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09/02/2010 h. 10.41 Film: Playlist libera
C'è posto per Dio nell'universo?

C'è posto per Dio nell'universo?

Leggendo il libro-intervista di Woody Allen "Conversazioni su di me e tutto il resto", mi sono imbattuto più volte nella concezione che il regista ha del mondo e dell'esistenza. Secondo il buon Woody, l'universo è privo di Dio, la vita, priva di significato, è spesso un'esperienza terribile, orrenda e senza alcuna speranza e i rapporti d'amore sono molto molto ardui. Beh, un po' cupa come visione, no? Io non sono così pessimista e, come ho sentito dire da qualche parte, concedo a Dio il beneficio del dubbio. In questa sede, non voglio riaprire il dibattito sull'esistenza di Dio: mc5 ha scritto un'interessantissima playlist sull'argomento qualche tempo fa. Ciò che, invece, mi piacerebbe fare - contando, come sempre, sul vostro prezioso aiuto! - è stilare una lista di film che sostengano le varie tesi, per vedere come il cinema ha affrontato l'argomento.

  1. DvdBlu-RayUmd non disponibile Match Point (2005) Avendo citato Woody Allen nella premessa, non potevo che cominciare con uno dei suoi film. Match Point è stato definito da un prete-filosofo della St. John's University il film più ateo mai realizzato. In effetti, la visione di un mondo in cui i delitti restano impuniti e i delinquenti continuano la loro vita come se nulla fosse è piuttosto disperante e getta ombre scure sull'esistenza di un Dio che regge l'universo e lo governo seguendo un progetto il cui senso fatichiamo a comprendere.
  2. DvdBlu-RayUmd non disponibile La vita è meravigliosa (1946) Il film di Capra ci propone una visione diametralmente opposta rispetto a Match Point. Dio c'è, è presente nella vita di tutti noi e, anche se non ce ne accorgiamo, ci sostiene nei momenti di difficoltà. L'esistenza di ciascuno di noi è unica e imprescindibile: quando James Stewart vede cosa sarebbe stato se non fosse mai nato, capisce che non esistono problemi insormontabili e che ogni ostacolo può essere superato con fede e buona volontà.
  3. Io confesso (1953) Nella realizzazione di questo film, Alfred Hitchcock parte dal presupposto che Dio esista e che ogni sacrificio da lui richiesto valga la pena di essere fatto. La visione di Dio che il regista inglese ci dà, tuttavia, è ben lungi dall'essere rassicurante: è infatti in nome di Dio che Montgomery Clift, pur se innocente, si lascia accusare dell'omicidio commesso da qualcun altro. Religione e senso di colpa vengono rappresentati come due facce di una stessa medaglia. Verrebbe da chiedersi, se siamo stati creati da Dio perché dovremmo sentirci in colpa per il solo fatto di esistere?
  4. DvdBlu-RayUmd non disponibile Non è un paese per vecchi (2007) Ecco un'altra visione totalmente pessimista della realtà, una realtà in cui Dio sembra non trovare posto. Rispetto a Match Point, la vita pare avere ancora meno significato, visto che è così facile guardare negli occhi la persona che si sta per uccidere e riuscire a farla franca nonostante la scia di sangue che ci si lascia appresso.
  5. DvdBlu-RayUmd non disponibile Il bambino con il pigiama a righe (2008) "Lasciate che i pargoli vengano a me". Queste le parole di Gesù nella Bibbia. Poi vedi questo film, quei bambini che non capiscono l'orrore che li circonda e non si lasciano dividere dalle atroci barriere create dagli adulti, quei bambini che, alla fine del film, come direbbe Guccini "sono nel vento", e ti chiedi perché. Dio si disinteressa del mondo o è il mondo che, liberamente, può scegliere di non sottostare alle regole di Dio? Ancora una volta, l'universo senza Dio sembra la risposta più coerente.
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Don Camillo (1952) Lo so, è un film per certi versi ingenuo che poco ha a che vedere con gli altri. Però è espressione di una religiosità genuina, di una visione del mondo in cui ognuno è prezioso e tutti possono trarre vantaggio dall'aiuto reciproco. Dio c'è, è costantemente al nostro fianco, ci indica la strada da seguire, ma non ci obbliga a percorrerla. Don Camillo spesso sbaglia "vittima" del proprio libero arbitrio, ma Dio, nella sua infinita bontà, è sempre pronto a perdonarlo e ad accoglierlo fra le sue braccia. A Brescello, un universo senza Dio non pare proprio concepibile!
  7. DvdBlu-RayUmd non disponibile 2001: Odissea nello spazio (1968) Parlando di Dio e di universo, non posso non citare ancora una volta Stanley Kubrick che parlò di 2001 in questi termini: "Queste intelligenze cosmiche, avendo sviluppato la propria conoscenza nel corso dei millenni, devono essere tanto lontane dall'uomo quanto noi lo siamo dalle formiche. Potrebbero stare fra loro in costante contatto telepatico, da una parte all'altra dell'universo, e potrebbero aver ottenuto il dominio assoluto della materia per riuscire così a spostarsi con la telecinesi su distanze di miliardi di anni luce; nel loro massimo sviluppo potrebbero essersi totalmente sbarazzati di ogni involucro corporeo ed esistere in ogni luogo dell'universo sotto forma di coscienze immateriali e immortali. Quando si inizia a discutere di queste possibilità, ci si rende conto che le implicazioni religiose dei discorso sono inevitabili, perché gli attributi fondamentali di tali intelligenze extraterrestri sono gli stessi che noi assegniamo a Dio. Quello con cui abbiamo a che fare qui, infatti, è la definizione scientifica di Dio. Se mai questi esseri fatti di pura intelligenza intervenissero nelle faccende umane, noi potremmo comprenderli solo nei termini di una divinità o di un portento magico, tanto i loro poteri sarebbero lontani dalla nostra possibilità di comprensione razionale".
SI

