
Della Patria, dei patrioti e dei patriarchi
Quando quest'anno a Cannes Elio Germano ha dedicato la sua vittoria per la sua grande prova attoriale nel film
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La nostra vita (2010) "All'Italia e agli italiani, che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore, nonostante la loro classe dirigente" (http://www.youtube.com/watch?v=QWKuPBecJUs), un moto d'orgoglio irrefrenabile mi ha conquistato. Volevo allora scrivere una playlist, ma non avevo tempo e persi così il senso di quello che volevo dire. Ricordo con piacere che quella mattina arrivai al lavoro e mentre tutti parlavano dei risultati della nazionale italiana, io gioivo dentro di me perché un italiano con sacrificio, impegno e coscienza, aveva ottenuto un riconoscimento del valore intellettuale della sua opera.
Allora ho pensato alla Patria, questo termine che è tanto abusato e bistrattato, che ha diviso intere generazioni e che ha poi preso i connotati di oggi. Credo che ci siano due modi di interpretare e di amare la Patria e di essere quindi patrioti nel momento in cui la si rappresenta.
C'è chi crede nella Patria come crede che l'intelligenza sia un dono dell'uomo e non la sua unica arma di difesa, che crede che amare la Patria voglia dire affermarla brutalmente a discapito della diversità che tanto spaventa e fa chiudere in se stessi. La Patria, per chi la vede così, è l'orgoglio della supremazia. C'è invece chi crede che il valore della Patria sia misurabile nell'apporto intellettivo che sa dare all'umanità, in quello che aggiunge e non che impone. Lo scibile umano e il contributo di ogni membro della Nazione nell'alimentarlo e accrescerlo sono il metro.
Io ritengo di appartenere a questa seconda schiera. Mi indigno se l'Italia partecipa a una guerra, mi vergogno quando ci abbassiamo alle maestranze dei despoti e dei piccoli dittatori e vorrei nascondermi quando qualcuno ritiene che essere italiano significhi avere qualcosa in più rispetto agli emigrati che sono approdati nella nostra terra. Al contrario mi emoziono e mi inorgoglisco quando un italiano dà grande prova di costanza e di impegno, quando la nazionale italiana vince, la campionessa di nuoto o la coppia di pattinaggio artistico afferma con la propria abilità la tenacia della nazione a cui appartengo, quando un italiano è premiato con un nobel, un oscar o una palma d'oro. Il mio orgoglio è tutto lì, nel sentire che tutte queste persone che rappresentano nel mondo, nei campi più diversi, il mio Paese, rappresentano anche me e il mio modo di essere, di vivere e di credere.
Ieri ho avuto modo di vedere -
Niente paura (2010) il film di Piergiorgio Gay che per l'appunto ripresenta il tema: Italia, Patria e patriottismo. Cosa intendiamo per Nazione? Cos'è per noi l'Italia e cosa rappresenta per noi la bandiera?
E' sull'onda emotiva di questa visione che scrivo e mi sono trovato molto in sintonia con gli intervistati, evidentemente questo film parte dalla posizione di persone che hanno un pensiero affine al mio e quindi è tanto più facile provare una tale empatia con un documentario del genere. Certo è che in questo documentario la protagonista indiscussa è la nostra identità all'interno del concetto di nazione e il senso sociale e umano che le vogliamo dare. Penso che siamo quelli che hanno reagito alle stragi terroristiche, quelli che hanno reagito al razzismo che divideva enfaticamente nord e sud, quelli che hanno reagito agli attentati mafiosi e che hanno affermato il valore della vita contro le assurde nefandezze che la caratterizzano, ma siamo anche quelli che tacciono, quelli che fingono di non vedere. Siamo un popolo diviso in due, tra l'opportunismo che caratterizza parte della nostra storia e il coraggio e la coerenza che ci hanno ispirato e uniti nel tempo.
