
Anche i gatti mangiano fagioli
Macchie di sangue "sporporate", ossessioni in cui cadi di nuovo, ammorbato da deliri di poco conto, specchio rotto in cui si riflettono le tue paure, affronti la realtà col coraggio che ti è proprio, accudendo un cane... ché non si smarrisca nel traffico vischioso del Mondo, che lo barderà di scempiaggine perché non saprà ascoltare il suo lamento latrante, un po' da lattante.
Non sei mai adeguato ed ecco che ti chiudi, dando importanza all'"idiozia", o a cose talmente stupide che pare un reato confessarle, osservi, disarmato, la putredine di un Mondo osceno che fa i suoi passi verso "rinnovate" stupidità, grottesco aggrotti la fronte, "umidificandoti" in nuove apnee, in nuovi dolori, meriglio e cristallo di aurore fluorescenti, un po' infastidito dal baccano, avvicinato da una cretina che ti porge la di lei cosa per poi sottrarsi al tuo incedere manigoldo.
Il Tempo e le sue ferite, traumi avuti o solo cercati, e il non accettarla, schiavo di ossessioni, le solite manie. Ingordo la (br)amasti, e ora ne sei (av)vinto, avvinghiato più che altro, reduce di una guerra combattuta con la tua mente, "fannullone" di gran lena che non fa niente per allenarsi modellando la pancia al cibo sempre più "abbuffone" e poi rischiarandosi la voce, "ugolando" nel vento come un usignolo baritono. Il Tempo, dolce foschia e poi rockeggiante puledro che incita al "combattimento", al non arrenderti, al non darti pace, uomo da marciapiede e loser, poi trionfante fighter, Robin Hood delle cause perse e "balordo" senza speranza, "annerito" da un passato che torna tonitruante, avvolgente e (col) "turbante", sì, Tempo che m'immiserì e ora mi ridoni la Luce, basta che funzioni motteggia Woody Allen, anch'io (s)guardo un po' misantropo innamorato delle purezze e poi risucchiato dalla mia mente, che, assorta, non sortisce un bel nulla.
Passi cheti nella pioggia come James Dean e volto tatuato nella mia memoria, mentre l'ultima agonia è sparita, le ho sparato, e mi rendo memorabile, anzi, oggetto da memorabilia, succhiando il nettare della vita, contro il perbenismo e il conformismo di facciata, spesso ripudiati per annichilire al pene più volgarmente orgasmizzante.
Vulcanico, sebbene poco festaiolo, navigo nel Mondo come un uomo da circo, toccando quel che non potrei, culi perdipiù, e borbottando come un vecchio quando vengo leso nell'orgoglio, sì, io le parole le gorgoglio, sono fiere di esser foriere della mia anima, che, nuda si espose, permalosa si accigliò, si rese anoressica e poi bulimica, mentre oggi mi sfamo con un'altra mozzarella, mentre in una valle scoscesa nel declinar del monte, il Sole si adagia dopo vittoriose baldanze del Giorno.
Amatemi, sono l'uomo a cui Dio disse "Vai e fatti santo", ma quest'uomo ben fatto ormai ol-fatto si è fatto qualcos'altro. Non mi pare il luogo adatto per spiattellare delle lenzuola linde che videro i miei "graffi".
Firmato il Genius
La folla inneggiante al mio valore s'inchinò prostrata, ma io le diedi una carezza per spronarla a non mollare...
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