Harris Andrews e il ruolo del sergente nella macchina militare
Qualsiasi “degno” film sulla vita militare non può prescindere dalla figura del “sergente maggiore”; costui, vera “cinghia di trasmissione” tra il comando e la truppa, ricopre un ruolo insostituibile nella “macchina” militare. E che di tale “missione” i sergenti siano ben consci, sentendosi in dovere di esercitarne gli uffici in qualsiasi momento (in pace come in guerra) e, se necessario, in collaborazione (ma dovremmo dire piuttosto “in combutta” ) con pari-grado di altra nazionalità – non importa se nel caso specifico si possa trattare del nemico, per di più prigioniero! – lo dice la frase che il sergente maggiore britannico rivolge all’italiano nel gustoso film “i due nemici” (1961): “ I soldati stanno con le mani in mano! Forza, facciamoli lavorare un po’…tocca a noi mantenere la disciplina…! “. Il tutto avviene – per chi non ricorda il film - dopo una marcia di un intero giorno sotto il sole nell’Altopiano etiopico (con scarsità di acqua…).
Qualsiasi appassionato di film di guerra avrà già capito a chi voglio alludere; chi è il sergente di ferro, quello pronto a mettersi rigidamente sull’attenti davanti al suo maggiore, pronto ad obbedire agli ordini senza un battito di ciglio, ma con la consapevolezza che ogni suo ordine alla truppa sarà eseguito con altrettante cieca obbedienza….Quale attore avrebbe potuto interpretare meglio di lui questo ruolo così impegnativo, così apparentemente caricaturale, senza peraltro essere mai ridicolo….Ci riferiamo naturalmente ad Harry Andrews, non a caso definito sulla NNDB britannica “the archetypal British Sergeant Major”… Ma non è tanto di lui che si vuol parlare qui, quanto del ruolo “drammaticamente” caricaturale che il sergente maggiore così bene interpreta in tutti gli eserciti del mondo.
Ben lo sapevano due registi, presi “a caso” tra i tanti che hanno diretto film di guerra: Sidney Lumet e Robert Aldrich ….che si sono serviti di Andrews per il fine che si ripromettevano…Lumet, in particolare, sembra portare alle estreme conseguenze il dramma: nella “collina del disonare” (The Hill, 1965), infatti, il sergente maggiore del campo militare di “rieducazione” interpreta il suo ruolo di “rieducatore” fino alle conseguenze estreme del sadismo…e la scena di inizio del film, prima dell’arrivo del detenuto Connery, quella in cui Andrews interroga i 2 soldati “rieducati” e pertanto pronti a tornare nel trita-carne della guerra, sarebbe addirittura comica, se non fosse al contempo drammatica. Comica, perché il sergente chiede come giudicano i soldati il trattamento ricevuto, in particolare se si debbano lamentare di eventuali maltrattamenti…siamo alla farsa…della serie “soldato, come giudichi il rancio?” “ottimo ed abbondante,Signor generale!”…ma qui è una farsa lugubre….i soldati, terrorizzati, rispondono come il sergente si aspetta….
Per gli appassionati ricordo la scena del rancio in “La grande guerra”…ad un Sordi che, intimorito dalla domanda fattagli dal generale, rispondeva come sopra, il generale rispondeva: “e’ pessimo, invece…”
Cambiamo storia, nazione ed epoca…siamo negli anni ’60..gli USA sono impelagati in Vietnam…anche qui c’è bisogno di eroi…ma non è più tempo di eroi…e allora, bisogna crearli…ed ecco che ci aiuta Kubrick con il sergente di Full Metal Jacket.. …”il fucile è il mio dio!!” ripetuto continuamente dagli allievi marines durante i duri mesi di addestramento…”palla di grasso” si suiciderà…ma che importa…! Qui ormai siamo alla sovvertimento totale dei valori in cui, pure, l’America bigotta crede – o meglio – vuol far credere di credere. “In God We Trust” non a caso è scritto sul Dollaro…Frase pericolosa, che ricorda troppo quel “Got mit uns” scritto sulle piastrine delle SS germaniche, per poter essere credibile…per un Paese che prega all’alza ed ammaina bandiera e che canta “God save America” nelle sedute ufficiali…
E non basterà la figura del sergente maggiore di “Ufficiale e gentiluomo” (interpretato dallo stesso attore di Full Metal) per ripulirlo un po’…né le parole che dedica al cadetto al termine del corso….ma questa è un’altra storia…
- I due nemici
- La collina del disonore
- Non è più tempo di eroi
- Full Metal Jacket
