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11/01/2010 h. 13.13 Registi: Playlist libera
Faber, un pettirosso da combattimento.

Faber, un pettirosso da combattimento.

L'undici gennaio del 1999 moriva Fabrizio De Andrè, uno dei più grandi autori di canzoni al mondo. Nel panorama del cantautorato italiano De Andrè ha avuto il grande merito di essere stato il primo ad aver dato alla canzone dei contenuti letterari in senso stretto, dimostrando, come ricorda De Gregori, che una canzone poteva, se lo voleva, essere anche corrosiva e impervia, realistica e poetica; musicalicissima si, ma anche narrativa e, perchè no, politica. Non mancavano certo grandi autori agl'inizi degli anni sessanta, come Tenco, Bindi, Paoli (la cosiddetta scuola genovese), Gaber, Endrigo, ma quando ancora il canzoniere italiano era legato al filo doppio col tema dell'amore, De Andrè vi insinuò tematiche sociali capaci di offrire uno sguardo lucido su realtà sociali dimenticate. Il suicida Michè, la prostituta Marinella, le puttane di Via del Campo, l'amore libero di Bocca di rosa e di Barbara, la varia umanità della città vecchia, l'antimilitarismo di Piero (e si potrebbe continuare ancora) davano corpo a una galleria di personaggi dal vissuto dolente, maledetto, messi ai margini da quel perbenismo borghese a cui De Andrè opponeva l'umana comprensione. Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari : l'ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l'illusione di poter partecipare in qualche modo a un cambiamento del mondo. De Andrè era perfettamente consapevole che per il suo proposito non poteva che lavorare nel senso di fornire elementi utili alla causa di smascherare l'ipocrisia delle classi dominanti, partire quindi da un ambiente che lui conosceva benissimo perchè, come ricordava egli stesso, sono nato in un ambiente borghese,ho vissuto a contatto con una società borghese, ho avuto amici borghesi. Canto quindi davvero le malattie della borghesia, anzi, la mia malattia di borghese. Quella di De Andrè è una poetica dalle molte facce, passata per diverse fasi a raggiungere una maturità artistica di prim'ordine, capace di imprimersi nella mente anche senza l'ausilio della musica, solo con la forza delle parole. Il mio intento è quello di relazionare la sua poetica multiforme con quella di grandi autori di cinema ( la cui presenza ha solo un valore di indirizzo) con l'importante precisazione che se talune canzoni sono accomunate da un aspetto che vi si evidenzia di più, questo non vuol dire che nelle stesse non possa rinvenirvi la somma di più aspetti (com'è nella grande maggioranza dei casi). Io se guardo certo cinema lo devo anche al modo in cui De Andrè si è impresso nella mia crescita culturale. Mi torna spesso alla mente e mi manca l' attesa di un suo nuovo disco, la data di un suo concerto a Napoli come una bella cosa di cui non potrò più fregiarmi. Mi manca il suo sguardo attento sulla realtà, il suo modo mai banale di analizzare le cose, pasolinianamente alternativo e denso di umanità. Mi manca un poeta.

  1. Sam Peckinpah Ovvero, l'anarchismo come tensione morale, come moto di ribellione contro la morale corrente, la storia ufficiale,come la fuga verso il ventre dolce della signora libertà signorina fantasia così preziosa come il vino così gratis come la tristezza con la tua nuvola di dubbi e di bellezza. "Se ti tagliassero a pezzetti" ma anche l'album "Non al denaro, non all'amore ne al cielo" (dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters), "Quello che non ho", "La cattiva strada", "Fiume Sand Creek", "Amico fragile" sono canzoni impregnate di spirito libertario, di voglia di andare oltre la normalizzazione ordinata del senso comune.
  2. Federico Fellini Ovvero, la carica visionaria capace di farsi poesia in movimento. Ed arrivò un bambino con le mani in tasca ed un oceano verde dietro le spalle disse :"Vorrei sapere quanto è grande il verde come è bello il mare, quanto dura una stanza è troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male". "Oceano", poi "Coda di lupo", "Parlando del naufragio della London Valour", "Canzone per l'estate", "Canzone del padre", "Rimini" ti immergono in un mondo di allegorie dove la realtà diventa sogno e il sogno uno sguardo lucido sul mondo.
  3. Aki Kaurismäki Ovvero, dalla parte degli ultimi, dei diseredati, di quelli che se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo. La varia umanità de "La città vecchia", il suicida Michè, i dannati dalla vita dell' album "Tutti morimmo a stento", gli zingari di "Khorakhanè", i sequestratori di "Hotel Supramonte" sono esseri a cui De Andrè ha dato un'identità opponendo al rifiuto della società quell'umana comprensione che l'uomo dovrebbe avere nei riguardi di un suo simile.
  4. Andrej Tarkovskij Ovvero, la religiosità intesa come ricerca di una forma di spiritualità pura che va alla sostanza dei precetti cristiani di amore per il prossimo. Nella pietà che non cede che non cede al rancore, madre, ho imparato l'amore canta il De Andrè de "La buona novella" che, insieme a canzoni come "Si chimava Gesù", "Preghiera in Gennaio" ( per il suicida Tenco) e "Smisurata preghiera", danno corpo a una messa laica in cui è contestata la Chiesa per aver tradito il cristianesimo delle origini.
  5. François Truffaut Ovvero, l'amore e le donne, la gentilezza del tocco, l'ebrezza degli amori finiti male perchè sarebbe certamente d'accordo il maestro francese che è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati. "Giugno 73" ,"Franziska","Marinella","La stagione del tuo amore","La canzone dell'amore perduto","Verranno a chiederti del nostro amore","Andrea" rappresentano un corollario di affreshi al femminile che sgorga amore per la vita.
  6. Luis Buñuel Ovvero, l'attacco al potere costituito, ai vizi privati e pubbliche virtù delle classi dominanti, alla loro capacità di autoassolversi.E se credete ancora che tutto sia come prima perchè avete votato ancora la sicurezza la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, cantava De Andrè nell'album "Storia di un Impiegato"che con "La domenica delle salme" e l'antimilitarismo de "La guerra di Piero" e "La ballata dell'eroe" rappresentano l'aspetto più spiccatamente militante della sua poetica, l'esemplificazione di una rabbia sociale che cova dentro.
  7. Peter Greenaway Ovvero, la ricerca continua per innovarsi e sperimentare l'uso di altre forme di linguaggio. Gli ultimi album di De Andrè, "Creuza de ma","Le nuvole" e "Anime salve" sono un recupero del dialetto genovese delle origini e una ricerca musicale che passa per suggestioni musicali mediterranee prese da ogni porto. Sono gli album della maturità artistica tutto tondo. Quelli che me lo fanno rimpiangere ancora di più.
SI

