Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

scrivi la tua opinione

Nei bookmark di un utente  
22/12/2009 h. 12.26 Film: Playlist libera
Il cinema può condizionare la storia?

Il cinema può condizionare la storia?

Sergio Romano, sul Corriere di domenica 20.12, rispondeva a una domanda di un lettore che citava un saggio del 1967 "Cultura di massa e comportamento politico" di G.Galli e F.Rositi, in cui si sosteneva che l'America superò la crisi degli anni Venti e Trenta con il New Deal, mentre la Germania, in una crisi simile, si consegnò al nazismo pur essendo una nazione di più alta civiltà politica e culturale. La differenza, secondo il saggio, la fece il cinema che in Germania fu veicolo tenebroso di pessimismo e paura, mentre in America alimentò l'ottimismo e il coraggio soprattutto grazie al cinema di Frank Capra. Romano  si dichiara d'accordo con questa tesi, però aggiunge che questo confronto fra USA e Germania  non tiene conto delle drammatiche esperienze subite dalla nazione tedesca:la guerra perduta, le rivoluzioni, il terrorismo politico e l'inflazione galoppante.
A mio modesto avviso, ci siamo spinti troppo in là. Il cinema non cambia la storia: al massimo, "fissa" dei comportamenti, degli atteggiamenti o un modo di pensare. E' specchio della realtà, ma non la muta. Tutt'al più, si introducono comportamenti ed idee, appannaggio di certe fasce sociali o culturali, nell'intento, forse, di imporle nella società (Ricordate il caso del divorzio?). Ma, più che il cinema, intervengono al riguardo la Tv e i giornali. Il cinema oggi è meno condizionante.
Negli Anni Tenta, la tv non esisteva e il cinema era un fenomeno già di massa, ma anche allora non mi pare che condizionasse addirittura una linea storica o politica. In realtà rifletteva due realtà diverse: un'America che vedeva la fine del tunnel e una Germania che non riusciva a vedere nessuna luce e che, per questo motivo, assumeva una visione del mondo cupa e pessimista. Il cinema si fece veicolo di queste due visioni diverse, ma non le condizionò.

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il gabinetto del dottor Caligari (1920) vs.E' arrivata la felicità (F.Capra)
  2. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile M, il mostro di Düsseldorf (1931) vs. L'impareggiabile Godfrey (G.La Cava)
  3. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Nosferatu, il vampiro (1922) vs. La vita è meravigliosa (F.Capra)
  4. Il dottor Mabuse (1922) vs. Mister Smith va a Washington (F.Capra)
  5. DvdBlu-RayUmd non disponibile Metropolis (1926) vs. Che bella vita (M.Leisen)
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il gabinetto delle figure di cera (1924) vs. Ninotchka (E.Lubitsch)
  7. Destino (1921) vs. Se avessi un milione (E.Lubitsch)
SI

Commenti

  • 22 dicembre 2009, 14:24 di AIDES

    Sono d'accordo con te ma il cinema ha ancora un suo potere di influenzare l'immaginario, che oggi, nell'era della società massificata, della (non)comunicazione, fa a suo modo la (non) "storia". Credo non si debba mai parlare di una causa, ma di "concause", cause ed effetti si mordono la coda nell'assurda complessità della storia (soprattutto nel nostro tempo, dove per fare un esempio banale, non sappiamo se è la tv che ci rende cretini o sono i cretini che rendono tale la tv, poi una prima conseguenza di portata pubblica è che se certi soggetti comandano vent'anni sarà anche perché dieci milioni di persone invece di leggere o confrontarsi se ne stanno a sonnecchiare davanti a canale 5, cosa che accade anche perché al potere ci stanno quei soggeti narcotizzatori delle coscienze ecc............). I film tedeschi affioravano da un fondo umano tenebroso, e al di là delle influenze esercitate che non potevano essere determinanti quanto le mancanze pratiche della vita reale e sociale, si levavano abbondantemente al di sopra della Cultura, e come tali, intatti e preziosi, giungono a noi come monito sul fatto che New Deal o democrazie, diritti o vittorie, conquiste e ammissioni di colpa, l'uomo della (post)modernità è del tutto estraneo al raggiungimento di una vera luce.

