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2010-01-29 19:00:07 h. 19.00 Film: Playlist libera
Professionisti

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Dopo aver letto "Dei diritti dello spettatore", belle ed intelligenti playlist di cantautoredelnulla, mi sono incuriosito. Se un film induce nello spettatore un impatto (emotivo, visivo etc.) molto, ma molto diverso a seconda delle prevenzioni, della cultura,  dello stato d'animo, delle convinzioni etiche ed ideologiche e così via, siamo di fronte ad un evento naturale. Come mai i "critici", professionisti e quindi come tutti coloro che devono valutare con la massima obbiettività l'oggetto o l'essere del loro lavoro, esprimono altrettanta disparità di giudizi ? Poichè mi è sembrata sempre buona quella rubrica "I 400 colpi", senza andare troppo indietro nel tempo ho ricavato i titoli di questi film così diversamente considerati. E' vero che sono uomini e donne, ma allora mi chiedo: e se la stessa variabilità di giudizio la tenessero anche altri Professionisti ? Forse una risposta l'avrei ma mi piacerebbe sentire prima altri appassionati

  1. DvdBlu-RayUmd non disponibile A Christmas Carol (2009) 17 giudizi con voto da 4 a 10
  2. DvdBlu-RayUmd non disponibile La prima cosa bella (2009) 20 giudizi con voti da 1 a 9
  3. DvdBlu-RayUmd non disponibile Hachiko (2009) 16 giudizi con voti da 2 a 8
  4. Dvd non disponibileBlu-RayUmd non disponibile 500 giorni insieme (2009) 21 giudizi con voti da 2 a 8
  5. Dorian Gray (2009) 18 giudizi con voti da 1 a 7
  6. DvdBlu-RayUmd non disponibile The Twilight Saga: New Moon (2009) 17 giudizi con voti da 2 a 8
  7. DvdBlu-RayUmd non disponibile Baarìa (2008) 12 giudizi con voti da 3 a 10
SI

Commenti

  • 29 gennaio 2010, 19:44 di bradipo68

    ciao dedo,io credo che il critico professionista possa giudicare obiettivamente solo i parametri tecnici di un film.Per il resto è soggettività pura perchè anche loro hanno le loro esperienze personali che li guidano nella valutazione di un film.E poi non bisogna dimenticare che ognuno ha i suoi gusti.C'è chi non sopporta l'horror,chi non sopporta i film d'animazione ecc ecc.Un saluto

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  • 29 gennaio 2010, 20:28 di supadany

    A quanto detto giustamente da Emidio, aggiungo che mi pare un pò una mania di protagonismo. Esagerare nel bene e nel male desta sempre più impressione che rimanere equilibrati. Personalmente i 2 ed i 10 spesso mi paiono esagerati, cioè dovrebbero essere i giudizi destinati ai 4/5 film peggiori e migliori dell'anno, non usati così tanto per, altrimenti perdono anche di significato. Poi con il tempo mi ci sono abituato ed ho imparato a decifrarli in funzione della penna. ;-)

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  • 29 gennaio 2010, 21:33 di cantautoredelnulla

    credo anch'io che l'obiettività della critica cinematografica sia difficile da raggiungere. Quante materie dovrebbe conoscere un critico di cinema? Intendo dire, dalla tecnica fotografica alle riprese fino alla regia, i costumi, la sceneggiatura, il soggetto, la scenografia, la colonna sonora, il valore sociale dell'opera, il contenuto psicologico, l'approfondimento dei personaggi, la comunicazione, le componenti grafiche... c'è da perdersi credo in così tante materie. E poi, dopo avere approfondito e valutato ogni aspetto, dare un voto più o meno imparziale che è la media di tutti: davvero difficile! Sono propenso col credere che alcuni cerchino di valutare la storia e la sceneggiatura, altri la scenografia e i costumi, altri ancora il risultato globale in base alla loro percezione. E quindi la soggettività è all'ordine del giorno. Però questo è vero un po' in ogni arte. Prendiamo per esempio Dino Campana: c'è chi lo considera il più grande poeta italiano, chi invece lo considera uno dei tanti. E così potremmo dire di tutti i poeti. Alla fine il rapporto dell'uomo con l'arte non può essere sottoposto a un'analisi asettica, ma credo sia sempre l'emozione che determinerà il giudizio finale.

