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27/04/2010 h. 10.52 Attori: Volti da ricordare

Alan Ladd, un piccolo grande attore

Piccolo ma di bell’aspetto, fisico prestante, insomma la faccia di un bravo ragazzo, che dopo aver terminato i suoi studi ha svolto molti lavori: il
benzinaio, il venditore di hot dog , il bagnino, un approccio al giornalismo, ma con poco successo, qualche risultato nello sport, dedicandosi ai tuffi dal trampolino. Sfiora la partecipazione alle olimpiadi di Los Angeles, ma  per un infortunio dovette rinunciare. Arriva al cinema come carrellista e in seguito come attore. Esordisce in “Quarto potere” di Orson Welles in un ruolo marginale. Ottiene la popolarità un anno dopo, nel 1942, protagonista di un nevrotico e romantico, nel film giallo “Il fuorilegge” di  FrankTuttle con a fianco la bionda e sensuale Veronica Lake , una coppia di successo che verrà riproposta in altri film: nel drammatico “La chiave di vetro” di Stuart Heisler del 1942,  “la Dalia azzurra” di George  Marshall del 1946 e in “Saigon” del 1948. Nelle successive interpretazioni soprattutto il ruolo del tormentato ne  Il grande Gatsby del 1949 , film che procurò grandi introiti per la Paramount, fil girati a basso costo e grande successo al botteghino di modesta qualità, alcuni considerati B-movie, questo impedì all’attore di esprimere tutte le sue qualità e di ambire a riconoscimenti di livello nel modo dello spettacolo, un attore destinato al declino, ma nel 1953 la svolta nel ruolo di Shane ne “Il cavaliere della valle solitaria” di Gorge Stevens una  grandissima interpretazione che lo fa entrare a pieni titoli nella storia del cinema  Western, da molti considerato il piu grande eroe del genere. Alan Ladd da idolo elle donne negli anni quaranta divenne idolo delle teenagers degli anni cinquanta. Continuò  a lavorare in film minori  e superficiali.
L’altezza costitui per Alan Ladd un problema che lo costringeva a farsi riprendere da un operatore di fiducia, di portare scarpe con i rialzi durante le riprese. Nel film Viale del tramonto, Billy Wilder fa dire a William Holden una battuta cattiva: “alla Paramount c’è Alan Ladd, l’attore giusto per interpretare il centravanti della squadra di football americano”.Il non essere considerato un grande attore lo spinse alla solitudine,all’insicurezza, all’alcolismo. Interpretò nel 1954 “Le giubbe rosse del Saskatchewan” di Raul Walsh e modesti western “”Rullo di tamburi” nel 1954 e “Gli uomini della terra selvaggia” di Delmer Davis, dopo fu il declino. Nel novembre 1962 un tentato suicidio. Segnato dall’alcool e dalla depressione e da difficoltà di recitazione, accettò un ruolo di secondo piano ne “L’uomo che non sapeva amare” nel 1964, ultima malinconica interpretazione. Mori il 29 gennaio del 1964,a Palm  Springs, causa della morte: un cocktail di pasticche e alcool. Aveva cinquantanni
 
 

  1. Il cavaliere della valle solitaria
  2. Il fuorilegge
  3. La chiave di vetro
  4. Il grande Gatsby
  5. Rullo di tamburi
  6. le giubbe rosse del Saskatchewan
SI

Commenti

  • 27 aprile 2010, 12:20 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    In "Viale del tramonto", Billy Wilder fa dire a William Holden una battuta cattiva" contro Alan Ladd, ma è la foto di Alan Ladd, non quella di William Holden che "il giovane Plato ha nella sua stanza... in 'Gioventù bruciata' di Nick Ray" (Patrick Brion). Non sono assolutamente d'accordo sulla definizione di “Rullo di tamburi” e “Gli uomini della terra selvaggia” di Delmer Davis, di "modesti western". Del resto, macinato dalla Hollywood Babilonia", Alan Ladd lascia un pugno di di grandi film.

    cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (Marcello Del Cam
  • 27 aprile 2010, 12:54 di Utente rimosso (astronomy domine

    Chiaramente non è il mio punto di vista, ma quello della "critica" la definizione di modesti western, anzi discreti, ma probailmente non si riferifano a quelli da e citati, letto così come l'ho scritto, faccio mea culpa.

