Cibo e cinema: un'accoppiata vincente
« Chi non beve con me, peste lo colga! » (Sem Benelli, La cena delle beffe, 1908 )
Da questa tragedia, ambientata nella Firenze medicea di Lorenzo il Magnifico,fu tratto nel 1941 dal regista Alessandro Blasetti l'omonimo celebre film con Amedeo Nazzari e Clara Calamai.
Il tema del cibo, in quanto momento privilegiato di convivialità, ritorna frequentemente nel cinema, quale pretesto per delineare personaggi, rimarcare situazioni, il più delle volte comiche, talora invece tragiche.
Si va, infatti, dalla pasta e fagioli che il povero Capannelle viene sorpreso a degustare oltre il muro della cucina della casa presa di mira dalla banda de I soliti ignoti, alla pastasciutta (“tu me provochi…io me te magno!!”) che tentava Albertone in Un americano a Roma.
Talora la comicità nasce dalle difficoltà che il protagonista deve superare in quel frangente, quali lo sgusciare le ostriche con l’ausilio di un infernale apparecchio, come capita ad un’inesperta ragazza di vita (Julia Roberts) invitata nel ruolo di accompagnatrice dal suo cliente occasionale (Richard Gere) in Pretty Woman, fino alla cena surreale che vede un insuperabile Paolo Villaggio (Fracchia) ospite del conte Dracula, “servito” dal maggiordomo cieco in Fracchia contro Dracula. In tema di surreale, che dire della cena sui water in Il fantasma della libertà? In Amici miei, il tono della conversazione si fa agro-dolce, laddove “il Melandri” (Gastone Moschin) invita al pranzo della domenica, oltre agli amici, anche il professor Sassaroli (Adolfo Celi), al quale ha appena portato via la moglie. In Parenti Serpenti il rito del pranzo “familiare” è avvelenato dalle invidie e dagli interessi. Per non dire del cibo quale veicolo di dolce morte; un modo come un altro per annientarsi, come in La grande abbuffata. Talora il pranzo diviene occasione di “acting out”, situazione sempre difficile, ma ancor più ostica allorchè l’esternazione avvenga di fronte ai propri cari; come in Mine Vaganti, dove il fratello bello (Alessandro Preziosi), il primogenito promettente erede dell’azienda paterna, rivela, con voluta nonchalance la propria omosessualità. O in Salon Kitty, ove un aristocratico ed inesistente padre, allarmato (finalmente!) dalle frequentazioni della figlia “ ma che genere di lavoro fai a Berlino, Margherita?!” , si sente rispondere “inventane uno, papà, così da metterti a posto la coscienza!”. Infine in Pranzo di ferragosto, dove un gruppo di anziane, ma vitalissime vegliarde, riunite nella circostanza in una Roma assolata e silenziosa, eleva un inno alla gioia di vivere, che è un richiamo sonoro ad una società che le vorrebbe sole e dimenticate: gran film di amore!
Commenti
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30 settembre 2010, 12:37 di curiosone49
Mi scuseranno tutti coloro che mi hanno dato un gradito voto di utilità, e in particolare chi ha scritto un commento a questa mia; nel seguire il consiglio di alfatoc... ho purtroppo per una svista CANCELLATO - ANZICHE' MODIFICARE la Play: pertanto chi volesse è pregato di rileggere la play (con i relativi GRADTISSIMI COMMENTI). Sono un pasticcione...lo so....
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30 settembre 2010, 16:47 di Utente rimosso (mike patton)
ieri è capitato anche a me, comunque ribadisco Monthy Python, il senso della vita
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30 settembre 2010, 16:53 di dedo
Interessante play, Suggerirei di inserire "Tom Jones" e "il panzo di Babette". Ciao curiosone. Con simpatia Dedo
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