50 anni dopo: ma è davvero un capolavoro?
Fuori dall'essere una provocazione. E' una domanda vera e propria. L'ho visto e rivisto e sempre con grande fatica, con grande noia - anche - e mi sono chiesta sempre: a parte Mastroianni che è veramente splendido, ma il resto dopo 50 anni, non è diventato obsoleto, vecchio, poco interessante (fra l'altro Via Veneto per me è una delle strade più tristi brutte e squallide di Roma)? Voglio dire, dopo 50 anni Rocco è ancora attuale, la Ciociara ancora ci strappa lacrime, Fantasmi a Roma ci fa ancora ridere, L'avventura c'intriga ancora. Ma La Dolce Vita?
Commenti
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9 febbraio 2010, 11:00 di maldoror
Mah, a me pare proprio che sia il neorealismo ad essere irrimediabilmente sorpassato. La dolce vita a mio avviso conserva intatta tutta la sua disperazione, riesce ancora a trasmettere con grandissima intensità tutto il malessere esistenziale dei suoi personaggi, che poi è lo stesso disagio che proviamo ancora oggi, perchè la società descritta da Fellini all'epoca è più o meno la stessa in cui tuttora viviamo, mentre invece quella rappresentata dal neorealismo è bella che andata. Queste sono opere immortali (opere, non semplici film), altro che sorpassate.
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9 febbraio 2010, 11:28 di Utente rimosso (ohmeye)
Il disagio esistenziale... si forse hai ragione, ci riproverò a vederlo, forse non ho captato questo... Beh, la società descritta da Fellini era quella che s'affacciava sugli anni 60 e veniva da un decennio opprimente sopratutto a livello morale, a me sembra che la nostra sia peggio. Cmq grazie per il post.
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9 febbraio 2010, 16:40 di Dalton
Per me che vivo a Roma, Via Veneto resta una delle vie meglio conservate della capitale (sicuramente meglio di Trastevere), tenuta in vita da lussuosi caffè che - tra raffinato folclore ed inevitabili inciuci - resistono dai tempi dell'anteprima dell'opera felliniana. LA DOLCE VITA è innegabilmente un mattoncino inadatto alla maggior parte dei palati - causa l'inconfondibile quanto ineguagliabile stile ipotico/onirico del maestro riminese - ma resta comunque uno spartiacque nella storia del cinema italiano e internazionale. L'unico film italiano (assieme a LA VITA E' BELLA) ad essere entrato nella top ten degli incassi americani e del Commonwealth. Purtroppo, come ogni "istituzione" tende ad essere mistificata o strumentalizzata: inconsueto vedere il suo poster nell'ufficio di Eva Mendes in LIVE; perfino insensato (o, per meglio dire, pretestuosamente intellettual-radical-chic) vedere Simon Pegg e Kirsten Durst che danzano sulle note di Nino Rota durante una sua proiezione al Central Park, nel finale di STAR SYSTEM. Per il grande pubblico e per la critica che delibera i premi, Antonioni è ancora più ostico di Fellini - ricordate la battuta di Gassman ne IL SORPASSO? - perciò se vien difficile intrigarsi con LA DOLCE VITA, figuriamoci con L'AVVENTURA ...
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9 febbraio 2010, 17:00 di Dalton
Comunque, anche LA CORAZZATA POTEMKIN parla di una Russia zarista che non c'è più (forse), è un film muto, le contestazioni di massa e gli intenti socialisti sono stati etichettati (a torto o a ragione) alla stregua di utopie che hanno portat unicamente caos, delusione e dittature ... e ciò ha autorizzato Luciano Salce, ne IL SECONDO TRAGICO FANTOZZI a conclamarlo "una c****a pazzesca" !!!
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9 febbraio 2010, 22:38 di jonas
Per me è un capolavoro, e i capolavori sono per definizione atemporali. Certo, fa riferimento a una realtà che non c'è più, ma in sé non mi sembra invecchiato.
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9 febbraio 2010, 23:55 di bradipo68
Io con questo film di Fellini(e anche altri della sua cinematografia)ho un rapporto contrastato:non vi ho mai riscontrato quella grandezza concettuale che quasi tutti gli riconoscono.Lo stile è abbacinante a mio parere il contenuto no,lo trovo sottilmente ipocrita e con intenti censori che sono lontanissimi dal mio modo di pensare.E questo lo dico senza magari usare il neretto che usa Dalton per rafforzare il concetto che è inadatto alla maggior parte dei palati.Non è mica una colpa che non piaccia e non credo che sia il deficit di tutti i palati a cui non piace.Ciò detto lungi da me non rispettare quanto detto dagli altri e lungi da me cercare di far cambiare idea a qualcuno.A me non piace,non è mai piaciuto e l'ho visto già numerose volte perchè cerco di cogliere a ogni ulteriore visione quello che hanno indicato altri più qualificati di me.Ma fino ad ora la ricerca è stata infruttuosa.Un saluto a tutti
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10 febbraio 2010, 09:29 di Utente rimosso (ohmeye)
@Dalton: A me L'Avventura è piaciuto tantissimo, mi ha molto più affascinato che La dolce vita. Francamente trovo meno ostico Antonioni...(però lo dici pure tu che è un mattone...figurarsi a uno a cui non piace...)
