Pasticciandomi nel Mondo ebbi modo di conoscere gli abomini, e, allibito, ne rimasi poco turbato, turbandoli
In questo caduco Novembre che s'avvia precocemente a "smaltirsi", evoco silenzi che mi erano cari, punzecchiati dall'intransigente risatina boriosa di chi mi redarguì per volermi irretire lungo una dritta via che vollì smarrire e smarrirla, pecora nera, me, poco assimilabile a un gusto che predilige gustarsi di ciò che più gli va a genio.
A propositi di geni, o di Genius... Ho sempre pensato che un Genius, anzi Il, sia costretto a "isolarsi", ad essere predestinato ad autoemarginarsi e ad accudirsi in un germogliante, ce lo auguriamo e si spera altrimenti si sperpererebbe in una turgida malinconia senza ossigeno, e che debba abitare in una zona "remota" e inaccessibile da sguardi ingordi che vogliano immetterlo in un qualcosa che egli respingerà, volenti o nolenti, egli ambisce alla "pietrificazione" del sé.
Geni difficili di geni ereditari a cui non possono opporre resistenza ma attenersi, per non annettersi a quella pingue "socialità" che tutto, prima o poi, ingloba, seviziando le coscienze in un lento (de)fluire (dis)armonico e disamorevole.
Osservandomi intorno assisto agli abomini che l'uomo medio perpetra ogni giorno, e nuove abiezioni destinate a proclamarsi "sante" pur di non collimarsi con una realtà che li osteggia, ne pasteggia le sofferenze e li induce al suicidio dell'anima.
Torturanti uomini vestiti di "rispettabilità", immolatisi per voleri genitoriali a una mediocritas che odiano (come scalpitano nelle private "libagioni" poco illibate delle loro intime segretezze "domestiche", sì, si addomesticano) ma fingono d'amare.
Bardatisi di un ruolo a cui venga riconosciuto valore, propugnano retorica ai quattro venti, la sbandierano impuniti senza pudicizia, senza vergogna.
Sono quelli che... educati all'arte dell'essere uomini se si hanno le palle, cresciuti nei più falsi precetti di famiglie borghesi che li ammaestrarono a una vita di "guadagno", del futile e del dilettevole, del mercimonio della propria anima, quelli che... adolescenti si rifugiavano nei cantanti "tristi" perché ne accudissero i solipsismi della loro età acerba e "combattiva" ma un po' frignante, un po' "contro tutti", quelli che, divenuti "adulti", onanisticamente pasciuti nelle loro sempre più indemententi "regole" (non le trasgredite, non le infrangiate, saranno dolori!) latrano di godimenti a cui poche volte approdano.
Quegli sguardi caritatevoli nei confronti del "povero", o sussiegosi nei confronti di chi "ruba" loro il pane, melliflui quando vorranno incarnarsi in altre carni poco metafisiche, "poeti" quando converrà al loro ombelico che si strugge(rà) per paesaggi "umidi" di una Londra nebbiosa o di un'Irlanda verdeggiante in cui potersi "Pascoli-zzare".
Li vedo, me ne nutro, come un vampiro di un'epoca "sfiorita", passeggio mesto nel rimescermi nei pensieri, "dorati" di un castello che mi "protegge", in cui poter beatificarmi nell'"ebetudine" o in quell'atteggiamento mentale di un karma, di una "calma", scambiati per "idiozia".
Potrei modularmi su partiture jazz "dilaniandomi" per inezie quotdiane di tradimenti e doppi giochi come in un film di Woody Allen, con la testa rivolta alla bottiglia di Whisky, o sfoderare l'asso dalla manica come un croupier dalla vista lunga, lungimirante fu l'uomo che, preveggente, anticipò e scombinò le mosse di chi voleva intrappolarlo.
Resto basito, allucinato, anzi no, allunato, sì, la Luna mi occhieggia da lassù chiedendo di farmela sposa, ma io sogno solo il seno di Michelle Ryan, britannico splendore a cui mi sarà negato l'accesso. Ella si spoglia per il mio "disarmato" piacere, di un pene che "fumeggerà" nel suo ardente vigore, nel suo "nudo" candore.
Pura come me, o forse puttana come me, e "schianteremo" in un amplesso al "mascarpone".
Mentre altri uomini guarderanno la Tv ingurgitando la Nutella, castrati in una vita infima di cui non "possono" far(n)e a meno, e "vibreranno" per ali di cuoio sino allo sfinimento, fino alla fine dei loro giorni insignificanti. Come una puledra pornostar a te mi prostro, inginocchiato alle tue gambe che mi suggono, leccano il mio starmene "composto".
Atterreremo laddove gli altri si sono già sotterrati, ed ella non si atterrà solo a una leccornia di muscoli e sudore, ma sarà bianco fluttuarsi nelle mie membra, in questa notte Halloween che scandisce il suo sorriso "bugiardo", da clown "infelice" io dono a te la mia solitudine, che adombreranno di esser "bambina", quando io, uomo così ambiguo saprò infilzarli della loro ignoranza, del loro giuoco al massacro di carnefici aguzzini.
Un altro Giorno, e il Sole, dall'abisso riemerse. Per chi mi ama e per chi mi giudica ingombrante e intollerabile.
Ad entrambe le frange porgo il mio scibile, consapevole che lo coccoleranno.
Firmato il Genius
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