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18/05/2010 h. 11.06 Film da ricordare
RIFLETTORI DI NUOVO ACCESI SUL GRANDE ROBERT ALDRICH

RIFLETTORI DI NUOVO ACCESI SUL GRANDE ROBERT ALDRICH

Lo scopo primario di questa mia, è proprio quello di esprimere la mia personale soddisfazione nel rilevare che finalmente qualcuno si sta ricordando di un nome importante e fondamentale come quello di Robert Aldrich, e parlo del recupero in Dvd di un titolo fra i più interessanti e straordinari di tutta la sua filmografia. Parlo ovviamente del misconosciuto ai più L’imperatore del nord che si ripresenta sul mercato in questi giorni  con succulenti extra soprattutto cartacei e audio(nel primo caso, un esaustivo book che è in pratica un numero speciale di Filmaker’s Magazine, interamente dedicato al regista, che colma in parte un vuoto inaccettabile di “mancata conoscenza critica e ragionata” della sua opera; nel secondo il commento audio dello storico della cinematografia Dana Polan che non ho avuto modo ancora di ascoltare e sulla bontà del quale quindi per il momento non posso esprimere alcun giudizio, anche se credo di poter scommettere in positivo che il contributo non potrà che essere “divulgativamente importante”.
La scorsa che ho immediatamente dato al book mi ha fatto invece da subito comprendere la bontà  dell’iniziativa (mi sento proprio per questo “obbligato” a suggerire a Stefano - che spero mi leggerà -  di sollecitare l’urgenza completare al più presto il lavoro al quale alcuni di noi hanno alacremente collaborato in tutti questi mesi, proprio al fine di evitare che la sua straordinaria idea venga bruciata prima ancora di essersi palesata in maniera definitiva e concreta e rischi per questo di non trovare sbocchi in un mercato – quello dell’editoria - già abbastanza titubante e non molto sensibile alle “novità delle proposte).
Il sommario (e già i titoli dei vari capitoli lo evidenziano bene) presenta una serie di interventi articolati e ben strutturati che cercherò di sintetizzare meglio qui di seguito.
Si parte subito con una esaustiva e strutturata biografia  a firma di Stefano Murri che già dal titolo (L’ultimo Apache di Hollywood)  fornice il “taglio” speciale dell’analisi che viene fatta proprio in relazione alla parabola e alle opere realizzate dal regista (ne do un piccolo assaggio nei riferimenti a “Foglie d’autunno”, a conferma proprio della bontà del contributo:  “Gli anni 50 di Aldrich gettano le basi a quell’impasto di melodramma borghese e squilibrio mentale che troverà il suo apice  nel decennio successivo: già con Autumn Leaves – 1956, con cui sarà consacrato ‘autore’  (…) lo schema del melò di Douglas Sirk viene immerso nell’acido della follia, nella storia di una procace tardona (Joan Crawford, che più tardi sarà una delle icone del macabro di Aldrich) che sposa un giovanotto di apparenti buone speranze, per poi scoprire di essere devastato da turbe mentali di natura traumatica: divorziato da una moglie che lo ha tradito con suo padre. Il germe della follia quasi negato, ridotto a una malattia endemica della patriarcale famiglia americana, la fragilità femminile ribaltata in fiducia  cieca, la virilità in infantilismo e complesso di Edipo ribaltato, dove è il padre a distruggere il figlio (…).
Segue una interessante dichiarazione di Aldrich stesso (Per un regista è importante vedere film) tratta da Filmmakers & Aldrich, a cura di Giulia  D’Agnolo Vallan e uno stralcio  della “conversazione”  avuta dal regista con François Truffaut.
Francesco Gallo e Giancarlo Simone Destrero si cimentano invece con una stimolante analisi critica delle opere del regista (il primo con l’articolo Apologia dell’antieroe;  il secondo con Gli occhi della follia, entrambi già sufficientemente indicativi fino dalla loro titolazione).
A Gaetano Gentile è invece affidato l’arduo compito di fare l’analisi del film in questione (L’imperatore del nord, appunto) un lavoro molto articolato, non esente da stimolanti approfondimenti e dal ricordo della sofferta genesi dell’opera (“scippata” a Peckinpah, che avrebbe voluto dirigerla “ad ogni costo”, si scoprono anche altri importanti retroscena  che riguardano  Corvo rosso non avrai il mio scalpo conseguenti alla scelta finale di Robert Redford come protagonista al posto di Clint Eastwood, immaginato originariamente per quel ruolo).
Non è tutto qui ciò che offre il book, ovviamente, ma il resto  si sposta da Aldrich a “Il cinema della crisi”  e quindi è meno pertinente con ciò che intendo io evidenziare invece con questa mia, e quindi confermando l’interesse speciale anche di quel segmento, ne rimando la conoscenza alla lettura diretta del libello.
Non c’è da dubitare sulla bontà dell’operazione non credete? E il titolo è “assolutamente” da recuperare!!!.

