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12/08/2010 h. 21.03 Film: Playlist libera
INDOVINA CHI

INDOVINA CHI

Era un gioco che mi appassionava moltissimo, da bambino. Anche da adulto lo trovo molto divertente, ma è diventato più facile identificare Jack, perché le peculiarità oggi riesco a riconoscerle con maggiore malizia. Da bambini invece occorre maturare questa capacità di osservazione e imparare a identificare il tratto comune vincente tra i personaggi. "Indovina chi" è quasi un gioco d'identità. Indovina chi è questo? Ha gli occhiali grossi e neri, pochi capelli, è magro, anziano, occhi brillanti, il suo genere è la commedia.
Mi è venuto in mente questo gioco perché ho letto, recuperando le playlist uscite durante le mie vacanze, che è stato fatto il "giochino" dell'"indovina chi" su diversi utenti, attribuendo loro un'altra identità. I toni non erano divertiti ed è inutile dire che alla fine ha indovinato solo chi era stato tirato in causa dichiarando l'indipendenza della propria identità da altri nickname, ma su internet e sui social network ricondurre lo stesso nick di siti diversi sempre alla stessa persona o ricondurre più nick di un sito alla stessa persona è una tentazione molto forte, probabilmente alimentata dal vuoto che il monitor lascia dietro di sè e alla conseguente necessità di crearsi dei punti di riferimento per approfondire la conoscenza della persona con cui ci si confronta.
Non è infatti un segreto che nei social network il sesso, i nomi, i nick siano inventati e spesso moltiplicati e plasmati allo scopo di raggiungere un certo bacino d'utenza, quindi le associazioni nick-persona normalmente portano a conclusioni sbagliate, anche perché io, per esempio, non ho il copyright sul mio nick e quindi chiunque lo potrebbe riutilizzare. Per questa ragione lascio in vista il mio nome e cognome. Il web è sicuramente il luogo ideale dove fare il miglior marketing di se stessi. :D
E' un po' come il nome d'arte (che però ha un copyright). Ci sono artisti che ne hanno più di uno, alcuni cambiano nome e cambiano modo di essere. Mi viene in mente, per fare un esempio terra terra, Edoardo Bennato e Joe Sarnataro, ma anche Fernando Pessoa coi suoi eteronimi. In quest'ultimo caso non si trattava nemmeno di una politica di marketing, né di un banale uso di pseudonimi, ma in Pessoa convivevano davvero tutti gli artisti a cui faceva scrivere opere letterarie, come fossero ognuno una personalità distinta e avessero tutti una propria identità che rimandava alla stessa persona fisica, ma non di certo psichica. E di certo non si poteva dire ad Alvaro De Campos che era Alberto Caeiro o Bernardo Soares, perché ogni identità non aveva nulla in comune con l'altra, malgrado le parole "inquietudine" o "tabaccheria" possano essere state usate da tutti e tre nelle loro opere.
Nel cinema l'identità è stata protagonista di diversi film. I primi che mi sono venuti in mente, senza filtro, sono questi.

