30 anni senza Hitchcock
Proprio oggi sono 30 anni che l'amatissimo Sir Alfred Hitchcock è scomparso. Vi siete mai chiesti anche voi che cosa sarebbe stato capace di fare al giorno d'oggi ? Sin dove si sarebbe spinto? Mi vengono i brividi solo a pensarci. E quali sono i suoi film preferiti dagli utenti di Film Tv. Scelta mai così difficile, perchè Lui ne ha fatti veramente tanti di grandi film !
Commenti
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29 aprile 2010, 23:40 di dedo
I tempi sono molto cambiati e forse è anche cambiata la recettività del pubblico. Penso che solo chi si è trovato di fronte alle sue opere al momento della loro uscita o chi è appassionato al thriller nella veste hitckcockiana può rendersi conto del grande artista che è stato e del piacere che ha dato con le sue creazioni. Un saluto da un appassionato
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29 aprile 2010, 23:55 di billykwan
E' curioso, giusto oggi leggendo un articolo sulla scomparsa si Scarpelli ho letto di Hitchcock un qualcosa che ignoravo. Nel 1964, a seguito dell'insuccesso commerciale di Marnie (film che personalmente amo molto), Hitchcock aveva l'idea di realizzare un giallo coi toni di commedia, stile Topkapi, e propose la cosa a Age & Scarpelli che si trasferirono negli USA e lavorarono a una sceneggiatura che doveva intitolarsi "RRRR" trattando la materia numismatica. A.&S. non erano molto soddisfatti di come veniva la sceneggiatura e non li convinceva il fatto che il protagonista dovesse essere un Cary Grant che loro vedevano un po' sù con gli anni per la parte... alla fine non se ne fece nulla ma rimase una stima reciproca tra Hitchcock e i due sceneggiatori. Bye
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30 aprile 2010, 00:05 di dedo
Mi ha molto colpito l'intervento di billykwan su A&S in America su invito di Hitckcock e sul rapporto di amicizia fra loro. Riguardo a Marnie anch'io lo considero sottovalutato. Un saluto
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30 aprile 2010, 01:12 di Neve Che Vola
Mi associo agli elogi per Marnie che anch'io considero un grandissimo film. Faccio prima a dire quali sono i film del Maestro che amo di meno: quelli dopo "Il sipario strappato", buoni sì ma che non mi hanno mai convinto appieno. Quelli elencati mi sembrano tutti capolavori.
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30 aprile 2010, 01:46 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
1. INTRIGO INTERNAZIONALE. 2. LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE. 3. LA FINESTRA SUL CORTILE. 4. PSYCHO. 5. GLI UCCELLI. 6. NODO ALLA GOLA. 7. SCONOSCIUTI IN TRENO. 8. IL DELITTO PERFETTO. 9. FRENZY. 10. MARNIE. Sono passati trentanni, ma Hitch non ha eredi.
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30 aprile 2010, 01:53 di john merrick
La mia passione per il cinema è nata grazie a hitchcock,ero ragazzino,a letto con la febbre e vidi in tv INTRIGO INTERNAZIONALE,da allora è uno dei film della mia vita come lo sono tanti altri di sir Alfred,inutile elencarli...praticamente quasi tutti.L'unico ke proprio non mi va giu è TOPAZ ma è una svista perdonabile...quanto a MARNIE condivido con chi dice che è un gran film.ciao a tutti!
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30 aprile 2010, 07:36 di Immorale
Doverosa play per un grandissimo regista, non saprei neanche elencare le innumerevoli visioni, fatte da bambino, di "Intrigo Internazionale" e "La finestra sul cortile" (sia lodato mio padre che mi consentiva di vederli !!). Ciao.
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30 aprile 2010, 12:11 di Scotty
Degli oltre 50 film realizzati da Hitchcock, almeno 45 sono da inserire nella lista degli "imperdibili". Su "Topaz" sono d'accordo con voi: obiettivamente non è un gran film. Probabilmente Hitchcock avrebbe fatto meglio a non occuparsi di politica, come aveva fatto sino a quel momento. Rivaluterei, invece, alcuni film dell'ultimo periodo: "Il Sipario Strappato" e "Complotto di Famiglia", anche se nel complesso sono un pelino sotto i grandi classici degli anni '50, vantano comunque alcune scene degne di essere ricordate (su tutte l'inseguimento fra corriere e l'uccisione di Gromek nel primo, la folle corsa in auto nel secondo). "Frenzy", poi, è un autentico gioiellino, realizzato quando ormai la vena artistica del Maestro sembrava essersi esaurita. "Run for cover", era solito dire dopo un insuccesso, e in quel caso gli riuscì veramente bene. Sui film citati nella play, c'è poco da dire se non che sono autentici capolavori. Giusto ieri sera, rivedevo per l'ennesima volta "Notorious - L'amante perduta", restando letteralmente estasiato dal mix di spionaggio, sentimenti e tensione creato da Hitchcock. Visto che nessuno l'ha ancora fatto, chiudo ricordando alcuni fra i film inglesi di Sir Alfred che preferisco: "Il club dei 39", "Giovane e Innocente" e "La Signora Scompare". Doverosa questa play.
