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01/09/2010 h. 15.19 Film: Off Topic
Fogne di una notte di mezza estate

Fogne di una notte di mezza estate

"Ora l'inverno del nostro travaglio è mutato in splendida estate grazie a questo sole di York; e tutte le nubi che aduggiavano la nostra casa son sepolte nel profondo seno dell'oceano”………

Siamo a Settembre, ma sempre estate è. Piena Estate. E notte, di quelle notti moderne illuminate da flash e neon di ogni tipo…

La deformità di Gloucester ci permette, con cinica arbitrarietà, di piegare l’incipit del Riccardo III a proiezione della nostra condizione, per come, ovunque, la scellerataggine viene convertita tra i riflessi dei lucori pecuniari in virtù democratica del progresso. Il mare della mistificazione, sul quale il dio merce inonda i naufraghi alla mercé di sè.
L’uomo sa di essere brutto, e non si perdona.

(Ma perché citare Shakespeare? Sarà che è tutto un recitare…?).

Se qualcuno mi chiedesse un’immagine dell’orrore attuale, gli direi distrattamente e seccato, di andarsela a pescare in tv,
                             tra i servizi sugli abitini dei cagnolini e i gelati al pistacchio,

                                        le tintarelle piccolo borghesi dei bagnanti neofantozziani,

                           i gendarmi che pigliano a manganellate qualche terremotato e operaio rompipalle (perché gli ordini sono ordini e la pancia ha i suoi imperativi),

                                           lo spettacolo che continua ad ingoiare soldi per rifare gli occhi coi culi e i culi con gli occhi,

                          l’informazione in-formattazione,

i nostri politici di cera a battere sui marciapiedi,

le mode e dio solo sa cos’altro. (ecc......ecc.....ecc..........ecc..........ecc...............ecc..............).

O di guardare, da dentro, una qualche metropoli,   fogne a cielo aperto,       cimiteri della vecchia città tanto quanto             della campagna.

Eppure da tremila metri (come a zero) il pianeta appare splendido, un
Eden non c’è dubbio.
Afflitto dalla presenza degli umani, ormai anche concretamente, coperti di olio putrefatto come fosse triste e malato sperma del loro (ciclico) fottersi.

E’ tutto un sogno. E una fogna.

Nuovo antropocentrismo antropomorfo. Nel Luna Park di colori sgargianti del mondosupermarket.

Fermiamoci qui, tanto è inutile.

[Questo monologhetto non è urlato. Sarebbe patetico. E’ un promemoria scarno, freddo come un’immagine di Kubrick, per rammentarsi costantemente, tra un lecca-lecca e l’altro, della nostra raffinata nefandezza, e, tra una merenda e l’altra, portare un po’ di sana negatività in questo sito balneare.
Del resto Agosto è finito, e Settembre non distrae allo stesso modo].

Potrei citare film più neri, ma non è una play (solo) nera. Ha le sfumature dei brutti sogni.

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Videocracy - Basta apparire (2009) Gandini non è un’aquila, ma questo modesto e inutile scorcio sul panorama antropologico italiota dice appunto di quanto non vi è nulla da dire e da pensare. [Troppo da fare, in verità].
  2. DvdBlu-RayUmd non disponibile Gomorra (2008) Lo cito come uno dei pochissimi film italiani forti. Le lampade UV (e siamo ancora ai colori sgargianti, il blu elettrico) tanto di moda servono a mascherare (a tradire) l’anemia culturale di un Paese.
  3. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile La grande abbuffata (1973) Chi non muore di fame, scoppia di cibo. Chi non spera, s’annoia. La morte è un gesto d’indulgenza. Nella decadenza.
  4. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il fascino discreto della borghesia (1972) Mangiare è un atto mancato, sognare è frustrante. La vita è finzione, gli istinti destino di morte.
  5. Il processo (1963) Della Legge conosciamo solo la condanna: l’incubo
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Mulholland Drive (2001) La patina del successo sognato, la putrefazione di ciò che accade realmente. Tutto è rovesciabile nel  cromodelirio dell’angoscia.
  7. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il Vangelo secondo Matteo (1964) Il figurativo Pasolini per rammentarsi dell’immagine della bellezza, artistica e naturale. Il sacro non è dottrinale, è anteriore, arcaico, primordiale, indistruttibile, ancorché dimenticato.
    Attualmente, l’unica, nostra salvezza.
SI

