
Le interviste del Genius - Spopola
E dopo Lampur e Mathiasparrow tocca a Spopola, anche lui, eh sì, sotto la forca "caudina" del Genius, quale ingrato mestiere l'intervistatore e quale onere rispondergli.
Ma sono domande ficcanti, scrupolose d'indagare, non nel profondo, non saremo così pretenziosi, ma nel tentativo di estrapolare tratti di personalità.
Personalità, macerata, dilaniata, messa a dura prova e poi restituita all'antico vigore e fulgore, adamantina luce nel crepuscolo che illumini il nostro cammino, timorato e poi a testa alta.
Sempre osteggiata, presa a sberle.
Strega, streghetta, ammaini la bandiera della tua tronfia spavalderia e disarcioni ogni tentativo di fuga, cadi trafitta dal pugnale di chi ti ha colpito nell'anima.
Ma sarai pronta a erigerti a paladina della giustizia, e resusciterai le vecchie forze.
Ma torniamo a noi, non perdiamoci in chiacchiere, anche se lo sguardo della gente è dappertutto, avvelena il cuore e rende lenti i movimenti.
Sono lì, pronti a spiarti e tirarti fuori il peggio.
Provocano, aizzano, mettono contro. Dannati bastardi.
Ecco a voi Spopola.
http://www.film.tv.it/nick/14296/spopola/
Partiamo con l'intervista, su dai.
1) Quanti anni ha(i) Spopola, se vuoi rivelarcelo naturalmente?
Nessun segreto: è indicata anche nelle mie note personali sul sito. Sono a tutti gli effetti un “residuato bellico” essendo nato nel 1942. Ebbene sì, il 22 luglio di quest’anno compirò ben 68 anni (sono oggettivamente – se si utilizza il metro alla maniera di Moretti - più “di là” che “di qua”) ma mi auguro ben portati!!! (anche se non si è mai i migliori giudici di noi stessi). Come Mastroianni (e scusate l’immodestia), posso dunque dire “Confesso che ho vissuto”.
2) Qual è la tua professione, e quali sono i tuoi interessi oltre al Cinema?
Ormai sono in pensione da molti anni (era il 1997 quando ho raggiunto il fatidico traguardo dei 35 anni di servizio: sono stato uno dei “fortunati” che ha potuto usufruire di molti vantaggi oggi purtroppo negati ai più). Discreta pensione, visto che sono stato dirigente d’azienda. Ma la mia attività posso considerarla abbastanza eclettica: ho lavorato in aziende primarie – settore vendita e marketing (Caffè Bourbon – Superirdide – Mira Lanza) fino al 1985 partendo però dalla gavetta: mi sono fatto le ossa e la “carriera” cominciando dal basso, visto che la mia prima mansione è stata quella di centralinista-archivista; successivamente ancora come dirigente, sono passato nel settore “servizi" (la Burke Marketing Research di Milano… specializzata in indagini di mercato e ho la gravissima responsabilità di essere stato uno dei primi “promotori” in Italia di quello che allora veniva definito il Marketing telefonico. Ho di conseguenza sulla coscienza (difficile perdonarselo) proprio la nascita dei famigerati call-center che tanto disturbano la nostra esistenza creando precariato e sfruttamento. Proprio per levarmi da quel pantano e non avendo più la voglia di stare lontano da casa (Firenze non offriva molto di alternativo nel mio settore) e non volendo nemmeno perdere i vantaggi “contributivi” che avevo accumulato, ho deciso di cambiare drasticamente rotta: ho piantato baracche e burattini e mi sono messo a fare l’edicolante, nel senso che ho acquistato un’edicola di giornali nel centro di Firenze facendomi un bel mazzo come orario e impegni, ma con un introito di tutto rispetto