Commenti

  • 9 febbraio 2010, 12:16 di AIDES

    Non c'è posto per l'uomo nell'universo.

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  • 9 febbraio 2010, 14:09 di Neve Che Vola

    Escludere Dio dall'universo non vuole necessariamente dire che la Vita sia priva di significato. Non c'è bisogno di Dio per darle significato, per esempio i Buddhisti non credono in alcun Dio, eppure a quanto pare credono fermamente possibile "rendere la propria Vita significativa". El Topo di Yodorowski in certo qual modo affrontava anch'esso questo tema, non so se si possa considerarlo un titolo sull'argomento, ma provo a proporlo.

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  • 9 febbraio 2010, 15:52 di steno79

    Mi permetto di citare alcuni film "atei", che da me sono stati percepiti come tali per la visione che propugnano : Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini (forse il film più ateo mai realizzato, molto più di Match Point), La grande abbuffata di Ferreri, Viridiana di Bunuel, Il diavolo probabilmente di Bresson, Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco, L'ora di religione di Bellocchio, Il silenzio di Bergman, L'age d'or di Bunuel. I film religiosi invece sono tantissimi, e tu hai citato La vita è meravigliosa che forse ne è l'esempio più alto.

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  • 9 febbraio 2010, 18:01 di Scotty

    @Neve Che Vola: "Escludere Dio dall'universo non vuole necessariamente dire che la Vita sia priva di significato". Sono perfettamente d'accordo con te. Quello che ho scritto nella premessa era una citazione di Woody Allen che, come si sa, è molto pessimista su tutto. In effetti, il senso della vita può essere ricercato in molte altre cose che poco o nulla hanno a che fare con la religione. Condurre una vita etica cercando di rendere migliore la vita delle persone che incontriamo quotidianamente può essere un esempio, e non credo che i principi etici debbano necessariamente rifarsi a quelli religiosi. Anzi, secondo me, condurre una vita onesta basandosi su solidi principi morali ma laici rappresenta una scelta molto più etica e consapevole che sentirsi parte, più per abitudine che per fede vera, di una qualsiasi confessione religiosa che predica bene ma troppo spesso razzola male...

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  • 9 febbraio 2010, 18:01 di Dalton

    In MISTER HULA HOOP, i fratelli Coen rappresentano un punto di vista diametralmente opposto a quello poi mostrato in NON E' UN PAESE PER VECCHI. Eppure il succo è sempre quello. Nei loro film, dissertano sull'imprevedibilità del fato, di come il male sia un modus-operandi inconcludente e le pene non siano distribuite salomonicamente dagli uomini. Sicuramente Javier Barden (che rappresenta appunto il destino o il voler affidarsi ad esso) ne esce più malconcio rispetto al suo probo, "vecchio" antagonista Tommy Lee Jones .............................. Riguardo l'indiscutibile genio di Woody Allen, egli si è ritagliato addosso un personaggio inconsueto: un intellettuale che fa film intellettuali ... contro gli intellettuali. In più, ha esposto un'antitesi dei super-uomini stile Clint Eastwood, dove l'imperialista anglo-americano veniva messo a nudo nel suo rovescio della medaglia. Per mettere in scena tale ruolo ha scavato nelle sue origini ebraiche. Tale presenza scenica da vittima simil-fantozziana, votata più alla riflessione autoimplosa che all'azione esplosiva, gli ha consentito di restare a galla nel panorama cinematografico per oltre 4 decenni (segno di grinta e anche un "miracolo" se compariamo la prolificità della sua carriera con quella di altri suoi colleghi). E come ogni vittima segnata da sconfitte, deve inviare continui segnali avvilenti. Per lui è un esigenza! ........................... DON CAMILLO di Duvivier, per me, non è un filmetto bensì un film notevole ........................................ Ottima la citazione di Stanley Kubrick. Nella misura in cui la religione può anche essere rappresentata anche da concetti extra-terrestri (o extra-CRISTIANI)

