
FOTOGRAFI D'AUTORE
Non si tratta di una play sui maestri della fotografia al cinema, in 7 posizioni probabilmente non riuscirei a fare una sintesi! Voglio invece elencare una serie di film in cui la fotografia è diretta protagonista della sceneggiatura. Ora che il voyeurismo va tanto di moda e gli obiettivi spuntano da dietro ogni siepe, ho un po' di nostalgia per i fotografi veri, quelli che hanno sete di realtà e necessità di immortalarla per non perderla.
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One Hour Photo (2002) Le foto possono sembrare qualcosa di morto, di statico, ma per Robin Williams, eclettico e straordinario interprete di questo originalissimo film, sono la vita. La macchina fotografica non conta, è impiegato presso una di quelle catene di fotografi da supermercato, che attualmente hanno il sapore di antiquariato. Quello che conta è immaginare di trovarsi non dietro, ma davanti a quell’obiettivo, di avere una famiglia da cartolina, di divertirsi coi propri figli: Sy si accontenta di una vita rubata, come un parassita sopravvive delle sostanze nutritive di altri esseri. Un ottimo film, che fa riflettere sulla necessità di vivere autenticamente la propria esistenza.
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Blow Up (1966) Forse il protagonista fotografo più celebre della storia del cinema, in uno dei più bei film di Antonioni: lui stesso dichiara di aver scritto la sceneggiatura interessato al “meccanismo delle fotografie”. Thomas è un fotografo di moda nella Londra anni ’60, che si imbatte in una donna immortalata in un parco insieme all’amante: per farsi dare le foto incriminate la donna lo cerca, mentre lui decide di investigare ingrandendo (da qui il titolo) i suoi scatti. In un film stranamente vivace nel montaggio rispetto ai canoni del regista, la critica è rivolta a chi non riesce a stabilire un legame profondo con la realtà riuscendo a comprenderla: probabilmente ci sono aspetti del reale impossibili da fotografare, da cogliere in un solo istante.
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Closer (2004) Anna è una fotografa di successo, specializzata in primi piani di soggetti estranei, che sta vivendo un periodo di grande solitudine e sconforto, e per questo si fa conquistare dall’uomo che dovrebbe solo immortalare su pellicola. Nel suo lavoro cerca di cogliere le espressioni più significative dei volti, è quasi una seduta di analisi in cui involontariamente emergono aspetti e sentimenti inconsci in un innocuo sguardo. Ma questo non basta, nella sua vita personale i rapporti sono molto più meschini ed oscuri…
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I ponti di Madison County (1995) Robert Kincaid è un fotografo del National Geographic, incaricato di immortalare i ponti coperti dell’Iowa; quale migliore immagine per dare un’idea della staticità del reale? I ponti, già da soli simbolo di stabilità sullo scorrere dell’acqua sottostante, si fissano sulla pellicola fotografica come silenziosi monumenti alla monotonia della vita quotidiana. Ma sarà proprio grazie a quel noioso lavoro che le certezze di Robert e Francesca saranno messe in discussione…
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Amabili resti (2009) Susie riceve in regalo per il suo compleanno una macchina fotografica nuova e ben 25 rullini che riesce ad esaurire in pochi giorni: i genitori sono piuttosto irritati per la spesa dello sviluppo di tutte quelle foto (ah, le macchine digitali!), e allora Susie indispettita li accusa di considerare la creatività come un ostacolo. Nel futuro che il destino le negherà vorrebbe fare la fotografa, è affamata di scoperte e di natura, si sofferma sulla fisicità della realtà circostante e cerca di cogliere anche il continuo mutamento del suo corpo. Le foto sono un modo per contrastare la rapidità del flusso temporale, ma non riescono a bloccare la serie di tragici eventi che sconvolgeranno la vita di tutta la famiglia.
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Elephant (2003) In una giornata come tante, un ragazzo cerca di immortalare i coetanei, come se questo fosse sufficiente a farne una radiografia, a comprenderne i pensieri. La fotografia è qui metafora di un modo di fare cinema, quello di un regista come Gus Van Sant: il suo intento non è giudicare, ma fotografare: solo con una macchina da presa o fotografica invisibile si può cercare di avvicinarsi ad una realtà che non comprendiamo, quella che porta due ragazzi a compiere una strage tra i compagni. Un film molto più intimista e personale del tanto osannato BOWLING A COLUMBINE.
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Vicky Cristina Barcelona (2008) La fotografia è qui protagonista in duplice veste: quella di Allen che come sempre riesce ad esaltare le ambientazioni dei suoi film, ma anche quella dei personaggi: è in una camera oscura che le due donne di Bardem sperimentano un bacio che ha fatto fin troppo discutere. Riguardo al primo aspetto, non sono d’accordo con chi critica l’intento “pubblicitario” con cui il regista presenta Barcellona, che deve essere la città solare e viva per eccellenza per poter sconvolgere gli equilibri delle due amiche in vacanza. Sulla scena della camera oscura, notare che si tratta dell’unico flashback del film, cosa piuttosto rara per Woody e per un film con voce narrante. La fotografia è qui un modo di dare sfogo alla propria creatività, esattamente come il viaggio a Barcellona, che serve a scardinare la routine di due giovani donne alla scoperta di sé e degli altri.
Commenti
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29 ottobre 2010, 14:06 di graffiodiluna
Se ho capito il senso della play "Love Exposure" non può mancare.