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30 aprile 2010, 13:09 di Spaggy
E tra i ricordi aggiungerei anche "L'uomo che sapeva troppo"... film girato per ben due volte dal Maestro... e si, non ci sono altri termini per definirlo: credo che chiunque ami il cinema debba partire da lui...
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30 aprile 2010, 13:22 di Spaggy
...e, per chi non l'avesse mai letta, ecco un estratto dell'intervista che Oriana Fallaci fece ad Hitchcock nel 1963: http://www.dagospia.com/rubrica-1/varie/articolo-15161.htm
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30 aprile 2010, 13:43 di pazuzu
1. Psyco 2. Intrigo internazionale 3. La finestra sul cortile 4. Nodo alla gola 5. L'uomo che sapeva troppo 6. La donna che visse due volte 7. Prigionieri dell'oceano
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30 aprile 2010, 15:34 di maghella
Psyco sopra tutti,"Notorius" lo adoro per la sensualità che aleggia su tutto il film,ricordo che il bacio tra Cary Grant e Ingrid Bergam è tra i più lunghi e passionali che siano mai visti.
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30 aprile 2010, 16:43 di fixer
La critica (quella seria e non malata di ideologia) ha sempre considerato Hitchcock, assieme a Howard Hawks, come un paradigma del "saper fare cinema" divertendo e, al tempo stesso(cosa non facile), mantenendosi su un livello artistico decente. Non c'è nessuna ricetta che consenta di ottenere quello che questi due registi riuscivano a realizzare. E il bello è che si divertivano. Quello che posso dire, in queste poche righe, è che si trovano delle costanti: in Hawks, in genere, l'elemento dinamico è la donna. Ella, e non è un difetto, ha il potere di scompaginare l'ordine maschile, che risulta essere l'elemento statico. Quando la donna incontra il gruppo maschile nascono scintille: scoppiano liti, invidie, gelosie, poi tutto s'cqueta e torna l'armonia. E' come un esperimento chimico, mettere insieme due elementi spesso provoca uno scoppio, che però poi diventa un elemento chimico diverso e ordinato. In Hitchcock, la costante varia nel tempo. trovo che nell'ultima parte della sua carriera, il regista inglese di divertiva a giocare tra le righe. Nei suoi film, dietro la trama, il plot, l'intrigo che cattura lo spettatore, c'è un filo che è possibile scorgere, pur se con qualche difficoltà. IN LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE, per esempio, mi sembra di notare un lacerante desiderio di immortalità. o. se volete, un rifiuto della morte. lo stratagemma messo in atto svela l'impotenza dell'uomo (la paura del vuoto=paura della morte). IN LA FINESTRA SUL CORTILE, dietro la classica trama, c'è il rifiuto da parte di Stewart nei confronti della donna. La gamba ingessata è come un elemento esterno, simbolico, che si frappone fra il naturale amplesso fra i due. In L'UOMO CHE SAPEVA TROPPO, si gioca molto su una repressione della protagonista, e cioè quella della rinuncia alla carriera di cantante. Questa repressione viene spesso a galla, fino a scoppiare al momento culminante, quando cioè l'orchiestra si tace un istante e, Doris Day urla con tutta la sua voce. Lo fa per manifestare il suo terrore perchè sa che in quel momento l'assassino sparerà, ma, letta psicanaliticamente, è la liberazione del suo IO che avviene uin uno dei templi della musica. Come si vede, sono solo tre esempi, ma mentre in passato, Hitchcock giocava con la psicanalisi in modo chiaro, evidente; ora si diverte a farlo, nascondendolo agli spettatori, ma lasciando intravedere delle tracce che, ad un occhio attento, non sfuggono. Sono considerazioni del tutto personali che forse non troveranno d'accordo molti lettori, ma prendiamolo come un gioco: è possibile scoprire altre chiavi di lettura di questo tipo in altri film?Con simpatia.