che mi ha permesso di pagarmi da solo i contributi residui necessari alla pensione… Quando ho maturato la pensione ho venduto l’attività e mi sono messo in riposo salvo sporadiche consulenze che ancora oggi ogni tanto mi capita di fare. Per ciò che mi interessa, oltre al Cinema naturalmente, che mi emoziona ancora oggi più d’ogni altra cosa, potrei generalizzare dicendo “tutto ciò che è cultura” ma per entrare più esplicito e preciso, senz’altro il teatro, che una volta mi esaltava e adesso troppo spesso mi annoia per come è diventato routiniero, salvo rare eccezioni (l’ho praticato in veste di regista anche dilettantescamente, ma con alcune esperienze da professionista portate avanti collateralmente al mio lavoro ufficiale, dal 1968 al 1980, un’esperienza fondamentale che è stata anche “politica” visto che operavo nel cosiddetto teatro sperimentale di base). Poi la lettura … leggere, leggere, leggere…di tutto e di più.. anche l’elenco del telefono se non c’era niente di meglio sottomano (un po’ ridimensionata negli ultimi tempi per il solo motivo che adesso ho a volte qualche difficoltà a concentrarmi sulle parole) ma anche la scrittura mi appassiona molto, non solo utilizzata per parlare di Cinema naturalmente ma anche per avventurarmi in esperienze più personali e dirette, anche se non mi reputo in alcun modo uno scrittore, visto che non riesco ad utilizzare la fantasia per creare storie. La musica in senso lato, poi. Soprattutto classica e lirica (ma non disdegno ogni sollecitazione “avanguardistica”, anche se – riguardo a quella cosiddetta leggera - il cuore è rimasto forse con qualche sporadica eccezione, disastrosamente ancorato all’esperienza dei cantautori e dei grandi “miti generazionali” del rock : non mi guardate con ironico compatimento, : è sempre e solo “questione di età, che volete farci?). Sono anche molto impegnato nel sociale ma “a modo mio”.
3) Cosa ti ha spinto a iscriverti a Film. Tv. It?
Quando ho preso dimestichezza con il mezzo tecnico necessario per esplorare la rete, la scelta di questo sito è stata inevitabile, poiché conoscevo la rivista corrispondente dalla sua nascita. Mi ci sono da subito trovato così bene che non mi è mai venuto in mente di cercare altri approdi. Perché si scrive? Forse anche per vanità… a parte gli scherzi, principalmente per raccontarmi e confrontarmi (e l’interscambio, il prendere visione di pareri diversi è per me un elemento fondamentale di conoscenza e di accrescimento). Anche però per lasciare una traccia e mantenere viva prima di tutto a me stesso, la “mia” memoria cinematografica, per condividere le mie emozioni, insomma.
4) Da cosa e/o da dove nasce la tua passione per la Settima Arte?
L’ho già detto in altre occasioni: devo soprattutto a mia madre questo amore viscerale per la Settima Arte: me lo ha fatto conoscere e frequentare già in tenerissima età anche se ovviamente era un cinema diverso e meno problematico di quello che poi ha preso prioritariamente possesso del mio cuore e dei miei pensieri. La domenica, era un appuntamento irrimandabile, ed io nutrivo “magicamente” la mia fantasia con quelle immagini e quelle storie che coloravano la mia vita e riempivano di gioia e di “amici” immaginari la mia solitudine.
5) Se dovessi stilare un elenco dei tuoi film preferiti, possibilmente stringato? E quali sono le ragioni? Per ogni film puoi descrivere cosa ti piace di esso.