Rifletto sulle parole di Stefano Rodotà il quale riconosce il cittadino italiano come cittadino europeo in funzione di quello che può portare all'interno della comunità europea con la sua cultura, le sue tradizioni, la sua diversità nell'ambito comunitario. Rifletto, confrontandomi con amici e parenti, che forse in Italia non abbiamo ancora superato neanche l'orgoglio regionale, difendiamo tutto con un conservatorismo che fa paura per cui appariamo come l'abito di Arlecchino, un'accozzaglia di siciliani, milanesi e palermitani che ancora si ostinano a non definirsi Italiani. Rifletto su Paolo Rossi che denuncia il fatto che siamo passati dal ruolo di popolo che vive e fa politica al ruolo di pubblico che si sente fuori dagli schemi del potere e che sta a guardare col telecomando del voto, con l'illusione di potere scegliere quale canale guardare, senza una vera opportunità di scelta perché ogni canale trasmette il Grande Fratello dell'anno. Ce lo ricordano film come Fahrenheit 451 o Brazil quanto si possa modellare il popolo secondo le proprie regole e senza che lui se ne accorga, poco per volta, omologando ed eleggendo qualsiasi cosa alla normalità. Il Grande Fratello mi fa sempre pensare. Se guardo al passato, ricordo che nel 2001 uscì la prima edizione. Molti di quelli che conoscevo non volevano vederlo, lo trovavano noioso, una roba da voyeur. Ma ecco che i palinsesti cominciano a girare intorno al tema e ti presentano il vip, il gay, l'esibizionista, il diverso a tutti i costi e la gente, senza rendersene conto, guarda schifata tutto questo per il gusto di criticarlo il giorno successivo. Il pubblico guarda ed è convinto che criticare sia sufficiente. Personalmente credo che sarebbe più intelligente cambiare canale e snobbare lo schifo, piuttosto che guardarlo per criticarlo. Tutto questo non aggiunge niente al valore umanitario della nostra Nazione.
E così è la politica di oggi, distante dalla scelta del popolo, tant'è che non siamo più noi a scegliere chi mandare in parlamento, ma lo sceglie il tele-partito, colui che ha in mano il palinsesto e ci lascia il telecomando in mano senza la possibilità di scegliere qualcosa che non sia già previsto o programmato. E non emergono nuove correnti di pensiero, tutti messi a tacere secondo le regole servili delle poltrone e quelle di Montecitorio sono comode anche se qualcuno ci sputa sopra e scimmiotta Asterix senza però diventare Gallico, ma vivendo e speculando su quelle poltrone per interessi personali che si chiamano soldi e potere. -
Wall Street (1987) non è solo un luogo di mercificazione economica, ma è la metafora del nostro mondo politico. E il pubblico cosa fa? Sembra addormentato, occupato a vedere il bacio saffico in televisione e interessato ai pettegolezzi del Patriarca che decide su tutto e su tutti perché investito da se stesso di un ruolo che dovrebbe supportare e governare la Nazione a cui appartengo e non sa invece tenere insieme la piccola congrega dei suoi affidatari, garanti della sua temporanea incolumità.
Allora mi viene anche da pensare: la sinistra che è all'opposizione, che condanna questo metodo di elezione, che non ha presa sulla gente, quella sinistra perché non ha il coraggio di chiedere ai suoi elettori di scegliere chi candidare? Sarà il partito a dire chi candiderà, sulla base delle elezioni avvenute all'interno delle sedi, ma non solo dai militanti, anche da chi nutre speranza in quello che può essere e oggi forse non è. Come si fa nel caso delle primarie: facciamolo anche per gli altri parlamentari. La risposta a una legge elettorale che fa schifo deve essere un'alternativa.
