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12/04/2010 h. 11.49 Film: Playlist libera
Max von Sydow

Max von Sydow

Max von Sidow, l'eleganza al cinema. Dopo molto teatro (soprattutto Strinberg e Arthur Miller), inizia il suo percorso cinematografico che si lega al doppio filo con quello di Ingmar Bergman, di cui diventa praticamente l'alter ego, la sostanza scenica delle meditazioni sull'uomo del maestro svedese. Con lui girerà undici film, da "Il settimo sigillo"(1957) a "L'adultera"(1970), passando per "IL volto"(1958), "La fontana della vergine"(1959), "Come in uno specchio"(1961), "Luci d'inverno"(1961,"L'ora del lupo"(1967), dando corpo a una galleria di personaggi di inestinguibile fascino. Quindi si trasferisce a Hollywood dove diventa uno dei caratteristi più importanti e ricercati. Diciamo che dopo gli anni sessanta, passati come mattatore indiscusso all'interno di un percorso cinematografico dall'alto contenuto speculativo, è come se von Sydow avesse voluto cercare un pò di calma attraverso ruoli meno impegnativi. Questo non gli ha impedito di lasciare il segno, tutt'altro. Credo che in questa seconda fase della sua carriera (che dura ancora) Max von Sidow abbia rafforzato l'idea di meritare un posto di spicco tra i grandi attori di sempre. E' di quegli attori capaci di non passare mai inosservati, di avere una classe e un'eleganza che gli consentono con estrema naturalezza di imporsi sempre e comunque. Padre Merrin ne "L'esorcista" di William Friedkin, il killer Joubert ne "I tre giorni del condor" di Sydney Pollack e il capitano Ortiz ne "Il deserto dei Tartari" di Valerio Zurlini, sono solo alcuni esempi in cui Max von Sydow, pur partendo da posizioni di secondo piano, è riuscito a imporsi col suo personaggio nell'immaginario collettivo e quando un attore riesce a fare questo con sistematica semplicità vuol dire che ha un talento straordinario che neanche il più scalcinato dei film può intaccare. Ha partecipato a circa una novantina di film dimostrando una poliedricità di primo livello. E' stato Gesù ne "La più grande storia mai raccontata"(1965) di George Stevens, l'Imperatore Ming in "Flash Gordon"(1980) di Mike Hodges, il Re povero in "Conan il Barbaro"(1981) di John Milius e l'ufficiale nazista von Steiner in "Fuga per la vittoria"(1981) di John Huston. Ha lavorato con David Linch ("Dune"1984), Woody Allen ("Hanna e le sue sorelle"1986), Andrei Konchalovsky ("Duet for one" 1987), Bernard Tavernier ("La morte in diretta" 1990), Krzysztof Zanussi ("The silent touch" 1990), Wim Wenders ("Fino alla fine del mondo" 1991), Steven Spielberg ("Minority Report" 2002). In Italia, oltre che con Zurlini, ha lavorato con Francesco Rosi ("Cadaveri Eccellenti" 1976), Alberto Lattuada ("Cuore di Cane" 1976), Mauro Bolognini ("Gran bollito" 1977), Roberto Faenza ("Mio caro dottor Grasler" 1990), Nanni Loy ("A che punto è la notte" 1994). L'unica esperienza alla regia è "Katinga- storia romantica di un amore impossibile"(1988). Parlando del film, scrive di Max von Sydow Tullio Kezich :"Speriamo che non suoni riduttivo affermare, in tempi di derisione obbligatoria, che katinga è qualcosa di meglio di un bel film. E' il film di una brava persona". La personalità che si impone innanzitutto. Adesso è nelle sale con "Shutter Island" di Martin Scorsese e "Robin Hodd" di Ridley Scott.La carriera di un grande attore continua. 

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il settimo sigillo (1957) E' Antonius Block, il cavaliere medievale che sfida in una memorabile partita a scacchi la signora Morte.
  2. La fontana della vergine (1960) E' un padre che subisce l'assassinio dell'amata figlia ed è stretto nella morsa tra vendetta e timore di Dio.
  3. L'ora del lupo (1968) E' Johan Borg, un pittore terrorizzato dai demoni delle sue fantasie.
  4. Dvd non disponibileBlu-RayUmd non disponibile L'esorcista (1973) E' padre Merrin, in una delle più agghiaccianti sfide col Maligno.
  5. DvdBlu-RayUmd non disponibile I tre giorni del Condor (1975) E' Joubert, il killer filosofo, l'assassinio che si fa calcolo raziocinante.
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il deserto dei tartari (1976) E' il capitano Ortiz, l'ufficiale della fortezza Bastiano che non regge all'idea di aver vissuto nell'attesa di un nemico inesistente.
  7. Cadaveri eccellenti (1976) E' il giudice Riches, il delirio di un potere che si crede immune dalla legge degli uomini.
SI

Commenti

  • 12 aprile 2010, 15:16 di Inside man

    Totale identità di vedute su questo grandissimo attore!

