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29/01/2010 h. 00.29 Film: Off Topic
Cantautore nel cinema

Cantautore nel cinema

Il mio nick fa riferimento all'artista, in particolare a una figura artistica che è stata inventata di sana pianta nel Novecento per la gioia della critica musicale che ha così cominciato a distinguere i cantanti in base alle canzoni che cantavano. Infatti, se si parla di cantautori, ci si riferisce ai soliti: De Gregori, Guccini, De André, però, per esempio, anche Al Bano è un cantautore, ma non ricordo di averlo mai sentito nominare così. La parola cantautore, quindi, non si limita a indicare solo chi scrive e canta le proprie canzoni, ma fa riferimento più al tema che questo autore tratta, sia esso un tema impegnato socialmente, politicamente o tecnicamente valido. Per questo ho scritto, nella mia presentazione, che ci si aspetta che un cantautore abbia qualcosa da dire. Comunque, la musica è l'arte che più mi è affine e i cantautori sono stati il mio primo contatto con la musica, un contatto che poi non ha più avuto fine. Voglio allora provare a raccontare chi sono i miei cantautori preferiti e spiegare che rapporto hanno con il cinema, la mia seconda arte preferita, protagonista di questo sito.

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Dieci inverni (2009) Vinicio Capossela in un cameo con una delle sue canzoni più belle e coinvolgenti: Parla piano. Da qualche anno Capossela è per me diventato un'ossessione, lo ascolto di continuo. I suoi testi intimissimi (credo che abbia saputo descrivere Milano in Pioggia di Novembre in maniera inimitabile) e le sue musiche che si sono evolute dalle influenze jazz a quelle più folkoristiche, con la continua ricerca di sonorità particolari, mi hanno rapito irrimediabilmente. Quando lo sento parlare del cristallarmonio, del mighty wurlitzer, del theremin, del piano toy, dei pianoforti dimenticati di Lubecca, del riverbero particolare della grotta di Ispinigoli (NU) non riesco a non pensare all'ultimo anno di vita di Mozart dove, il Genio della musica, compose nel flauto magico un'aria cantata a bocca chiusa da Papageno (mmmh mmmh mmh mmh) e rese protagonista il glockenspiele, uno strumento-giocattolo per bambini, e ancora compose il delicatissimo Adagio e Rondò per glassharmonica, flauto, oboe, viola e violoncello e l'Andante per organo meccanico. Non voglio essere frainteso: non intendo assolutamente paragonare Capossela a Mozart (il loro genere non è paragonabile), ma questa associazione di idee nasce in me per il suo amore per strumenti particolari e inusuali (il cristallarmonio è l'evoluzione della glassharmonica), spesso dai suoni estremamente deboli, a cui cerca di dare spazio e voce. Davvero dalla parte di Spessotto!
  2. La cuccagna (1962) Luigi Tenco è il padre dei cantautori. Questo film non l'ho visto, se non per qualche spezzone e, da quello che ho potuto vedere, non credo fosse un film memorabile (è un pregiudizio, lo so!). Però come artista nell'ambito della musica leggera ha un peso ed è uno dei miei cantautori preferiti. Se Modugno aveva rotto gli schemi precedenti del belcanto con il suo "Volare" quasi urlato, teatralissimo e inimitabile, Tenco abbandonò i suoi mille pseudonimi con cui cantava le canzonette dell'epoca quando decise di dire quello che aveva da dire. L'amore quotidiano e spogliato della lirica più abusata e becera, l'impegno sociale e politico sono stati i suoi temi principali. Canzoni come "Mi sono innamorato di te", "La ballata dell'arte", "Io vorrei essere là", "Un giorno dopo l'altro" trattavano temi completamente diversi e raccontavano la vita di un uomo che cercava, a tutti i costi, di essere un uomo normale, coi suoi problemi quotidiani, con le sue umanissime domande esistenziali e con degli ideali da difendere e portare avanti, sempre. E poi i suoi testi, in versi quasi prosastici ("Un giorno di questi ti sposerò, stai tranquilla/così avrai il diritto di avere quelle cose che adesso io ti do/soltanto perché t'amo/anche l'amore") e il suo modo di cantare, con le sillabe chiare, staccate e una dizione perfetta, restano inimitabili. Sono convinto che la sua morte sia stata una grave perdita per la musica leggera italiana.