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  • 29 gennaio 2010, 22:42 di pazuzu

    Il critico professionista ha gli strumenti per valutare in maniera obiettiva i vari parametri tecnici, ma già nel giudicare quelli interviene, a mio avviso, il proprio gusto soggettivo. Il resto lo fanno le inclinazioni le preferenze la cultura e le esperienze personali: l'obiettività è un'utopia.

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  • 30 gennaio 2010, 06:15 di LAMPUR

    I professionisti di FilmTv hanno gongolato unanimi solo su Avatar ultimamente (uniche eccezioni due risicati 6), ma la disparità di giudizio su di un film è totalmente soggettiva e legata a "svariate variabili". Certo è che tantissime persone (la maggior parte), nel proprio intimo, continueranno a nutrire le opinioni più disparate su ogni tipo di film visto continuando a vivere con serenità. Gli altri, invece, si scannano qui nello spazio Opinioni.

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  • 30 gennaio 2010, 10:54 di dedo

    Intanto voglio ringraziare tutti. Mi rendo conto che l’arte (ed il cinema è arte, buona o cattiva) è impossibile inquadrarla come una materia scientifica, specie quando ci troviamo di fronte sempre a nuove opere. Le variabili sono tantissime ed il critico di professione, un po’ per le correnti di pensiero che lo hanno impostato durante i suoi studi, un po’ perché vivere alla periferia di un mondo con personaggi troppo spesso provvisti di un “ego” mostruoso (quando sono disponibili infatti i critici lo citano) non deve essere affatto facile e qualche volta non possono esimersi (il lavoro è lavoro) dal compilare una recensione più o meno favorevole. Non è un peccato grave, lo capisco e lo accetto. Quindi non pretendiamo l’obbiettività assoluta ed allora accettiamo che tra critici e utenti ci sia una sola sostanziale differenza: i primi frequentano gli ambienti cinematografici e vengono pagati per veder film, i secondi invece si devono accontentare di quello che passa la distribuzione o la TV e …pagano. Con la speranza e il piacere di risentirci un cordiale saluto

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  • 30 gennaio 2010, 12:08 di maldoror

    @Pazuzu: non sono per niente d'accordo sul fatto che l'obiettività sia un'utopia, differenza obiettive esistono: Ernst Lubitsch è più grande di Neri Parenti, Alfred Hitchcock è più grande di Ed Wood, e così via, ecco perchè ritengo sia possibile stabilire oggettivamente anche il valore artistico di un'opera, e non solamente gli aspetti tecnici. Il fatto che una scena sia girata bene è un fatto oggettivo, così come lo è il fatto che un'opera sia un capolavoro, certo ci sono dei margini di soggettività ovviamente, non stiamo parlando di matematica, ma si tratta pur sempre di margini. Altra cosa da valutare obiettivamente è il contenuto, ciò che il regista ha voluto esprimere; è un'assurdità sostenere, come molti fanno, che l'opera possa essere interpretata da chiunque come gli pare sulla base della propria formazione culturale ecc ecc: il significato che deve avere il film lo ha deciso il regista, cioè una persona che non sono io, che è ALTRA da me, esterna rispetto a chi esprime il giudizio, pertanto la presenza di un significato o meno all'interno di un film è qualcosa che precede il mio giudizio e che esiste INDIPENDENTEMENTE da esso: dunque come fa il mio giudizio ad essere soggettivo, cioè a dipendere dal s-o-g-g-e-t-t-o giudicante? Il dilemma si risolverebbe se non si confondessero due cose: il gusto e il giudizio; il primo è soggettivo perchè riguarda qualcosa che è interno al soggetto, e che pertanto non può essere argomentato (ad esempio "a me non piace il giallo", oppure "non mi piace quel tipo di pasta!); il giudizio invece è oggettivo in quanto riguarda qualcosa che è esterno al soggetto e indipendente da lui (il significato del film e il suo valore artistico, essenzialmente). Il risultato di questa confusione è che oggi abbiamo gente che appioppa una stellina a Otto e mezzo dicendo che è noioso, o a 2001 odissea nello spazio dicendo che è un film senza senso e sconclusionato, e che poi pretende che il loro giudizio non venga messo in discussione in quanto "il-giudizio-è-soggettivo-e-bisogna-rispettarlo". Le opinioni non sono fatte per essere rispettate, ma per essere discusse---e se possibile confutate.