    cancella commento cancella commento e blacklista AIDES
  • 22 dicembre 2009, 16:47 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Credo che Fixer abbia ragione: il cinema non influenza un bel nulla, non cambia il corso della storia, esso è inserito perfettamente nel sistema produttivo delle merci, anche quando sembra essere in opposizione a questo; è il circolo vizioso sul quale oltre sessant'anni fa T.W. Adorno ne analizzò i caratteri nell'insuperato saggio sull'Industria culturale. Ai produttori di cinema e allo star system interessa che un prodotto abbia successo e questo è assicurato dal reciproco scambio "culturale" tra pubblico (massa) e apparato produttivo. Solo una visione idealistica ex-post, di natura eminentemente e deleteriamente crociana, che oggi perdura, ha potuto stabilire un legame tra opera d'arte (la settima arte, nel nostro caso) e eventi storici dei quali la prima sarebbe vaticinio, premessa, preveggenza. "Metropolis", "Nosferatu" per stare nel cinema o "Mario e il mago" o "Il golem", solo in seguito furono ritenute opere di angosciosa previsione del male hitleriano o mussoliniano a venire, in realtà la ricaduta delle stesse sulla società del tempo non fu diversa da quella che ebbero i racconti di Hoffmann in pieno Illuminismo o i racconti gotici nell'Ottocento, e questa ricaduta assolveva al compito che è stato sempre quello dell'arte: la rappresentazione e, per dirla con Hauser, il rispecchiamento, mai la sovversione o, come si direbbe oggi con Peirce, la perlocuzione. Il cinema, dunque, svolge la funzione propria dell'amusement, deve di-vertire, di-strarre, tutt'altra cosa che sovvertire l'ordine ben corazzato del discorso. Una eccezione importante si potrebbe attribuire al grande giornalismo di inchiesta: fu la foto della bambina vietnamita, non "Apocalypse Now" a porre fine alla guerra del Vietnam, il cinema di quegli anni era stabilmente inserito nel sistema di produzione, solo uccessivo fu il risveglio dei registi, anche se nell'immaginario filmico si sono alzate voci entusiatiche dopo le rovine. Le masse anestetizzate di oggi sono le stesse masse anestetizzate di sempre, quali che siano stati i governi e le tecniche di soporizzazione.

    cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (Marcello Del Cam
  • 22 dicembre 2009, 17:12 di bradipo68

    sposo in pieno la tesi di fixer:il cinema a mio parere si limita a fotografare la realtà sia parlando di cinema di alto livello sia parlando di quello becero.Ogni film può essere considerato un istantanea di ciò che stiamo vivendo....

    cancella commento cancella commento e blacklista bradipo68
  • 22 dicembre 2009, 19:00 di Utente rimosso (signor joshua)

    Parole santissime : il cinema non innfluenza la storia ma la rispecchia.

    cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (signor joshua)
  • 22 dicembre 2009, 19:52 di tabula rasa elettrificata

    Salve Fixer , innanzitutto complimenti per l'argomento . Ho letto molte "spalle" di prima pagina scritte dall'ex ambasciatore Romano e ritengo che , in modo assai diplomatico , non se la sia sentita di "cassare" la tesi del saggio ma , dicendo che non è stata tenuta in conto la differenza geo-politica tra le 2 realtà , in pratica invalida i presupposti su cui si fonda la stessa . Ritengo che il cinema non abbia mai , o quasi , influenzato in modo sistemico le masse anche se , al riguardo ,sarebbe interessante uno sguardo ai cinegiornali scritti da Bernays nel 1916 a favore dell'intervento americano nella prima guerra mondiale . La visione degli stessi spostò , in modo decisivo , l'opinione pubblica americana a favore dell'intervento in Europa con le conseguenze che ancora paghiamo .... ma questo è un'altro discorso . Ciao a tutti .

    cancella commento cancella commento e blacklista tabula rasa elettrificata
  • 22 dicembre 2009, 21:01 di carlos brigante

    il cinema non influenza la storia ma neppure la rispecchia....va per la sua strada a volte su terreni verosimili, molte altre imboccando altre vie. Può raccontare storie, ma anche no...fortunatamente...

    cancella commento cancella commento e blacklista carlos brigante
  • 22 dicembre 2009, 21:32 di billykwan

    Se il cinema ha mai influenzato la storia, lo ha fatto marginalmente. Nel caso specifico sono state semmai le conseguenze della Storia a influenzare, positivamente, il cinema. Cosa sarebbe, oggi, il cinema di genere americano senza l'apporto "alto" dei registi transfughi da un'Europa in fiamme? Lang, Siodmak, Ophuls, Wilder diedero nuova linfa ai prodotti d'oltreoceano coniugando le loro idee con le potenzialità della macchina produttrice hollywoodiana.

    cancella commento cancella commento e blacklista billykwan
  • 23 dicembre 2009, 01:24 di AlexPortman80

    Si potrebbe pure pensare che uno influenzi l'altra e viceversa, ma anche per me la 7a arte è diventata un fenomeno talmente d'elite che non potrebbe condizionare proprio nessuno e tantomeno la storia. E poi questa non cambia se in Italia i film di maggior incasso sono sempre i cinepanettoni, che pero' sono forse colpevoli, insieme a parte produzione tv, di una certa riduzione dell'elasticità mentale e di un imbarbarimento di usi e costumi... Certo, uno squilibrato puo' emulare Fantozzi che butta un sasso da un cavalcavia, ma penso siano casi isolati (e poi non è forse il ragioniere che ha "copiato" dalla realtà?). Ricordo anche il recente film tedesco L'Onda, che mostra come un gruppo di studenti possa degenerare in pochi giorni essenzialmente per una serie di reazioni comportamentali a catena all'interno dello stesso gruppo. Piu' che dal cinema la massa puo' essere certamente influenzata in misura maggiore, ma comunque limitata, dai giornali (in Italia si legge comunque pochissimo), da internet e, soprattutto dalla tv, che ancora oggi è il veicolo piu' utilizzato (anche per l'educazione, al posto di genitori spesso assenti), anche se è in atto un forte ridimensionamento delle reti generaliste (con relativi tg e programmi piu' o meno informativi): basti pensare anche solo 10-15 anni fa Rai+Mediaset erano stabilmente sopra il 90% dell'ascolto mentre ora la media annuale arriva a malapena all'80%, oltretutto una % relativa ad un bacino complessivo anch'esso via via minore. Chissà se questo cambiamento avrà delle conseguenze positive!