Mi chiedi davvero l’impossibile. No, davvero, non sono proprio capace di stilare un elenco “stabile” e “duraturo” che evidenzi con certezza assoluta quelli che sono i miei titoli preferiti (anche per il numero esorbitante di citazioni che dovrei evidenziare tutte a pari merito). Al di là del loro valore intrinseco (non tutti ovviamente sono capolavori assoluti) preferisco optare per indicare quelli che per una ragione o per un’altra hanno avuto un significato speciale nella mia vita, mi hanno aperto nuovi orizzonti (e si va allora proprio per questo molto indietro nel tempo, all’infanzia o l’età della prima giovinezza, poiché come ha detto Victor Erice, è proprio quella la proprio patria di ogni esser umano: è quello il luogo dell’Origine, l’età in cui le cose accadono per la prima volta e si accede a una forma speciale di conoscenza, di comunicazione con la vita che, dopo, diventati persone adulte, perdiamo.. Nessun ordine di preferenza ma seguendo semplicemente la cronologicità temporale della mia conoscenza. Partiamo allora da Lo strano amore di Marta Ivers di Milestone. Non andavo ancora a scuola quando lo vidi con mia madre e mi colpì così tanto da rimanere indelebilmente impresso nella mia mente per sempre: Il nome di Marta Ivers era per me diventato sinonimo di “allettante malvagità”, rappresentava un modello da detestare e imitare, avvertivo un transfer identificativo che mi portava a desiderare di essere deciso e “crudele” come lei (ovviamente avevo compreso ben poco di tutta la storia: la mia età e i miei pensieri erano stati abbagliati soprattutto dalla sequenza iniziale quando Marta bambina per difendere il gatto colpisce col bastone e la zia, la fa cadere e ne determina la morte). A seguire, La tragedia del Bounty di Lloyd: vederlo e “innamorarsi” così tanto di Gable, fu tutt’uno, farlo diventare l’ero dei giochi e delle fantasie solitarie che mi facevano esplorare da solo “sconosciuti continenti” ed affrontare il pericolo con la temerarietà dell’eroe. Ma la particolarità fu anche quella che si trattò della prima pellicola che approdò imprevista e inaspettata alla Casa del Popolo del paese in cui abitavo: “L’omino delle stelle”, l’itinerante girovago con il suo proiettore gracchiante era arrivato anche lì finalmente (per diventare poi una frequenza periodica) e tutti accorremmo in massa, solo perché c’era il cinema, senza sapere nemmeno che cosa in effetti sarebbe stato proiettato…. C’era il cinema e questo era bastante., non avevamo bisogno di sapere di più per uscire e riempire la sala fino all’inverosimile. Poi Roma città aperta di Rossellini, offerta gratuitamente per una festa dell’Unità con proiezione improvvisata lungo il greto dell’Ema e uno schermo ricavato da un lenzuolo un po’ sdrucito. Ho pianto, ho sofferto, mi sono “gettato" anche io come il bambino del film sul corpo crivellato di colpi della Magnani, ma soprattutto mi turbarono le scene della tortura del partigiano, dando corpo al mio odio profondo che si palesò con maggiore vigore verso i tedeschi e il fascismo. Il ladro di Bagdad (quello “mitico” di Berger, Powell e Wilson): che si poteva offrire di più a un ragazzo avido di conoscenza e di “fantasia”?… poi RXM destinazione luna (ma siamo già in era televisiva, visto una sera d’estate quando c’era un solo canale sulla terrazza del circolo con un cielo gravido di pioggia che cominciò a scaricare le sue saette, mentre noi ci toccavamo i cosiddetti per esorcizzare la pioggia e riuscire a “sapere” come andava a finire… ma arrivò troppo resto il fulmine che mise fuori uso il televisore anche se ormai era iniziato il viaggio di ritorno verso la terra che lasciava poco spazio alla speranza… ma io ho sempre pensato con l’incoscienza beata della giovinezza, che fosse stato in effetti quel fulmine a far precipitare il razzo, tanto per “raccontare quanto ero imbecille).Ancora Hiroshima, mon amour di Resnais, a tutti gli effetti il “film della mia vita” al quale devo il coinvolgimento emotivo, la scoperta dell’espressione artistica cinematografica, la voglia di scoprire davvero le origini del mito. Quarto potere di Orson Welles. Impossibile raccontare cosa ha rappresentato per me la sua visione, quali orizzonti e prospettive è riuscito a dischiudere davanti ai miei occhi. La sfrenata fantasia di 8 e ½, sospesa fra realtà in desiderio, immaginazione e ricordo, la valenza politica e la carica drammatica di Rocco e i suoi fratelli di Visconti; l’impatto devastante su quella che allora era la mia coscienza di fervente e osservante cattolico” di Viridiana di Bunuel (e i sensi di colpa che suscitava in me il considerarlo uno straordinario esempio di provocazione illuminata, tutt’altro che blasfema), Psyco di Hitchcock, per me l’essenza stessa della paura: nessun film né prima né dopo mi ha impressionato e spaventato in ugual misura…. E potrei continuare all’infinito fino ad approdare a Il profeta visto quest’anno, ma credo di avere già speso troppe parole, e quindi mi fermo qui scusandomi per la mia insopportabile logorroicità.
