande presa in giro. Un saluto.
cancella commento cancella commento e blacklista 21thcentury schizoid man -
5 dicembre 2009, 08:18 di Dalton
Per me, MARNIE e GRINDHOUSE son venuti fuori perfetti.
cancella commento cancella commento e blacklista Dalton
Lascia un commento
Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra
dal 21/5 al 27/5
- 1 Men in Black 3 2.591.957,00
- 2 Dark Shadows 1.122.660,00
- 3 The Avengers 457.344,00
- 4 Quella casa nel bosco 457.100,00
- 5 American Pie: Ancora insieme 450.594,00
- 6 Cosmopolis 330.899,00
- 7 La fredda luce del giorno 245.995,00
- 8 Molto forte incredibilmente vicino 239.484,00







condividi su Facebook

