Solfeggiai come il pifferaio magico in una landa desolata, ma avvoltoi dai denti aguzzi ferirono la mia pelle delicata, così decisi di cospargere il corpo di un gel antizanzare
Per quanto venga irriso non vengo irretito, mi vorrebbero relegare a un ruolo che poco si confà al mio macularmi e un po' maciullarmi, preferirò sempre l'aborto dell'anima purché non venga vilipesa e oltraggiata, meglio ferita che corrotta.
Su questo sito e altrove impazza il volerci essere, uomini "arrotini" affilano i coltelli della retorica ammantandosi di prosopopea, al fine di ragranellare la stima e l'approvazione altrui, mendicano le amicizie e si trovan a conversare d'inezie, anzi, a conservarle.
Appuro, constato, tocco con mano la massa "blob" che vorrebbe fagocitarmi, i cui esiti sono decisamente fallimentari, e sempre più indirizzato ad un'autodistruzione delle emozioni più "sincere", professo l'apatico menefreghismo, il turbulento sussultar a piè sospinto per il futile che a me appare utile, e sciorino, vomito, quel che mi disgusta.
Disgusto le liceali con la Smemoranda, dove annotano (di) baci rubati con il "figo" della scuola, disgusto le fighe tutte, senza eccezione alcuna, anzi eccedendo nel sba(di)gliarle, nel prenderle a barilate.
Immesso in un percorso che non ammette redenzioni, son contento di non esser redento, e, fra un caffè e una sigaretta, coltivo il "nulla fare", riempiendo il "vuoto" di parole a me caramellose, con cui gioco, piroetto e scodinzolo, me, cane (in)felice, Mickey Mouse che ama il "goofy" di Pippo e si fa le pippe, comunemente intese. Sì, son masturbazioni che generano vita e non viltà, un dischiudersi spasmodico che rinnegherà le ragazzine col poster di Scamarcio.
Meglio la mozzarella alle donne mozzarellate, meglio una sana indigestione di cioccolata allo sbaciucchiarsi melenso che conduce solo all'agonia perpetua. Sì, aveva ragione Perpetua a sgridar e rimproverare Don Abbondio, lei, donna avvezza a uomini con le palle, detestava chi stava nel mezzo. Io, Innominato di gran signorilità, evoco il silenzio e accavallo le gambe sorseggiando una bevanda fredda, mentre la fine dell'Estate ritempra gli ormoni a cui eviro ogni fugace apparizione.
Son uomo dal sapore agrodolce, da bagnare nel vino nei giorni di festa, e brindo contro la prosapia di chi non è pio ma prega il Santo di Petrelcina, anch'io, agito la mano in segno di saluto e porgo le più sentite condoglianze all'umanità tutta, da cui mi distinguo per Spirito elevato e perché abito al piano superiore.
Infrango ogni legge sociale, accostandomi alla meditazione "beota" che ripudia il contatto fisico, ambendo al lambirla, e, lambendo la vita, la riscaldo di nuove temperature. Mi ritempero.
Ora, ossequiatemi, come si conviene per un uomo della mia statura, e pur essendo basso non lo sono, in quanto l'apparenza, si sa, è ingannevole, e all'occhio umano sfuggon spesso i segni particolari: cioè che sono bellissimo.
Questo è indiscutibile, sfido chiunque a provare il contrario, e, comunque, se lo proverà io non lo approverò.
Amatemi, mentre vi benedisco stolti.
Firmato il Genius
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