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  • 30 gennaio 2010, 13:37 di Inside man

    Sottoscrivo totalmente Maldoror. Per quanto riguarda i critici non dimentichiamo che pure loro chiaramente possiedono ben distinti livelli di preparazione, competenza e addirittura predisposizione (feeling) verso il mezzo artistico; ci sono differenze abissali fra l'uno e l'altro, fino ad arrivare a chi ha proprio sbagliato mestiere (succede ovunque, perchè non dovrebbe fra i recensori di professione?). Ultimo e più importante aspetto è il fattore tempo, che permette di sedimentare il valore di un'opera d'arte e quindi una propensione, una tendenza di giudizio (palesemente non potrà mai esserci univocità per chiunque, ma neppure quell'andamento "isterico" fra esegeti entusiastici e stroncatori). Nell'immediatezza di un'uscita (rappresentazione, pubblicazione o mostra che sia) l'estrema disparità delle critiche è spesso assolutamente fisiologica ed inevitabile per una molteplicità di fattori e ragioni che sarebbe troppo lungo elencare, mentre sullo studio di opere del passato (dai 15/20 anni in su) il discorso cambia e un'oggettività critica diviene esattamente l'opposto di un'utopia (fatto salvo che ognuno deve mantenere i propri punti di vista, ci mancherebbe). In questo genere di diatribe uso spesso un parallelo con la pittura. Un quadro odierno ottiene critiche estremamente diversificate (idem come su I 400 colpi). Per "Les demoiselles d'Avignon" di Picasso del 1907, c'è invece la quasi unaniminità degli studiosi (con sottilissimi distinguo). Se però si va a rileggere le reazioni dell'epoca e fate un confronto con le successive analisi, c'è da sbellicarsi (oltretutto l'attenzione su quel dipinto rivoluzionario sia positiva che negativa tardò ad arrivare, un pò come se un film particolarmente innovativo e difficile oggi non trovasse distribuzione immediata e ed adeguata). Il cinema è arte è soggiace alle medesime dinamiche, anche se ciò dà fastidio e tende ad essere confutato dalle persone che citava maldoror. Ovviamente è la mia personale opinione.

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  • 30 gennaio 2010, 15:32 di pazuzu

    @ maldoror: la mia frase era lapidaria e si prestava ad essere mal interpretata. Mi spiego meglio: quando dico che"l'obiettività è un'utopia" mi riferisco alla reale possibilità di mantenere l'obiettività in tutti i livelli e piani di giudizio. E' assodato ed obiettivo che Ernst Lubitsch è più grande di Neri Parenti e Alfred Hitchcock è più grande di Ed Wood, ci mancherebbe! Ma io non mi riferisco a questo. Intendo dire che ogni critico (e parlo sempre di professionisti, quindi gente che il cinema l'ha studiato) ha un bagaglio di nozioni per giudicare con obiettività un'opera dal punto di vista TECNICO, MA al momento di formulare un giudizio complessivo in tutti, anche nel critico, interviene il proprio gusto personale, la propria inclinazione, la propria cultura. E questi, che lo si voglia o meno, intervengono nella formulazione di tale giudizio. Altrimenti le discrepanze elencate da dedo e da cui il dibattito è partito non sarebbero nemmeno concepibili.

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  • 30 gennaio 2010, 18:14 di dedo

    Ringrazio maldoror, inside men e pazuzu per l'ulteriore contributo il dibattito, sella cui sostanza mi trovo consensiente e grato. In fondo era proprio questo il mio scopo e sono soprattutto soddisfatto per la entusiasta e pacata esposizione delle vostre idee. A buon rivederci

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  • 30 gennaio 2010, 21:53 di audrey84