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30 aprile 2010, 17:14 di bradipo68
per me è difficile scegliere un film di Hitchcock:ci sono alcuni suoi film che riguarderei all'infinito come Intrigo internazionale,La donna che visse due volte,La finestra sul cortile e credetemi ce ne sono molti altri.Uno di quelli per cui ho una vera e propria passione e non è molto gettonato è Frenzy.Playlist doverosa e utilissima...
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30 aprile 2010, 18:14 di 21thcentury schizoid man
Forse il mio film di Hitchcok preferito è "Prigionieri dell'oceano". Quale altro regista riuscirebbe a realizzare un film che si svolge interamente su una scialuppa di salvataggio? Nessuno, credo.
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30 aprile 2010, 18:41 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
Di due cose aveva paura Hitchcock, della polizia (un'ossessione al limite della paranoia) e delle donne. Nentre condivido la prima, della seconda ammiro gli esiti cui la latente misoginia del nostro approda. L'analisi di fixer è esemplare e approfondirla sarebbe arduo in questo spazio. Del resto, nell'intervista-dialogo con Truffaut, il grande regista non fa mistero della sua prima paura e poco dice della seconda, anzi, occulta la sua misoginia con un eccessivo quanto infantile amore per le donne bionde, insostituibili feticci che ci portano all'asserzione, leggermente modificata, di Karl Kraus, - vado a memoria - : "Che guaio per quest'uomo che, avendo a disposizione una donna intera, deve accontentarsi dei capelli.". Su quanto fosse esperto di psicanalisi Hitch, ho molti dubbi: visto oggi, con la smaliziata esegesi di massa dele teorie di Freud, un film come "Io ti salverò" mostra limiti da Rider's Digest del regista in questo ambito disciplinare, né conforta la presenza degli onirismi banali di Salvador Dalì, diventato da tempo Avida Dollars, quindi lontano dalle incursioni bunueliane sul terreno ben altrimenti fecondo della semiotica surrealista. E forse è proprio questo deficit di conoscenza del profondo rende questo film migliore ad ogni visione negli anni, aggiungendo il tempo che passa alla presunta attenzione analitica accumuli sempre più densi di 'perturbante', la cifra stilistica propria di Hitchcock. In questa direzione, la mia scelta di "Intrigo Internazionale" come il migliore tra i migliori film di Hitch, è dettata dalla meno facile leggibiltà di un film che gioca con ardimento la carta kafkiana fino dal memorabile inizio nel quale Kaplan richiama al doppelgang di matrice espressionista e al Signor K. del grande praghese.
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30 aprile 2010, 20:12 di jonas
Ragionando con obiettività, i suoi due che preferisco sono Delitto perfetto e Psyco. Però, classici a parte, voglio esternare la mia adorazione per Complotto di famiglia: trovo geniale il modo in cui riesce ad adattarsi ai ritmi degli anni '70.
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30 aprile 2010, 20:51 di graffiodiluna
Psyco, Intrigo internazionale, La finestra sul cortile, La donna che visse due volte, Nodo alla gola.
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30 aprile 2010, 23:12 di Utente rimosso (astronomy domine
Intrigo internazionale, soprattutto. Hitch, aveva paura della polizia perchè il padre,lo volle punire per una marachella, lo mando da un amico poliziotto che lo tenne tre ore in cella al buio.
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1 maggio 2010, 05:34 di Inside man
I capolavori per me (senza un ordine di classifica): Vertigo, Psycho, Intrigo internazionale, Notorious, La finestra sul cortile. Leggerissimamente sotto Delitto per delitto. Da rivalutare: Rebecca, Il ladro. Da ridimensionare: Marnie, Nodo alla gola.
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1 maggio 2010, 10:11 di eugenio27
Ragazzi non trascuriamo "l'uomo che sapeva troppo"! Un film geniale nei suoi tanti escamotage per creare suspense nello spettatore. Grande Hitch!
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1 maggio 2010, 13:49 di steno79
Aggiungo ai titoli citati da Inside man anche L'ombra del dubbio, che era il film preferito in assoluto dal regista stesso (mi sembra che nessuno finora lo abbia citato) e I trentanove scalini o Il clan dei 39, il miglior film del periodo inglese. Sopravvalutato invece Marnie
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1 maggio 2010, 20:27 di jonas
Approfitto del fatto che Inside Man e Steno abbiano aperto la strada, e aggiungo che Marnie è il suo unico film che non mi è piaciuto. Però l'ho visto solo una volta, anni fa, e dovrei dargli un'altra possibilità.