    cancella commento cancella commento e blacklista AlexPortman80
  • 23 dicembre 2009, 02:31 di Inside man

    A botta calda stavo per dare senz'altro ragione a fixer (e conseguentemente ai commenti a sostegno), poi però ripensando alle teorie di un "certo" McLuhan, hanno cominciato a fare capolino non poche perplessità in merito. Se è ormai abbastanza evidente come l'invenzione della stampa abbia contribuito in maniera dirimente, tramite una serie concatenata di azioni di causa-effetto, a modificare il corso dell'umanità, e quindi della sua storia nel periodo "moderno" (Galassia Gutemberg), medesimo concetto è possibile applicarlo ragionevolmente alla scoperta dell'elettricità in epoca post-moderna (o contemporanea); ed i principali mezzi di comunicazione di chiara derivazione elettrico/elettronica sono stati inizialmente il cinema, a seguire la televisione, ed infine la rete....e ciascuna ha impattato drasticamente su ogni strato sociale delle comunità industrializzate (chiaramente a vario titolo e con esiti differenti). Ecco perchè ho sentito i dubbi aumentare sempre più...nello specifico le tesi di Galli e Rositi sono effettivamente forzate e macchinose nel delimitare l'individuazione delle cause, o meglio della sola, improponibile, causa, per due eventi di portata gigantesca (new deal americano e nazismo tedesco), ma da qui a sostenere con certezza che il cinema non abbia influito sul corso della storia dell'umanità nella prima metà del novecento, io sarei più cauto, a meno di non considerare il pensiero di McLuhan già sorpassato o peggio sottoposto e stritolato dall'imperante ed indiscriminato revisionismo culturale così in voga in questi ultimi anni.

    cancella commento cancella commento e blacklista Inside man
  • 23 dicembre 2009, 05:04 di LAMPUR

    Confermo. Ci siamo spinti troppo in là. Con tanto cinema di denuncia, allora, gli Usa avrebbero smesso da un pezzo di bruciare vite in Afghanistan adottando altri metodi per risolvere la crisi.

    cancella commento cancella commento e blacklista LAMPUR
  • 23 dicembre 2009, 13:03 di carlos brigante

    anche secondo me ci si è spinti un po' in là....a McLuhan (""il mezzo è il messaggio") sono seguite diverse altre teorie. Rimane importante, ma sarebbe come prendere per "oro colato" tutte le teorie di Freud sulla psicanalisi...ne sono seguite molte altre.

    cancella commento cancella commento e blacklista carlos brigante
  • 23 dicembre 2009, 14:52 di Inside man

    Per il momento rimango ancora "fedele" al pensiero mcluhaniano (ricco di implicazioni assai più articolate e profonde pure rispetto all'esegesi del concetto, da te enunciato Carlos, e per cui è divenuto celebre). Per curiosità, a quali successive teorie, in grado di modificare sostanzialmente o addirittura confutare le conclusioni della scuola di Toronto, ti riferisci? Sul fatto poi di spingersi troppo in là, è lo stesso argomento (e titolo) della play a portare inevitabilmente verso macrointerpretazioni. Viceversa, pretendere di ridurre il tutto ad equazioni del tipo: opere di Capra=diffusione del new deal, o per converso: tanto cinema di denuncia/nessun effetto sulla politica statunitense in Afganistan, penso sia eccessivamente semplicistico.

    cancella commento cancella commento e blacklista Inside man
  • 23 dicembre 2009, 17:23 di fixer

    Frank Capra ebbe il merito e la fortuna di interpretare uno stato d'animo che, in gran parte, era preparato a ricevere un messaggio di ottimismo. Le Majors, le autorità incoraggiavano questi film ottimisti e ingenui. Il pubblico tedesco era più smaliziato e preparato culturalmente: ma, se il nazismo prese piede, molta colpa fu del terribile errore delle potenze alleate che imposero una pace umiliante, favorirono l'imbelle Repubblica di Weimar e prepararono l'avvento dell'uomo forte. Il pubblico tedesco, non era nazista che in piccola parte: ma la terribile situazione economica, i moti spartachisti e la paura della rivoluzione rossa, e l'orgoglio di un'intera nazione buttato a mare con le inevitabili derive revansciste trovarono nelle promesse delle camicie brune degli appigli cui legare il proprio futuro (nessuno immaginava cosa sarebbe veramente accaduto e, quando accadde, era ormai troppo tardi). I grandi cineasti tedeschi, ma anche i grandi uomini di cultura, si divisero. Una parte, lungimirante, capì dalle premesse quale sarebbe stato il futuro ed espatriò. L'altra, sicura che la cultura e la maturità del popolo tedesco mai avrebbero permesso l'avvento del Mostro, rimase e, compromesso dopo compromesso, finì per legittimare gli orrori del nazismo. Esemplare, al riguardo, è la figura del grande giurista Janning, nel film VINCITORI E VINTI, che si rende complice dei carnefici. Murnau, Lang, Maier etc. interpretarono alla perfezione le angosce di uno dei più terribili momenti della storia tedesca; non era certo il caso di dedicarsi a dirigere film ottimisti. Non era nemmeno proponibile un'opzione del genere. Quei registi erano grandi perchè rispecchiavano la realtà del loro tempo e certo non erano tipi adatti a dirigere o scrivere farse o cinepanettoni. Il dramma della nazione tedesca, che ci ha dato tra i più grandi artisti, letterati e filosofi, sta tutto qui: nell'essersi lasciata "corrompere" dalla seduzione della grandezza, dalla sottile convinzione di essere "uber alles", dal malcelato compiacimento di trovarsi all'avanguardia su quasi tutto e di avere quindi le carte in regola per guidare il mondo. Quante cose ci sarebbero da dire! E' questo uno dei grandi enigmi della nostra storia. Guai a umiliare il tuo nemico: lo renderai ancora più forte!

