DFW : un ricordo molto personale
Il 12 settembre del 2008 moriva David Foster Wallace. Impiccato nel patio della sua casa a Clermont, California, vinto dalla “cosa brutta” , il malessere psicologico che l’aggredì appena adolescente e al quale dedicò un sofferto racconto autobiografico “Il pianeta Trillafon in relazione alla cosa brutta”. Il Trillafon era il medicinale che lo teneva ancorato a terra. Il 12 settembre 2008 chiudevo il suo capolavoro “Infinite Jest” (1996) , finito di leggerlo rimasi sdraiato sul letto pensando a cosa in realtà avessi realmente letto, in quell’anno e mezzo di lotta e sofferenza con le 14oo pagine del romanzo. Cento pagine sono di note. Ogni nota potrebbe essere un racconto a sé. Ci sono libri che entrano nella circolazione sanguigna e pagina dopo pagina lavorano sul DNA modificandone per sempre le caratteristiche, piano piano si cambia e le cose del mondo acquistano uno spessore diverso. Avevo visto il futuro in “Infinite Jest”, gli scherzi infiniti che avviluppano le menti in un intrattenimento talmente seducente da lasciare gli uomini felicemente lobotomizzati per tutta la vita. Un grande trattato sulla società contemporanea sconvolta dalla dipendenza da sostanze psicotrope, pubblicità e televisione.
David F.Wallace vedeva l’insieme delle cose agganciate l’una all’altra come in una enorme rete nella quale rimanevano impigliati ricordi, impressioni, personaggi, traiettorie di palle da tennis, la trigonometria, droghe, antidepressivi, i campi di granoturco del midwest sconvolti dai tornado, slanci di umorismo nerissimo e disperato ma al contempo estremamente lucido. Una rete le cui maglie, libro dopo libro divenivano sempre più strette, sempre più fitte e caotiche fino a non lasciare più filtrare nemmeno la luce. Una volta raggiunto il buio, la morte. Il suo ultimo libro di racconti, Oblio (2004), è il testamento letterario e un terribile capolavoro, faticoso nella prosa complessa e articolato nel descrivere situazioni atomizzate e mischiate in un delirio di normale follia urbana, sociale ed emotiva.
Un segno, sapeva di essere chiarissimo, ma la sua prosa era sempre più indicativa di una condizione di caos oscuro, un magma compulsivo nel quale prendeva forma la poesia dei suoi mostri. Momenti di letteratura da togliere il fiato.
Bisogna leggere anche i suoi reportage, quando le riviste lo incaricavano di seguire avvenimenti sparsi in giro per quell’America che si apprestava a diventare la discarica di rifiuti tossici ipotizzata in “Infinite Jest”. Così in “Considera l’aragosta” (2006) si trova l’intelligente e divertentissima cronaca della consegna degli Oscar del cinema porno, la sagra dell’aragosta e la campagna elettorale itinerante di John McCain senatore repubblicano alla prima candidatura per le elezioni presidenziali. “Una cosa divertente che non farò mai più” (1997) è invece la trasformazione in reportage di quello che doveva essere un articolo sul viaggio-vacanza su una meganave da crociera, forse una delle cose più belle mai uscite dalla sua penna. Situazioni diverse accomunate da una grande capacità critica e demistificatoria, virata sovente in chiave umoristica, molto sottile e profondamente colta. Ancora, saggi sulla motivazione per cui gli americani vedono così tanta televisione, una riflessione sullo stato della letteratura americana e la cronaca dal set di “Strade Perdute” di David Lynch.
David era realmente un genio, il più grande scrittore contemporaneo, postmoderno dicevano, qualsiasi cosa significhi. Cantore della società moderna e del suo tragicomico aggrapparsi alle dipendenze, alla follia, al dolore esistenziale e alle manie che scandiscono la vita degli esseri umani. Il particolare stile costituiva il contenuto sotto le spoglie della forma, il senso è un sogno che rimane impiastricciato negli occhi ma l’impalcatura sulla quale costruiva i suoi incubi paradossali sono tutt’ora creazioni letterarie di inarrivabile valore.
