Nei giorni in cui il fetido regna "maestoso", io lo spodesto, aggraziandomi di Luce diafana che mi corrode piacevolmente il viso, donandogli vigore e baldanza
Sì, mi rintanai e poi uscii, ma la vita, castigante e spesso fustigante, non è sempre da prendere al volo, a volte è meglio involarsi, con fiera autorevolezza rinnego gli uomini involuti apprezzando di più gli svalvolati.
E ridacchio, buffoneggio, prima malinconico e ora "indementito" da una nuova, rinnovata immagine di me, quantunque restaurata, uno screpolio che non mi minò e non m'intaccò, e come i grandi dreamers, mi garantisco un posto in prima fila tra i grandi poeti del Mondo, ambendo al trono più desiderato.
Quello per cui gli affamati venderebbero l'anima a costo di odiar la propria pelle.
E' qui, in questo posto che accoglie i miei "diari" e i miei pensieri, che fornisco materia che va al di là del percebile, e indaga nelle zone d'ombra cara alle menti più fervide.
E' la notte a non ottenebrarci, ad esser brace.
Rimani agganciato a quel traliccio in cui sperperasti il tuo talento, forse appeso a una vita poco maestra che t'indirizzò verso lunatiche "follie", di spiagge assolate senza Tempo, immerse poi nella penombra, e caduche speranze con cui abbigli d'eleganza la tua anima. Ancora invochi il perdono di te stesso, mentre la tua esistenza scorre "placida" in una monotonia "gaudia" solo nella parvenza.
E navighi, funestato da nuove ansie, da nuovi nervosismi, però così sinceri, che nel loro manifestarsi tendono a un vitalismo sfrenato, corrosivo, così vivo. Vero sangue che urla, che si riposa "dolcemente" e poi assesta il suo Cuore, prima di un'altra turbolenza, di altri turbamenti.
Ancor bambino nel tuo nudo (dis)incanto, ancor adulto nei giorni che son (av)venuti.
E una poesia di terre lontane a inumidire i tuoi occhi, una "straziante" lacrima che parla nel suo laconico mutismo. Nel suo bagliore umido.
Tendo ad ottenebrarmi, mentre il Tempo mi distrae col suo fare cheto, e mi ribello a chi mi avvizzisce dentro un "circuente" modo aggressivo di "spolparmi", quasi m'immolo laddove possa sdraiarmi senza fastidi, oramai disgiunto dal carnale materialismo che così tanto vi affannate a inseguire, preda del vostro predarmi, del vostro pedinarmi, e dunque pedina ina ina di un gioco a scacchi in cui sarò mangiato vivo, spodestato del mio ruolo di alfiere e re, di regina, per come son "nudo" nella mia aristocratica lucenza.
Firmato il Genius
Se ci fu un grande Gatsby io posso ambire ad essere meglio di lui
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