La nostra storia al cinema.
"Il fascismo è l'autobiografia di una nazione" diceva Carlo Rosselli, volendo con questa sottolineatura entrare in aperta polemica con quanti l'avevano spiegato facendo esclusivamente riferimento alla forza bruta che aveva contraddistinto la presa del potere di Benito Mussolini, senza tenere in dovuto conto quell'insieme di caratteri propri dell'agire umano che nell'Italia di quegli anni fornirono un terreno fertile per l'instaurazione di un siffatto regime dittatoriale. E' da un pò di anni ormai che ho fatto mie le parole del massimo teorico del socialismo liberale in Italia perchè ritengo che non si è mai totalmente al riparo dall'involuzione in senso dittatoriale di un sistema politico e che quanto più un tessuto democratico diventa sonnacchioso tanto più cresce la possibilità che i prodromi che generarono il fascismo possano ripresentarsi. Un antidoto, credo efficace, contro questa sempre possibile evenienza sta nel rinverdire continuamente la nostra memoria storica, non stancarsi mai di approcciare criticamente coi fatti che accompagnano la storia nel suo continuo divenire e, soprattutto direi, rifuggire dall'invalsa abitudine di conferire il crisma dell'ufficialità a una storia scritta dai "vincitori" e pensata solo ed esclusivamente per andare incontro alle scarse pretese di una massa informe. Spesso il cinema ha fatto giustizia della nostra storia "dimenticata", fornendo importanti contributi di verità e adoperandosi in un ruolo civico di primaria importanza : perchè una storia che non racconta tutte le verità fa sempre e solo gli interessi dei più forti. Spesso mi capita di consigliare, insieme a un buon libro, qualche film dal forte impatto civile perchè è indubbio che se un libro offre un impareggiabile occasione di accrescere il proprio senso critico, un buon film ha il pregio di mantenere quelle caratteristiche di maggiore accessibilità ai contenuti e chiarezza espositiva che possono risultare più funzionali allo scopo proposto di offrire un ulteriore strumento di conoscenza. La nostra storia al cinema dunque, per non dimenticare.....
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Salvatore Giuliano (1962) ..... la strage di Portella della Ginestra, emblema dei rapporti tra mafia e politica. Quando qualsiasi mezzo viene ritenuto ammissibile pur di garantire la conservazione dello status politico dominante.
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Il processo di Verona (1962) ..... la natura tirannica del fascismo e la bassezza di uomini che solo trincerandosi dietro l'autorità di un potere dispotico possono nascondere la loro reale meschinità.
- I sette fratelli Cervi (1968) ..... l'eroica esperienza della Resistenza e le gesta di sette fratelli che pagarono con la vita la loro convinta fede antifascista.
- Sacco e Vanzetti (1971) ..... che il pregiudizio è parente molto stretto del razzismo e che quello italiano è stato un popolo di migranti.
- Bronte - Cronaca di un massacro che i libri di storia non ha (1972) ..... una delle pagine più nere della nostra storia risorgimentale, emblema del fatto che per i meridionali rivoluzione significò restaurazione degli stessi meccanismi di potere sotto altre vesti e unità semplice annessione ad un regno che di loro non conosceva nulla, ne la natura del territorio, ne tantomeno i bisogni primari di una popolazione affamata.
- Il muro di gomma (1991) ..... la strage di Ustica e le numerose altre ancora rimaste vergognosamente impunite. Troppi silenzi fanno la morte della democrazia.
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Il resto di niente (2004) ..... l'esperienza della Repubblica partenopea del 1799, i martiri che Napoli diede alla causa dell'Illuminismo europeo e che le distorsioni sociali di un intera regione possono avere radici molto lontane.
Commenti
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6 settembre 2010, 17:44 di panflo
Ottime scelte sul tema "non dimenticare" ; mi permetto di suggerire "Un giorno da Leoni" di N.Loy che illustra la confusione mentale che caratterizzava la gioventù più sensibile sul finire dell'era fascista; inoltre "Un eroe borghese" di M.Placido, la storia dell'avv. Ambrosoli, fatto uccidere da Sindona e la sua cricca di politici; è storia ormai vecchia, si potrà dire, ma a me pare purtroppo sempre attuale.
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6 settembre 2010, 17:52 di Utente rimosso (signor joshua)
Tutto sacrosanto. Solo una cosa va precisata: da quando esiste l'essere umano, non c'è mai stato un periodo storico in cui non ci fosse il fascismo. Lo puoi chiamare nazismo, lo puoi chiamare capitalismo, lo puoi chiamare America, Impero romano, Regno, ecc. ecc., ma rimane sempre fascismo. Restando in tema "Italia", sia durante che dopo (ma anche prima volendo...) la Seconda Guerra, è sempre stata fascista, senza mezzi termini. Un saluto.
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6 settembre 2010, 18:39 di bradipo68
Condivido tutto quello che dici soprattutto il passaggio che parla di tessuto democratico sonnacchioso come terreno fertile per l'insorgenza di nuovi fascismi...La nostra democrazia in questo momento dorme un sonno profondo,roba da preoccuparsi...un saluto
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6 settembre 2010, 19:32 di maghella
Le 4 Giornate Di Napoli,di Nanni Loy,io lo farei vedere nelle scuole,perchè racconta in maniera esemplare come l'italiano insorge solo quando viene occupato dallo straniero,quasi mai quando viene rimbambito dai propri connazionali...Siamo capaci di stare sotto dittature per decenni,accettando tutto quello che ci viene propinato,anche le leggi raziali....Naturalmente il tutto si può vedere in chiave attuale,e la cosa si fa triste e confusa.