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  • 27 aprile 2010, 13:54 di dedo

    Ad essere siceri era un bassotto, tanto che di norma provvedevano a riprenderlo dal basso per farlo apparire più alto. Sulle qualità di attore non ne discuto. Estremamente compito anche in parti ed ambienti in cui era inevitabile una certa perdita di aplomb. Lo ricordo in particolare in "Il cavaliere della valle solitaria", anche se l'ho seguito, ai tempi di maggior successo, in quasi tutti i soi film, compresi quelli della play. Un saluto

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  • 27 aprile 2010, 19:37 di medusatouch

    Si era un vero nanetto 1.63m! ma grande presenza(non e' pero' tra i miei preferiti),cmq Alain Delon (1.82m),ha dichiarato piu' volte,d'essersi ispirato ad A.Ladd ne "IL fuorilegge", per "Frank Costello..",e si vede.P:S:Ladd rifiuto' di girare "iL gigante"(ironia del destino),ruolo andato a J.Dean,e "Giorno maledetto",il ruolo ando' a Spencer Tracy.

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  • 27 aprile 2010, 19:41 di medusatouch

    P.S2: Cmq un divo di cui non conoscevo la sua bio.,credo adesso che avrebbe ben figurato sulla mia play "Divi Diavoli" famosi attori dalle vite infernali.

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  • 27 aprile 2010, 22:51 di fixer

    Mi spiace rovinare un pò la festa ad Astronomy ma, a mio parere, Alan Ladd non era un grande attore. Erano belli invece i film che interpretava (quando era sulla cresta dell'onda) come LA CHIAVE DI VETRO e IL FUORILEGGE. Lo stesso IL CAVALIERE DELLA VALLE SOLITARIA è un ottimo western, ma forse con un Gary Cooper o un Jimmy Stewart, sarebbe tra i prime tre di sempre. La sua espressione è legnosa, poche variazioni, poche frecce la suo arco. Non l'ho mai sentito nella versione originale, forse aveva una bella voce, ma quanto a recitazione, mmm. Non c'era profondità nel suo sguardo, non si leggeva nulla tra le righe. Vedi Gary Cooper e indovini sofferenza, ingenuità, innocenza dietro la sua maschera. Vedi Stewart e capisci che ti trovi davanti ad un uomo integro, con uno sguardo magnetico, che ti seduce e ti conquista. Lo indovini sincero, pronto a battersi per te, suo amico, fino a morirne. Vedi Cagney e presagisci l'imminente scoppio della sua contenuta propensione alla violenza. Vedi Bogart e comprendi al volo che è uno che lotta, si batte strenuamente per le sue idee dietro una scorza apparente di indifferenza e che ha un cuore grande così e così via. Ma tui vedi Alan Ladd e non immagini nulla, non scopri nulla. Sarò un pazzo, ma il suo film che mi è piaciuto di più è L'UOMO CHE NON SAPEVA AMARE. Un ex-attore ormai al tramonto, trattato come una nullità che finalmente può prendersi la sua rivincita con un coup de theatre: un bel pugno "alla Shane" che stende l'insopportabile Peppard-Hughes. Con l'età era migliorato. Si nota la sua rabbia repressa e il senso di liberazione finale che gli illumina lo sguardo. Ma è un pò poco, no?