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1 maggio 2010, 21:08 di mozambico
VEDO CHE A MOLTI NON PIACE MARNIE...INVECE PERSONALMENTE E' UNO DEI MIEI PREFERITI....COMUNQUE HITCHCOCK E' VERAMENTE UN GRANDE...
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1 maggio 2010, 23:44 di dedo
Di tutta la produzione di Hitckcock è evidente che tutti si abbia delle preferenze. Non mi stentirei di stilare una classifica esatta. Ci sono film inarrivabili ed altri diciamo minori, ma nessuno etichettabile come un B-movie. Il regista aveva una padronanza dei mezzi tecnici usabili all'epoca e li sapeva sfuttare al massimo delle capacità. Riusciva inoltre tramite montaggi da capogiro a smussare eventuali manchevolezze e a dare corposità alle sue storie, delle quali prima ancora di girare aveva un copine scritto ed illustrato di suo pugno con tutti i riferimenti al posizionamento delle cineprese. Almeno su un punto comunque tutti siamo concordi nel considerare Il maestro come personaggio unico, che ha lasciato una traccia indelebile nella storia nel cinema
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2 maggio 2010, 01:51 di AlexPortman80
Difficile dire quali opere preferisco dell'immenso Alfred: in pole position metterei "Psyco" e "Intrigo internazionale"; poi "L'uomo che sapeva troppo" e "Gli uccelli". "Marnie" l'ho registrato venerdì, ma facendo una botta di conti sono ancora lontano da 50... La sua ombra era ed è troppo grande per lasciare eredi!
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2 maggio 2010, 08:35 di LAMPUR
Vedo che più o meno tutti, tributano scarsi consensi al mio preferito: Il delitto perfetto. Adoro questo apparentemente semplice e monoschematico film. Eppure qui c'è il delitto perfetto ed il suo contrario. Con tutta la scienza del cinema e la sua (dis)applicazione. Non c'è più stato delitto più perfettamente imperfetto, meccanismo più preciso, sistema più geniale per far impazzire lo spettatore.
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2 maggio 2010, 12:43 di Cinemaniak
Io ti Salverò
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2 maggio 2010, 13:44 di fixer
@Marcello/Lorenzo: grazie al tuo commento, lineare e stimolante, provo a fare qualche riflessione ulteriore. La misoginia in Hitchcock è un dato incontrovertibile. La paura della polizia la vedo un pò meno chiara. ma parliamo della misoginia. Come hai notato, Hitchcock prediligeva le donne alte, belle e bionde. La misoginia è spesso il risultato di un complesso d'inferiorità nei confronti delle donne. H. non era certo qual che si dice un bell'uomo: grasso, impacciato, tradizionalista e poco brillante, trasferì nel cinema le proprie fobie e manie. La donna alta, bionda e bellissima diventa un traguardo irraggiungibile per l'uomo medio. Non potendo averla, conquistarla, si finisce per odiarla da parte di chi non riesce a superare questo complesso. Nei casi più gravi, si arriva perfino ad ucciderla (come in molti casi di serial-killer). In effetti, in molti film del Nostro, questo fenomeno appare chiaro. Prendiamo LA FINESTRA SUL CORTILE. Grace Kelly, essere stupendo, di una bellezza e grazia mozzafiato, non riesce a "scaldare" il cuore di Jeff, il quale si dimostra scostante, indifferente e noi spettatori non riusciamo a comprendere questo atteggiamento. In effetti, nonostante tutte le apparenze, c'è una sostanziale misoginia in Jeff, innamorato del suo lavoro e dei suoi strumenti (il binocolo). La gamba di gesso diventa l'elemento simbolo che fa da barriera fra i due. Il binocolo, invece, è la protesi dell'impotente. Non potendosi muovere per vedere (egli fa il reporter), usa il binocolo, che diventa un prolungamento di se stesso. Lo stesso accade in LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE: qui il protagonista, Scottie (Jimmy Stewart) s'innamora della bella Kim Novak, ma è lei a sfuggirgli. La prima volta, Scottie è frenato da un proposito morale (Madeleine è sposata ad un amico), nel secondo caso, Judy si sottrae. C'è un chiaro segnale: Scottie non può avere quella donna. E' irraggiungibile. La donna bellissima, bionda e di gran classe, non è pane per i suoi denti. E' come se Hitchcock