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21/02/2010 h. 04.31 Film: Playlist libera
Disprezzo, Cinema e Insonnia (Vivre Sa Vie)

Disprezzo, Cinema e Insonnia (Vivre Sa Vie)

Travis cammina per le strade di New York, tiene le mani in tasca, molto dolore nel cuore e troppi pensieri in testa. Non sono certo il protagonista di Taxi Driver, eppure...in questa ennesima notte senza calore mi muovo allo stesso modo. Non appartengo a nessun luogo e nessun luogo mi appartiene, sradicato da un equilibrio che non tornerà. Non attendo nessuno lungo la via e nessuno mi attende nel letto caldo per dirmi che sono mancato. A pensarci meglio nemmeno una casa che sia la "mia" mi attende, ma "solo" (ed è già qualcosa) un rifugio d'emergenza da cui ancora non mi sono schiodato e per il quale dovrò ringraziare un amico che nel momento del bisogno non è fuggito. Le strade sono semideserte, l'asfalto umido e pesante. La testa scoppia, sommersa da parole che compulsivamente rimbalzano da mesi nel cervello e che finalmente mostrano la loro vera natura (bugie, vergognose bugie, siano state esse pronunciate in malafede o per stupidità: il risultato non cambia, l'ipocrisia è dimostrata dai fatti). Il cervello pulsa dolorante, bombardato da immagini e sequenze di vita vissuta, rimasticata, sputata e rielaborata sullo schermo di un cinema in cui rivivere e analizzare con la giusta distanza (vicinanza?) le proprie esperienze, sovraimprimendole a quelle create da queste nostre guide spirituali che sono i "costruttori di film". E mentre in quegli spazi del mio cuore destinati all'amore ed alla dedizione si fa largo prepotentemente il Disprezzo, il théme de Camille risuona struggente e m'accompagna nel comprendere quanta fedeltà ci possa essere persino nel tagliare i ponti con una persona da cui non ci si sarebbe voluti separare. La fedeltà nell'infedeltà, a causa dell'infedeltà dell'altro. Il tradimento (prima nella mente, poi nel corpo, infine nel cuore) da parte della persona che si ama (e che non ti ama più) ti obbliga a tradire a tua volta. Paradossalmente, si è uniti per l'ultima volta quando entrambi si sta con qualcun'altro. Camille tradisce il suo uomo che l'ha spinta tra le braccia del produttore, ma non è un "torto", è un epitaffio d'amore, un'ultima prova di devozione e fedeltà. Il prezzo di questa fedeltà è però le mépris: non può più esserci amore verso una persona che ti ha obbligato a tradirla, ma solo disprezzo, un senso di schifo e repulsione che non ha eguali. è inutile sottolineare che chi soffre e ci rimette la pelle è Camille. Più una persona ti ama, più paga per la tua incoerenza e per i tuoi errori. Jean-Paul Belmondo s'accascia nel mezzo d'una strada, colpito alle spalle, non dalla polizia ma da Jean Seberg: "quelle déguelasse!". Ma lei è così lontana, così stupida che può solo rispondere: "cosa significa, déguelasse?". C.C Baxter ha salvato Miss Kubelick, che perdeva il suo tempo con un uomo che non sapeva amarla. Baxter le ha dimostrato con i fatti cosa voglia dire la parola "amore". Inserendo la chiave nella porta del "mio" appartamento realizzo che il cinico Wilder infondo è stato ottimista, e che Miss Kubelick più realisticamente scapperà con il ricco boss e Baxter festeggierà San Silvestro con un colpo di revolver. Un uomo "che è sempre vissuto secondo il suo capriccio" riceve una lettera anonima: una donna l'ha amato per tutta la vita, lui se ne è approfittato quando gli faceva comodo e ora non ricorda nemmeno il suo nome: è troppo tardi e gli rimarrà solo un bellissimo ed amaro pezzo di carta. Un uomo troppo serio e un po' introverso sposa una ragazza e la porta con sé sull'Atalante: lei si annoia e scappa con un giovane allegro e divertente, per andare in città. Se ne pentirà. Putroppo di Pére Jules ce ne sono pochi e per pentirsi occorre avere coscienza delle proprie azioni (non è cosa da tutti). Queste e altre sequenze stanno costantemente davanti ai miei occhi, mi (ci) aiutano e mi (ci) permetteno di guardare e analizzare la mia vita, la nostra vita, per poi finalmente essere in grado di vivre sa vie, fallire nuovamente, diversamente, e ricominciare a riflettere, in una costante oscillazione tra azioni, errori e pensiero. Certo, il cinema non è la vita, ma è parte della mia vita (e della vostra, credo) e capisco solo ora quanto possa essere utile. Per il resto, stanotte ho poche altre certezze: oggi ho conosciuto persone che valeva la pena di conoscere (e che frequentano questo sito!), domani continuerò a cercare un Appartamento in cui ricominciare a vivere, accompagnerò degli amici a Parigi, ma solo con il pensiero, saprò che L'Amore è più Freddo della Morte e che sul mio Atalante non c'è più posto per nessuna déguelasse. Goodnight, and Good Luck.