Ho un po' sproloquiato sull'onda dell'emozione di ieri che oggi ancora vivo, ma voglio condividere l'emozione che mi porta le lacrime agli occhi quando vedo
- La dolce vita (1960) o La voce della luna e penso "Questo film l'ha fatto un italiano che potremmo davvero considerare il regista per eccellenza", quando vedo
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Gomorra (2008) e penso "La verità è la scelta coraggiosa che un uomo che fa parte come me della stessa Nazione ha saputo fare", quando penso a Elio Germano che vince la palma d'oro e tifo per lui, quando Benigni vince l'Oscar con
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La vita è bella (1997) affermando che il cinema italiano non dorme, quando Dario Fo vince il nobel confermando il significativo apporto nel mondo letterario dell'opera italiana, quando vedo
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I cento passi (2000) e penso a quanti come Impastato, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino sono state vittime della rete mafiosa nel nome di un dogma più importante: il coraggio di guardarsi allo specchio ogni mattina sapendo di essere stati onesti con se stessi.
E mi emoziona vedere Sandro Pertini che nel 1980 col carisma degno di un padre sul proprio figlio dichiarerà: "Prima di tutto la politica deve essere fatta con le mani pulite, se c'è qualcheduno che dà scandalo, se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi deve essere denunciato" (http://www.youtube.com/watch?v=ZkOY5srIN8Q&feature=related da 0'30 a 0'53) e vedere una ragazza nata nel 1992 fare luce sul dramma del pubblico italiano: chi è nato nella sua epoca che politica ha visto e conosciuto fino a oggi?
Se ripenso a tutto questo vedo tantissimi esempi, persone che per me sono alla stregua di veri eroi perchè mi danno l'esempio e la forza per continuare a credere. Forse non resta da fare altro che appellarsi alla nostra storia e rispolverarla per ritrovare le nostre origini e quel senso che ci accomuna e ci fa lavorare per un ideale di Nazione che coltiviamo e che coi denti stretti portiamo avanti, una Nazione di cui andare fieri e della quale sentirsi parte senza remore e senza disprezzo.
Chiudo volentieri con le parole di quel cantante da cui ha preso le fila il documentario, quello specchietto per le allodole che è solo un artista qualunque, ma che, come uomo, ha sempre ben presente qual è il suo ruolo sociale, e lo dosa e lo pesa in funzione dell'apporto che lui può dare a questa Italia e a tutta la gente che lo ascolta, lo segue e ancora crede.
Buonanotte all’Italia
con gli sfregi nel cuore
e le flebo attaccate
da chi ha tutto il potere
e la guarda distratto
come fosse una moglie
come un gioco in soffitta
che gli ha tolto le voglie
e una stella fa luce
senza troppi perché
ti costringe a vedere
tutto quello che c’è
Buonanotte all’Italia
che si fa o si muore
o si passa la notte
a volersela fare...
Commenti
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1 ottobre 2010, 01:36 di Peppe Comune
Bravo Cantautoredelnulla. C'è bisogno ogni tanto di un pò di iniezione di fiducia. Il fatto è che noi italiani non ci piacciamo più. Già il nostro carattere nazionale ci porta ad essere tendenzialmente esterofili (parlo per linee generali chiaramente) poi, oggigiorno, ci stanno offrendo più di qualche occasione per giustificarlo. Ma, come ci esortava a fare Italo Calvino ne "Le città invisibili", è necessario "saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio". Un saluto.
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1 ottobre 2010, 05:20 di LAMPUR
Nel 1980, feci il mio esordio da militare con l'ingresso per il car nella caserma Il Cascino (se non ricordo male il nome) di Salerno dove campeggiava in bella evidenza la scritta: "AMA LA TUA PATRIA", fatto notare che forse quel TUA era di troppo, venni subito reguardito e, probabilmente, inserito nella lista dei sovversivi. Da lì dubbi e perplessità sugli esatti valori di infiniti luoghi comuni... "C'è invece chi crede che il valore della Patria sia misurabile nell'apporto intellettivo che sa dare all'umanità, in quello che aggiunge e non che impone. Lo scibile umano e il contributo di ogni membro della Nazione nell'alimentarlo e accrescerlo sono il metro" . Questa premessa rende vani per fortuna, e senza probabilmente volerlo, confini e patrie, orpelli desueti di una sola Umanità...