  3. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Radiofreccia (1998) Francesco Guccini e Ligabue: due cantautori in un sol colpo che hanno attraversato la mia adolescenza e che ancora oggi sono legati alla mia vita e al mio modo di sentire. Guccini con il suo approccio all'amore (Canzone quasi d'amore e Canzone delle domande consuete sopra a tutte), i suoi testi filosofici (Stanze di vita quotidiana e Signora Bovary) e il suo impegno sociale mi ha insegnato tanto. In lui sicuramente il testo è predominante rispetto alla musica, sebbene i suoi testi possano dilatarsi nel significato e dare uno spazio diverso alle parole grazie alle sue musiche. A parte però dei camei e la parte del barista in questo film, il suo rapporto col cinema non è raccontato nelle canzoni. Invece per Ligabue il cinema è proprio viscerale. Introduce 2 canzoni con Amarcord (I ragazzi sono in giro e Sarà un bel souvenir), Marlon Brando è sempre lui con Un tram chiamato desiderio, inoltre Lambrusco & Pop Corn parla proprio del "sogno" del cinema. Insomma, il cinema secondo me è proprio nelle sue corde e poi mi piace. E' bravo, coerente e dice cose intelligenti. E poi è vero che è ripetitivo, che le sue canzoni si assomigliano, ma quello è il suo stile e sappiamo per certo che quello che scrive lo scrive lui. Invece che garanzie abbiamo che chi cambia continuamente e raggiunge risultati scostanti non ci stia in realtà propinando roba che non è farina del suo sacco? La discografia non mostra sempre la verità...
  4. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005) Il tanto stonato e maltrattato Tricarico a me piace. In questo film ha un'insignificante cameo, ma le sue canzoni valgono più di tutto il film. "Musica" è una dichiarazione d'amore, quasi un debito di vita, verso la musica. E io mi immedesimo completamente con quelle parole. Il cielo che non ha forma, l'amore per ciò che non ci chiede niente... L'amore deve chiedere qualcosa? O è senza pretese?
  5. Amore mio aiutami (1970) A rappresentare il sesso femmine chiamo la Mannoia che ha fatto la stuntman e che durante le riprese di questo film di Sordi finì in ospedale. Dopodiché abbandonò il cinema e si dedicò alla musica. Anche se non ha una grande voce e non è una virtuosa del canto (e soprattutto non è una cantautrice), ha saputo scegliere e interpretare, a mio parere molto bene, delle canzoni bellissime di bravi cantautori che mi coinvolgono e mi emozionano. E in fondo nelle canzoni, nei testi e nella musica, credo di non cercare altro che un'emozione in grado di farmi conoscere un'altra parte di me stesso.
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile La gabbianella e il gatto (1998) Samuele Bersani ha scritto le canzoni di questo film. A me lui piace moltissimo, negli anni è migliorato. I suoi testi hanno fatto grandi progressi, ora le sue parole sono davvero "nuvole sospese gonfie di sottintesi". Giocando con le parole, accostando luoghi comuni ad acute e personali osservazioni, la sua poetica è senza dubbio interessante e molto affine a quella che si potrebbe definire la "scuola emiliana", probabilmente la "scuola" a cui mi sento più vicino io.
  7. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il toro (1994) Ho parlato di "scuola" emiliana alla quale si contrappone, per definizione, quella genovese. Ivano Fossati, che ha scritto la colonna sonora di questo film (memorabile Naviganti, piango ogni volta che la sento), è senza dubbio un cantautore che sa, nelle sue canzoni, fare grandi riflessioni e mi sa trasmettere passione, rabbia, tenerezza, disillusione e consapevolezza. E' viscerale e mi piace proprio per questo. Non ricordo di averlo mai visto in un film, però è indubbio il suo rapporto con il cinema. Una canzone parla proprio di questo: "Lascia che il cinema faccia la sua parte/come il fischio del vapore incanta i cani/la macchina da presa è amore e commercio/ombre e luce". (Ombre e luce - domenica al cinema)
SI

Commenti

  • 29 gennaio 2010, 05:42 di LAMPUR

    Su Fossati tutta la mia approvazione... Ligabue invece, lo preferisco quasi dietro alla macchina da presa..