    cancella commento
  • 23 dicembre 2009, 17:49 di dedo

    La lista di Fixer è molto interessante e colpisce ancor di più per la grande cultura cinematografica e storica. Anche gli interventi sono decisamente colti, approfonditi ed appassionanti. L'argomento in essere mi appare sviscerato con grande attenzione e cura. Se mi inserisco (sommessamente) è solo per far presente come nel periodo drammatico del New Deal, la produzione cinematografica dell'epoca, ricca di ottimismo, un ruolo lo svolse: permise a milioni di americani di trovare un momento di evasione, di tregua e di fiducia di fronte alle prospettive di un futuro incerto e doloroso. Mi risulta infatti che negli anni '30, nonostante la quotidianeità frustante e ricca di sofferenze, le sale cinematografiche furono affollate. Questo dato dimostrerebbe che il Cinema, che abbia o non abbia influenzato la storia, svolse un forte ruolo di sollievo, sia pure temporaneo, in una popolazione in fase di smarrimento.

    cancella commento cancella commento e blacklista dedo
  • 23 dicembre 2009, 18:17 di tabula rasa elettrificata

    Le parole di Fixer sono musica per le mie orecchie e per quelle di coloro che sono convinti della necessità di re-interpretare gli eventi storici della prima metà del '900 . Ovvero l'era della barbarie , subito prima della nascita dell'Impero :)

    cancella commento cancella commento e blacklista tabula rasa elettrificata
  • 23 dicembre 2009, 18:23 di spopola

    .. il cinema credo anche io che sia più uno "specchio dei tempi", che riesca più facilmente a "fotografare" certe posizioni di pensiero che a preannunciarle (ma ovviamnete ci sono delle eccezioni - non tantissime - che contraddicono questa posizione). Credo che il discorso sia in parte inficiato dal fatto chè fare cinema impedgna in ogni caso capitali ingenti, e che si configuri in una atrtività quasi sempre inserita necessariamente nel sistema (anche se qualcuno è stato bravissimo a utilizzarlo per raccontare "altro" ma magari "anticipando" e quasi mai "influenzando". Io in questo non vedo nemmeno molta differenza fra l'espressionismo e il cinema di Capra rispetto alle corrispondenti "sorti" dei due paesi di riferimento: diverse erano appunto le posizioni degli stati d'animo (ma io per rimanere alla Germania e in questo includendo non solo il cinema, ma tutta la corrente espressionista in tutte le sue forme artistiche, credo che più che influenzare" cercasse di "esorcizzare" mettendo sull'avviso, quel pericolo che sentiva incombento proprio per quelle ragioni storico sociali che sono già state sopra evidenziate (molto diverse come condizione e come spirito da quelle degli americani del dopo '29). Per la Germania, basterebbe interpretare bene il teatro di Toller, con particolare riferimento forse prorpio a Oplà noi viviamo per capire che loro c'erano già dentro molto prima senza che se ne fossero accorti, perchè era il pensiero generale che stava "degenerando" percicolsamente verso un pensiero che era già nazist: di suoi Hitler ci ha messo le aberrazioni estremizzate. Maprendiamo per esempio invece il cotè più frivolo e commerciale del movimento, quello del Cabaret, molto meno pessimista nell'evocare mostri, ma ugualmente spaventato da ciò che si sentiva incombere "dietro le spalle un genere dall'apparente omconsistenza del divertissement fine a se stesso ma che cercava invece con la leggerezza del sorriso di insinuare il dubbio, di sollecitare la riflessione, di risvegliare la coscienza per provare a sconfiggere il pericolo dell'imminente fine di una civiltà, nello sconfortato quanto disperato tentativo di organizzare forze sufficienti per esorcizzare e ricacciare nelle tenebre quei terribili mostri che di lì a poco avrebbero davvero soffocato la germania e tentato di distruggere ilo mondo, ma che eranio già lì, sopiti, ma esistenti, aspettavano solo che qualcuno li tirasse fuori dal cappello.

    cancella commento cancella commento e blacklista spopola
  • 23 dicembre 2009, 19:18 di carlos brigante

    caro tuttologo inside man, davvero il pensiero di M. McLuhan è più articolato e profondo dell'enunciato che ho scritto? ma va?! avendo studiato comunicazione non lo sapevo proprio...grazie di avermi illuminato con le tue perle di saggezza!! mi pare che non tutti risolvessero il discorso in scarne equazioni...da lì e salire in cattedra (come spesso ti accade) ne passa.