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1 ottobre 2010, 07:03 di na
Questa play mi fa venire in mente che proprio noi italiani siamo i maggiori detrattori del nostro cinema. Ovunque sento dire che il cinema italiano è noioso, triste, vecchio, inutile, pretenzioso, snob e tante altre definizioni negative. Dove può andare a finire un popolo incapace di difendere la propria produzione culturale? Quando sento queste affermazioni mi infervoro e mi scontro con chi le fa. Perché non si può sempre vedere il negativo ma bisogna avere il coraggio di guardare a ciò che di positivo ci rappresenta. Potrei fare un lunghissimo elenco di film italiani recenti che mi hanno appassionata, commossa, emozionata. Perché in quei film, volenti o nolenti, è rappresentato qualcosa di noi. Perché, anche se non ci piace ammetterlo, siamo un popolo, con radici comuni. Siamo bravi a scannarci sulle differenze. Molto meno a riconoscerci nelle somiglianze. Grazie Cantautoredelnulla per la bellissima play.
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1 ottobre 2010, 16:03 di dedi42
Bellissima play,che sinceramente mi ha emozionato,bene ha fatto Elio Germano nel dire che abbiamo una classe dirigente di cui dobbiamo vergognarci,molti italiani sia in patria che all'estero si distinguono per le loro prestazioni sia attoriali che intelletuali o sportive dando lustro a questo nostro paese,dove la classe politica invece è la più corrotta di tutta l'Europa.Eppure sono convinta che prima o poi prevarra in noi la voglia di rivincita,che sapremo dimostrare a noi stessi che siamo un popolo antico e fieri di essere Italiani,ospitali e generosi con quelli più sfortunati di noi.
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1 ottobre 2010, 21:17 di supadany
Gran bella play Francesco, condivido il tuo messaggio e ti dirò che sei proprio un grande, perchè riesci ad offrire uno sguardo che va oltre (non solo in questa play, ma nel modo più trasparente, ovvero in ogni tuo singolo messaggio) alle apparenze che poche speranze lasciano. Personalmente lo condivido e ti appoggio! Ce ne fossero di più di persone come te (e mi ci metto pure io), vivremmo molto meglio. Come direbbe Fittante, dobbiamo resistere e crederci, anche nel peggio del peggio (ed in questi giorni i nostri politici, tutti, ma proprio tutti, danno un esempio di mediocrità disarmante), fino a quando ci sarà qualcuno, sperando di essere sempre di più, che porta con se un messaggio positivo e sincero, su un forum, nella vita quotidiana, negli affetti. Solo partendo dalle piccole cose si può arrivare alle grandi.
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1 ottobre 2010, 21:32 di cantautoredelnulla
Gran bella citazione Peppe, che vale ancor più di quello che ho scritto, anche perché sintetizza bene l'idea che era alla base della mia play. Ricordo sempre un verso di Vecchioni in cui dice "ma coi ragazzi c'era un fatto personale, non han capito chi ci marcia su e chi vale" ed è proprio questo uno dei nostri compiti più ambiziosi e importanti: trasmettere a chi verrà dopo di noi la capacità di distinguere e riconoscere con la propria testa, come dice appunto Calvino, "chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio". E' un po' il messaggio del libro di McCarthy, La strada, che nel film viene ancor più enfatizzato nel finale. @Lampur il tuo aneddoto l'ho trovato molto interessante e quello che dici è ovviamente corretto. Il punto è che il termine Patria è una bandiera da sventolare per qualcuno e qualcun altro, che si sentiva in difetto, ha dovuto rivederne il senso e dargliene uno più condivisibile. La tua osservazione trovo che sia molto bella, vani sono confini e patrie e io aggiungerei i muri che vogliono dividere. Il cosmopolita però non può non riconoscere che la sua formazione ha radici, nel bene e nel male purtroppo, all'interno di una società che l'ha in qualche modo plasmato coi suoi dogmi e le sue convenzioni. Ed è qui che deve nascere però il nostro impegno a