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Face/Off (1997) Lo scambio d'identità. Un gioco divertente nelle Nozze di Figaro, che in questo film invece diventa una vera e propria arma contro l'avversario.
  2. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Invito a cena con delitto (1976) Questo è il caso del furto d'identità multiple. L'assassino si rivela con tre facce diverse (quindi cambia identità fisica), viene spacciato per altri personaggi (identità anagrafica) e alla fine prende tutti quanti in giro in un finale veramente geniale.
  3. DvdBlu-RayUmd non disponibile Full Metal Jacket (1987) La guerra per parlare della perdita d'identità. I soldati sono solo pedine e non hanno più un loro nome, i loro soprannomi sono solo utili a identificarli e ogni principio personale che possa affermare la propria identità e personalità viene annientato per raggiungere lo scopo: omologare l'uomo in una macchina da guerra senza etica e coscienza.
  4. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Zelig (1983) Mi piace pensare a questo film se penso alla crisi d'identità. Leonard Zelig assume le sembianze di chiunque entri in contatto con lui, il suo è uno stato confusionale perenne dove essere una persona o un'altra è del tutto indifferente. Zelig è un personaggio fuori dal mondo perché è la disfatta del grande valore che l'uomo attribuisce alla personalità.
  5. DvdBlu-RayUmd non disponibile Il grande dittatore (1940) Il miglior falso d'autore che ho visto al cinema. Il vagabondo confuso con Hinkel coglie l'occasione dell'equivoco per lanciare un messaggio importantissimo al mondo, opposto nei contenuti alle idee del dittatore, ma che contiene la stessa energia e capacità comunicativa. Ogni volta che penso a questo film mi viene in mente il film Charlot di Attenborough in cui Chaplin decide il modo in cui darà voce (e dirà addio) al vagabondo dopo che un suo amico, parlando di Hitler, gli dice: "lo sai che gli assomigli?". Non ho mai letto l'autobiografia di Chaplin e quindi non so se le cose andarono davvero così, ma mi piace pensarlo, pensare che dal suo genio bastò una frase qualsiasi, quasi ironica, a far scoccare la scintilla di un grande capolavoro.
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Monsieur Verdoux (1947) E torno a Chaplin se penso alla creazione d'identità. Monsieur Verdoux crea continuamente nomi nuovi in luoghi nuovi per nascondere la sua vera identità. Perché in fondo l'identità è solo un attestato, un'etichetta di cui fa uso l'uomo per sopperire ai propri deficit sensoriali e che può essere piegata ai propri interessi. I gatti ricordano il volto di un uomo e lo riconoscono per tutta la vita se lo associano a un trauma, riconoscono le persone dall'odore e non di certo dal nome. Gli animali, infatti, non hanno bisogno delle parole per conoscere.
  7. DvdBlu-RayUmd non disponibile Kagemusha - L'ombra del guerriero (1980) Concludo con Kurosawa per parlare dell'identità non riconosciuta. Il kagemusha è l'ombra del guerriero, ma alla fine si identifica a tal punto nel suo sosia che accetta di morire sul campo di battaglia come se fosse l'ultima testimonianza del grande clan di guerrieri dei Takeda. Mi viene in mente la scena in cui il kagemusha dice a tutti di essere un sosia, di non essere davvero Shingen. Malgrado lui stia dicendo la verità, nessuno gli crede, perché siamo tutti la proiezione di un'idea altrui. Ed è proprio per questo che nessuno saprà mai qual è la mia vera identità.
SI

Commenti

  • 12 agosto 2010, 21:20 di na

    A me, quando si parla di identità nascoste o dissimulate, viene subito in mente The Departed di Martin Scorsese dove Leonardo Di Caprio e Matt Damon interpretano ognuno il ruolo che rappresenta la reale identità dell'altro. E, ancora con Di Caprio, mi viene in mente Prova a prendermi di Steven Spielberg dove il protagonista assume diverse identità solo per nascondere il vuoto che ha dentro di sé, un senso di inutilità derivato dalla mancanza di un'identità propria a cui senta di appartenere veramente. Bellissima playlist, naturalmente :)

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  • 12 agosto 2010, 22:13 di pazuzu

    IDENTITA' di James Mangold, SHUTTER ISLAND di Martin Scorsese...

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  • 12 agosto 2010, 22:13 di cantautoredelnulla

    Prova a prendermi non l'ho visto, ma da quello che scrivi mi incuriosisce molto. The Departed ci sta benissimo ma non mi era proprio passato per la testa! Grazie per avermi rinfrescato la memoria! ;D

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  • 12 agosto 2010, 22:17 di cantautoredelnulla

    Grazie Pazuzu, non ho visto nessuno dei due film. Le playlist sono sempre molto utilità per conservare ottimi suggerimenti! ;D Spero di recuperare, in particolare Identità di Mangold mi ispira molto.

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  • 12 agosto 2010, 23:15 di kikisan

    Mr Klein di Joseph Losey

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  • 13 agosto 2010, 10:40 di ilpanda

    Giochi d'identità ne "Il colore della notte" di Richard Rush (1994).

