
A PROPOSITO DI AVATAR
Da un’intervista a Roberto Faenza: “Allacciate le cinture di sicurezza per un viaggio mirabolante: il film (Avatar) sta per invadere l’Italia e le sale 3D. In attesa, abbiamo visto A Christmas Carol, anch’esso in 3D, con Jim Carrey reso irriconoscibile e traghettato verso sembianze mai viste prima d’ora (ma perché usare gli attori, se il fine è quello di renderli geneticamente modificati?) (…) Queste pellicole hanno sicuramente sbalordito gli spettatori ma dubito che li abbiano emozionati, forse perché il viaggio verso l’estremo è appena iniziato e la sopraffazione ancora non vince sull’emozione. Alla fine di queste visiono la certezza è una sola: il computer ha preso il sopravvento sulla macchina da presa”.
Nessuno potrebbe disdegnare le splendide prerogative di una passeggiata tra gli alberi, col respiro che accompagna la brezza ed i pensieri mischiati nel verde pulsante. Non vado certo col Boeing 747 a respirare le fragranze di bosco.
Ma se devo arrivare a New York lo preferirò ad una romantica, ma decisamente inservibile, barchetta a remi.
Una fin troppo semplice metafora applicabile all’evoluzione cinematografica.
Posso gustarmi The weather man girato a budget praticamente zero (rispetto alle cifre cameroniane) ed intrigarmi coi paradossi del nostro vivere quotidiano, ma posso anche inforcare magici occhialetti 3D, e svolazzare in mondi paralleli e futuribili. Sbagliato è l’escludere a priori una delle due opzioni.
Si accusa di aver “ridotto” Jim Carrey a maschera digitale in A Christmas Carol.
Ed anche qui è l’errore.
Lo Scrooge digitalizzato rende l’intatta verve dell’attore, semplicemente funambolica, la arricchisce delle qualità del cartoon senza privarla dell’interpretazione umana. Un connubio ad altissimo effetto emotivo.
Ben vengano i mondi di Avatar, Ci basterà una sala per volare lontano ed emozionarci in pixel, senza bruciare miliardi di milioni di dollari tentando di arrivarci davvero, su un altro mondo.
Ed all’uscita dal cinema, ce ne torneremo passeggiando sognanti sotto la luna. Quella vera. E sarà diversamente emozionante come sempre. Abbi dubbi quindi, Faenza caro.
Per due ore e passa, intanto, saremo stati anche “altro”. E che (autoparafrasandomi) sarà mai!?
Commenti
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15 gennaio 2010, 10:04 di mc 5
Io sono un "vecchio arnese", forse giocherà anche l'età non proprio giovanissima, ma fatto sta che nella vita il mio rapporto con la tecnologia è pessimo. Un esempio? Queste mie recensioni le scrivo prima a mano (biro) e poi le "traspongo" sul pc. Del pc conosco solo le funzioni elementari. A proposito poi di cellulare, hanno provato ad insegnarmi il "linguaggio veloce" che si dovrebbe usare per scrivere i messaggi: non ci sono riusciti. E il cinema? Bisogna distinguere. Fermo restando che prediligo in assoluto un cinema che parla di sentimenti umani, di odio, di amore. di amicizia, di follìa. E per fotografare gli stati d'animo della gente le diavolerìe elettroniche non servono, anzi infastidiscono. Ma non dimentico che il Cinema è anche Stupore e Meraviglia, e sotto questo punto di vista il 3d e tutto il resto che verrà, come si fa a vederli come "ostacoli"? Mi pare quasi ovvio che un appassionato di cinema continuerà a vedersi i suoi drammi amorosi, i suoi thriller psicologici, i suoi noir francesi, insomma tutto il cinema tradizionale che abbiamo sempre amato. Ma, se esistono cineasti come Cameron, che pensano il cinema solo "in grande", ebbene se i miliardi di budget e le tecniche nuove potentissime, possono aiutare, nel senso di caricare di suggestione, delle storie -appunto- pensate in grande, beh, che facciamo, lanciamo gli anatemi, o ci arrocchiamo?? E poi, se Avatar, come si dice in giro, è una storia grande e complessa, è un conto. Diverso sarebbe se avessimo a che fare con un film che è messo in scena esattamente come un videogioco, allora sì che Faenza avrebbe ragione. Ma non mi sembra sia il caso di Avatar.