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  • 27 aprile 2010, 23:01 di Neve Che Vola

    Un volto che vedo sempre e comunque volentieri. Oltre quelli citati, ricordo volentieri "L'amante di ferro" e l'inusuale "Un piede nell'inferno" che non mi sembrò riuscito, ma perlomeno buono nelle intenzioni, perfino "duro". Trattava della storia di un uomo che si vede rifiutate le cure mediche necessarie alla moglie con negligenza, finge poi di adattarsi al paese cui si era rivolto per essere aiutato (la moglie si sente male in viaggio) e che ora lo ospita ma continua a covare rancore... "Rullo di tamburi" lo registrai anni fa e aspetta ancora di essere visto, preferisco vivere con l'idea di non aver visto qualche western che sulla carta dovrebbe essere buono piuttosto che "bruciarmeli" in una maratona... Stasera non mi sento granchè, ma mi avete ispirato alquanto...

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  • 27 aprile 2010, 23:58 di Utente rimosso (astronomy domine

    Daccordo su Cooper, Stewart, Bogart e Cagney, ma non sullo sminuire Alan Ladd, non immagino Il cavaliere della valle solitaria con Gary Cooper o altri. Avevo sette anni quando vidi Shane Alan Ladd, e quella faccia era la faccia giusta.

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  • 28 aprile 2010, 01:47 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    “Un assassinio non significava gran che per Raven. Era solo un nuovo lavoro. Bisognava essere prudenti e usare il cervello. Non c’entrava affatto l’odio.”. Questo è il killer (che in italiano diventa, inopportunamente “Il fuorilegge”, qualcosa di molto diverso dal killer), Raven, labbro leporino lombrosiano che giustamente Frank Tuttle non concede al volto di Alan Ladd. L’attore è perfetto nella parte, Graham Greene non si lamenta, fossero sempre così riusciti i suoi ‘eroi’ (ma no! C’è sempre Shakespeare in agguato quando all’Avana ci va sir Alec Guinness), perché Alan Ladd era la faccia giusta e i ‘mestieranti’ di Hollywood lo capivano meglio di quelli dei Cahiers. Ladd deve essere freddo, lui è attore naturale, niente mosse, è rigido, più rigido di quanto non lo sia Alain Delon, il nipotino di tutti i killer autistici a venire, niente fronzoli, vanno dritti al bersaglio. Può darsi, come dice fixer che non sappiano recitare, che dietro la loro faccia ci sia il nulla, che dietro Gary Cooper c’è l’umanesimo della Frontiera, dietro Jimmy Stewart lo sguardo pacato dell’uomo responsabile. Ma dietro Raven c’è davvero il nulla, c’è Raskolnikov, come ebbero a dire critici letterari illuminati del romanzo “The Gun for Sale” (“divertissement” si scherniva Greene!), in italiano “Una pistola in vendita”, a cinema “Il fuorilegge”. Alan Ladd, con buona pace di Patrick Brion, è Il NULLA esistenziale. Film e interprete sono sottovalutati: sì, Ladd è basso (come Bob Taylor, come Al Pacino? Che senso ha?). Alan Ladd è Ed Beaumont, l’amico di fiducia di Paul Madwig (Brian Donlevy) nella “Chiave di vetro” che un altro ‘mestierante’, Stuart Heisler, cuce sul viso privo di rughe, anaffettivo, ma capace di salvare il suo capo con il rigor mortis di una faccia che ha visto tutto e non vuole comunicarlo al mondo. “La chiave di vetro” del 1942, dopo quella di Frank Tuttle del 1935 Ed Beaumont era George Raft) di Dashiell Hammett, il comunista delle liste nere, lo scrittore che, a differenza di Chandler porta davvero ‘il delitto nella strada’, mentre il primo lo portava solo a parole e diventava il beniamino dei registi che non osano cimentarsi con Hammett (sono caduti tutti sulla grandezza del grande alcolista, nessuno è riuscito a portare sullo schermo, dopo Heisler, il più grande ‘pulp’ del tempo, solo Akira Kurosawa ha preso in prestito la nuda storia di “Red Harvest” e lo ha fatto diventare “Yojimbo”, è crollato Wenders sul progetto di Coppola di farne un film, è diventato “Hamett, indagine a Chinatown”, un omaggio sentito e il fallimento; anche Bertolucci ha sognato “Piombo e sangue” [“Red Harvest”] per anni, ma niente! E ci permettiamo di pensare che Alan Ladd, l’unico interprete di uno dei tre più grandi romanzi (non dimentichiamo il “Falcone Maltese”, ben servito, ça va sans dalla coppia Huston-Bogart) di Hammett sia un attore dimenticabile? Alan Ladd di “Shane”, del “Grande Gatsby”? Quella faccia inespressiva fu capace di sottigliezze di serie-b forse, ma se Leslie Fenton diresse “Smith il taciturno” non aveva che Alan Ladd da interrogare, sicuro che non avrebbe ottenuto risposta. E perché mettere la sordina, anche in questa devota play, che “I deportati di Botany Bay” di John Farrow (questo davvero sottovalutato;: vedi Hondo e capisci che il grande John Ford una sbirciatina la diede all’ottimo film con Wayne che già sembrava Uncle Ethan). “Botany Bay” è un prezioso incunabolo dei futuri film di mare con capitani sadici alla “Billy Budd”: c’era un grande James Mason, sadico più di Robert Ryan, un villain come non se ne videro più, Bruce Cabot, c’era il superamento ab ovo del romanticismo navale di Raoul Walsh del “Mondo tra le mie braccia” e “Capitan Hornblower”. Alan Ladd, anche nel pieno del successo, è stato attore inattuale, fuori del tempo, dietro la sua faccia pulita c’era lo sporco mondo che era sfuggito a John, James e gli altri.