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  • 9 febbraio 2010, 18:08 di Dalton

    @Steno: una piccola precisazione. SALO' era un film anti-vaticano, più che ateo. Pasolini mette in bocca ai 4 farabutti (indi, personaggi deleteri) la negazione di ogni principio religioso di qualsiasi forma religiosa. Pasolini nutriva ammirazione per la parabola cristiana (non limitatamente cattolica) del Cristo, al punto che il suo VANGELO SECONDO MATTEO non escude la possibilità del miracolo. Stessa possibilità che Ingmar Bergman presenta ne LA FONTANA DELLA VERGINE.

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  • 9 febbraio 2010, 20:01 di maldoror

    Io mi sento molto molto vicino alla posizione di Woody Allen; credo che ci si possa illudere di dare un senso alla vita, ma se si esclude l'idea di Dio (nel quale io non credo) niente può avere senso, in quanto viene meno l'idea stessa di una finalità insita nel tutto. Il rispetto dell'etica, la dedizione nei confronti del prossimo, le varie pseudo-filosofie orientali sono tutte delle scappatoie, tutte illusioni, senza parlare del fatto che un'etica senza Dio non può esistere. Tornando al cinema, credo che forse l'unica e probabilmente più stimolante via d'uscita, ci sia stata suggerita nel finale di Otto e mezzo (che poi è la stessa cosa che diceva Nietzsche): rinunciare consapevolmente al raggiungimento di un fine, guardare la vita in faccia nel suo divenire, senza uno scopo, "essere ciò che si è, e non ciò che si vuole essere". Si riguardi quel film e si mediti con attenzione sul monologo finale di Mastroianni, semplicemente da brivido, poesia allo stato puro.

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  • 9 febbraio 2010, 21:03 di Dalton

    Beh, Maldoror, fattelo dire da un agnostico come me: c'è molta gente che non crede in Dio ma compie "opere di bene" ed assume impegni per il benessere sociale. Nessuno può dimostrare che il Dio cattolico o le pseudo-filosofie orientali siano illusioni: parliamo dello spirito, non qualcosa di materiale. L'etica è qualcosa di personale, la stai confondendo con la coscienza (essa implica il confronto con Dio) che è ben differente dalla morale (che implica il confronto con le istituzioni) o la dignità (che implica il confronto con la società). Il senso della vita è quello lo si crea soggettivamente e puo variare a seconda dei periodi. Perciò, una vita senza scopo è impossibile. Concordi con Allen perchè anche tu esponi ragionamenti realizzati minuziosamente senza via d'uscita. Infine, noto che, parlando di religione, ci aggiriamo sempre intorno alle pastoie del Dio monoteistico apostolico romano. Qualcuno tenta una fuga verso gli extra-terrestri, qualcun altro verso le filosofie orientali: esiste Allah, esiste il Pantheon indù, esiste l'agnosticismo, ecc ...

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  • 9 febbraio 2010, 21:38 di Neve Che Vola

