L'occhio che realizza.
Quando l'occhio "meccanico" intercetta porzioni di realtà e tende a identificare chi guarda con chi è guardato generando di fatto uno scambio di identità tra la realtà a una sua parziale riproduzione. L'occhio diventa il prolungamento naturale della vita, acuisce la sua portata sensoriale fino a farsi piena coscienza di se. L'immagine riprodotta è sempre e solo una porzione della realtà, eppure contiene dei segni che possono riportare a una sua visione più estesa.
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L'uomo con la macchina da presa (1929) Con la teoria del Cineocchio (Kinoglaz), Dziga Vertov intese sancire l'impossibilità del cinema di rappresentare la realtà sensibile in tutte le sue multiforme fattezze e a coglierne l'evoluzione dinamica con perfetta linearità. Se da un lato affranca la realtà da una sua rappresentazione meramente descrittiva, dall'altro lato serve per fornire all'uomo strumenti per andare oltre quel rappresentato filmico che non può essere che parziale in quanto frutto di una sensibilità soggettiva. L'occhio che analizza.
- La finestra sul cortile (1954) Jeff ha solo un cannocchiale per ammazzare la noia. Conosce il suo vicinato che diventa la sua stessa vita. L'occhio che fotografa.
- L'occhio che uccide (1960) La cinepresa di Mark Lewis è lo specchio della paura, cattura sogni e restituisce ossessioni. L'occhio della morte.
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La morte in diretta (1980) Roddy registra su schermo tutto ciò che fissa con lo sguardo scegliendo di renderne pubblica l'intimità e di farsi tramite di una rappresentazione eterodiretta della realtà. L'occhio che registra.
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Blackout (1997) Matty ha un passato di cui non riesce a delineare i contorni. Le sue ossessioni sono artatamente veicolate dall'obbiettivo della videocamera di Mickey. L'occhio della memoria.
- Lo specchio (1997) La piccola Mina esce da scuola e si inoltra nella brulicante Theran. Il cinema e la realtà che riproduce coincidono. L'occhio che pedina.
- Niente da nascondere (2005) Daniels è condotto per mano nei luoghi della memoria. L'altro guarda per lui i segni di un lontano passato. L'occhio della coscienza.
Commenti
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29 novembre 2010, 18:31 di dedo
Offri sempre spunti di qualità e di riflessione. Un saluto Dedo
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29 novembre 2010, 19:25 di bradipo68
Bellissima playlist.Secondo me in questa playlist ci stava benissimoanche un film come La zona.Un saluto
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29 novembre 2010, 21:40 di cantautoredelnulla
Spunti molto interessanti. Il distacco dell'arte dalla realtà è necessario, talvolta inevitabile. Mi trovo spesso a non apprezzare un film perché il punto di vista del regista non è chiaro. Certo che se l'occhio con cui viene affrontato il film diventa invadente, il rischio di un risultato indecente aumenta. A quel punto conta tanto l'intraprendenza e l'equilibrio stilistico del regista. Ma proprio per questo non tutti gli artisti hanno la stessa stoffa, la stessa qualità e gli stessi riconoscimenti e se ne apprezzano di più alcuni di altri, non trovi?
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30 novembre 2010, 10:15 di Inside man
Sull'argomento della tua acutissima play Peppe, penso calzi a pennello l'inserimento di una pietra miliare come "Film" ideato da Beckett (e diretto da Schneider). Un saluto.
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