    cancella commento cancella commento e blacklista carlos brigante
  • 23 dicembre 2009, 21:16 di Peppe Comune

    Penso che come tutte le manifestazioni dell'arte, il Cinema è partecipe dell'agire politico (nella sua accezione alta e ampia) per la sua intrinseca capacità di produrre bellezza, educare al gusto e accrescere il senso critico attraverso la rappresentazione della realtà (sensibile e non) e tipi d'autore verosimili. Credo che la buona arte aiuti l'uomo a crescere come cittadino e crescere come cittadino sicnifica rendersi realmente capaci di scelte più consapevoli e il Cinema rappresenta una possibilità per arrivare a questo stadio più maturo della posizione dell'uomo nella società. Ne conseguo che se "il cinema non cambia la storia" (quante possibilità hanno i gestori del potere istituito di anestetizzare a monte i supposti effetti benefici prodotti dalla buona arte soprattutto se si sottolinea la contingente preponderanza del momento economico su quello politico ?) può comunque aiutarci a capirla e a fornirci gli stumenti per crescere criticamente. Bellissima play Flixer e auguri di serene feste a tutti.

    cancella commento cancella commento e blacklista Peppe Comune
  • 24 dicembre 2009, 03:51 di Inside man

    Ehilà Carlos, ti sei piccato oltremodo ed immotivatamente (anche se ti capita regolarmente, a quanto leggo)...comunque visti i tuoi studi avrebbe dovuto essere semplice delucidarmi "sommariamente" sulle teorie di cui sopra (a me interessano sinceramente e sono ben lontano dal conoscerle tutte). Resto in attesa (sempre se ti va beninteso, non vorrei scatenarti altre bordate sarcastiche)... per quanto mi riguarda non c'è mai stato e non c'è tuttora alcun rancore. @ Peppe Comune e spopola: entrambi ottimi interventi (!) in riferimento all'aspetto più propriamente artistico della celluloide, tuttavia credo non si possa sottovalutare l'incidenza avuta dal versante prettamente comunicativo (tipo l'utilizzo pilotato dai vari "poteri istituiti" sia politici che economici in funzione propagandistica, con la diffusione mirata di tendenze e mode che inevitabilmente si ripercuotevano nei desideri "e nelle spese" della vita comune delle persone). I suddetti poteri hanno saputo spesso sfruttare le potenzialità del mezzo cinema (ovviamente insieme a carta stampata, radio ecc.), dirottando o comunque condizionando più o meno abilmente (ed in più occasioni sciaguratamente) le scelte di ampi strati dell'opinione pubblica, sia nell'apparente e banale quotidianità (acquisti al dettaglio, rapporti uomo-donna, modi di vivere) sia in altre decisioni di strategica importanza (interventismi, aspirazioni ideologiche, rivendicazioni varie quali il riconoscimento dei diritti sul lavoro, l'emancipazione femminile ecc.). In tal senso il cinema ha dato la prima vera spinta globalizzante del secolo, iniziando (come sempre durante questi cambiamenti epocali) dal settore economico, nel contribuire a sviluppare un consumismo di massa non più indotto esclusivamente dall'interno dei confini nazionali, per poi passare al settore politico/sociale, dosando più o meno sottilmente a seconda delle esigenze e delle "attitudini delle varie istituzioni e governi", le armi della propaganda e della censura (non dimentico il ruolo svolto dai documentari e l'immensa popolarità dei cinegiornali). Sono sempre più convinto che nella prima metà del novecento (in seguito il testimone è passato alla televisione), la celluloide, quale principale mezzo di comunicazione (fiction e non), abbia influito non marginalmente sull'andamento delle dinamiche sociali, economiche e di conseguenza storiche, del mondo industrializzato. Davvero una playlist molto interessante fixer, complimenti!

    cancella commento cancella commento e blacklista Inside man
  • 24 dicembre 2009, 09:56 di spopola

    su ciò che scrivi Daniele a proposito dei condizionamenti, niente da eccepire: la forza della comunicazione condizionate del cinema l'aveva ben compresa - e utilizzata - Mussolini (e anche le Major americane... vedi i messaggi di "serenità" veicolati però da artisti che ne hanno fortunatamente nobilitato il senso). Adesso ci sono probabilmente strupenti più "appetibili" e fondamentali per raggiugnere con la profondità distruttiva "del non ritorno" le menti generalizzate delle masse, quindi il cinema diventa un supporto esterno meno dilagante che nel passato (ma anche più pericoloso, perche se il potere ne perde il controllo o se lo dimentica, si rischia che fra le maglie le menti illuminate lo utilizzino troppo per far passare il loro "antconformismo ideologico"... ed ecco allora che qui in Italia si "preferisce fare tabula rasa e lentamente tentare di annullare ogni forza residua di resistenza (l'annientamento sistematico di tutto ciò che è cultura, non mira forfse a questo? e nemmeno il cinema di "qualità" quello delle idee che non si volgiono piegare alla connivenza, rientra nel disegno... lo si evince ogni giorno dalle penalizzate distribuzioni in sala dei "piccoli" titoli, dalla politica delle sale, da come viene emarginato il cosiddetto cinema d'essai...). Insomma io non vedo niente di buono all'orizzonte...