  1. DvdBlu-RayUmd non disponibile Taxi Driver (1976)
  2. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il disprezzo (1963) versione originale francese
  3. DvdBlu-RayUmd non disponibile Fino all'ultimo respiro (1960)
  4. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'appartamento (1960)
  5. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Lettera da una sconosciuta (1948)
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'Atalante (1934)
  7. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Questa è la mia vita (1962)
SI

Commenti

  • 21 febbraio 2010, 16:46 di jonas

    Per aver scritto alle 4.30 del mattino, ti sei espresso con esemplare chiarezza. L'unica cosa che mi sento di dirti è che l'elaborazione del lutto per una perdita ha bisogno solo di tempo: settimane, mesi, anni, dipende dalla propria sensibilità (non dall'importanza della cosa perduta, che tendiamo sempre a ingigantire). So benissimo che, nel tuo stato d'animo, la cosa suona banale (anch'io la penserei così, se fossi al tuo posto), ma ti assicuro che è vera. Ci siamo passati tutti, e so quello che dico.

    cancella commento cancella commento e blacklista jonas
  • 21 febbraio 2010, 21:05 di Dying Theatre

    applausi a snake. il dolore rende ispirati, e snake lo era pure prima.

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  • 22 febbraio 2010, 09:19 di spopola

    .. ogni "abbandono" è un lutto... l'elaborazione è terribile, lunga e faticosa... ma è possibile farcela (e tu sei una persona in gamba: hai glis trumenti necessari per "risorgere" davvero. Voglio darti una "testimonianza Proustiana che sull'argomento "dolore" (l'abbandono, il, lutto per la perdita, creano sempre un doloroso stato di sospensione) ha scritto; "In questo mondo dove tutto si consuma, tutto perisce, c'è una cosa che cade in rovina, che si distrugge ancor più completamente della bellezza, lasciando anche meno vestigi di quella: il Dolore". Quando mi sono imbattuto in queste aprole (la mia era una perdita irreversibile) stavo esattamente al punto in cui tu sei (ogni perdita, indipendentemente dalle motivazioni e dalle cause che la determinano, è a suo modo traumatica, e non esiste una scala di valori che ne assolutizza una a discapito di altre). Quando è accaduto a me, io non riuscivo minimamente a dimamginare possibile che ciò che Proust aveva detto, potesse davvero accadere: il dolore era in me, tiotale e assoluto ed avvertivo soltanto la crescente progressione del suo divenire: mi ero persino attaccato a quel dolore che diventava la ragione "rabbiosa che in fono mi manteneva in contatto con la vita. Mi sgomentava persino l'idea di perderlo quel dolore, perchè senza di quello mi immaginavo "definitivamente pe3rduto". E' passato poco più di un anno e mezzo...non sto certamente meglio interiormente (le ferite sono sempre aperte) ma lentamente e solo da pochissime settimane, mi sembra di cominciare as uscire dal buco in cui mi trovavo (per lo meno ho fatto saltare il coperchio del barattolo dentro il quale mi ero rinchiìuso e che mi impediva persino di respirare) e vedo di nuovo qualche spiraglio di luce all'orizzonte.. Non so come andrà a finire, ma è sufficiente "crederci"... Resisti: anche tu ce la farai.,

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  • 22 febbraio 2010, 10:04 di FABIO1971

    Complimenti, Simone!!!