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29 ottobre 2010, 14:56 di almodovariana
Mi spiace ma mi vengono solo film in cui le immagini sono protagoniste secondarie... Valgono solo i fotografi? Se sì, dico la protagonista di LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI, che immortala il matrimonio della nemica-amica Viola Se si possono citare cineamatori, allora l'introverso Tobey Maguire in AMERICAN BEAUTY, schiavo di un padre proibizionista.Complimenti per la play!
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29 ottobre 2010, 17:11 di audrey84
Grazie, vanno benissimo anche i fotografi non professionisti, ma volevo cercare di restare nel settore fotografia. Molti hanno già parlato del cinema nel cinema, del rapporto tra macchina da presa e attori, ma mi pare interessante anche questo secondo tipo di obiettivo.... LOVE EXPOSURE non lo conosco, che genere è?
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29 ottobre 2010, 17:41 di jonas
Così su due piedi mi viene in mente Enzo Turco in Miseria e nobiltà, ma ce ne saranno molti altri.
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29 ottobre 2010, 18:03 di dedo
Bella play su un argomento che potrebbe essere infinito. Fotografi eccellenti, senza entrare nel voyeurismo, sono stati molti e numerosi musei ne riportano le opere. Basta guardare le foto dello studio Alinari. Ma ho una predilezione per un foreporter: Robert Capa e per la sua fotografia "Il miliziano colpito a morte". Anche se è stata messa in dubbio, rimane, per me, forse la più bella foto che sia mai stata scattata. Spero di non essere fuori tema. Un saluto. Dedo
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29 ottobre 2010, 19:49 di eloiseshf
L'australiano "Istantanee": un non vedente scatta fotografie perché spera che "lo aiutino a vedere", ma solo l'assenza di bugie da parte di chi gliele descrive può renderle utili per tale scopo.
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29 ottobre 2010, 20:14 di graffiodiluna
@audrey84, è la storia di un ragazzino che diventa un mago nel fotografare un particolare indumento. Non voglio svelare troppo ahahahha.
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29 ottobre 2010, 21:24 di pazuzu
Non possono mancare VENDICAMI di Johnnie To e MEMENTO di Chistopher Nolan, i cui protagonisti fotografano ciò che li circonda perché ad entrambi, per ragioni diverse, la memoria fa brutti scherzi... @audrey84: LOVE EXPOSURE è un film folle e divertentissimo in cui la fotografia ha un ruolo centrale. Guardalo senza pensarci 2 volte e non preoccuparti della durata extralarge...
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29 ottobre 2010, 22:23 di audrey84
Vedrò davvero di recuperarlo se riesco a trovare il titolo da qualche parte! @eoliseshf: la cinematografia australiana mi ispira sempre molta fiducia, non mi ha mai delusa, e la trama del film che citi mi intriga.... quindi cercherò anche quello! Lo spirito della mia play è proprio questo: come la fotografia possa diventare protagonista dei film. Ti piacciono i film australiani o è un caso? @pazuzu: è vero, MEMENTO mi è proprio sfuggito ed effettivamente è a casa sua in questa play... tra l'altro un ottimo film!
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29 ottobre 2010, 22:27 di audrey84
@dedo: nella mia play non parlo proprio di fotografi veri di mestiere, ma di fotografi di finzione, personaggi che sullo schermo giocano con l'obiettivo o lo usano come elemento decisivo della sceneggiatura, foto che diventano un ulteriore mezzo con cui il regista ci restituisce la sua realtà... CIAO ;)
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30 ottobre 2010, 00:02 di pazuzu
@audrey84: guardati il trailer di LOVE EXPOSURE, da solo vale più di mille parole: http://www.youtube.com/watch?v=5Fxa5NuVrqU
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30 ottobre 2010, 10:13 di audrey84
Bello davvero, non ne avevo mai sentito parlare! @pazuzu: grazie per il consiglio!
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30 ottobre 2010, 12:45 di maxcalifornia
Audrey84, complimenti !! Voglio dire che la tua play mi ha colpito. Adoro la fotografia e hai citato grandi personaggi-fotografi. Vorrei solo aggiungere un personaggio che mi sta molto a cuore, si tratta del silenzioso ed enigmatico fotografo Thomas nel capolavoro di Antonioni "Blow-Up".
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31 ottobre 2010, 10:34 di AlexPortman80
Ottima play: anche io sono un fotografo! Nel senso di uno che fa fotografie però... Mi piace sempre immortalare tutto ciò che vedo nei vari posti che visito (anche se una volta, nello spazio di tempo che mi sono allontanato dall'auto per scattare qualche foto, me l'hanno ripulita...), anche se il livello è assolutamente amatoriale! Giustissimo aggiungere "Memento", un grande film come tutti i 5 della play che ho visto (no il 2 e il 6). In più, cito anche "Qui dove batte il cuore" (non il miglior film con Natalie Portman, ancora giovanissima, ma nel quale è un'aspirante fotografa) e l'australiano "Two hands" con H. Ledger: qui la macchina fotografica è nelle mani della sempre straordinaria, bionda in questo caso, Rose Byrne. Ciao!
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31 ottobre 2010, 15:32 di audrey84
@maxcalifornia: è vero, i personaggi secodari sono spesso quelli ch aggiungono qualcosa in più ai film, come nel caso da te citato. @AlexPortman: vorresti dire che non devo aggiungere un ottavo posto nella play per il TUO ruolo? Scherzo ovviamente!
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