    Secondo me, è certamente più facile smontare l'idea di Dio che le pseudo-filosofie orientali, se non altro per il fatto che andrebbero conosciute. Non si tratta di filosofie (quindi tantomeno pseudo-filosofie), ma di approcci alla vita che sono scientifici. Mi hanno detto da più parti (ma non entro nel merito perchè non conosco la fisica) che la fisica quantistica sta dimostrando adesso cose che le "pseudo-filosofie" orientali hanno scoperto cinquemila anni fa (o giù di lì). Solo un occidentale può credere che il Buddhismo o gli Yoga Sutra di Patanjali siano filosofia, per il semplice fatto che riporta alla sua forma mentis tutto ciò che gli capita a tiro e che ai suoi occhi assomigli alla filosofia o ad una sua contraffazione. Non parlo dell'Oriente in generale, ma di alcune discipline. Parlando appunto dello Yoga, è matematica, non opinione. Ti viene suggerito: fai l'esperienza x (che richiede applicazione e disciplina) e sorgerà l'esperienza y. Fino a che non l'avrai fatto, non potrai parlare della veridicità o meno dello Yoga. Non richiedono una fede cieca, al contrario richiedono che ci si metta il naso. Ma appunto qui sta il guaio: il naso non ce lo metti, epperò dichiari di sapere che sono illusioni. Da dove nasce questa idea? L'idea di Dio è qualcosa di diverso, non può essere dimostrata, non esiste una formula che ti suggerisca "fai l'esperienza x, applicati, e vedrai che seguirà l'esperienza y, cioè vedrai Dio". In questo sta la differenza tra Cristianesimo e Yoga oppure Buddhismo. E non è che in Oriente si ignori l'idea dell'autosuggestione. E' chiaro, se ti ripeti per ore, mesi, anni "Dio esiste", potrebbe anche succedere che alla fine tu lo veda. Ma si tratta di autosuggestione, e niente ha a che fare con i suggerimenti di Patanjali. Uno dei pericoli dello Yoga, o dello Zen, consiste appunto nella possibilità di cadere in uno stato ipnotico autoindotto, per cui entrambe le discipline, che sappia io, hanno un occhio di riguardo per tale possibile pericolo (anzi, ben più che possibile, cosi' reale da renderlo centrale negli insegnamenti). Insomma, c'è differenza tra una esperienza interiore vera (che si riflette nel mondo come "azione") oppure l'allucinazione di un drogato. Woody Allen e Paolo Villaggio hanno in comune una certa bruttezza fisica, secondo me, io mi chiedo, ipotizzando un pò: le loro elucubrazioni sono libere da questa premessa di "figura brutta", oppure per esempio il pessimismo di Allen (chiedo, perchè non amo Allen e non vedo i suoi film) è influenzato a sua insaputa proprio dal suo fisico? Se sei piccolo, bruttarello, insignificante (intendo nella maniera socialmente accettata di solito di tale definizione, perchè in effetti dare una simile definizione in assoluto sarebbe problematico), non può essere che il tuo pensiero ne sia influenzato? Non ricordo dove l'ho letto, ma un Maestro chiese ad un allievo (è l'allievo stesso che lo racconta pescando nei ricordi): "Che cos'è che non sopporti di te stesso?" e lui se n'è uscito con dotte ed incredibili disquisizioni su cosa non gli piaceva di lui stesso. Il Maestro rideva al punto da fare sentire offeso l'allievo, e alla fine disse :"Te lo dirò io che cosa non ti piace di te stesso: che sei fisicamente insignificante". Tutto lì, e l'allievo ammise che era vero.

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  • 9 febbraio 2010, 21:57 di maldoror

    "Ma appunto qui sta il guaio: il naso non ce lo metti, epperò dichiari di sapere che sono illusioni. Da dove nasce questa idea?" Dal fatto che per un certo periodo ho frequentato un gruppo buddhista col quale ho parlato a lungo, che mi sia fatto spiegare l'origine e il significato del nam mio ho renge kyo e che lo abbia pure praticato diverse volte col suddetto gruppo.

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  • 9 febbraio 2010, 21:59 di maldoror

    @Dalton, riporto qui quello che ti ho scritto pure in privato: quando parlavo di etica mi riferivo a un codice comportamentale che fosse universalmente riconosciuto come valido e da rispettare; quello in cui non credo è la legittimazione a priori di un tale principio, perchè credo che tutte le norme etiche e morali non siano altro che un'invenzione dell'uomo, e che pertanto "morto Dio, tutto è possibile"; non credo neanche in una finalità dell'esistenza, uno scopo ultimo della vita, quindi credo che l'adozione di un'etica individuale possa solamente illuderci di stare dando un senso alla nostra vita, la quale è a mio avviso di per sè priva di senso.