    Bello lo spunto di questa play, è un argomento su cui rifletto spesso.... Ci sono sovente interventi anche tra le lettere di film tv, l'ultima è proprio della settimana scorsa mi sembra: un lettore chiedeva il perchè dell'accanimento contro Dorian Gray a fronte della bontà nei confronti dei cine-panettoni. Certo, devo ammettere che spesso mi innervosisco quando leggo giudizi che non condivido in cui non vedo uno straccio di motivazione tecnica; e lo dico non perchè sia convinta di avere ragione, ma perchè so che avrei da imparare dalle critiche dei critici! Sapere che un film ha fatto schifo a una persona che vede film per lavoro mi porta a chiedermi il motivo: quale inquadratura, quale luce, quale attore, quale movimento di camera non è piaciuto? Invece spesso o non trovo riferimenti precisi o al contrario devo scervellarmi per cercare di capire questa o quella citazione: se ad esempio leggo "Il regista ha solo cercato di imitare senza riuscirci Mr Smith" e non ci sono altri riferimenti, come faccio a capirci qualcosa? Solo questo insomma, vorrei essere maggiormente coinvolta in quella che è la mia più grande passione: aldilà dei gusti personali, mettete a disposizione nostra le vostre conoscenze, cari critici!!!! Qualcuno è d'accordo?

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  • 30 gennaio 2010, 22:19 di maldoror

    Certamente audrey, ma forse il riferimento appena accennato ad un film potrebbe spingere il lettore, specialmente se grande appassionato di cinema, a procurarsi quel titolo e quindi a colmare le sue lacune, no? ;)

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  • 30 gennaio 2010, 23:35 di dedo

    Anch'io ti do ragione, audrey, ma esiste anche il problema dello spazio a disposizione e per avere commenti più esaustivi bisognerebbe ricorrere o ad una indagine diretta sul film o ricorrere ad altri siti, di cui purtroppo non so darti indicazioni; anche a me piacerebbe a volte avere maggiori indicazioni. D'altra parte ti assicuro che alcuni utenti di questa congrega sono estremamente precisi e competenti ed in grado di fornirti molte di quelle nozioni che non riesci ad avere.

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  • 30 gennaio 2010, 23:55 di AlexPortman80

    Certe disparità di voti a volte sono effettivamente incomprensibili: vedere uno 0 e un 10 sullo stesso film mi sembra davvero assurdo: come è possibile che qualcuno non trovi neanche un elemento azzeccato mentre per un altro critico sia tutto perfetto? Alcuni aspetti di una pellicola, magari pochi ok ma comunque alcuni, non dovrebbero essere oggettivi? Poi certo rimane tutta la restante parte di soggettività ma sulla prima ho spesso dei forti dubbi. Ma quando vedo lo spazio del cinema sempre più ridotto, soprattutto nei quotidiani, e sempre più tendente al gossip (spesso i giornalisti che scrivono in effetti sono quelli della cronaca rosa, mentre i veri critici hanno solo un paio di righe), mi innervosisco un tantino: quando escono certi film (cinepanettoni, Muccino, Verdone, ...) o quando c'è un festival, soprattutto italiano (Berlino o altri sono molto più tirati via), questo benedetto spazio salta fuori! Per altri film invece no, fino alla moda diffusa di alcuni giornali di presentare solo una parte delle novità in uscita nel week-end! E comunque, se lo spazio di una recensione è limitato, a maggior ragione bisognerebbe concentrarsi sull'opera e non fare divagazioni inutili... Ciao

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  • 31 gennaio 2010, 00:47 di montelaura