insomma mettesse per immagini le sue fobie. Non è possibile che io-sembra dire-possa conquistare una donna così bella. Mette allora in scena tutti gli elementi negativi che conosce: la cleptomania, conseguenza di un trauma adolescenziale(MARNIE), La fobia del vuioto=paura della morte, che impedisce a Scottie di salvare Madeleine e poi Judy, (VERTIGO)lo scatenamento di fenomeni naturali inauditi (GLI UCCELLI). Ma non c'è solo misoginia, per fortuna in H.: c'è anche un forte elemento ideologico-religioso che lo spinge a costruire storie esemplari (nel senso inteso da Cervantes): IL LADRO (la Provvidenza), IO CONFESSO (l'integrità morale del ministro di Dio), oppure c'è solo e semplicemente il gusto per l'intrigo e il gioco del coup de theatre (INTRIGO INTERNAZIONALE, CACCIA AL LADRO, DELITTO PERFETTO)
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3 maggio 2010, 09:09 di Neve Che Vola
@LAMPUR: "Il delitto perfetto" è stratosferico, altro che... non mettermi fra quelli che non lo tengono in considerazione! __ Visto che è stato citato da Cinemaniak , dirò che considero "Io ti salverò" uno dei film più belli che abbia mai visto, capisco perfettamente che possa essere il preferito in assoluto. Il Maltin lo definisce "another unique film", e per me ha ragione: atmosfera, senso dei punti culminanti, la psicanalisi dovrebbe imparare dal film! __ @fixer: non so se ho capito bene il tuo discorso, provo a dire qualcosa al proposito. In "La finestra sul cortile" io non ravviso un caso di misoginia, Grace Kelly è bellissima, ma è pur sempre abbastanza squallida come essere umano. Insomma, la sua vita sono le sfilate di moda, quell'ambiente lì, i vestiti insomma, non sembra una grande pensatrice o dotata di qualcos'altro a parte la bellezza. Stewart appare contento di averla intorno solo a causa della bellezza, ma alla fine non è convinto che sia la donna giusta: fosse stata anche brutta oltre che dedita all'ambiente della moda la avrebbe forse già spedita via a calci nel sedere. Sembra più che altro che la tolleri. Lisa deve dimostrare a chiare lettere di essere la persona giusta, quasi dovesse passare un esame in cui Jeff è l'esaminatore: c'è un momento in cui Jeff ammira Lisa, lo si vede in primo piano. In quel momento, Lisa ha passato l'esame. Io trovo che la posizione di Hitchcock sia più o meno di rammarico: doveva sapere di non essere un bell'uomo, ma credo dovesse almeno essere conscio del suo valore. Ora, la maggior parte delle donne sceglierebbe probabilmente un inutile bellimbusto purchè più attraente. Jeff è un uomo di fascino consolidato almeno per il pubblico dei '50 (visto che è impersonato da un divo idolatrato dalle donne e che ne aveva attratte molte nella vita reale), si può benissimo supporre che abbia avuto già molte altre belle donne (non necessariamente pari a Grace) e che ora sia stufo di questa solfa (quindi, la sua "indifferenza" (ma a me non pare che sia così indifferente) verso la pur sovrumana bellezza di Grace non necessariamente poteva rappresentare un atto di misoginia, quanto invece di esperienza di vita. Gli strumenti di Jeff alla fine sono il simbolo della sua identità: per lui essere uomo significa fare il fotografo, come per me suonare il pianoforte. Perchè dovrebbe amare Grace Kelly quanto i suoi strumenti? Io non ho mai amato alcune donna più del pianoforte, perchè dovrei? Sessualmente, una donna mi conferisce (o mette in risalto) la mia identità maschile "bestiale", ma non necessariamente conferma la mia identità profonda che (a prescindere dalle mie capacità), è identificata nel pianismo. Ora, io non sono Stewart e non si potrebbe presupporre che io abbia avuto molte altre donne come Grace e io possa esserne stufo. Infatti, non farei il difficile! Quando mai mi ricapiterebbe una Grace? Per me, la sovrumana bellezza di Grace sarebbe forse una condizione sufficiente per farmi soprassedere sul resto. Ma alla fine, quanto potrebbe andare avanti il rapporto con una donna che disconosce il mio lato più profondo o che almeno non lo sostiene? Se la posizione di Hitchcock all'inizio è misogina (io non la vedo tale), alla fine mette la donna sull'altare: non solo Lisa passa