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  • 9 febbraio 2010, 22:24 di Neve Che Vola

    @maldoror: anche tu sei stato a quelle riunioni? Anche io, e ti devo dare ragione. La Soka Gakkai in effetti dice di essere la portatrice del messaggio non del Buddha storico Shakyamuni, ma di un altro, a loro avviso "più Buddha del Buddha" in quanto, se non erro, nuova incarnazione dello stesso in forma più evoluta. Pensa che mi avvicinò un amico con l'idea di portarmi a praticare, credendo che fossi completamente digiuno di Buddhismo (in effetti non è che sia un grande esperto, ma in confronto a lui quasi lo sembravo). Tentai quindi di fargli alcuni discorsi anch'io, e rimasi sorpreso dalla sua chiusura: poteva certo non accettare i miei discorsi, ma lui proprio non li sentiva nemmeno... Non voglio mettere in dubbio che il loro "nam mio ho renge kyo" sia efficace, in fondo, da quel che so io, un Mantra è un "massaggio al cervello" in forma di suono, ed è facile che un certo effetto possa raggiungerlo. Quindi non so fino a che punto valga il contenuto. Ci sono fonti a mio avviso ben più attendibili di questo gruppo, per esempio il Lama Anagarika Govinda ha scritto un intero libro sul Mantra della Compassione, ne ho letto un pò ma alla fine ho rinunciato. La cosa che più mi colpì della Soka Gakkai era che non si citava mai il Dalai Lama (insomma, il capo spirituale del Buddhismo...) nè gli insegnamenti del Buddha storico, ma solo del loro Buddha e la parola di Ikeda (che certo non mi è sembrato comunque un idiota). Alla fine, dopo una ventina di volte, lasciai perdere. Loro dicono di essere dei Buddhisti, lo dicono...Se avessi frequentato solo loro, sarei arrivato alle tue medesime conclusioni.

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  • 9 febbraio 2010, 22:28 di Neve Che Vola

    Anche secondo lo Zen la vita è senza scopo, non è necessariamente detto che ci sia uno scopo. Anzi, uno dei punti su cui insiste, è che spesso proprio la presenza di uno scopo possa essere d'ostacolo alla realizzazione interiore.

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  • 9 febbraio 2010, 22:34 di Neve Che Vola

    Dimenticavo un particolare tragicamente divertente che accadde proprio durante una di quelle riunioni: una signora disse, più o meno: "mi sentivo male, e recitai il mantra. Mori' mio marito. Per tirarmi su, lo recitai ancora, indefessamente, mori' mio figlio poco dopo. Quindi lo recitai ancora, e mi ricoverarono in presa ad una crisi isterica. anche lì lo recitai..." e andò avanti con una serie di sciagure, non sto scherzando. Evitai di dirle "Provi un pò a non recitarlo, allora!", non me la sentii...

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  • 9 febbraio 2010, 22:49 di Dalton

    @maldoror: la vita non ha senso all'infuori di quello che gli attribuiamo noi. Abbiamo detto la stessa cosa da due punti di vista differenti.

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  • 10 febbraio 2010, 00:56 di Neve Che Vola

    Butto lì non un commento, ma un link ad un video dello psicologo Mauro Scardovelli che ho trovato molto interessante: http://www.youtube.com/watch?v=FfW1CLyEhQI______"Dio è morto", ha detto Nietzsche, ma oggi possiamo dire che anche il nostro prossimo sia morto...

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  • 10 febbraio 2010, 00:57 di Neve Che Vola

    @Scotty: tiro a indovinare: La donna che visse due volte non ti è piaciuto!

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  • 10 febbraio 2010, 10:47 di Scotty

    Signori, sono senza parole! Avete arricchito questa playlist oltre ogni aspettativa! Grazie a tutti!! @Neve Che Vola: come sai che La donna che visse due volte non mi è piaciuto? :-)

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  • 10 febbraio 2010, 14:30 di Neve Che Vola

    @Scotty: l'ho immaginato vedendo avatar e nick....

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  • 11 febbraio 2010, 05:19 di LAMPUR

    L'Angelo sterminatore e L'ultima tentazione di cristo. Capitolo Match Point: ammessa l'analisi, come la mettiamo con Sogni e delitti?

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  • 11 febbraio 2010, 17:41 di Dying Theatre

    "C'è posto per Dio nell'universo?" nell'universo forse... ma sul 18 notturno... che non ci speri minimamente.

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  • 12 febbraio 2010, 14:13 di AIDES

    Non c'è posto per l'universo nell'uomo.

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  • 13 febbraio 2010, 11:38 di Scotty

    @LAMPUR: secondo me, nonostante ciò che dice la critica, Sogni e Delitti vale tanto quanto Match Point. Indubbiamente, il tema del non senso della vita e della possibilità che i delitti rimangano impuniti è il medesimo in entrambi i film, anche se il finale è diametralmente opposto. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto a proposito di Crimini e Misfatti, in cui il personaggio interpretato da Martin Landau vive un'esperienza analoga a quella di Jonathan Rhys-Meyers in Match Point: una volta compiuto il delitto, entrambi riprendono la loro vita lasciando che il senso di colpa si affievolisca sino a sparire del tutto.

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