    cancella commento cancella commento e blacklista spopola
  • 24 dicembre 2009, 13:27 di Inside man

    Sottoscrivo integralmente Valerio!

    cancella commento cancella commento e blacklista Inside man
  • 24 dicembre 2009, 22:43 di audrey84

    Credo che il cinema oggi segua le regole del mercato, almeno per quanto riguarda i film di successo; i registi indipendenti che girano o producono per passione sono sempre esistiti e sempre esisteranno per fortuna. Questo garantisce l'indipendenza della settima arte. E' pero' purtroppo vero che spesso il cinema è stato schiavizzato, ridotto a mera propaganda, come ben teorizzava il fido Goebbels prima ancora di Mussolini. Questi geni del male avevano capito che il popolo poteva essere influenzato dalle immagini, e in questo senso possiamo dire che il cinema "fa" la storia: a mio avviso tuttavia questo non era cinema, era solo spot. Il cinema vero è specchio dei tempi, perchè ci restituisce la realtà e annuncia i cambiamenti nel momento in cui qualcuno mette in scena idee innovative: è come la scienza: si procede utilizzando le stesse tecnologie e perfezionandole continuamente, fino a quando qualche genio inventa qualcosa di nuovo, e allora quella diventa la realtà da rappresentare! Basta, mi sento marzulliana con tutti questi giri di parole, ma spero che il mio pensiero sia comprensibile...

    cancella commento cancella commento e blacklista audrey84
  • 25 dicembre 2009, 11:32 di LAMPUR

    Mi perdoni Inside le succinte deduzioni ma, a margine di cosi puntuali argomentazioni, rimango dell'idea di Cinema soprattutto come fotografia dell'epoca, e convinto della sua scarsa incisione sull'evoluzione (positiva) del mondo, cosi come del resto, accade con la buona letteratura che pure prolifera e ramifica. Perchè il mondo sarebbe ridotto cosi, altrimenti? Semplicisticamente, forse troppo, vostro.

    cancella commento cancella commento e blacklista LAMPUR
  • 26 dicembre 2009, 18:56 di fixer

    Se il cinema è arte (supponiamo), l'arte può cambiare la storia? Che cos'è stata l'arte? Che importanza ha avuto sugli avvenimenti? E' riuscita a mutarne, in qualche modo, la direzione? Ne ha attutito gli effetti? O li ha acuiti? Non è forse stata troppo spesso al servizio dei potenti? Gli artisti, per sopravvivere, non hanno mai avuto scrupoli di coscienza nel richiedere l'aiuto dei potenti di turno, scrivendo poi lodi ed odi in loro onore e badando bene a non ferirli e nemmeno attaccare il loro partito? E in epoca recente, quanti artisti (di cui molti di cui nemmeno si sospetterebbe) hanno scritto lettere di supplica a Mussolini perchè li aiutasse, desse loro qualche sussidio, li facesse entrare in qualche rivista o giornale o accademia? E tutto questo quando già si sapeva della svolta autoritaria del fascismo. E allora? Chi si salverà più? Vogliamo parlare del cosiddetto cinema militante? E' vero, ci sono stati collettivi, associazioni, gruppi che hanno finanziato film di denuncia, anche dura, del sistema. Ma è servito a qualcosa? Sono stati film importanti, certo, e anche utili, senza dubbio, ma sono valsi a cambiare la direzione degli avvenimenti? Il potere tollera, al proprio interno, nei regimi democratici, una certa "fronda", una certa fascia di dissenso, che si manifesta nell'arte, nella politica, nei media. Questa fascia di dissenso è fisiologica e la sua consistenza varia a seconda del livello di prosperità o benessere del Paese. Sono le urne a decidere tutto: a smuovere la gente è il grado di soddisfazione materiale. L'arte gioca un ruolo, purtroppo, molto secondario. Il cinema di denuncia ha l'effetto di confermare le convinzioni di chi lo guarda: difficilmente le sovverte. Il cinema può quindi essere definito una cassa di risonanza utile per che condivide le idee del regista. A far cambiare le idee agli americani su Nixon non fu il film:"Tutti gli uomini del presidente", ma lo scandalo Watergate, ripreso poi dal cinema. In Italia, ciò che più indigna è che nemmeno si scoprono le magagne. La strage di Ustica, ancora oggi, è un mistero. Abbiamo tutti, o quasi, l'idea che si sia trattato di un disgraziatissimo incidente nel corso di una vera e propra battaglia aerea fra opposte fazioni. Il film:"Il muro di gomma" ci ha fornito una versione credibile. Ma... a cosa è servito?