Commenti

  • 11 gennaio 2010, 14:44 di steno79

    Purtroppo conosco poco l'opera di De Andrè, ma mi piacciono moltissimo le definizioni che hai dato dei vari registi e i collegamenti che hai trovato con le canzoni del mitico cantautore. Complimenti per l'originalità e l'inventiva

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  • 11 gennaio 2010, 16:16 di emmepi8

    Oggi ho sentito alla radio (Radio Capital) un bella definizione: un regista di quello faceva, ed infatti lo è stato.; ottima trovata quella dei registi

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  • 11 gennaio 2010, 16:45 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Le commemorazioni in Italia sono sempre a senso unico. De Andrè è stato un buon cantautore né più né meno di Modugno (che nessuno commemora), Umberto Bindi (idem - sempre emarginato, anche da morto), Sergio Endrigo (questo sì, un poeta, - cercate di trovare "Le printemps", la sua prima canzone, non per caso scritta in francese, lingua più duttile rispetto alle scipite rime deandreiane), Bruno Lauzi, Paolo conte (va be', è vivo per fortuna, ma da morto, chissà, neppure oggi vedo sulla sua testa la corona d'alloro, figuriamoci in futuro), Piero Ciampi (il più grande di tutti - quando si chiamava "Piero L'Italiano" era ancora sobrio, l'alcol venne dopo e lo distrusse, - nessuna rievocazione per il 'povero Piero, eppure, visto che il suo anarchismo fu totale rispetto all'anarchismo all'acqua di rosa di De Andrè, che è idolatrato per non so quale 'attacco al sistema, non capisco perché Ciampi non meriti una menzione). Del resto, Ciampi e gli altri non hanno mai scopiazzato Georges Brassens, un poeta autentico al quale De Andrè ha reso omaggio, traducendo (bene, dopo Beppe Chierici) alcune canzoni. Il miglior De Andrè è quello dei primi lavori (Il Testamento, La Guera di Piero, L'impiccato, ecc; poi debordò in lp tipo "Non all'amore..." che ha testi che fanno ridere, Cecco Angiolieri si rivoltò nella tomba. Il vate assunse a notorietà internazionale (per modo di dire) solo quando, grazie a Mauro Pagani riuscì a fare un disco di quelli ethnoworld che piacciono tanto al saccheggiatore di talenti che poi addomestica, Peter Gabriel, il "Creuza di ma" che piacque tanto a David Byrne, che da quel momento si deandreizzò pure lui e incise i peggiori dischi, allontanandosi dai magnifici Talking Heads, al punto tale di inverecondia da cantare brani della Tosca e altri grandi operisti con la voce strudula. Ora, pure rispettando la passione di beppe comune per il genovese, queste cose mi andava di dirle. Se poi si rimane stretti nell'orticello di casa nostra, ogni figlio italico sarà sempre il più bello, prego gli utenti di acquistare, se lo trovano, "THE HILL" di Richard Bruckner, una potente, lirica, visionaria trasposizione in ballate alt-country di alcuni 'morti' dell'antologia di Spoon River. (Overcoat Rec. 2000)

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  • 11 gennaio 2010, 16:58 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    RICHARD BUCKNER NON BRUCKNER - (è vero che Buckner è straordinario ma siamo lontani da BRUCKNER!)

