Uomini, un po' Marlon Brando, un po' Roger Rabbit
Alla gente, alla fin fine, a conti fatti, gliene frega poco di te, bada solo a guardare i propri interessi, le strade prima s'intersecano, poi prendono la propria vi(t)a.
E' così, duole ammetterlo, ma io non mi dolgo, né mi pento delle mie bizzarre scelte, spesso fraintese o non capite, son uomo che conosce gli arditi corridoi dell'anima, ne prende coscienza, se ne immerge e ne esce esausto. Brindo al convivio gioviale, mi ergo io stesso a paladino di giustizie infrante e di Cuori affranti, abbarbicandomi su valli scoscese, e catigando spesso il mio Ego in tortuosi raggiri che ingannano la mia stessa natura. Cambio forma, e mi rattristo per cose per cui non dovrei provar tristezza, ammanettato al mio corpo, che sussulta, poi nitrisce, poi patisce, tutti noi ambiamo a qualcosa che ci distragga dalla "fame", mortificando spesso i nostri desideri più intimi. Siamo persone camaleontiche, che cambiano in base alle circostanze, (non) aderendo a quello che ti danno da mangiare, cercando sempre un "altrove", un cantuccio che accheti gli spasmi, le ire, i turbamenti repressi che deflagrano all'improvviso, le voglie erotiche e quant'altro, persi in Destini immutabili che giocano col vento. Fai un passo di qualità poi desisti, ami crogiolarti nel "vuoto", un vuoto sempre più imbarazzante per te che lo vivi e per chi ti circonda.
Assuefatto alla pigrizia circostanze, all'inerzia che non produce, al mutismo delle anime, tutte abbeverate alla "sacra" fonte della burla, di una goliardia volgare, tutti vittime inconsapevoli di una atterrente mediocrità, ma commetterei uno sbaglio colossale se volessi esimermi dal considerarmi anch'io un mediocre, mi "eleverei" a genio o presuntuoso uomo dello "scibile", e non potrei perdonarmelo, poiché cerco sempre di venire incontro al prossimo, di dargli retta, di accogliere i suoi sfoghi, perfino le sue impertienze, a meno che non tocchino parti, quelle sì, dolenti.
Annesso anch'io, mio malgrado, dalla forca caudina di un Mondo che seleziona i suoi "eroi" e li pone come simbolo o modello da "dover" emulare o seguirne l'esempio.
Privi di autonomia, imboccano una strada senza uscita, "spassionati" levrieri di una notte già morta, castrata sul nascere, che ancora una volta recide.
E ti ribelli un po', poi frigni, poi stai zitto, ti metti il Cuore in pace e mandi a 'fanculo tutto e tutti, poi ritorni in te e credi in un qualcosa che illumini il giorno, che ti riscaldi nel tuo avvenire.
Firmato il Genius
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