l'esame, ma mentre Jeff dorme continua a leggere le sue sciocche riviste di moda, mantenendo vivi entrambi i lati di sè, si dimostra piena di risorse. Sia nell'apparire che nell'essere Lisa è una persona straordinaria, ed è Hitchcock a dircelo. Capisco che anche l'idea di esaminare Grace possa appunto far storcere il naso, ma alla fine trovo legittimo che Stewart (che è talmente appassionato di foto da esser finito sulla sedia a rotelle per scattarne una rischiosa) analizzi bene il suo futuro. Secondo me l'idea di Hitchcock è che le donne siano limitate dal potere della loro bellezza quando tali, e accettino il gioco sociale superficiale ma comprensibile della mera attrazione fisica. Credo sia questo il rimprovero di fondo alla donna. Anche in Vertigo non mi pare che sia Madeleine/Judy a sfuggire a Scottie: l'unica cosa che sfugge a Scottie è una immagine mai esistita (Hitchcock stesso ci dice che si era innamorato di un sogno) che quando si rivela tale priva Scottie di un vissuto, che lui credeva reale, in maniera emotivamente insostenibile. Alla fine porta di peso Judy sul campanile, ce la trascina di brutto modo, e dopo che lei lo implora di amarlo così com'è ed aver perfino accettato di ritrasformarsi in Madeleine pur di accontentarlo, Scottie dice "Troppo tardi, ormai nulla può più ridarmi Madeleine!", è lui che la uccide alla fine, ed è Madeleine a dimostrarsi più sensata chiedendogli di amarla per quello che è. Stewart addirittura arriva a prendersela con il suo vecchio amico assassino reo di aver usato la Novak : "e ti ha scaricata, che vergogna!" Va anche più in là: "Ti aveva trasformato! Ti aveva trasformato così come ho fatto io, anche meglio!" Io qui ravviso un aspro rimprovero al comportamento di un altro uomo, che aveva tutto, eppure ha scaricata la Novak come niente fosse, e ravviso un indiretto rimprovero alla donna che si è lasciata manipolare da un altro che non l'amava affatto. La manipolazione mi pare uno degli elementi fondamentali del film, il tessuto sociale stesso è fatto di manipolazioni reciproche. Per restare a donna/uomo, è storia di tutti i giorni che molti uomini si approfittino della buona fede di certe ragazze, le usino e poi le cestinino (e viceversa). Quello che mi fa incazzare è che tali ragazze riescano ad innamorarsi proprio di tipi del genere! Dopo tutte le manipolazioni, Scottie e Judy si ritrovano sul campanile parlando proprio delle manipolazioni, cioè entrando nel reale, uscendo in certo qual modo dal tessuto sociale e i suoi condizionamenti. E' vero che Stewart dice "troppo tardi!", ma se è tardi è tardi solo per riavere indietro Madeleine, cioè un elemento ingannevole, inautentico, e si contraddice baciando Judy che è lì con lui, reale, e quindi probabilmente sta per affiorare l'uomo al di là del manipolatore: due esseri umani autentici, sia pure per pochi brevi istanti. E' proprio superando il suo amore fantastico per una figura mai esistita, e girandolo su una figura reale non artefatta, che Scottie può guarire. L'arrivo della suora sembra quasi rivelare che non si sfugge indenni alla società: arriva, come una figura nera, a ricordargli che non è permesso essere autentici in un mondo "finto" fatto di manipolazioni. _ Sono in completo disaccordo con Truffaut che dichiara, più o meno, che artisti come Hitchcock o Dostoievsky possano soltanto condividere con noi le nostre paure. Non credo sia così, piuttosto Hitchcock ci svela la natura ingannevole delle relazioni indicando quali sono gli elementi di inganno. Vertigo, alla fine, mi appare come il percorso di due persone verso la liberazione dalle illusioni. _ Sarò un romantico, ma per me Hitchcock è, almeno attraverso i film, un Maestro illuminato, un detentore della Verità, un uomo dallo stato di Coscienza elevatissimo. Uno dei più grandi uomini mai esistiti. _ Non so se abbia senso quello che ho scritto, ma provo a proporlo, tanto se anche voleste spararmi sono al sicuro dietro a uno schermo....
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3 maggio 2010, 09:10 di FABIO1971
Citerei due dei miei film preferiti di Hitchcock: "La signora scompare" e "La congiura degli innocenti", entrambi superbi... Un saluto!!