- Ufficiale e gentiluomo
- I cavalieri del Nord Ovest Qui il sergente maggiore è visto sotto un aspetto molto più "prosaico"...forse perchè, al pari di Wayne, è anche egli prossimo alla pensione
- Quella sporca dozzina Il sergente maggiore chiamato dal maggiore ade addestrare la "dozzina" ...ha motivi più che validi per unirsi ad essa...e svolge egregiamente il compito che gli è stato assegnato
Commenti
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19 maggio 2010, 17:21 di dedo
Sono stato nell'Esercito per 7 anni (in un servizio non combattente, come medico: ci tengo a precisarlo) e capisco perfettamente come la figura del sottufficiale anziano sia fondamentale. Da noi quello che è il deus ex machina è il maresciallo, non come negll'esercito statunitense. Spesso i rapporti tra sottuficiali, anziani ed esperti, e giovani ufficiali si configura come una sorta di "complicità operativa" e, salvo nei casi di stupidità di uno dei due (di solito da parte del giovane presuntuoso) il risultato è sempre ottimo. Play molto interessante e valida, specie per chi ci è passato. Un saluto
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20 maggio 2010, 10:41 di Neve Che Vola
I sergentacci fordiani sono i miei preferiti, spesso i loro gradi gli concedono dei privilegi come quello di "assaggiatore ufficiale" di whiskey in "Soldati a cavallo".
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20 maggio 2010, 14:28 di curiosone49
...è vero...avevo completamente dimenticato "soldatio a cavallo"...ma forse perchè non era quello il tipo di sergente al quale mi riferivo. Grazie di avaerlo ricordato
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20 maggio 2010, 14:42 di fixer
Harry Andrews è un vero artista nel suo ruolo, e cioè quello del sergente inflessibile e severo, fedelissimo e tutto dedito alla sua professione. Oltre ai due film che hai citato, ricordo CHIAMATA PER IL MORTO di Lumet, dove interpreta il ruolo di ufficiale di Scotland Yard da par suo, accanto a un mito del cinema britannico e cioè James Mason. Andrews si inserisce a pieno diritto nell'invidiabile "famiglia" dei grandi attori secondari non protagonisti di cui il cinema d'Oltre Manica è così ricco, segno di una professionalità di tutto rispetto. Il "sergente di ferro" è una figura interessantissima nella cinematografia: è una specie di incudine fra gli umori e gli istinti della bassa truppa e le bizze o le eccentricità dell'ufficiale. Spesso è rappresentato come un sadico oppure, specie in Ford, come un burbero sottufficiale ubriacone ma simpatico, soprattutto quando è interpretato da McLaglen o da Ward Bond. Oppure, quando lo interpreta un nero, il sergente Rutledge (Woody Strode), un perfetto soldato, giusto e fedele fino all'estremo sacrificio.Da noi, i sergenti non hanno mai avuto (mi pare) nè buona letteratura nè particolari benemerenze cinematografiche. Ci si rifugia nel classico "topico", concentrando l'attenzione sulla figura dell'ufficiale o del soldato eroico. Tra i vari sergenti, ricordo Folco Lulli, in LA GRANDE GUERRA, che secondo me, rappresenta bene la figura del sergente, capace, per la stazza e per il carisma, di imporsi ai mugugni e brontolii della truppa. I sergenti americani moderni sono rappresentati, grosso modo, da Lou Gossett Jr. in UFFICIALE E GENTILUOMO: severi, a volte durissimi, ma fondamentalmente giusti. Il sadismo, la malvagità gratuita (che sono per lo più strumentali più che realisiti) sono presenti soprattutto nella figura del Warden, e cioè il direttore del carcere o in certe sue guardie, dove spesso la malvagità si sposa con la corruzione (BRUBAKER in primis). Da noi, l'aspetto politico spesso finisce per "inquinare" la storia, la trama del film, come ad esempio DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO, in cui il direttore del carcere, ben rappresentato da Banfi, finisce, per quieto vivere e totale mancanza di coraggio e cultura, diventare, suo malgrado, un vero e proprio giustiziere. Bella play, capace di suscitare molte tematiche interessanti. Bravo curiosone!
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21 maggio 2010, 10:42 di curiosone49
Grazie del completissimo commento fixer!!
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