Generazione X, Doom Generation, "banalità" assortite, schiaffi in faccia al "buon gusto" e un omaggio ad Arthur Penn
Perfetti in una linda realtà formale fatta di chiacchiere, alcuni si compiacciono delle cose che scrivono, senza il dono prezioso dell'autoironia.
Altri se ne ammorbano, lasciandosi vezzeggiare da chi ne usufruirà.
Amori sognati, fittizi su cui (E)spandere le proprie fantasie, corridoi impetuosi dell'anima, saliscendi emozionali e umorali.
Stabilizzatori delle nevrosi, pillole da ingurgitare per tener a freno la vi(s)ta. Ed esistenze "flaccide" che hanno perso l'armonia di gustarsi, a costo di guastarsi, quando il "guasto" è ben intenzionato, sincero, disinibito.
Alcuni si rivolgono alla psicanalisi, panacea di ogni male e di ogni afflizione contro l'abiezione, contro lo sprofondare in una terra arida senza poter suggerne i frutti, pochi a ben vedere, ma ci sono. Vivono.
L'ambiente in cui hai vissuto, che tramanda di generazione in generazione un'avvilente visione delle cose e delle cosce, immolati a un dolore artificiale e artificioso, quasi li preservasse dal guardarsi allo specchio e ammettere i propri errori, gli errori di un errare indubbiamente sbagliato.
E' una falsa moralità che si traduce in moralismo ad annichilire lo Spirito, a inquinarlo, a condurre verso le amarezze in cui pare si viva bene, perché "moralmente" (e)retti. O solo nel retto...
Idioti che si conservano così, si copron gli occhi quando vengono a contatto col dolore, pare che quello l'intristisca, quando invece è più sofferente, a mio parere, il mortifero divertimento in cui molti si estinguono e di cui si tingono, illudendosi di esser felici.
Alcuni non cambieranno mai, "Forrest Gump" col dono dell'esser sempliciotti e incoscienti, e nell'incoscienza pare sian loro a guidare le fila del "discorso".
Altri si "maledettificano", altro baluardo forse difensivo per proteggersi da ciò che potrebbe indurli al pianto, al lacrimar che par così orribile, e invece mi appare l'esibizione manifesta di Cuori gridati, latranti, onesti nello spellarsi, nello svelarsi.
Nel non celare le emozioni, nel non castigarle in un'ipocrita "buona" creanza.
L'ambiente dicevamo... influisce, (non) determina le nostre scelte, "ci guida", "c'incammina" forse verso il baratro, e, atterriti, un giorno, ne rimpiangeremo la meta che ci parve desiderata ed è invece nulla, nulla più totale.
Figli con genitori che si "disoccuparono" di loro per meglio occupare i loro spazi, tranci d'incomunicabilità, un agghiacciante American beauty con le rose rosse nella vasca da bagno di una teen "in fiore".
Altre diagnosi a buon mercato, emesse troppo in fretta per non rimettere, per non rimetterci, meglio liquidare in un reparto di biochimica, di "malattia" organica e/o genetica, meglio metterlo in liquidazione.
Un circo con puledri addolciti, freaks dal ghigno grottesco e un pubblico plaudente e pagante, in quanto già appagato.
Chi ha scelto la strada più "facile", quella che l'ha ridotto così, senza odore del proprio Cuore, di quelle che un tempo erano le sue passioni, le sue pulsioni.
Una vita tranquilla, un lavoretto per mangiare, la fottuta dignità sociale, il macchinone per esser fighi e abbordare belle fighe, anche da spo(s)ati le rimorchiano.
E la vita non si muove di un millimetro.
Osanniamo falsi eroi e trucidiamo le menti più brillanti, interessati solo al profitto, alla bella faccia di facciata e all'attico di vetro per feste "spaparanzanti" con drink in mano.
Un ribelle in autostrada, ultima meta Graceland.
Una canzone rock ma melodica che "arpeggia" fra le orecchie.
Un Big man nella town.
E una chitarra da vampiro vagabondo.
Da "barbone" nostalgico.
Firmato il Genius
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