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  • 28 aprile 2010, 10:46 di fixer

    Come sempre, Marcello introduce una serie di questioni molto interessanti e che meriterebbero, ciascuna, un commento (e forse una play) a parte. Allora, parliamo ancora di Alan Ladd: non è mia intenzione sminuire l'enorme impatto che seppe dare a film-capolavoro come IL FUORILEGGE e SHANE, o ad altri buoni film come LA CHIAVE DI VETRO e IL GRANDE GATSBY. Però, proviamo a parlarne con calma, razionalmente. Se notate, i grandi film spesso devono la loro notorietà al protagonista più che alla storia. Cosa sarebbe MEZZOGIORNO DI FUOCO o DOVE LA TERRA SCOTTA senza Gary Cooper? Cosa sarebbe LARAMIE e LA' DOVE SCENDE IL FIUME senza Stewart? Cosa sarebbe LA LEGGE DEL CAPESTRO senza Jimmy Cagney? Oppure, cambiando genere, cosa sarebeb CASABLANCA senza Bogart? O PAURA SENZA PERCHE'. E cosa sarebbero LA MAGNIFICA PREDA o NIAGARA o GLI SPOSTATI senza la Monroe. E ACCADDE UNA NOTTE senza Gable? Nel caso di Ladd, vedrei molto bene scendere nella valle solitaria Gary Cooper, vestito di bianco, che volete che vi dica? IL FUORILEGGE piace, senza dubbio, ma mi sarebbe piaciuto vedere un Lee Marvin. E' indubbio che l'attore può fare aumentare o diminuire l'impatto del film sul pubblico (e sulla critica). Il mio è solo un gioco, sterile finchè si vuole, ma se si pensa che un altro attore, fra quelli citati e non solo, avrebbero potuto dare quel qualcosa in più, beh, perchè no? Il fatto è che questi film sono indissolubilmente legati ai loro protagonisti, per cui ci sembra sacrilego scinderli. Ma, essendo questo un forum di cinema, è divertente immaginare cose diverse. Quando vedo Alan Ladd, vedo legnosità, una certa dose di superficialità e piattezza. Ha un volto gradevole, ma il sorriso è sempre quello, l'espressione adirata assomiglia terribilmente a quella preoccupata. Pensare che a Monty Clift era sufficiente muovere di mezzo centimetro le sopracciglia per cambiare espressione! John Wayne, nonostante tutto il male che se ne sia potuto dire, quando è ripreso in primo piano, ha negli occhi e nel movimento delle labbra qualcosa di straordinariamente espressivo. Ma la mia è solo un'opinione personale. Ciao!