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  • 30 gennaio 2010, 00:05 di shadgie

    io la voce della Mannoia la trovo splendida, anche se sicuramente non ha una grande estensione verso gli acuti. il mio gusto si allontana parecchio dalle vocine melliflue e infantili, a parte poche illustri eccezioni (tipo Kate Bush o Antonella Ruggiero). lei mi sembra anche un tipo intelligente, quasi stupisce che non sia una cantautrice. per lo meno, sentendola parlare, sembra che alcuni autori (Ruggeri,Fossati,De gregori e altri) si adattino perfettamente al suo modo di pensare. oggi purtroppo c'è questa tendenza a nascere "cantautori" quando magari si ha a malapena il talento per fare l'interprete o il musicista esecutore

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  • 30 gennaio 2010, 10:02 di cantautoredelnulla

    sì, sono d'accordo, shadgie. Infatti io considero la Mannoia alla stregua di un cantautore perché anche la scelta che si fa delle canzoni ha una sua importanza. Uno può essere così intelligente da capire che ha un'idea, ma non ha l'agilità o la capacità di esprimerla nel modo migliore. La condivide e chiede a un altro se può scrivere qualcosa che trasmette queste cose. E' un po' quello che fa la Mannoia con Piero Fabrizi (suo compagno): lei gli dice cosa vorrebbe raccontare e lui ci riflette e tira fuori una canzone (non sarà sempre così, ma per alcune canzoni è andata proprio così). Ma anche l'ultima canzone che le ha scritto Ligabue penso abbia avuto una genesi simile, tant'è che lei l'ha presentata un po' come un'ipotetica seconda parte di quello che le donne non dicono. Per Lampur e Paola: sono contento che apprezziate Fossati, è a mio parere uno dei più grandi cantautori italiani, ma è ancora oggi poco conosciuto. Quando parlando con gli amici lo nomino, gli amici mi dicono: ma a parte La canzone popolare, cos'ha scritto? Mi piace il suo approccio, il suo modo di mettersi a nudo, l'immediatezza delle sue parole e le sue emozioni: lo sdegno assoluto, l'amore analizzato per cercare di intuirlo, se non è possibile comprenderlo.

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  • 30 gennaio 2010, 14:45 di billykwan

    La cuccagna non è male, invece, con un finale grottesco che lo eleva dalle commedie di quegli anni. tra l'altro Tenco interpreta "La ballata dell'eroe" di De André e Fabrizio gli fu sempre sempre grato per ciò. Personalmente prediligo su tutti De André e Guccini che credo più di ogni altro abbiano lavorato sulla parola. Ultimamente ho scoperto Testa, cantautore un po' di nicchia, ma al di là di ciò non trovo oggi un ricambio generazionale all'altezza del recente passato. Bye

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  • 30 gennaio 2010, 14:59 di Silvia Piccone

    Ligabue: Ti chiamerò Sam (se suoni bene)...mi sa che è un omaggio a Casablanca....anche se non ne sono sicura! E se ve la devo dire tutta, anche se sono di parte...no...le sue canzoni non si assomigliano!

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  • 30 gennaio 2010, 15:43 di cantautoredelnulla

    @billykwan: allora dovrò rivalutare questo mio pregiudizio e, se mi capita, vederlo. Tenco e De Andrè erano molto legati, al funerale di Tenco De André fu l'unico cantante presente e questa la dice lunga. La ballata dell'eroe cantata da Tenco è bella, ma la preferisco interpretata da De André. Sul fatto che oggi non si trovi un ricambio generazionale sono d'accordo, anche se non mi dispiace Fabi per le scelte molto personali che fa e per l'uso che fa della parola. Testa non lo conosco, ma potrei iniziare ad ascoltarlo! @Silvia: sì, credo che la tua associazione a Casablanca sia più che giusta. Comunque ci sono canzoni come "Chissà se in cielo passano gli Who" o "Il giorno di dolore che uno ha" che secondo me gli fanno meritare a pieno titolo un posto nell'Olimpo dei cantautori :D

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  • 8 febbraio 2010, 11:00 di bedlam

    http://www.youtube.com/watch?v=9cfgyLH4T_4

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