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  • 12 aprile 2010, 17:28 di dedo

    La poliedricità delle sue interpretazioni, sempre raffinata, gli garantiscono simpatia e rispetto da quel grande attore che è. Sono in tutto e per tutto concorde. Un saluto

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  • 13 aprile 2010, 14:21 di curiosone49

    grazie per la bella play!

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  • 14 aprile 2010, 10:42 di fixer

    Von Sydow è l'incarnazione del guerriero vichingo, dell'intellettuale scandinavo tormentato da dubbi pur se crogiolato nella crassa prosperità materiale. E' una figura imponente ed inquietante, il suo incedere lento ed inesorabile prefigura l'arrivo della Grande Falciatrice. capace di gesti di estrema crudeltà (come in LA FONTANA DELLA VERGINE), ma anche di inaudita sofferenza intima morale e di estremo eroismo (L'ESORCISTA). La razionalità, il civismo, la sobrietà e l'introspezione scandinavi hanno sempre rappresentato per noi latini un'alterità con cui ci siamo confrontati e spesso scontrati. Non amiamo quello stile di vita, spesso cupo, troppo serioso, ma al tempo stesso rispettiamo profondamente il loro stile di vita, intriso di volontà, senso della comunità, rispetto per la natura e per il prossimo. La tragedia dell'esistere, quando si confronta con la chiassosa gioia di vivere dei latini, acquisisce un imbarazzante senso di superiorità morale e filosofica che finisce per allontanarci da loro, noi, amanti della comodità, della facilità, dell'improvvisazione, del nostro genio latino che maschera troppo spesso penosi compromessi con la nostra coscienza. Terribile il nostro affacciarci, alla fine della nostra avventura terrena, al precipizio del nulla, non sorretti da anni di preparazione al grande trapasso, storditi dalle stupidità terrene, gonfi di crapula, ebbri di effimera lascivia: l'idea che un popolo di tanti Von Sydow abbia compreso le vere ragioni del nostro esistere e abbia agito di conseguenze mi spaventa. Ma, forse, le mie sono solo angosce immotivate e la mia ammirazione per quei personaggi è solo incapacità di accettazione delle proprie finitezze.

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  • 14 aprile 2010, 12:27 di fixer

    Caro yume, non so, forse è vero quel che tu dici. Non vorrei che ci si confondesse però sui termini e cioè fra religione e senso morale. Gli scandinavi sono in buona parte atei, ma hanno una forte coscienza morale. Noi latini siamo, in teoria e solo in teoria, religiosi ma abbiamo un senso morale latitante. La corruzione dilagante a tutti i livelli, il livello dei nostri programmi tv, la superficialità con cui vengono trattati temi essenziali mi fa credere che, almeno in noi italiani, ci sia un declino morale spaventoso e che non promette nulla di buono. In Francia, mi pare, c'è maggior rigore, meno superficialità. Le cose importanti vengono affrontate seriamente (ad es.: le scelte del welfare, la questione nucleare, la politica estera). In Spagna, mia seconda patria, c'è più vicinanza con il cugino italiano, ma c'è molto più senso civico, molta meno corruzione. Il senso morale, forse parente della vecchia identificazione fra Spagna e Chiesa, è ancora presente ed è seme fertile di un rinnovamento che non è solo quello materiale che tutti noi vediamo. Non so, ma la mia impressione è che siamo un Paese che corre, o cammina con gli occhi rivolti in basso. Nel Nord Europa, mi pare che, nonostante le Chiese siano semivuote, vi sia un grande rispetto per il prossimo, per la natura, per lo Stato. Forse questo è un segno religioso a noi ignoto, diverso, figlio di una religiosità luterana essenziale, concreta. Non nego che da noi ci siano larghe fasce di popolazione che lotta, prega e vive in modo dignitoso e profondamente morale, ma ho l'impressione che si tratti di muri, un tempo solidi, che vanno poco a poco sbriciolandosi. Ma forse sono io che invecchio. Un caro saluto.

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