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  • 28 aprile 2010, 11:47 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Buone annotazioni, Franco, e convincente la tesi che i film che citi sono indissolubilmente legati agli interpreti; lo prova il fatto che di nessuno dei film che citi è stato 'osato' un remake e chi si è azzardato a farlo ha avuto critiche pesanti o commenti tuttalpiù di circostanza, come per dire 'ci hai provato'. Hai ragione: sarebbe stato bello vedere uno come Lee Marvin nei panni di Raven, ma quel mostro di villain in quel periodo era tra brutali comprimari, come Bronson cui affidavano parti di pellerossa. John Wayne, che dire? è inimitabile, nessun remake, e l'unico film che riprende la traccia di "Sentieri selvaggi", penso a "The Missing", nonostante un grande Robert Duvall, è stato un fallimento. A Ron Howard non puoi dire nemmeno 'ci hai provato'. Infine, Alan Ladd: quando ricordiamo i film della nostra gioventù, è difficile sottrarsi all'abbraccio del tempo, si rischia di perdere il ricordo di qualcosa di sicuro. Probabilmente per me Alan Ladd è stato importante, non come Gary Cooper o James Stewart o Kirk Douglas o altri westerner, ma un gradino più sotto... visto che era anche più basso, Ciao Franco.

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  • 28 aprile 2010, 12:36 di Utente rimosso (astronomy domine

    interessanti i commenti di Fixer e Marcello, concordo , Ladd è stato un attore importante, certamente non a livello dei già citati Cooper e altri, ma il ricordo mio verso questo attore è indelebile, che conserverò nella mia valigia della memoria, eroe della mia infanzia

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  • 28 aprile 2010, 14:02 di fixer

    Caro Marcello, un giorno dovremo parlare di Hammet e di Chandler. Troppo interessanti le cose che ne scaturirebbero, che dici? Ma non l'abbiamo già fatto, tempo fa? Moh, la mia memoria ha la consistenza di un budino, ormai. Caro Astronomy, hai ragione. I ricordi della nostra gioventù sono intoccabili, anche se razionalmente potrebbero subire delle critiche. Ma noi siamo cresciuti fra affetti, esperienze e difficoltà e i nostri primi films, i nostri primi libri mantengono delle connotazioni acritiche, dogmatiche, dato che su di essi noi abbiamo mosso i primi passi, abbiamo costruito le nostre prime certezze. Quando nostro padre ci diceva: "Eh, Nazzari è veramente un grande attore", oppure "Modugno è il miglior cantante italiano". noi gli credevamo ciecamente, perchè nostro padre era tutto per noi: ersa la nostra montagna protettiva, il nostro dio, la nostra strada maestra. E grazie a lui noi siamo cresciuti con le nostre certezze, che altro non erano che la sua "longa manus". Quindi, caro Astronomy, rispetto profondamente la tua opinione, d'altro canto la mia è solo un'opinione come tante, e ti ringrazio perchè m'hai fatto ricordare papà. Un abbraccio a entrambi.

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  • 14 marzo 2011, 19:36 di aldo piemontese

    Quante brave persone, così informate su A.L., uno dei miei attori preferiti. Al di là delle opinioni, sicuramente tutte valide e meditate, dico solo che certi attori si amano e Shane per me è irriproducibile. Posso avvalermi delle vostre competenze? Ho acquistato un DVD contenente i 12 episodi della serie americana Black Whip. Tra gli attori, indicati all'inizio degli episodi, e sul retro della custodia, non figura Alan Ladd, però se si fanno le ricerche con google: La frusta nera di Zorro, alcuni siti associano al film il nome di Alan Ladd. Ho trovato anche l'inserzione per la vendita di un manifesto della Frusta nera, dove è impresso il nome di Alan Ladd (la serie è del 1944). Chi mi può dare informazioni precise? Ed ancora: in un album di figurine del 1951 (Artisti del Cinema), Alan Ladd è in posa con arco e turcasso sulle spalle, in atto di incoccare una freccia. E' sicuramente una foto di scena, ma di quale film? Grazie.

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