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3 maggio 2010, 12:45 di fixer
I film, come i libri, i quadri, le partiture musicali sono polisemici: non c'è un solo e unico approccio critico. Non pretendevo certo di possedere l'unica chiave di lettura critica. Ciò che scrivi è condivisibile, certo, ma, a mio avviso, quello che ho scritto resta valido, nel pieno rispetto delle tue opinioni. La misoginia di Hitchcock è un fatto, che gran parte della critica considera assodato. Con simpatia.
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4 maggio 2010, 03:26 di Neve Che Vola
Tu hai venduta la tua analisi come appunto una ipotesi, avevo capito che la consideri una ipotesi e non la verità rivelata. Non riesco a capire su che basi la critica consideri "assodato" come un fatto la misoginia di Hitchcock: lo ha rivelato lui oppure da quali situazioni la critica lo ha dedotto? Ho visto molte volte i maggiori film di Hitchcock, e a me non ha mai dato questa impressione. Ma forse non ho chiaro cosa si intenda per misoginia, ho fatto un giretto su internet per cercarne una definizione che mi accontentasse, ma mi appaiono piuttostto vaghe. Cosa intende la critica esattamente per "misoginia"?
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6 maggio 2010, 11:12 di fixer
La misoginia in Hitchcock è l'irraggiungibilità della donna, quando ella risponde ai canoni classici della bellezza e cioè l'essere bionda, alta, affascinante e giovane. Se noti, nei suoi film, H. , almeno nella parte tarda della sua produzione, usa quel tipo di donna (Novak, Day, Hedren, Kelly, Eva Marie Saint) e la rende scostante o difficile da conquistare, o per colpa sua o per indifferenza dell'uomo che le sta vicino. Dato che si tratta di un elemento che ricorre spesso, si è parlato appunto di misoginia, ma va intesa nel senso che le dà Hitchcock.
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6 maggio 2010, 13:28 di curiosone49
non entro nel merito di quanto scritto da Fixer e Neve che vola....non ne ho gli strumenti...molto più banalmente: mi ha sempre colpito la Novak che da bionda si fa bruna, nel La donna che visse 2 volte. Mi chiedo e Vi chiedo: c'è qualche significato recondito per questo "mutamento"? . grazie
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6 maggio 2010, 17:55 di fixer
Credo che, ed è un'opinione del tutto personale, il piano architettato per fregare Scottie dovesse per forza prevedere il cambiamento fisico radicale di Kim Novak. Non credo ci siano particolari strategie al riguardo
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7 maggio 2010, 06:37 di Neve Che Vola
Si, in effetti è vero che sono scostanti, specie Tippi Hedren per il mio gusto. Quindi la misoginia in Hitchcock consisterebbe in una maniera particolare di collocare la donna. Quanto ha ragione il Maestro... io le trovo quasi sempre scostanti, ecco forse perchè non ho mai notato questo aspetto ma l'ho preso come un dato di fatto corrispondente alla vita reale. Anche a me sembra che in "La donna che visse due volte" non potesse fare altrimenti, il piano esigeva il cambiamento. Del resto Scottie poi preferisce il sogno della donna bionda e di classe alla realtà, anche Truffaut sottolinea che Judy fa di tutto per deludere Scottie con una esagerata ostentazione di volgarità. Da questo punto di vista è proprio vero che Scottie ama una donna irraggiungibile, ma resta il fatto che la ragazza alla fine del film dichiara che se non lo avesse concesso lei, per Scottie non sarebbe stato possibile identificarla. Judi si era innamorata di Scottie, anche se secondo me parafrasare la poesia del film tentando poi di dare una collocazione logica a tutti gli elementi cozza con elementi contraddittori. Se ne era rimasta innamorata come afferma, perchè non tenta di avvicinarlo in seguito di sua iniziativa tastando il terreno prima di correre il rischio di rivelarsi? La storia è piuttosto incredibile, tutto sommato, come anche l'aereo che si schianta contro il camion in "Intrigo internazionale". Io vedo i film di Hitchcock proprio come lui stesso li definiva, sogni ad occhi aperti. L'analisi logica alla fine non serve a spiegare il contenuto emotivo di un sogno. In un sogno noi sappiamo perchè una figura rappresenta questo, oppure quello. Lo sappiamo emotivamente. Allo stesso modo, se siamo tutti d'accordo nel considerare Hitchcock un genio, forse sarà perchè parla quel linguaggio in maniera "corretta" e noi lo sentiamo. La scena che preferisco è forse quella in cui i due si abbracciano e