Commenti

  • 1 settembre 2010, 16:44 di kirkdetective

    Grazie AIDES. "Strano intrico di Babilonia e Babele, dove ogni giorno assidui ci inoltriamo, la città, memoria antica di Atene, ma più simile alla Gerusalemme attuale che a quella ideale, assediata, geme come ogni città dei vivi senza dio, ma profuma dell'afrore dell'asfalto dopo la pioggia, livida nel lampo che romba un cielo grigio sulle fabbriche, e negli spiazzi delle circonvallazioni risciacqua di pozzanghere arrotate al clangore barrito dai motori in ripartenza ai semafori, per le autostrade arteriose, in cui s'insaccano le macchine come plasma rifluito nelle vene urbane; qui, è tutto ciò che non hai capito, la crisi e il suo soggetto, il vero arbitrio delle vite asservite al capitale... // Miliardi di guadagni e di morenti ha, la neocapitalistica sera, in cronaca, nell'ora in cui in Europa centrale, al globale schioccano le sbarre dei cancelli, banche e borse e fabbriche prolassano, mentre sugli schermi si affacciano i messaggeri della nequizia; difendono una vita a circuito chiuso, belli, un'allegra parodia dei lager, giovani volontari che giocano all'eliminazione di se stessi, piallati dal consumo del vissuto, banali come quasi tutti i loro coetanei italiani; la maggioranza sciocca ha vinto, aiuto, il Piazzista è l'avanguardia loro, Grande Fratello, cantano in coro il loro inno all'oro... E' una sera di novembre del 2000, che ci offende, in cui l'Italia più mente, alla deriva... // Quanto a me... viviamo alla tempesta, amici, e a volte, ecco, la vostra zattera mi tira su dai flutti di me stesso, mi porta alla presenza, oltre la noia e la brama..." Gianni D'Elia, "Bassa stagione", 2003

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  • 1 settembre 2010, 17:47 di panflo

    Bella play perché sinceramente sdegnata ! Ricordo però che 40 anni orsono, si sarebbe potuto scrivere le stesse cose, sulle stesse situazioni. In fondo il mondo non cambia granché. Ciao.

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  • 1 settembre 2010, 22:18 di AIDES

    Ti ringrazio a mia volta Kirk..una vera sorpresa veder citare Gianni D'Elia...la cui voce non è sola, ma lo sembra implacabilmente. Il mondo non cambia granché, è troppo occupato a peggiorare. In realtà tutto si modifica rapidamente, negli anni '70 il capitalismo non era ancora un totalitarismo globale. Oggi si. Quello della memoria è un problema serio allora, dato che rischiamo di dimenticare il nostro essere naufraghi. La storia è sempre la stessa, ma non è mai uguale. Un saluto a entrambi

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  • 2 settembre 2010, 09:55 di Daskabinett

    Su questo "sito balneare" dobbiamo decidere quale film portare su un'isola deserta o sulla luna, al massimo fare commenti autoreferenziali, non farci venire il mal di testa con una playlist snob, disfattista, intellettualistica, cerebrale, noiosa, pesante. E stupenda.

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  • 2 settembre 2010, 11:56 di panflo

    @AIDES giustissimo quello che dici ma se negli anni '70 il capitalismo non era globale , era globale la presenza clericalcattolica in ogni forma della vita sociale; fortunatamente stava morendo lasciando il posto agli altri "orrori".Ciao.

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  • 2 settembre 2010, 13:36 di AIDES

    @Dask Si può fare di peggio.........ma alla fine prevale la dimensione del "promemoria", cupamente *lluministico*, che aggiunge poco rispetto a quanto si sa. Ma tu immagina le arpie che insozzavano le mense...così queste sparlate insozzano il salottino playlist. Per fortuna "la sciocca maggioranza che ha vinto" non si abbassa a tale livello, e si pasce nella sua ammaliante indifferenza. @Panflo Morto un potere...se ne fa un altro, ed è per questo che la storia è sempre la stessa. Ma non è mai uguale perché il potere religioso è diverso da quello della merce. Semplificando, se il primo (da un punto di vista etico ad es.), ha il grave risvolto di mortificare la vita terrena (pur nelle sue corruzioni e nefandezze politiche, affaristiche e ideologiche opportunamente celate e mistificate), il secondo taglia tutte le frequenze a qualsiasi implicazione spirituale della vita (nonostante la merce stessa abbia risvolti sia simbolici che mistici). Dunque, il riferimento al Sacro (che non è legato a dottrine sia chiaro) vuole colpire proprio qui. Pasolini condannava la deriva consumistica e rimpiangeva la tradizione (di qui i riferimenti a Pound).......in cui il mistero, la natura (ma anche la religione) erano vissuti con istintività e innocenza. In questi ultimi quarant'anni, abbiamo affrettato il processo di disfacimento della tradizione, velocizzando un "progresso" che è lo Sviluppo tecnocratico di un regresso affabilmente barbaro ("un'allegra parodia dei lager"). Grazie per gli interventi.