6) Stesso discorso per i registi.
Qui è ancora più difficile rispondere perché tutti i registi che valgono, magari anche per una sola opera, sono nel mio cuore in ugual misura, insieme a quelli che mi hanno emozionato… Ma praticamente non c’è un nome in assoluto che elevo al di sopra degli altri, ognuno rappresenta un tassello e una modalità, sono complementari, e soprattutto di quasi nessuno anche dei più eccelsi amo incondizionatamente tutta la loro opera, magari ne riconosco la coerenza, ma non riesco a mettere sullo stesso piano “emozionale” l’intero percorso artistico, soprattutto quando si rivelano certe concessioni non solo senili alla “resa” e all’opportunismo. Tenterò di fare alcuni nomi (scusandomi per le omissioni che non sono volontarie): Renoir, Welles, Clare, Sturges, Hitchcock, Wilder, Wyler, Lang, Murnau, Godard, Resnais, Rossellini, Visconti, Antonioni, Iosseliani… Scorsese, Coppola Lynch, Altman, Powell e Pressburger, Losey, Truffaut, Bunuel, i registi delle cinematografie emergenti dell’oriente e del Terzo mondo, Leigh e Loach…. Etc etc (ma ha poi un senso fare uno sterile elenco di nomi?).
7) Ti piace molto scrivere, ne deduco che se un avido divoratore di libri. Se dovessi scegliere i 5 migliori libri della tua vita?
Ho letto moltissimo fino da ragazzino: sono dell’opinione che sia fondamentale l’esercizio della lettura per imparare la tecnica della scrittura (sono stato aiutato in questo anche dal fatto che ho avuto accesso da subito a molti libri magari non eccelsi e non solo per l’infanzia,visto che spesso si trattava soprattutto di romanzi d’amore (per lungo tempo ho creduto che Liala fosse la scrittrice italiana più importante, pensa un po’) ma erano gli unici che c’erano in casa e io li divoravo con una curiosità espansa. Poi sono arrivate le biblioteche itineranti e i romanzi a dispense e poi finalmente quando ho incominciato a lavorare ho potuto essere autonomo anche nelle scelte. I 5 migliori libri della mia vita? bah… ci provo: "La trilogia americana" di Dos Passos (insieme a Fitzgerald e Faulkner) – "L'Ulisse" di Joyce; "Viaggio al termine della notte" e "Morte a credito" Di Celine – "Larecherche" di Proust – "L'uomo senza qualità" di Musil, "Qer pasticciaccio brutto de Via Merulana" o "La cognizione del dolore" di Gadda (pardon… ho già debordato di un autore e molti di più in fatto di titoli.
8) Quali sono stati i momenti bui della tua esistenza, e come hai fatto a superarli? Dalle tue playlist emerge una personalità forte, ma vissuta.