distaccarci da dogmi e convenzioni e imparare a riformulare un pensiero personale che sia la nostra impronta e il senso che vogliamo dare alle cose, anche se questo senso non sempre sarà condiviso da tutti. Il resto sono etichette e come tali, prese da sole, sterili e svuotate di ogni senso. @na: quanto mi riconosco in questa tua considerazione! Sono anch'io, come ben sai, innamorato del cinema italiano e lo prediligo e lo difendo, ma probabilmente questo deriva da un comune modo di pensare e di vedere le cose, anche da una comune formazione. Siamo tutti cresciuti nel sistema scolastico italiano e abbiamo formato la nostra lingua e la nostra capacità critica bene o male sugli stessi testi. Forse per questo quando vedo un film americano mi ritrovo a rilevare, talvolta, la distanza che c'è tra il mio approccio e l'approccio di un altro tipo di società e ovviamente non si tratta solo di abitudini alimentari. Forse per questo Allen è poco compreso in America, ma adorato in Europa. La sua formazione va al di là dei confini della sua nazionalità e riesce a comunicare a mille miglia di distanza sensazioni e pensieri molto comuni al nostro modo di vivere e pensare. E lo stesso vale per tutti i registi che arrivano a toccarci. Del resto un artista non è classificabile né collocabile in un ambito circoscritto, l'arte non ha appartenenza, forse una forma, a volte neanche quella: è solo la trasposizione della nostra percezione del mondo e della nostra vita e può davvero raggiungere tutti, senza bisogno di convenzioni, regole o chiavi di lettura, perché è semplicemente un ponte che ci porta dritti alla nostra essenza senza che ce ne rendiamo conto. @dedi42: sono contento di aver potuto condividere anche con te questa emozione. Magari può sembrare una banalità, ma l'empatia supera i confini della nostra conoscenza cosciente, perché è più o meno l'effetto che fa la vibrazione di una corda nel nostro orecchio: è semplicemente armonia. E certo mi convinco anch'io che ci sarà la nostra rivincita o perlomeno me lo auguro. Però leggendo quello che hai scritto, che poi è quello che avrei scritto anch'io, ho ripensato improvvisamente all'orgoglio dei Persiani. Anche loro non condividono la classe politica che li domina e li opprime, anche loro coltivano nascostamente il desiderio di far risplendere la loro civiltà e la grandezza intellettuale davvero non gli manca. Però i corsi della Storia sono sempre molto lunghi e mi auguro davvero che un giorno si spenga questo brutto televisore e che il tele-governo porti avanti davvero il bene per tutti noi. Ci sono indubbiamente idee che ci dividono, ma ancor di più ci sono dei valori etici che ci accomunano, che ci sono stati trasmessi e abbiamo assorbito e li condividiamo e difendiamo, convinti che siano giusti. Credo che sia su questi valori, spogliati della superficialità e della banalità con cui oggi vengono mascherati, che dovremmo lavorare per risvegliarci da questo letargo e dire che è stato solo un brutto sogno e scoprire, in maniera ovviamente scontata, che probabilmente lo è.
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1 ottobre 2010, 21:38 di cantautoredelnulla
Ciao Dany, sono d'accordo e mi piace il tuo aver ricordato il motto di Fittante, che poi è il grido di Borrelli: Resistere resistere resistere! Credo che farlo nostro ci faccia bene e forse è l'unica reazione possibile in questa triste landa desolata. Ma la speranza ha un germe innato nell'uomo e viene pure spesso smentita. Però la gioia, davvero, di sapere che esistono ancora tante persone che mi danno un esempio che io ritengo il giusto esempio per me, mi rallegra. Forse tutto questo anche perché nel ruolo di padre mi sento sempre chiamato in causa e sono diventato ancora più sensibile all'argomento. Davvero non serve essere artisti o eroi per cambiare le cose. Mi hai fatto venire in mente questa canzone di Caparezza che per me è emblematica: http://www.youtube.com/watch?v=vdhkKMlhCmc
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