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7 settembre 2010, 01:43 di Filmoski
Il fascismo s'insinua nelle relazioni interpersonali, in un rapporto malato con l'altro, con chi è percepito come diverso e si nutre delle paure della gente.
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7 settembre 2010, 10:13 di Daskabinett
Condivido gran parte di questa playlist ma ho una riserva sulla quale sono molto combattuto da un po' di tempo, da appassionato di cinema impegnato, civile, politico... Mi riferisco in particolare alla parte finale: "è indubbio che se un libro offre un impareggiabile occasione di accrescere il proprio senso critico, un buon film ha il pregio di mantenere quelle caratteristiche di maggiore accessibilità ai contenuti e chiarezza espositiva che possono risultare più funzionali allo scopo proposto di offrire un ulteriore strumento di conoscenza". Concordo che il cinema sia un ulteriore strumento di conoscenza: ricordo per esempio con riconoscenza e ammirazione la scuola (intesa come maestri e professori) quando alle medie organizzò la proiezione di Tempi Moderni o alle superiori quella di Mission. Ultimamente però ho qualche dubbio se sia lo strumento ideale per veicolare certi tipi di messaggi o anche solo semplicemente per riportare la Storia. Tu parli di “caratteristiche di maggiore accessibilità ai contenuti e chiarezza espositiva”: io credo che tutto quello che non sia Documentario sia legato necessariamente e più o meno pesantemente dalle leggi dell’intrattenimento e come tale porti in sé una più o meno grande distorsione della realtà. Sono convinto, come diceva Max Jacob, che l’arte sia bugia e come tale può sicuramente avere un valore civile ma dal punto di vista estetico, emotivo (ad es. Guernica di Picasso) altrimenti può addirittura essere deleterio. Prendete un pugno di film impegnati su questo sito, ad esempio Terra e Libertà di Ken Loach e leggete le opinioni contrarie e forse capirete meglio ciò che cerco confusamente di dire. (PS: è sicuramente un argomento vasto e complesso e internet non è il mezzo più adatto per discuterlo; ma quando salta fuori una playlist interessante tra decine di altre spazzatura non si può non commentare..)
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7 settembre 2010, 16:37 di AIDES
Condivido i dubbi di Daskabinett, ma il problema come lui stesso dice, è complesso ed esula da questa sede. Tutto, attualmente è utile e deleterio (soprattuto il cinema, arte scissa come nessun'altra). Anche ciò che critica lo spettacolo, fa spettacolo. E certo il cinema contribuisce più ad alimentare il caos che a superarlo. Ma in generale, più che la “constatazione” conta l’”identificazione”. Conta il carisma. La forza intuitiva. Essere "informati" non è sufficiente, bisogna essere "investiti". Guernica mi dà qualcosa che un articolo, un libro di storia, spesso un documentario ordinario non mi danno (certo, se poi guardiamo Half life di Dennis O’Rourke, beh è tutto un altro paio di maniche..) Il cinema narrativo "drammatizza" la Storia, ma quest'ultima è già drammatizzata, in quanto prodotto immanente e “mitico”, vero e falso, dunque umano. Come l'arte. Non ci sono solo i fatti, ma forze che li originano. L'arte è l'"esempio", e restituisce una complessità che il dato reale nasconde e appiattisce. Lo dilata e osserva da varie prospettive (proprio come insegna il cubismo..). Si tratti di documentario o narrazione, sta allo spettatore scavare oltre la superficie degli avvenimenti in quanto tali o rappresentati, facendosi elemento attivo, critico e mai sazio. Poi, che oggi la cultura di massa si ponga in modo passivo dinnanzi a enunciati di ogni tipo, è un altro discorso, indicativo di quanto non solo il cinema, ma ogni mezzo o linguaggio sia vittima e artefice delle mistificazioni e delle distorsioni della realtà.
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7 settembre 2010, 18:05 di superficie 213
Bella lista e bei commenti...vi ho letto volentieri...
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7 settembre 2010, 23:04 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
Caro Peppe, arrivo per ultimo e non so che dire, tanto è lo sfacelo. Dico solo, per citare un grande come Rosselli, che hai posto un problema del tipo "la storia del mondo raccontata in cinque minuti" (Antonio Gramsci). Un saluto e buona fortuna per noi.
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11 settembre 2010, 14:56 di cantautoredelnulla
Complimenti Peppe, una play che fa molto riflettere. Mi permetto di aggiungere ai tuoi titoli anche "I cento passi" che è emblematico dell'altro aspetto della mafia, cioè il suo rapporto dominante con la popolazione ancor prima che con la politica e il ripetersi, anche storicamente più vicino, dell'assassinio come strumento utile a mettere a tacere e a intimorire, a sostenere l'omertà per un briciolo di vita la cui qualità, su questo occorrerebbe anche interrogarsi, è sempre più degradata e in caduta libera.
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23 maggio 2012, 18:00 di GIMON 82
Ottima playlist,da "non dimenticare" IL CASO MATTEI.....un caso "in odore" di mafia......
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