  1. Dvd non disponibileBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'imperatore del Nord (1973) Con l’autorevole firma di Robert Aldrich, importante regista americano con la spiccata capacità di offrire un’immagine disincantata della realtà, il film  è un’opera duramente sorprendente (citazione presa dal Dvd stesso come quelle che seguono)
  2. Dvd non disponibileBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'imperatore del Nord (1973) Siamo nell’America della grande depressione. E’ il 1933 e i lavoratori precari, gli hobos, si raccolgono ogni giorno sul treno 19 nella speranza di riuscire a migliorare le proprie condizioni di vita. Sarà sul treno che si incontreranno i tre protagonisti principali: “Numero 1”, “Sigaret” e il guardiano del convoglio, Shack
  3. Dvd non disponibileBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'imperatore del Nord (1973) Il film è duro spietato, realizzato con ritmo incalzante e supportato da un’ambientazione topica, così come la visione manichea che pervade la trama: tutto fuorché abbozzata. Una pellicola dal respiro serrato, che incoraggia la voglia di libertà di umanità e di impegno civile.
SI

Commenti

  • 18 maggio 2010, 12:19 di Neve Che Vola

    Grande notizia che esca "L'imperatore del Nord" che ho comunque registrato in buonissima copia dal sat. Lo sai che non riesco a contenermi dal ridere quando il mitico Ernest Borgnine cala le catene sotto il treno per fustigare il giovane pretendente al titolo? Mio padre mi rimproverò perfino, ma ancora oggi non riesco a trattenermi. Borgnine che batte i pugni contro il treno perchè si sente preso in giro dai vagabondi è un altro dei miei ricordi più cari del film, e anche il commento che gli sfugge a proposito di non dico chi nel caso qualcuno non avesse visto il film "Fesso fino all'ultimo!"... è un altro dei moltissimi momenti magnifici di un capolavoro. C'è stato un periodo che lo ripassavo quotidianamente secondo il mio metodo che prevede di vedere i punti culminanti di un film come di un pezzo musicale.

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  • 18 maggio 2010, 12:36 di degoffro

    "L'imperatore del nord" è un capolavoro e mi fa piacere che esca in un'edizione dvd così curata. Mancano però all'appello ancora diversi film di Aldrich: per esempio mi sembrano da secoli introvabili "California dolls", "Ultimi bagliori di un crepuscolo" e "Quando muore una stella". Saranno forse titoli minori ma solo perché firmati da Aldrich meriterebbero una pubblicazione. Io non li ho mai visti ma attendo fiducioso...

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  • 18 maggio 2010, 14:29 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Il Grande Bob. Oltre trent'anni fa, il giovanissimo Enrico Ghezzi mi aprì gli occhi su questo capolavoro hobo, in una recensione 'nuova' per quei tempi, straordinaria per apertura a diversa lettura dell'opera. La rivista la conosci, era "Il Falcone Maltese" in simil-ciclostile. Bentornato, Valerio. Un abbraccio.

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  • 18 maggio 2010, 17:04 di spopola

