Il Senso di Clint per il Western
A parte la serie televisiva Rawhide, Clint Eastwood ha girato ben 10 film western. Tre con Sergio Leone, tre appena tornato in America e con registi diversi, tre diretti e interpretati da lui che formano una trilogia a parte sullo straniero quasi metafisico, ed un ultimo celeberrimo capolavoro che ha nome Unforgiven - Gli Spietati.
Tralasciando i tre fatti con Leone, cercherò arduamente di collocare i restanti sette in questa classifica. Il mio metro di giudizio è personale, non tiene in considerazione il successo economico, la critica, l'impatto con l'immaginario e così via... ma soltanto le mie personalissime corde.
PS: ci sarebbe anche La Ballata della città senza Nome, ma è un musical più che un western... e sia Lee Marvin che Eastwood tendono a dimenticarlo ;)
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Il texano dagli occhi di ghiaccio (1975) Amo i banditi, amo chi lotta contro il sistema che per definizione è corrotto e classista, se no non sarebbe un sistema. Il suo Josey Wales si muove nell'autunno del suo western personale e ci regala il miglior dialogo di convivenza tra popoli, chiaro, limpido, cristallino e antiretorico: il dialogo tra il bandito e il capo indiano Orso Bruno. Per non dire di quell'ultimo quasi-duello che suggella la fine di tutte le guerre.
Modulazione narrativa tra le più celebri. Ironia e insubordinazione costanti. Un manifesto estetico ed ideologico. - Gli spietati (1992) Con Gene Hackman lurido e carognesco come suo solito (con buona pace di Gervasini che lo vuole uomo buono), il William Munny di Eastwood attraversa il deserto, l'inverno e la tempesta della sua coscienza per constatare che la violenza su cui si è fondato un paese non può cancellarsi. L'innocenza è perduta, e forse solo il Western può prevederne la rinascita.
- Il cavaliere pallido (1985) E' l'inverno della frontiera. L'oro, il denaro, il potere ed il prestigio sono i suoi mali. Ma il film va oltre. Eastwood porta sulle nevi fredde di Carbon Canyon un uomo venuto dal passato e dall'inferno, e con una stilizzazione minimalista rispetto i suoi western precedenti, decide che i conti vanno affrontati e risolti con i propri fantasmi, mentre oro, denaro e potere restano sullo sfondo e non faranno mai parte dell'individuo etico di cui Eastwood è figura, mito e immagine popolare.
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Lo straniero senza nome (1973) E' l'estate del Western. Caldo. Sole. Luce accecante. Deserto. Una vendetta, un cimitero, una serie di bizzarrie. Il più leoniano degli eastwoodiani è l'emersione dell'inferno, percepito, visto, odorato, concretato al di fuori (ne Il Cavaliere Pallido è interno invece). Magistrale esordio.
- Impiccalo più in alto (1968) Classico, ma da rivalutare ad ogni visione. L'ambiguità della giustizia e di tutta le retorica che la compone pervade ogni scena del film, e Clint Eastwood che è sempre stato autore di se stesso fin da sempre, sa come muovere il suo personaggio-mito all'interno del film. Una scena su tutte: mentre il bravo popolo americano assiste religiosamente eccitato ed invasato alle impiccagioni, il pistolero Eastwood decide di beffarsi della condotta patriottica e di infilarsi in un bordello e godere della carne.
- Joe Kidd (1972) Uno dei John Sturgess minori. Ma solo per il ritmo poco mordente, poco sostenuto, quasi svogliato. Per il resto, la causa messicana è adottata antiretoricamente dal Joe Kidd eastwoodiano, che senza proclami ma con la sua cronica insubordinazione conferma la libertà dell'individuo dalle ideologie.
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Gli avvoltoi hanno fame (1970) Don Siegel. Già. Gran maestro di cinema, collabora nuovamente con il suo feticcio. Il film è tra i meno riusciti, ma sa graffiare con l'ironia e con la presenza impeccabile di uno dei due muli: Eastwood.
Commenti
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27 maggio 2010, 17:16 di AlexPortman80
Complimenti, bellissima play dedicata al grande CLINT! Ciao
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27 maggio 2010, 23:03 di billykwan
I primi due western diretti da Eastwood sono a mio avviso ingiustamente sottovalutati, sia nell'ambito del genere che nel percorso dell'autore. "Lo straniero senza nome" già presenta, forse allo stato grezzo, tante tematiche che ritroveremo nel "Cavaliere pallido". Siamo poi certi che l'uomo senza nome sia il fratello dello sceriffo, condannato a morte dalla vigliaccheria del paese? O non è piuttosto lo sceriffo stesso, risputato dall'inferno, come sarà poi nel "Cavaliere pallido"? E' un dubbio che mi sono sempre posto. Questo film, come giustamente ricordi, dalle influenze leoniane, a mio parere deve molto a "Giorno maledetto" di Sturgess. "Il texano dagli occhi di ghiaccio" di leoniano ha invece solo il titolo affibbiato dai distributori italiani. E' con Josey Wales che Clint inizia la propria personale ri-esplorazione nel classicismo, è qui che Clint inizia a essere "autore" più che regista, affrontando coraggiosamente un tema (ahimè) poco dibattuto nel western, il periodo post-secessione. Non sono d'accordo su "Gli avvoltoi hanno fame". Sceneggiato da Boetticher è uno dei Siegel/Eastwood che amo di più, e trovo sia un ottimo western "messicano". Un saluto.
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28 maggio 2010, 07:42 di scapigliato
La trilogia dello "Straniero (sputato dall'Inferno) è tutta bellissima, e direi pure propedueutica - notato come per Lo Straniero Senza Nome parlo di estate, di autunno per Josey Wales e d'inverno per Il Cavaliere Pallido? - e proprio per questa sua intrinseca bellezza autoriale che tutti e tre i film vanno salvati. Io qui però son dovuto stare al gioco delle posizioni.... ahimè! Vedo cmq che Josey Wales viene letto proprio come un film che segna l'immaginario eastwoodiano così come la sua autorialità - anche se già Breezy e direi pure Brivido Nella Notte dicevano già molto, se non tutto. Ma Eastwood è gigantesco, on lo si può ridurre a classifiche. Gli avvoltoio Hanno Fame è molo spassoso e chiaramente ben diretto, ma non mi ha mai segnato indelebilmente, nonostante ci sia molto "deserto" - il che per me è un must -, nonostante sia diretto da Siegel e nonostante ci sia un mulo che di nome fa Eastwood e si mangia ogni comprimario. grazie ;)
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25 marzo 2011, 13:57 di Tarabas
Bella lista. Non sono d'accordo sull'accomunare "Josey Wales" agli altri due film. E' una storia del tutto verosimile e storicamente fondata, quella della repressione dei gruppi di sbandati sudisti dopo la fine della guerra di secessione. E le vicende di Wales mi sembra abbiano poco di metafisico, al contrario degli altri due film, soprattutto "Lo straniero senza nome".
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