    @ maldoror e inside man: io credo che si riesca ad essere obiettivi sugli estremi. Mi spiego: Maldoror dice che "Ernst Lubitsch è più grande di Neri Parenti, Alfred Hitchcock è più grande di Ed Wood", che Fellini e Kubrick sono geni e i Vanzina dei mentecatti. Ma penso che sia pacifico, che su questo siamo TUTTI daccordo (okay, okay, ci sn quegli utenti che giudicano palloso 2001 e In the mood for love, ma andiamo: sappiamo che tipo di consumatori di cinema siano....). E' molto più difficile esprimere giudizi obiettivi su quei registi "medi" o tendenti al "mediocre", perchè lì si che subentrano la sensibilità e i gusti personali. Ora, io credo che se qui mi metto a dire che A ME non piace, anzi, detesto il cinema di Ferzan Ozpetek, che secondo me è sopravvalutato pur facendo film dignitosi (sempre rispetto al panorama italiano...), credo che qualcuno avrebbe da obiettare e controbattere ma nessuno si scandalizzerebbe. Così come per le opere di Muccino (quello grande, il piccolo manco lo considero), che io trovo borghesucce e scontate, ma che a molti, anche alcuni critici mica stupidi, piacciono. QUESTO tipo di cinema è molto più difficile da giudicare. Come per gli esempi riportati in questa play, COMPRESO Baaria di Tornatore (anche lui ampiamente sopravvalutato, più che altro da se stesso, che quando fa opere "in minore" è invece molto bravo [vedi "La sconosciuta"]), sono film che obiettivamente nessuno si sente di proclamare capolavori, ma che non sono nemmeno pattume. E qui viene il difficile nel giudicarli, secondo me...

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  • 31 gennaio 2010, 12:25 di maldoror

    Beh si, probabilmente è più difficile giudicare i film appartenenti alla "zona intermedia", ma credo che anche all'interno di questa fascia ci siano delle stratificazioni e differenziazioni, ci sono tanti livelli intermedi, dunque anche all'interno della medietà credo sia possibile giudicare con una certa obiettività: Baaria di Tornatore lo ritengo oggettivamente una schifezza, come molti altri del regista, quelli di Muccino e Ozpetek francamente non saprei perchè non ne ho visto quasi nessuno, ma credo si possano giudicare semplicemente dei prodotti "midcult", vale a dire film di qualità media che tentano di apparire come film d'autore o di farsi veicolo di contenuti importanti (specie Ozpetek), insomma l'hai detto tu stessa mi pare: sono film che per lo più nessuno credo giudicherebbe capolavori, ma neanche pattume totale (anche se spesso più vicini alla seconda tipologia che alla prima), film semplicemente medi, per l'appunto. Mentre sempre all'interno della zona media è possibile trovare dei film di qualità superiore, dei gioiellini, anche questi nè capolavori ne film mediocri: che so, il cinema di genere potrebbe esserne un esempio, i film di Carpenter, di Romero, Raimi, sono pur sempre prodotti medi ma sicuramente superiori rispetto a quelli di Muccino e Ozpetek (anche se il genere è completamente diverso). Il problema della qualità e del giudizio oggettivi secondo me, dipende dalla labilità degli estremi, dall'impossibilità cioè di tracciare dei confini netti e assoluti al "meglio" e al "peggio": tutti più o meno giudichiamo oggettivamente Bergman, Kubrick, Fellini, Welles come il punto più alto della cinematografia mondiale, ma ciò vale solo relativamente ai limiti della "condizione umana", nel senso che un giorno potrebbe venire da un altro pianeta una specie vivente infinitamente più avanzata della nostra i cui artisti potrebbero far sembrare al loro confronto Leonardo da Vinci un totale ebete, dunque da questo punto di vista credo sia impossibile parlare di grandezza e mediocrità in senso assoluto; ciò che possiamo fare è mantenerci e giudicare relativamente ai limiti della nostra condizione e delle nostre capacità, all'interno della quale riuscire a individuare una "obiettività relativa".

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  • 31 gennaio 2010, 17:48 di dedo

    Quindi a questo punto, e concordo in pieno, si può parlare di una “obbiettività relativa” soprattutto, ma non esclusivamente, per film di media levatura, anche se voti così abbondantemente diversi mal si giustificano. Forse è per questo che non ho mai finora usato il termine “capolavoro” né mi sono spinto oltre il voto 9 (in questo sono un po’ all’antica). Ma avevo accennato anche ad un’altra possibilità di influenza sul voto: il “do ut des”. Mi vengono a mente quanta influenza ebbero sul successo o meno di una pellicola i giudizi espressi da Louella Parsons, giornalista e screenwriter attorno agli anni ‘40/50, talmente nota e seguita che in alcuni film venne pure citata. Ma forse questa è solo una mia perversa maligna insinuazione.

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  • 17 maggio 2010, 00:47 di Dalton

    L'utente jackNONsquartatore72 scrisse un'interessante playlist sui "voli pindarici" dei critici di film.tv.it

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