Devo confessare che soffro frequentemente di depressione e vado spesso in crisi. La prima grossissima risale agli anni ’60 (strettamente legata alla non “accettazione” della mia… chiamiamola “non omologazione sessuale” che mi ha fatto stare molto male e compiere anche atti dei quali potrei perfino vergognarmi, ma era così terribile e difficile sentirsi “diverso” che era facilissimo debordare e fare stronzate.) Poi c’è stato il doloroso e “inaccettato" trasferimento a Genova che ha rischiato di mettere in discussione il mio rapporto sentimentale; poi la mia gravissima malattia del 2000 e infine il recente lutto che mi ha colpito e dal quale sto lentamente cominciando ad uscire adesso (ma ci sono voluto quasi due anni per tentare di ricostruirmi). Ovviamente questi specifici “momenti bui” sono stati solo la punta dell’iceberg, perché credo di essere una persona molto problematica, ma sono stati anche quelli più dolorosi e terribili. Come li ho superati? Soprattutto con la grinta e la determinazione… e senza aver paura di chiedere “aiuto” a chi poteva darmi una mano. Mi sono accorto che sono molto combattivo e che nonostante le mie fragilità, in fondo, sono uno abbastanza tosto che non si lascia abbattere facilmente (o almeno non lo fa senza lottare). Diciamo che… nel bene e nel male non mi sono fatto mancare nulla, che ho spesso rischiato (non sempre ho vinto), ho preso decisioni e accettato “cambiamenti” senza mai recriminare: quello che ho fatto, anche gli sbagli – e sono stati molti - erano le uniche strade da percorrere riportandomi a quel momento e a quegli stati d’animo, o meglio quelle che io ritenevo più percorribili (non mi piace in ogni caso recriminare: che senso ha piangere sul latte versato?).
9) Consideri Film. tv. It un buon forum, o lo miglioreresti. Se sì come?
Sicuramente lo valuto “adeguato” e interessante, capace di rispondere ai miei bisogni. Non è ovviamente perfetto, ma proprio perché tutto è comunque sempre “migliorabile”. Poiché però non ho preparazione adeguata nella creazione e nella gestione dei siti, preferisco non fornire indicazioni in relazione ad ipotetici cambiamenti sempre possibili: lascio ai responsabili piena libertà di movimento senza interferire.
10) Sei d'accordo con me che sulla rivista vengono pubblicati sempre i soliti utenti, quelli, diciamo, più "simpatici?".
Può darsi che tu abbia ragione e che sia proprio così che vadano le cose, ma non me ne curo molto. Magari è solo una coincidente convergenza di elementi (o forse ci sono utenti più “bravi” a indovinare una tematica in linea con quelle che sono le esigenze editoriali del giornale).
11) Sei un fan del Genius, e se sì perché?
Lo sai che è così. Te l’ho dichiarato (e dimostrato) apertamente in più di un’occasione. Mi piace il tuo essere contro anche negli eccessi, la non omologazione non solo del tuo pensiero, ma anche del tuo agire e soprattutto amo la tua scrittura (ho letto i tuoi libri e “so” che in quel campo puoi davvero fare “grandi cose”). Avrai visto dalle mie “preferenze letterarie che io sono particolarmente attratto dall’innovazione formale della scrittura, spinta fino alla ricerca estrema quasi sperimentale ( avendo la possibilità di andare oltre la griglia che mi era concessa, potrei citare molti dei contemporanei che mi affascinano per la loro inventiva lessicale, un pregio che riconosco anche nel tuo stile).
Grazie.
- La donna che visse due volte (1958) Anche l'uomo. E che uomo.
- Tutti insieme appassionatamente (1965)
- A Single Man (2009)
Commenti
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20 maggio 2010, 06:15 di LAMPUR
... e voglio continuare a vederti "determinato", Valerio. Con sorriso e stile, come hai abituato chi ha avuto il privilegio di conoscerti.
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20 maggio 2010, 09:18 di dedo
Bravo travis e forza spopola. Avete tanti amici nel sito, persone che vi sono affezionate e che vi apprezzano e vi rispettano. Non sarete mai soli. Un saluto affettuoso
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20 maggio 2010, 23:56 di Neve Che Vola
E se prima mi piacevi, ora anche di più che hai detto che ami la musica classica! Interessante il tuo percorso di vita, penso sia tipico di personalità di spicco di soffrire di depressione (anche se non obbligatorio!).
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21 maggio 2010, 20:22 di maxcalifornia
Cavoli.. questa è una bellissima intervista. Un grande augurio a Spopola, lui deve continuare ad essere così. L'ho visto una volta e devo ammettere che è una persona in gambissima!! Un applauso a Travis per aver avuto la bella idea di intervistarlo!! :-)
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