Ho ucciso David Foster Wallace, questo ho pensato quando seppi della contemporanea morte dello scrittore alla fine della lettura del libro. E lo shock fu come una frustata che lascia il segno e l’eco acido del dolore anche nei mesi, negli anni a venire. E vomitai, come vomitai per la morte di Charles Bukowski, per l’ultimo beat Gregory Corso e Fernanda Pivano. Non so se ci sia qualcuno oggi per cui valga la pena vomitare. Mi sentivo responsabile, io che avevo accarezzato l’idea di chiamare mia figlia Joelle, in onore di Joelle Van Dyne la protagonista di “Infinite Jest”, talmente bella da essere deforme e costretta a vivere con un velo sulla faccia per non fare impazzire qualsiasi organismo vivente dotato di sistema nervoso. La meraviglia e l’osceno si fondono nei suoi scritti, il grottesco che acquista una tale grazia elegante da rendere unici e irripetibili, il perdersi nei luoghi oscuri della mente attraverso la mappa delle sua pagine un modo per ritrovare un proprio sé nascosto. Questo era David F. Wallace, una mente talmente brillante e unica da dover contenere la follia con il velo dei medicinali, una mente talmente “bella” da sembrare deforme.
Note: "Ahimè, povero Yorick! L'ho conosciuto, Orazio: un compagno di scherzi infiniti (Infinite Jest, in originale), dice Amleto parlando del buffone di corte, il Povero Yorick. Qualche tempo fa un ragazzino ha accoltellato il padre che gli aveva spento la televisione. Ho regalato due copie di “Infinite Jest” e quattro copie di “Una cosa divertente che non farò mai più” ad altrettante persone che poi non le hanno lette. C’è una storiella che ha girato in rete a corpo ancora caldo, dice: lo scrittore prima di suicidarsi ha lasciato alla moglie un messaggio di duecento pagine di cui cinquanta di note. Non male. Nicholas Sparks ha venduto più copie di David Foster Wallace. Molte di più.
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Strade perdute (1997) Wallace e Lynch.
- Infinite Jest
Chi potrebbe portarlo sullo schermo? Cronenberg? Nolan? Muccino?
- Una cosa divertente che non farò mai più
E il reportage sulla nave da crociera? Allen? i Vanzina? Salemme? Paul T. Anderson?
Commenti
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12 settembre 2010, 22:50 di maghella
Una playlist molto sentita,complimenti.
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13 settembre 2010, 08:39 di spopola
... aono particolarmente legato a "Oblio" e in special modo al racconto "Il canale del dolore" (cito a memoria e spero di nona ver commesso qualche imprecisione, perchè qualche volta adesso la memoria mi gioca brutti scherzi)
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13 settembre 2010, 20:10 di almodovariana
Difficile, impossibile portare sullo schermo la narrativa di Wallace basata proprio sulla prosa che scende nel dettaglio fino a diventare vertigine....Cronenberg è uno dei registi che riesce a portarci vicino agli "abissi" ma l'immagine non è la parola...aggiungerei comunque anche Werner Herzog per la sua continua oscillazione tra documentario e fiction.
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13 settembre 2010, 23:31 di glm
avresti dovuto vomitare anche per Salinger ;)
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14 settembre 2010, 13:23 di ROTOTOM
@Almodovariana: è molto intrigante Herzog che si confronta con Wallace.... magari ne viene fuori davvero un infinite jest sospeso tra realtà e finzione...chissà @ glm: no per Salinger no, ha fatto un libro solo che ho letto da ggggiovine e dovrei rileggere....un ruttino basta e avanza :-))
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14 settembre 2010, 22:29 di glm
ma non ha scritto solo un libro.
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14 settembre 2010, 22:48 di ROTOTOM
Ah no? Non lo sapevo.......
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