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  • 22 febbraio 2010, 10:22 di callme Snake

    Non è solo Proust, è anche Hiroshima Mon Amour caro Spopola, l'oblio come condizione necessaria alla sopravvivenza...Emmanuelle Riva puà anche tentare di aggrapparsi con gli artigli al ricordo, può cercare di rimanere ai bordi del fiume o protrarre in eterno il suo lutto dentro lo scantinato a Nevers, ma alla fine i capelli ricresceranno, il fiume continuerà a scorrere, le prime forme di vita riemergeranno dal terreno di Hiroshima. Sono completamente convinto di quello che tu e Jonas avete scritto, vi ringrazio, spero di non essere stato troppo "lamentoso" (ogni tanto ho bisogno di questi sfoghi notturni, poi mi sento meglio)...chissà perché avrò dimenticato il film di Resnais nella playlist...è l'oblio che sta già facendo il suo lavoro? :-)

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  • 22 febbraio 2010, 12:41 di spopola

    ... sì questo lo sappiamo entrami caro SIMONE (E NON VOLEVO DARTI INDICAZIONI CHE TU CONOSCI COSI' BENE e lo confermano le parole che usi in questa circostanza a proposito di Hiroshima e delle sua storia d'amore... già... chissà... forse ci ho pensato anche io (per una mia esperienza lontana... più o meno di quando avevo la tua età ma rievocata int empi recenti, ho fatto anche io ricorso a quel film e a quelle parole gettando finalmente alle ortiche il ricordo ormai irrancidito, utilizzando proprio questo brano che ti riporto in evidenza sperando che ti sia utile: "Storia da quattro soldi, ti abbandono all'oblio. Come per lui (llei), l'oblio comincerà dai tuoi occhi. Uguale. Poi come per lui (lei) l'oblio si impadronirà della tua voce, Uguale. Poi come per lui (lei) l'oblio s'impadronirà di te interamente, a poco a poco. Diventerai una canzone" e poi aggiungevo di mio: "E forse, arrivati a questo punto, dopo, compiuto il rito e dispersi i tasselli, non resterà davvero più miente e sarò finalmente libero di ricominciare".

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  • 22 febbraio 2010, 14:19 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Non vorrei sembrare insensibile né prosaico se non dico nulla su una vicenda privata che mi accomuna a Valerio con il quale molto ho discusso in privato. Voglio solo indicare all'amico callmesnake l'unico saggio che ha trattato ampiamente l'argomento del vuoto d'amore, è di A. Igor Caruso, il titolo "La separazione degli amanti" (Einaudi Paperback 1988), un'idagine non consolatoria ma esplicativa in molteplici ambiti disciplinari. Non è un vademecum come tanti libri how to do, è un saggio di una casa editrice seria. Sono convinto che leggere sia già una forma di medicina per l'anima. Il libro è fuori commercio, ma dovrebbe trovarsi nella biblioteca cittadina. A questo aggiungerei lo splendido primo capitolo del saggio "Stanze - La parola e il fantasma nella cultura occidentale" di Giorgio Agamben (un grande studioso italiano amato in Francia più che in Italia - Valerio ricorderà senz'altro che Agamben era un ragazzo quando Pasolini lo fece recitare nel "Vangelo secondo Matteo"). Gli argomenti del primi capitolo sono: a) Il demone meridiano b) Melancolia c) L'oggetto perduto d) I fantasmi di Eros. Il volume è del 1977, ma Einaudi lo ha ristampato. Spero che callmesnake riprenda a leggere.

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  • 22 febbraio 2010, 15:18 di spopola

    .. sì lo ricordo Lorenzo, lo ricordo!!!!

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  • 22 febbraio 2010, 20:54 di callme Snake

    beh, che dire? grazie per le indicazioni bibliografiche! leggere potrebbe farmi solo che bene. Grazie anche a te spopola, per avermi ricordato quel brano (e per la tua chiusa) :-)

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