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10 febbraio 2010, 09:45 di Utente rimosso (ohmeye)
@Bradipo68: anch'io ammetto di essere abbastanza attratta dallo stile ma completamente respinta dal contenuto, specialmente 8 e mezzo che mi sembra anche un po' misogino (insomma io sono una che al cinema guarda tutto, ma quella della frusta mi dà veramente fastidio), oltre che come dici tu vagamente ipocrita. Probabile che Fellini come altri registi sia caduto sotto l'effetto Morlion (il fondatore della Pro Deo che cristianizzava i copioni...)
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10 febbraio 2010, 10:13 di maldoror
Nooo dai, scusate, allora, massimo rispetto per la soggettività ecc, ma certe cose mi sembrano proprio oggettivamente sbagliate; ne La dolce vita io non trovo la benchè minima traccia di moralismo, il moralismo casomai è stato dei bigotti e della stessa Chiesa che lo hanno attaccato ferocemente alla sua uscita (si pensi al famoso articolo "la schifosa vita" uscito mi pare sull'Osservatore romano, e secondo molti firmato da Oscar Luigi Scalfaro); non c'è moralismo, c'è semplicemente la rappresentazione di una vacuità esistenziale: i gesti, i rapporti umani, perdono di significato e di consistenza in quanto l'intera esistenza viene percepita come priva di scopo (e questo in quanto sono crollate le basi stesse della società), per questo vediamo gente che fa l'amore a destra e a sinistra con chi gli capita, non certo perchè Fellini voglia dirci "guardate che razza di porci che sono"; i personaggi sono mossi da una sorta di inerzia, agiscono senza nessun motivo, solo per "noia", per un tedio esistenziale, e questo senso di profondo malessere, di incomunicabilità, di vuoto di senso, ci viene fatto percepire in ogni singola scena, in ogni singolo rapporto umano: dalla scena iniziale con la prostituta, al rapporto col paparazzo, al viaggio in macchina con la Ekberg, al rapporto tra Marcello e il padre (semplicemente struggente!!), al suicidio dell'intellettuale, all'orgia finale, tutto trasuda un senso di sconforto angoscioso, e qua sta la grandezza del film. Per inciso, tale condizione è ancora interamente presente nella nostra società, non c'è nulla di superato, semplicemente oggi siamo arrivati a un livello di abbrutimento ulteriore, ma le basi non sono cambiate. @Ohmeye: la scena della frusta in Otto e mezzo è autoironica, Fellini deride sè stesso e i propri deliri di onnipotenza, ma soprattutto il proprio desiderio di regressione infantile: il protagonista sogna di essere cullato dalle sue donne così come lo era dalle sue bambinaie da piccolo, fa il bagno nella stessa tinozza che vediamo nel primo flashback relativo alla sua infanzia; poi si, c'è probabilmente una leggera misoginia, ma che però è sempre compensata dalla profonda autocritica (e anche pesante) che Fellini rivolge a sè stesso lungo tutto il film, oltre che dall'entusiasmo e l'amore, in ogni caso, per il mondo femminile; e poi il contenuto di Otto e mezzo non si ferma mica qui, il percorso esistenziale di Guido e la sua presa di coscienza finale sono tra le cose più profonde, poetiche, emozionanti e intense che il cinema ci abbia mai dato.
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10 febbraio 2010, 15:14 di steno79
Per me è un monumento del cinema mondiale, allo stesso livello di Quarto potere, del Potemkin, di Vertigo o dei Sette samurai. Tra i film che hai citato nell'introduzione, solo Rocco e i suoi fratelli e L'avventura sono opere che possono stare affianco a La dolce vita (preferire l'uno o l'altro è questione di gusti personali, secondo me L'avventura nel corso degli anni ha perso qualcosina), mentre il confronto con La ciociara o Fantasmi a Roma è assolutamente impossibile e a sfavore di questi ultimi. Per l'analisi dei contenuti, sottoscrivo interamente quanto detto da maldoror.