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15 gennaio 2010, 20:27 di AlexPortman80
Anche io da qualche parte avevo sentito o letto queste "mirabolanti" dichiarazioni... Ma quello di Faenza è un brutto difetto comune anche ad altri registi "di nicchia", soprattutto made in Italy: ma perchè bisogna sempre demonizzare coloro che hanno idee diverse e realizzano opere diverse? Se a Faenza emozionano solo i suoi film o altri del genere "4 stanze e una cucina", buon per lui, ma siccome gli spettatori non sono tutti sprovveduti lasciamo a loro la possibilità di valutare ed esprimere le proprie opinioni. Al sottoscritto piacciono sia i blockbusters che i film indipendenti, che siano poi americani, europei, italiani, asiatici è uguale, l'importante è che siano fatti bene: se si demonizza sempre l'altro evidentemente si è arrivati alla frutta. Ciao
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15 gennaio 2010, 22:58 di audrey84
Premetto che non sono una fan di Avatar, credo che non lo andrò nemmeno a vedere, ma mi permetto lo stesso di scrivere la mia opinione. Una risposta sui giornali alle affermazioni di Faenza è già arrivata, per bocca di Virzì: lui ha giustamente affermato di ammirare Cameron, nonostante continui a preferire i film sui sentimenti senza troppi effetti speciali. Distinguere i due piani, quello delle proprie opinioni e quello delle conclusioni apocalittiche sul futuro del cinema mi sembra molto saggio. La cosa che mi fa ancora più arrabbiare rispetto alle parole di Faenza (che bisogna anche un po' comprendere data la posizione triste in cui si trova nel panorama italiano) sono le parole che provengono da quel minuscolo Stato nel mezzo di Roma: il Vaticano!!!! Come in qualsiasi campo, pretendono di essere dei profeti infallibili, le fonti della verità, i latori della saggezza: quando però travalicano i confini non solo geografici del loro Stato, ma anche e soprattutto culturali, immischiandosi di argomenti che non hanno il provilegio di conoscere, come il cinema, le dichiarazioni sfiorano il ridicolo: "Tanta stupefacente tecnologia da incantare, ma poche emozioni vere. Il risultato visivo è affascinante, ma Cameron, più concentrato sulla creazione del fantastico mondo di Pandora, sceglie un approccio blando; racconta senza approfondire e finisce per cadere nel sentimentalismo. Il tutto si riduce a una parabola antimperialista e antimilitarista facile facile": questo secondo la Bibbia dell'Osservatore Romano. E vogliamo citare anche Radio Vaticana? Ma sì dai, facciamolo! "Il film strizza abilmente l'occhio a tutte quelle pseudo-dottrine che fanno dell'ecologia la religione del millennio. La natura non è più la creazione da difendere, ma la divinità da adorare". Ecco, le mie parole ora sono superflue, la Chiesa è convinta di poter incolpare un film per la mancata assiduità dei fedeli, come se non ci avesse già pensato da sola ad allontanarli. Ben venga l'innovazione al cinema, e mi sembra di cogliere un messaggio anche nella storia di Avatar: così come viene condannata l'aggressione nei confronti dei nuovi popoli, credo che si voglia anche tranquillizzare gli spettatori: la tecnologia non vuole e non deve distruggere la tradizione. Ciao!
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16 gennaio 2010, 08:05 di LAMPUR
Alla fine, finalmente, l'ho visto Avatar. Peccato scoprire che l'avevo già visto.
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16 gennaio 2010, 08:44 di LAMPUR
... praticamente sono andato a New York in barchetta a remi... ;)
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16 gennaio 2010, 11:25 di giusal
io avatar lo vado a vedere domani ci porto mio figlio quello grande perche'qui in germania e'da dodici anni in poi !
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17 gennaio 2010, 09:29 di LAMPUR
Non l'avevo opinionato Avatar, cara Paola, avevo solo formulato delle aspettative. I ponti restano là intanto....
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18 gennaio 2010, 05:40 di LAMPUR
I ponti, a volte, li tiene su uno sguardo.
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