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  • 11 gennaio 2010, 17:46 di bradipo68

    L'idea di abbinare l'opera di un cantautore all'opera di grandi registi è veramente ottima.Io non sento molto il mito di De Andrè,certo conosco le sue canzoni ma la mia formazione musicale è stata molto diversa.Il suo mito lo vivo di riflesso perchè mia moglie era(e lo è tuttora) appassionatissima di lui e della sua musica e mi ha raccontato talmente tante volte del concerto a cui andò,della mano che gli strinse che quasi mi sembra di esserci andato anche io...

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  • 11 gennaio 2010, 18:14 di Peppe Comune

    Opinioni rispettabili e ben motivate le tue. Quello che non capisco è in base a quale logico progedimento mentale uno debba asserire che la passione esternata per un artista precluda la passione per altri mille. Per quello che mi riguarda posso garantirti che l'amore che nutro per Conte, Ciampi ed Endrigo può essere solo eguagliato. Sono un regolare acquirente dei loro lavori discografici e per quelli in vita un procacciatore di concerti. Poi potrei aggiungerne tanti altri di ogni parte del pianeta ma sono poco incline a ostentare la mia cultura musicale e non solo quella ( da soli davanti a una tastiera poi è più semplice). "Credo sia giusto tradurre quando non si ha da dire di proprio. E' molto più semplice e si raggiungono due risultati: dimostrarsi umili- io credo che senza umiltà non si possa intraprendere nessun tipo di lavoro- e divulgare la poesia di un cantautore che si esprime in un'altra lingua". Questo è De Andrè. Concludo dicendo, primo, che non è che per non apparire provinciali uno debba relegare gli italiani sempre nelle retrovie, secondo, esternare una passione non significa affatto assolutizzarla e infine, usando il giusto rispetto per le buone motivazioni, credo che c'è ne siano per dire che De Andrè è stato un grande cantautore. Poi è pacifico che i gusti sono gusti. Saluti e grazie per gli spunti di riflessione.

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  • 11 gennaio 2010, 21:16 di pazuzu

    Complimenti: una bellissima play per onorare la memoria del più grande poeta italiano del XX secolo. Grazie Faber

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  • 11 gennaio 2010, 22:51 di billykwan

    Complimenti per gli azzeccati accostamenti filmici a quello che considero, al pari di Guccini, il più grande cauntautore italiano, certamente quello che mi ha dato più emozione. Mi piace ricordarlo oggi con "...un ridere rauco, ricordi tanti e nemmeno un rimpianto...". Noi, per lu,i abbiamo tanti rimpianti...

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  • 11 gennaio 2010, 23:03 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    "Poi potrei aggiungerne tanti altri di ogni parte del pianeta ma sono poco incline a ostentare la mia cultura musicale e non solo quella ( da soli davanti a una tastiera poi è più semplice)." - Caro Peppe Comune, ho portato solo degli esempi nemmeno tanto arcani, no? - non ho esibito nulla 'davanti alla tastiera'. Se mi dai il tuo numero di telefono, possiamo tranquillamente parlare di De André. Ho fatto un solo nome di songwriter straniero, quindi no-provincial, gli altri sono tutti italiani non ampiamente amati, commentati, commemorati. Ho detto che a me piacciono di più altri nomi. Segue pazuzu. "il più grande poeta italiano del XX secolo". Questa asserzione merita la lettura della play cui allude Paola.

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  • 12 gennaio 2010, 13:04 di Peppe Comune

    La frase voleva essere volutamente provocatoria e in effetti suona un pò antipatica (soprattutto se estrapolata). Non volevo essere offensivo e se non ci sono riuscito chiedo scusa. Quello che non condivido (e spero che questo si sia capito) è il metodo non il merito. Faccio un esempio che (assicuro) ha una portatta più generale della discussione qui in oggetto. La grandezza in se della poesia di Montale (che uno chiaramente può non preferire) è riconoscibile a prescindere dal fatto che quella di Rocco Scotellaro non la conosce nessuno e se uno ama particolarmente quella del secondo non può prendersela col fatto che quella del primo ha una riconoscibilità internazionale. Altrimenti si corre il rischio (di metodo appunto) di far passare l'idea che è vera arte solo quella di nicchia. Colgo l'occasione per dire che più che commemorare De Andrè (cosa che va ben oltre la sua volontà se si considera la rarità delle sue apparizioni televisive) il mio intento era soprattutto quello di parlare di cinema. Certo cogliendo l'occasione per ricordare un artista come è opportuno fare in questo spazio e come tu hai fatto degnamente qualche giorno fa ricordando Beniamino Placido. Saluti di stima.

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  • 12 gennaio 2010, 14:18 di pazuzu

    La mia frase rappresenta il mio pensiero e nel contesto di questa discussione voleva essere una semplice provocazione. Massimo rispetto per chi ha apprezzato maggiormente altri artisti, ma contestare QUI il fatto che Endrigo Modugno o chi per loro non hanno la stessa schiera di ammiratori mi è parso fuori luogo. Anche perché l'ammirazione per un artista non esclude a priori quella per altri.

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