
Io e la tecnologia
Ho esultato quando ho letto l'intervento nella playlist su Avatar di mc 5, dove dichiarava di scrivere prima con carta e penna le opinioni e poi di copiarle sul sito! Davvero, con questa playlist vorrei fargli pubblicamente i miei complimenti, perché non ha perso il contatto con l'essenza umana che non è fatta di fretta, digitalizzazione e strumentazioni sempre più complesse, ma in quanto essenza è semplice e viscerale. E premere dei tasti (neanche pesati, inespressivi e asettici) non è abbastanza viscerale, almeno secondo me. E credo che non lo sia nemmeno per i tunnel carpali. Non c'è arte nella dattilografia, ma solo tecnica. E poi, forse, non è solo un problema di scrittura, il problema è che tutto ci innervosisce e ci frustra: il pc che si blocca, i virus, la rete, il sito di FilmTv che risponde in tempi biblici, il cellulare che impazzisce e noi schiacciati nella morsa di un tempo troppo veloce per i nostri ritmi. Tuttavia non ho saputo, col tempo, sottrarmi ai vizi dell'epoca contemporanea e così scrivo direttamente da tastiera, sul cellulare, sul pc e suono strumenti elettrici e digitali, ma non prendo quasi più in mano carta e penna, tanto che a volte ho paura di dimenticare come si scrive (e non parlo delle forme sintattiche o grammaticali, ma proprio dell'atto fisico di scrivere). Niente è più viscerale della scrittura. Ricordo quando scrivevo una lettera a un'amica di penna, alla fine ero provato ed era bellissimo. Oggi, quando ho parlato di amica di penna coi colleghi, mi sono sentito dire: che espressione antica! Amici di penna! E d'improvviso mi sono reso conto che è vero: parlare oggi di amici di penna è un po' demodé. Mi domando: ora cosa siamo? Amici di tastiera? E anche gli strumenti musicali seguono la stessa strada, lo stesso destino. Fino al prossimo blackout. Allora tornerà il lapis a tracciare la carta, la corda a vibrare nell'aria, l'uomo ad accettare i tempi lenti della vita. Sarà che lavoro a Milano, che anche in provincia siamo nevrotici e in ufficio corriamo sempre senza fermarci, senza sudare, ma ultimamente mi sto convincendo che nella lentezza è la magia della vita.
- Brucio nel vento (2002) Tobias scrive solo con il lapis. Esattamente come Marino Moretti, "poesie scritte col lapis". Io invece potrei dire "poesie scritte col cell". Non so cosa ne pensiate, ma per me non è la stessa cosa.
- Il pianista (2002) Ecco le corde che vibrano! Ed è bello sentirle vibrare, sentire quelle onde sonore che sono reali e fisiche, e non sono le onde filtrate di una membrana acustica, così piatta e uguale a se stessa.
- 2001: Odissea nello spazio (1968) Ecco l'uomo e i tempi lenti. Prendersi il tempo per cogliere la meraviglia dell'universo e della vita.
- Tucker - Un uomo e il suo sogno (1988) L'auto, il dono che ci ha permesso di conoscere il mondo e di renderlo a portata di mano. Il grande vantaggio della tecnologia, da sempre. Però, quanti fiori ci perdiamo ai margini dei marciapiedi?
Commenti
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16 gennaio 2010, 20:01 di Dalton
Lo sviluppo delle tecnologie ha consentito all'essere umano di uscire da epoche di pregiudizi e oscurantismo. Tornare ai tempi dei libri scritti a mano non sarebbe il massimo. Ovviamente la tecnologia dev'essere assoggettata al benessere comune. Per quanto riguarda la nevrosi della vita frenetica, è da considerarsi più uno stile di vita sociale piuttosto che una conseguenza dell'arrivo delle nuove tecnologie. Le tecnologie nascono col presupposto di velocizzare i tempi operativi per concederci maggior tempo libero (nel quale poter gustare il piacere di un fiore accanto al marciapiede).
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16 gennaio 2010, 23:36 di cantautoredelnulla
Sono d'accordo, nel senso che non rinnego i vantaggi della tecnologia, primo fra tutti la diffusione e l'aumento delle opportunità di conoscenza. Anzi, io sono a favore della tecnologia e in un certo senso ci lavoro pure dentro. Tuttavia, premere pubblica su questo sito e aspettare 5 minuti è una perdita di tempo e mi fa innervosire da matti. Navigare su internet col terrore di beccare un virus, perdere 3 serate intere a formattare, reinstallare sistema operativo, software, driver... c'è di che impazzire. E in quelle sere tutto ciò che può esserci di positivo e meraviglioso nella vita muore davanti a uno schermo LCD. Questo non è un vantaggio perché c'è frustrazione e non costruzione. La tecnologia poi ti pianta in asso quando meno te lo aspetti. Auto nuovo: 5 guasti al sistema elettronico in un anno. Lettore DVD: a metà film si interrompe e non si capisce perché non va più avanti (e potrei continuare perché io penso di essere un caso disperato). E ogni volta che la tecnologia si blocca è una perdita di tempo per riparare il guasto tutt'altro che utile alla vita di un uomo perché non c'è crescita nella riparazione, ma solo un ritorno al punto di partenza. Invece, ma questo è un giudizio personale, perdere tempo a scrivere una lettera con una matita mi lascia qualcosa, almeno la sensazione di avere costruito qualcosa, di essere tornato indietro nel tempo, quando ero più spensierato e avevo meno problemi (e soprattutto meno frustrazioni). La tecnologia è anche metropolitana, mezzi pubblici e questi a cosa servono? A muoversi più in fretta. Abbiamo rinunciato alle gambe e alle bici per uno stile di vita sempre più frenetico e sempre più forsennato. Sono d'accordo, non è la tecnologia la causa, ma un fattore che è al servizio di tutto questo. Quindi correggo il tiro sulla frenesia e dico: la tecnologia è al servizio di uno stile di vita che ha ritmi sempre più serrati, però se la tecnologia si guasta, la sua utilità e la nostra dipendenza da essa sono il nostro più grande problema. Ci tengo a precisare, a onor del vero, che per fortuna c'è chi sa convivere con tutto questo e sa preservare la voglia di camminare, usare la bici, prendersi il tempo. Ecco, queste persone le stimo e gli faccio i miei complimenti perché vorrei imparare anch'io a essere come loro.
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17 gennaio 2010, 11:37 di LAMPUR
Vi auguro una serata sul divano col vostro amore ed un improvvisa assenza di corrente elettrica che vi catapulti di colpo nel paleozoico. Solo silenzio, buio e pensiero. Illuminante (ossimorica esperienza).
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19 gennaio 2010, 05:10 di LAMPUR
A)
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