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  • 14 agosto 2010, 00:59 di Daskabinett

    Gran bella playlist - visto che è già stato citato ZELIG, non mi resta che ricordare FIGHT CLUB in cui Edward Norton si costruisce un alter ego che rappresenta da una parte ciò che vorrebbe essere, dall'altra ciò che teme di diventare. Cito inoltre una bellissima canzone di Gaber in tema: "Fuori c’era un bel cortile poi le grandi scale e c’era il vento e gli alberi di mele. Si fece notte e un uomo della mia statura e della mia presenza mi conduceva in un’insenatura che a un certo punto diventava la mia stanza. Lì c’era tutta la mia vita che per la prima volta mi si rivelava e c’era un grande specchio che indifferente mi duplicava. L’uomo della mia statura e della mia presenza forse troppo familiare forse troppo somigliante mi stava accanto e non faceva niente. Mi giunse la sua voce che assomigliava un po’ alla mia ormai era più ingrata e senza sfumature con certe fastidiose intonazioni che sento a volte nelle mie registrazioni. Ma più che altro mi spaventò il suo volto tremendamente uguale al mio non ebbi più alcun dubbio quell’uomo ero senz’altro io. E allora io mi vidi così brutto e scoperto che fui preso dal terrore e mi scoppiava il cuore come fosse un infarto. E lui rideva e poi sputava l’aria con una calcolata cattiveria, e quella smorfia era la mia copia speculare così imbruttita e repellente da fare orrore. Odio il tuo viso che è la mia caricatura odio la tua voce che è la mia scimmiottatura odio l’arroganza della tua idiozia odio la tua stupida parola che è la mia. Ma lui restava immobile a guardare poi prese a parlare esageratamente adagio mi disse che era logico e normale che in quella notte di casuale sortilegio aveva avuto il privilegio di conoscere il male. Fuori non c’era più il cortile né le grandi scale e nemmeno il vento né gli alberi di mele. Era come un sogno che svapora che quando lo racconti non riesci neanche a ricordarti. Fuori mi aspettavano altri sogni altri infarti." (Il sosia di Gaber - Luporini, 1981)

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  • 14 agosto 2010, 14:15 di AIDES

    Nella contemporaneità penso subito alla massa come ammasso di solitudini separate, in cui l'identità non è più diversità, al cinema penso subito a Vertigo, in cui Carlotta Madaleine e Judy convivono tutte in una persona, come passato presente e futuro, verità e apparenza, amore e interesse, caso e macchinazione, Kim Novak non era bionda e si chiamava Marylin...stupefacente..In FMJ c'è una regressione allo stato infantile come spesso in Kubrick ed è un esempio importante che fai, un film davvero illuminante sulla scissione dell'individuo e sulla contraddittorietà della sua posizione nello spazio (born to kill e il segno della pace, simmetrie e mancanza di centri focali...). Ci sarebbero molti altri esempi, ma ora vado a farmi una grappa. Ciao Fra

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  • 14 agosto 2010, 18:27 di mozambico

    BELLA PLAY...DEI FILM DA TE CITATI IL MIO PREFERITO E' INVITO A CENA CON DELITTO, UNA CHICCA DI COMICITA' E SORPRESE

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  • 15 agosto 2010, 15:35 di cantautoredelnulla

    Vi ringrazio per le preziosissime integrazioni che avete fatto, che ovviamente non ho visto e conserverò volentieri in questa play per vederle il prima possibile. Le parole di Gaber calzano a pennello, mi fanno venire in mente l'immagine di un film in cui un protagonista si guarda allo specchio e il suo alter-ego prende vita e comunica con lui. Ma anche l'ombra come nostra altra identità. Nel Pinocchio di Benigni per esempio l'ombra di Pinocchio, nel finale, rappresenta quell'infanzia dalla quale ci stacchiamo per diventare adulti, ma che non muore, anzi continuerà a vivere di vita propria dentro di noi. Forse per questo l'esasperazione di Full Metal Jacket porta i soldati a una regressione infantile, come sottolinea molto bene Aides. Confesso che anch'io, nei momenti di assoluta disperazione, dentro di me ho riscoperto qualcosa della mia infanzia a cui aggrapparmi per superare la difficoltà. In Full Metal Jacket quel richiamo raggiunge il suo apice nella canzone di Topolino, a dir poco agghiacciante dopo lo scontro a fuoco col cecchino.

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