    cancella commento
  • 26 dicembre 2009, 19:30 di fixer

    Se il cinema è arte (supponiamo), l'arte può cambiare la storia? Che cos'è stata l'arte? Che importanza ha avuto sugli avvenimenti? E' riuscita a mutarne, in qualche modo, la direzione? Ne ha attutito gli effetti? O li ha acuiti? Non è forse stata troppo spesso al servizio dei potenti? Gli artisti, per sopravvivere, non hanno mai avuto scrupoli di coscienza nel richiedere l'aiuto dei potenti di turno, scrivendo poi lodi ed odi in loro onore e badando bene a non ferirli e nemmeno attaccare il loro partito? E in epoca recente, quanti artisti (di cui molti di cui nemmeno si sospetterebbe) hanno scritto lettere di supplica a Mussolini perchè li aiutasse, desse loro qualche sussidio, li facesse entrare in qualche rivista o giornale o accademia? E tutto questo quando già si sapeva della svolta autoritaria del fascismo. E allora? Chi si salverà più? Vogliamo parlare del cosiddetto cinema militante? E' vero, ci sono stati collettivi, associazioni, gruppi che hanno finanziato film di denuncia, anche dura, del sistema. Ma è servito a qualcosa? Sono stati film importanti, certo, e anche utili, senza dubbio, ma sono valsi a cambiare la direzione degli avvenimenti? Il potere tollera, al proprio interno, nei regimi democratici, una certa "fronda", una certa fascia di dissenso, che si manifesta nell'arte, nella politica, nei media. Questa fascia di dissenso è fisiologica e la sua consistenza varia a seconda del livello di prosperità o benessere del Paese. Sono le urne a decidere tutto: a smuovere la gente è il grado di soddisfazione materiale. L'arte gioca un ruolo, purtroppo, molto secondario. Il cinema di denuncia ha l'effetto di confermare le convinzioni di chi lo guarda: difficilmente le sovverte. Il cinema può quindi essere definito una cassa di risonanza utile per che condivide le idee del regista. A far cambiare le idee agli americani su Nixon non fu il film:"Tutti gli uomini del presidente", ma lo scandalo Watergate, ripreso poi dal cinema. In Italia, ciò che più indigna è che nemmeno si scoprono le magagne. La strage di Ustica, ancora oggi, è un mistero. Abbiamo tutti, o quasi, l'idea che si sia trattato di un disgraziatissimo incidente nel corso di una vera e propra battaglia aerea fra opposte fazioni. Il film:"Il muro di gomma" ci ha fornito una versione credibile. Ma... a cosa è servito?

    cancella commento
  • 26 dicembre 2009, 19:30 di fixer

    Se il cinema è arte (supponiamo), l'arte può cambiare la storia? Che cos'è stata l'arte? Che importanza ha avuto sugli avvenimenti? E' riuscita a mutarne, in qualche modo, la direzione? Ne ha attutito gli effetti? O li ha acuiti? Non è forse stata troppo spesso al servizio dei potenti? Gli artisti, per sopravvivere, non hanno mai avuto scrupoli di coscienza nel richiedere l'aiuto dei potenti di turno, scrivendo poi lodi ed odi in loro onore e badando bene a non ferirli e nemmeno attaccare il loro partito? E in epoca recente, quanti artisti (di cui molti di cui nemmeno si sospetterebbe) hanno scritto lettere di supplica a Mussolini perchè li aiutasse, desse loro qualche sussidio, li facesse entrare in qualche rivista o giornale o accademia? E tutto questo quando già si sapeva della svolta autoritaria del fascismo. E allora? Chi si salverà più? Vogliamo parlare del cosiddetto cinema militante? E' vero, ci sono stati collettivi, associazioni, gruppi che hanno finanziato film di denuncia, anche dura, del sistema. Ma è servito a qualcosa? Sono stati film importanti, certo, e anche utili, senza dubbio, ma sono valsi a cambiare la direzione degli avvenimenti? Il potere tollera, al proprio interno, nei regimi democratici, una certa "fronda", una certa fascia di dissenso, che si manifesta nell'arte, nella politica, nei media. Questa fascia di dissenso è fisiologica e la sua consistenza varia a seconda del livello di prosperità o benessere del Paese. Sono le urne a decidere tutto: a smuovere la gente è il grado di soddisfazione materiale. L'arte gioca un ruolo, purtroppo, molto secondario. Il cinema di denuncia ha l'effetto di confermare le convinzioni di chi lo guarda: difficilmente le sovverte. Il cinema può quindi essere definito una cassa di risonanza utile per che condivide le idee del regista. A far cambiare le idee agli americani su Nixon non fu il film:"Tutti gli uomini del presidente", ma lo scandalo Watergate, ripreso poi dal cinema. In Italia, ciò che più indigna è che nemmeno si scoprono le magagne. La strage di Ustica, ancora oggi, è un mistero. Abbiamo tutti, o quasi, l'idea che si sia trattato di un disgraziatissimo incidente nel corso di una vera e propra battaglia aerea fra opposte fazioni. Il film:"Il muro di gomma" ci ha fornito una versione credibile. Ma... a cosa è servito?