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10 febbraio 2010, 15:55 di carlos brigante
non concordo invece con quanto detto da maldoror a riguardo del Neorealismo, definito sorpassato. Opere ad esempio come "Germania anno zero" o "Sciuscià" (tanto per citare solo due casi) non sono affatto sorpassate....reggono eccome, proprio per il fatto di essere opere senza tempo; opere di livello che il tempo non ha e non può scalfire....
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10 febbraio 2010, 16:24 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
"Già: 50 anni. E mi ricordo, ero un ragazzino - le voci di ieri e quelle di oggi si somigliano. Solo che allora erano i preti a concionare se La dolce vita fosse 'opera d'arte' o un ingombro nel deserto post-materazziano. Allora pochi avevano letto Joyce. Molti, 50 anni dopo non lo hanno letto. E se lo hanno letto, non ci hanno capito un'acca. Strano che si chieda al cinema quel che non si domanda ad altre arti. Se, per esempio, non sia 'invecchiato' un Pollock qualsiasi, un Arshyle Gorkij. La domanda dovrebbe essere posta (si può provare a erigere un comitato ad hoc) ogni, mettiamo, decennio. "Chiedo alla Signoria Vostra se sia lecito considerare 'opera d'arte' La dolce vita. Il tempo ha posto la sua ruggine sull'abbagliante stile che ora mostra contenuti moralistici. Pregovi intervenire in merito.". Oppure, indire un referendum, 500.000 firme per un'opera che già al suo apparire sugli schermi, divise il pubblico, ma non la critica, anche la più abietta, si troverebbero facilmente. Siamo in un Paese ("paese" paesano) che dissipa continuamente i suoi poeti; altrove non accade: nessuno si chiede a Parifi se Carné, se Renoir... ia Londra se Powell & Pressburger... a Tokyo se Kobayashi... in America (no, né negli States né nella nostra piccola colonia ci si è mai posta la domanda, solo colà i 'capolavori' possono essere eterni. La sensibiltà alla 'recezione' di un oggetto d'arte non è materia che si insegna nelle scuole. Mia nonna, analfabeta mi disse nel 1960: 'Grazie, figliolo, io non ci capisco nulla, ma questo film è 'nu cape e' robbe!'"
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10 febbraio 2010, 18:25 di maldoror
@carlos: si, diciamo che sono stato un po' frettoloso nel giudizio; i film del neorealismo, almeno quelli più grandi, sono delle opere d'arte, e in quanto tali possiedono una forza che li rende immortali (come del resto lo sono le opere di Verga). Io facevo riferimento al post iniziale di ohmeye in cui si consideravano ancora attuali La ciociara e Rocco e i suoi fratelli ma sorpassato La dolce vita, e mi chiedevo perchè, visto che quest'ultimo film parla di una società che è ancora la nostra, mentre quella descritta dai neorealisti ormai non c'è più; quindi mi correggo: il contesto sociale è sorpassato, non i film neorealisti. La dolce vita invece lo ritengo ancora pressochè totalmente attuale, sia dal punto di vista artistico che da quello del contesto sociale.
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10 febbraio 2010, 18:59 di carlos brigante
tranquillo non c'è problema.....;)
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10 febbraio 2010, 19:11 di maldoror
Mai pensato il contrario, era una puntualizzazione dovuta.
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10 febbraio 2010, 22:14 di Dying Theatre
sì, lo è.
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10 febbraio 2010, 22:41 di maldoror
Si, ormai è appurato.
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10 febbraio 2010, 23:04 di mm40
Ovviamente lo è ancora, finchè esisteranno esseri umani esisteranno crisi di mezza età e Dolci vite da ricordare con falsa nostalgia. E' una provocazione, altro che una domanda seria! Come è una provocazione, del resto, il titolo di questo film. Ma se l'hai sempre visto con fatica e noia, non sorprende che non ti dica nulla oggi: ognuno ha i suoi 'capolavori incompresi'... non mi permetterei mai di dirti che sei tu a sbagliare, ci mancherebbe: è la vecchia storia del 'de gustibus'. Ma per chi scrive e per tanti altri, se Rocco è ancora attuale, la Ciociara ancora ci strappa lacrime, Fantasmi a Roma ci fa ancora ridere, L'avventura c'intriga ancora, bè, La dolce vita ancora oggi non solo è ancora attuale, ma pure ci strappa lacrime e risate (sarcastiche, più che altro) e ci intriga un sacco. Tutto assieme.