    ... non ci sono dubbi che di capolavoro si tratti... e tirare la volata a un genio "dimenticato come Aldrich è sempre un bel pedalare!!!! Per questo (immagino che un buon successo di vendite invogli a pubblicare altre sue opere, anche fra quelle citate dda Degoffro. ) mi sono permesso di richiamare l'attenzione su questa importante novità. Le scene memorabili sono tantissime: Neve che vola ne ha ricordate alcune fra le più strardinarie, dal mio punto di vista posso solo aggiungere che un classico dell’avventura perfetto per ritmo, ambientazione e caratterizzazione dei personaggi, che è anche una coinvolgente, epicizzata ballata folk dalle atmosfere che richiamano direttamente alla memoria il grande London, pur conservando inalterati i temi dell’odio viscerale e della violenza primitiva sadica e spietata. E’ una allegorica introspezione sul destino umano con la quale vengono “magicamente” esplorati e in maniera personalissima, territori convenzionali come quelli del viaggio, del duello con il nemico naturale, dell’educazione formativa alla vita, ma innestandoci dentro e fondendoli magistralmente, temi sociopolitici non di secondaria importanza. A Degoffro voglio dire che purtroppo non posso aiutarlo per California dolls" nè per Ultimi bagliori di un crepuscolo, ma ho trasferito in dvd (anche se la qualità è orribile) Quando muore una stella registrato a suo tempo in vhs grazie a Gezzi e al suo insostituibile Fuori orario. Disponibile quindi a fartene una copia se ti fa piacere (magari devi darmi soltanto un pò di tempo). Caro Lorenzo.. ricordi mitica rivista "Il Falcone Maltese"... è proprio lì che imparai a conoscere e a confrontarmi con molti nomi importanti (spesso ancora grazie a Ghezzi)... Erano anni quelli in cui persino i quotidiani "facevano cultura" (ho uan copia dell'Unità del 1954 con un articolo di Umberto Barbaro e un altro ritaglio che questa volta dovrebbe essere di un quotidiano allo "sbando" (parlo di come è composto e realizzato oggi) xone La Nazione che a firma di GIORGIO Signorini fa un excursus piuttosto esaustivo sull'attività registica di un nome controverso e discusso come Dmytryk intitolato "Decadenza di Dmytrik" che dopo aver fatto una analisi abbastanza perfida anche sul percorso umano (delazione compresa), conclude così: "Ed eccoci a "The Mutiny iof Caine (si può infatti trascurare senza alcuna preoccupazione "Mutiny in the Atlantic" grosso pasticcio in techinicolor ed in costume di stile piratesco e di confezione più che mediocre). Qui non si tratta più di dubbio, qui non si tratta più di un film sbagliato: con "The Mutiny of Caine" Dmytryk è giunto in fondo a una parabola non solo come regista, ma anche come uomo. Come regista ci ha dato un film ineguale , privo di un dramma che non sia banalmente guidato e sovrapposto ai personaggi come come una strana superfetazione (ed ancora un racocnto sadicamente tormentato, di un traditore o di un tradimento) ma come uomo ha chiaramente detto di essere ormai disposto ad abbracciare, a farsi libellista delle tesi del maccartismo, della forma cioè più acutamente fascista della ideologia americana dominante. Naturalmente è difficile (in casi come questo forse un pò meno) dare giudizi definitivi e non volgiamo escludere che Dmytryk possa prima o poi ritrovare qualche eco della ispirazione e del fervore che lo animavano ai suoi inizi e che lo imposero all'attenzione della critica di tutto il mondo: certo si è che, per il momento, non si vede come potrebbe ricomprare se stesso.£" bei tempi davvero... c'era la coerenza del pensiero, l'esposizione non "settaria" (La Nazione era anche allora un giornale conservatore, magari più illuminato dia desso ma conservatore)... non come adesso. Ma in quegli anni potevamo contare anche sulla mitica "terza pagina" e i quotidiani servivano anche oer ampliare le nostre conoscenze culturali.

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  • 18 maggio 2010, 18:06 di Utente rimosso (astronomy domine

    Una boccata di ossigeno con questa bella play su Aldrich finalmente si parla di cinema, grazie Valerio .

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  • 18 maggio 2010, 22:35 di ed wood

    Ecco, il cinema di Aldrich è una di quelle cose che, se non esistessero, qualcuno dovrebbe inventarle. Un Autore indispensabile. E sottolineo Autore con la A maiuscola, alla faccia della Hollywood industriale, non ancora "new", dei generi codificati. La sua influenza nel portare il cinema USA nei tempi moderni è pari a quella di anti-eroi della celluloide, suoi contemporanei, come il disperato Nick Ray o il radicale Sam Fuller. Tutti sotto il segno dell'anti-retorica brevettata nei lontati anni 40 dall'immenso John Huston. Aldrich ha impresso il suo marchio su tutti i generi: dal western (re-inventato più volte coi vari Apache e Ulzana) al bellico (Prima Linea è uno dei capolavori misconosciuti del genere), dal poliziesco al melodramma etc...Figlio del barocchismo espressionista di Welles (inquadrature sbilenche, montaggio sincopato), al quale il nostro ha aggiunto un'asciuttezza e una ferocia inaudite, il cinema di Aldrich è Hollywood che implode su se stessa, è il "Sistema" che viene sgretolato dall'interno, è acido solforico sparso sulle convenzioni etiche ed estetiche di 30 anni di classicismo cinematografico: la cosa più bella che suscita la visione di un qualsiasi film di Aldrich è quella tensione spasmodica che si avverte dal fluire stridente e irregolare delle immagini, tensione che nasce proprio dalla frizione fra un modello di cinema etero-imposto e un desiderio irrefrenabile di rompere gli argini...se Clint Eastwood oggi è un "classico moderno", Aldrich ai tempi era un "moderno classico", costretto a vivere negli schemi ma capace di farli saltare. Ostile al compromesso, anarcoide, furente, disilluso, al punto da apparire reazionario, il cinema Aldrich non ha fatto sconti a nessuno: uomini e donne, conservatori e progressisti, criminali e borghesi, cowboy e indiani...tutti complici di un Sistema perverso, di cui Aldrich sapeva intelligentemente mostrarne il funzionamento.

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  • 19 maggio 2010, 05:20 di LAMPUR

    "Riflettori di nuovo accesi" su Valerio, soprattutto, e grazie anche ad Aldrich se gli dobbiamo la (ri)apparizione. E se al regista sono legato soprattutto grazie a classici come I ragazzi del coro o Scusi, dov'è il West? a Spopola mi lega sincera ammirazione. Un abbraccio!

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