    cancella commento
  • 26 dicembre 2009, 19:31 di fixer

    Se il cinema è arte (supponiamo), l'arte può cambiare la storia? Che cos'è stata l'arte? Che importanza ha avuto sugli avvenimenti? E' riuscita a mutarne, in qualche modo, la direzione? Ne ha attutito gli effetti? O li ha acuiti? Non è forse stata troppo spesso al servizio dei potenti? Gli artisti, per sopravvivere, non hanno mai avuto scrupoli di coscienza nel richiedere l'aiuto dei potenti di turno, scrivendo poi lodi ed odi in loro onore e badando bene a non ferirli e nemmeno attaccare il loro partito? E in epoca recente, quanti artisti (di cui molti di cui nemmeno si sospetterebbe) hanno scritto lettere di supplica a Mussolini perchè li aiutasse, desse loro qualche sussidio, li facesse entrare in qualche rivista o giornale o accademia? E tutto questo quando già si sapeva della svolta autoritaria del fascismo. E allora? Chi si salverà più? Vogliamo parlare del cosiddetto cinema militante? E' vero, ci sono stati collettivi, associazioni, gruppi che hanno finanziato film di denuncia, anche dura, del sistema. Ma è servito a qualcosa? Sono stati film importanti, certo, e anche utili, senza dubbio, ma sono valsi a cambiare la direzione degli avvenimenti? Il potere tollera, al proprio interno, nei regimi democratici, una certa "fronda", una certa fascia di dissenso, che si manifesta nell'arte, nella politica, nei media. Questa fascia di dissenso è fisiologica e la sua consistenza varia a seconda del livello di prosperità o benessere del Paese. Sono le urne a decidere tutto: a smuovere la gente è il grado di soddisfazione materiale. L'arte gioca un ruolo, purtroppo, molto secondario. Il cinema di denuncia ha l'effetto di confermare le convinzioni di chi lo guarda: difficilmente le sovverte. Il cinema può quindi essere definito una cassa di risonanza utile per che condivide le idee del regista. A far cambiare le idee agli americani su Nixon non fu il film:"Tutti gli uomini del presidente", ma lo scandalo Watergate, ripreso poi dal cinema. In Italia, ciò che più indigna è che nemmeno si scoprono le magagne. La strage di Ustica, ancora oggi, è un mistero. Abbiamo tutti, o quasi, l'idea che si sia trattato di un disgraziatissimo incidente nel corso di una vera e propra battaglia aerea fra opposte fazioni. Il film:"Il muro di gomma" ci ha fornito una versione credibile. Ma... a cosa è servito?

    cancella commento
  • 26 dicembre 2009, 19:31 di fixer

    Se il cinema è arte (supponiamo), l'arte può cambiare la storia? Che cos'è stata l'arte? Che importanza ha avuto sugli avvenimenti? E' riuscita a mutarne, in qualche modo, la direzione? Ne ha attutito gli effetti? O li ha acuiti? Non è forse stata troppo spesso al servizio dei potenti? Gli artisti, per sopravvivere, non hanno mai avuto scrupoli di coscienza nel richiedere l'aiuto dei potenti di turno, scrivendo poi lodi ed odi in loro onore e badando bene a non ferirli e nemmeno attaccare il loro partito? E in epoca recente, quanti artisti (di cui molti di cui nemmeno si sospetterebbe) hanno scritto lettere di supplica a Mussolini perchè li aiutasse, desse loro qualche sussidio, li facesse entrare in qualche rivista o giornale o accademia? E tutto questo quando già si sapeva della svolta autoritaria del fascismo. E allora? Chi si salverà più? Vogliamo parlare del cosiddetto cinema militante? E' vero, ci sono stati collettivi, associazioni, gruppi che hanno finanziato film di denuncia, anche dura, del sistema. Ma è servito a qualcosa? Sono stati film importanti, certo, e anche utili, senza dubbio, ma sono valsi a cambiare la direzione degli avvenimenti? Il potere tollera, al proprio interno, nei regimi democratici, una certa "fronda", una certa fascia di dissenso, che si manifesta nell'arte, nella politica, nei media. Questa fascia di dissenso è fisiologica e la sua consistenza varia a seconda del livello di prosperità o benessere del Paese. Sono le urne a decidere tutto: a smuovere la gente è il grado di soddisfazione materiale. L'arte gioca un ruolo, purtroppo, molto secondario. Il cinema di denuncia ha l'effetto di confermare le convinzioni di chi lo guarda: difficilmente le sovverte. Il cinema può quindi essere definito una cassa di risonanza utile per che condivide le idee del regista. A far cambiare le idee agli americani su Nixon non fu il film:"Tutti gli uomini del presidente", ma lo scandalo Watergate, ripreso poi dal cinema. In Italia, ciò che più indigna è che nemmeno si scoprono le magagne. La strage di Ustica, ancora oggi, è un mistero. Abbiamo tutti, o quasi, l'idea che si sia trattato di un disgraziatissimo incidente nel corso di una vera e propra battaglia aerea fra opposte fazioni. Il film:"Il muro di gomma" ci ha fornito una versione credibile. Ma... a cosa è servito?

    cancella commento
  • 27 dicembre 2009, 04:02 di Inside man

    "Videogrammi di una rivoluzione" con il lucidissimo commento di Ghezzi (in onda questa notte) sono una puntualissima e notevole dimostrazione di ciò che intendevo dire (ovviamente ci si riferisce ad eventi dell'89, quindi il "mezzo" è quello televisivo, ma la sostanza non cambia).

    cancella commento cancella commento e blacklista Inside man

Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra



login

hai dimenticato la password?