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11 febbraio 2010, 00:30 di Utente rimosso (astronomy domine
Terra anno 3200, gli extraterrestri arrivano sul nostro pianeta, ormai non c’è più nulla, nessun uomo è sopravvissuto, solo macerie e desolazione. Siamo arrivati troppo tardi, dice uno di loro. Si incamminano alla ricerca di tracce di una civiltà ormai estinta, quando ad un tratto un altro esclama: che cosa è questa strana scatola metallica circolare? Piano piano la apre e trova un nastro nero avvolto, esita come la scimmia di 2001 di fronte a monolito, poi prende coraggio e stende il nastro contro luce ed esclama: Cazzo, ma è Marcello Mastroianni e Anita Ekberg nella Fontana di Trevi, La Dolce Vita, Il Grande Federico Fellini, ragazzi diamoci una mossa vediamo se troviamo anche 8 e 1/2
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13 febbraio 2010, 21:01 di Inside man
Sottoscrivo al 100% il commento di Marcello ("Strano che si chieda al cinema quel che non si domanda ad altre arti."), per me quello è il punto su cui discutere e fare, possibilmente, passi in avanti.
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14 febbraio 2010, 00:30 di kerouac
buona sera a tutti: anche secondo me marcello del campo ha colto nel segno. e si riallaccia a una questione gemella: cherchi usai ultimamente si domandava se i capolavori del cinema possono invecchiare rispetto alle altre forme d'arte. il complesso d'inferiorità della visione successiva è sempre un tabù per i capolavori che superano la prova degli anni, ma stranamente questo fenomeno è più irreversibile per le opere cinematografiche e per le difficoltà che i pubblici moderni hanno con estetiche e poetiche del passato (ma diciamocelo...pure - a priori- con il bianco e nero, a volte...). la pittura risente molto meno questo fenomeno perchè l'opera d'arte è fondata su una riorganizzazione dello spazio "statica", mentre il cinema ha l'onere di restituire un'organizzazione dinamica dell'immagine, che di conseguenza riflette (ed a sua volta è riflessa) il tempo e lo spazio di un contesto. è chiaro che la percezione del pubblico cinematografico sarà quindi molto diversa dal pubblico che osserva una pittura del passato: nella nostra visione del capolavoro cinematografico quindi non "lavorerà" solo la questione psicologica della sensibilità e della forma dell'oggetto, ma anche (e soprattutto) la trasformazione/evoluzione delle definizioni di tempo e spazio, che più di ogni altro fattore modificano la percezione dell'immagine in movimento. quindi non devono allarmare le "incompatibilità" con i presunti capolavori che furono, soprattutto se provengono da cinematografie lontane per durata o chilometri. ma a volte invece l'incantesimo succede, ci si innamora di un film estraneo al presente che generazioni e generazioni hanno "vissuto" (vivere il film mi sembra l'espressione giusta in questo caso) con altrettanto trasporto: quando questo miracolo succede, quando il passaggio di testimone si avvera, non c'è nulla che può riempire di maggior soddisfazione un cinefilo. detto questo, "La dolce vita" è datato? indubbiamente cinquant'anni sono trascorsi, ma come "La Divina Commedia" il film di Fellini ha l'immortalità dalla sua: l'anima dell'Italia è ancora quella.... concludo lasciando la parola a uno che ne sa più di me: "Quando ho visto LA DOLCE VITA non sapevo più se era il film più grande o il più noioso che avessi mai visto, e alla fine ho concluso che era tutte e due le cose insieme" (Billy Wilder).
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14 febbraio 2010, 06:46 di Inside man
D'accordissimo con te Kerouac, mentre (con deferenza) dissento dal grande "Billy"; la mia ammirazione per "La dolce vita" è tale che non posso associargli in alcun modo la parola "noioso", nemmeno in senso elogiativo. Un saluto.
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14 febbraio 2010, 15:25 di Utente rimosso (ohmeye)
Diciamo che guardare il catologo delle perversioni altrui se all'inizio da qualche brivido di piacere alla fine risulta noioso. Forse era questo che intendeva Wilder? Non lo so. Ma La dolce vita mi fa pensare a quella letteratura in cui ci si compiace di descrivere vizi altrui, e dopo un po' la lettura diviene insopportabile. Per dirla breve: ma che me ne importa delle perversioni degli Odescalchi (mi pare fossero loro nella scena della villa)? Ce le avranno anche adesso, e anche adesso non me ne importa un accidente. Segno del disagio di una società? Il catalogo dei vizi è sempre sarcastico mai drammatico. A me piacciono i film drammatici e le scene madri, invece. Mi piace credere che qualcuno ancora ha un anima. Forse è il risultato di una educazione cattolica e di un'ascendenza contadina.
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