intorno ripassa lo sfondo di scene passate. Anche la scena del sogno la trovo incredibile: mi percorrono i brividi quando vedo che Carlotta Valdes è tra Scottie e l'assassino, nella realtà di veglia hanno semplicemente parlato. Una volta una persona si "mise in mezzo" tra me ed un'altra, e sognai di sedere a tavola con tutti e due, e lui stava nel mezzo, ci divideva. Quando Carlotta si volta verso Scottie è un momento che mi travolge. L'idea di misoginia in Hitchcock (credo che si sia capito) mi dava un pò di fastidio perchè la vedevo come un connotato negativo. Per me Hitchcock è un uomo di tale statura che non riesco a credere possibile di guardare a lui come ad un comune essere umano. Scavare nelle sue supposte nevrosi per capire meglio la sua opera è rispettabilissimo e comprensibilissimo, ma mi sembra quasi di vedere due scuole di psicologia e il loro differente approccio alla vita. Secondo alcuni, come Truffaut, Hitchcock o Dostoievsky non potrebbero aiutarci a vivere, al massimo possono condividere con noi le loro paure. E noi magari esserne aiutati tramite identificazione con gli avvenimenti che vediamo o leggiamo. Questo forse presuppone una visione dell'inconscio come una sede di forze oscure, che in taluni si esprimono tramite la creazione trascendendo la situazione iniziale. La creazione, alla fine, dipenderebbe da queste forze direttamente. Esagero: la cosiddetta mancanza di misoginia non potrebbe, al contrario, essere dovuta ad uno stato di coscienza più sempliciotto, che elude certi problemi proprio a causa di una minore capacità di "vedere"? E la cosiddetta misoginia, contenere aspetti di "salute", contenendo forse maggiori elementi di realtà che esclude la coscienza comune? Trovo quasi blasfemo osare indagare l'incoscio di Hitchcock nella speranza di ricavarne elementi di lettura, "Il lato oscuro del genio". Non voglio dire che fosse perfetto. Beethoven non era certo perfetto, ma io guardo (mia idea personale, naturalmente) alle sue "nevrosi" non come a un serbatoio di elementi che ci possono fornire chiavi di lettura della sua opera, quanto come a uno dei modi che hanno permesso che nella sua "coscienza" potessero scendere elementi supercoscienti. La nevrosi come uno dei tanti modi di connessione al Supercosciente. Un semplice mezzo. Ma è chiaro che Hitchcock significa troppo per me... dopo che ho visto Vertigo la prima volta, rimasi così sopraffatto che me lo sognavo alla notte, quante notti ho sognato di poterlo rivedere, nei cinema non c'era più e alla tele niente. Poi il videorec. e la prima trasmissione RAI mi permisero di averlo. Era mio! Anche adesso, scrivo e mi interrompo continuamente per rivedere il finale, molte volte di seguito, fino a che diventa una musica... Intero l'ho visto circa venti, ma a frammenti infinite volte...Ecco perchè non mi riesce di essere lucido quando parlo di Lui, chiedo scusa...
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9 maggio 2010, 14:17 di fixer
Caro Neve, il tuo amore sviscerato per Hitch (il mio è stima e ammirazione) ti spinge a voler indagare con animo di psicologo le "recondite armonie" delle sue trame e le sue ossessioni. Non essendo Hitch altro che un regista, appassionato dilettante dello studio della psicanalisi, ma sempre un regista (per quanto sommo), credo che sarebbe fuorviante indagare con gli strumenti della psicanalisi professionale i possibili punti oscuri dei suoi film. Meglio, secondo me, lasciarci abbagliare dalla bellezza dei suoi film e lasciare sempre un margine di dubbio o, se vuoi, delle domande senza risposta. Forse è questo il modo migliore per gustare i suoi film. Io avevo solo azzardato delle ipotesi, così, quasi per gioco, senza pretesa di svelare chissà quale arcano. Forse un giorno, qualche psicanalista serio si divertirà a studiare seriamente quel che c'è dietro i suoi film. Forse, studiando la biografia e la personalità del regista, a partire dai documenti che abbiamo, sarà possibile dare un saostegno fondato alle teorie sulla presunta misoginia ecc. Chissà. CIao!
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14 maggio 2010, 15:50 di AIDES
Come altri grandi artisti, Hitchcock ha un l"ato oscuro", ed è questo che da sempre rende l'arte una vera e propria miniera estetica. L'inconscio è il fuoco sacro dell'arte. A Truffaut direi che la paura è uno dei principali istinti di vita, un qualcosa che non va allontanato (come si fa in quest'epoca depressa e bulimica), ma intimamente metabolizzato.
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