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  • 2 settembre 2010, 14:19 di panflo

    E Pasolini scrisse infatti: "Non c'é cena, o pranzo o soddisfazione del mondo che valga una camminata senza fine per le strade povere, dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani "

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  • 2 settembre 2010, 14:22 di red grave

    play cupa e necessaria. che ne pensi di 'the road'?

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  • 2 settembre 2010, 20:06 di AIDES

    Bella citazione panflo.....ho apprezzato molto il tributo estivo del tg2, che ha fatto passare il più ribelle e pericoloso di tutti per un innocuo turista a zonzo per la penisola.....le camminate di Pasolini sono gesti della solitudine e del sentimento, non di "colore" e per la conciliazione. Per la persona, non per il pubblico. Disgustoso. Red Grave, da cineschizoide quale sono non l'ho ancora visto, ma se mi dai qualche giorno ne parliamo. Ciao

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  • 3 settembre 2010, 10:20 di Daskabinett

    Questo è uno dei mali più grandi: la tivvù è in grado di masticare, digerire e sputare qualsiasi cosa sulle masse, restituendo uno come Pasolini alla stregua di un qualsiasi Davide Mengacci in giro per il Paese.

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  • 4 settembre 2010, 22:50 di cantautoredelnulla

    Riesco solo oggi a leggere questa play! Complimenti Aides, veramente bella perché lo sdegno partecipato che la anima mette in luce lo squallore a cui dobbiamo assistere continuamente. Quando dici "Della Legge conosciamo solo la condanna: l’incubo" mi fai tornare in mente il decalogo 5, "Non uccidere", dove il tema centrale verteva sulla pena di morte e sul senso della condanna e della punizione, sul senso del diritto e sul ruolo che lo Stato dovrebbe avere e non quello che spesso si trova a usurpare. Ma evidentemente di politici che si credono Dio ce n'è tanti e ce n'è sempre stati... Mi sono invece perso questo tributo del Tg2 a Pasolini, credo da quello che dite tu e Dask per mia fortuna... Mi viene anche da riflettere sulla considerazione di Red, questa play è cupa... mi viene da dire che questa play è forse cupa quando mette in luce l'assurda omologazione perpetrata dalla maggioranza, ma chiude con un messaggio di speranza (per mezzo di Pasolini), che è fatto di semplicità e della riconquista dei valori atavici che la vita dovrebbe portare con sé, cioè del valore intrinseco di ciò che è vita e non di quello banale/commerciale che sembra avere conquistato la mente umana. Come dici meglio tu, Aides, il sacro è primordiale e indistruttibile.

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  • 5 settembre 2010, 17:04 di AIDES

    Sì, lo spiraglio finale è un elemento chiave per questa play che sa fin troppo di essere inutile, e “fuori luogo”. Per Pasolini il sacro è l'unica cosa che la cultura borghese non potrà mai comprendere e controllare. E' il nucleo puro e misterioso della vita, in antitesi alla razionalizzazione perpetrata dal potere, dai poteri, alle deformità imperanti e opprimenti dei nuovi totalitarismi. Il riferimento al decalogo ci dice del resto che a dominare è l'angoscia. Ciò che tiene in scacco le masse (ma direi l'uomo contemporaneo, che non è esattamente la stessa cosa...) non è solo lo spettacolo e il consumismo, il successo, ma anche e soprattutto, LA PAURA. La vita svuotata di senso fa tremare le gambe. Oggi siamo costretti a chiederci "qual'è il senso della vita"...e se ce lo chiediamo, significa che siamo messi male. La civiltà delle certezze, dell'ordine e del controllo ci ricorda ogni giorno la sua inadeguatezza, i suoi limiti. Anche l'arte e (il cinema) sono decadenti, perché culturali e non naturali. Io non credo più alle prospettive sociali e collettive di salvezza. Bensì, ancora e appena, in quelle individuali. Là dove si "attraversa" la cultura per trovare "altro", innanzitutto. Ciao Francesco, è sempre un piacere risentirti.

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