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29/11/2010 h. 18.09 Film: Off Topic
UN SAGGIO DI ALESSANDRO AGOSTINELLI SUI FRATELLI COEN

UN SAGGIO DI ALESSANDRO AGOSTINELLI SUI FRATELLI COEN

  
 
Il titolo del saggio di Alessandro Agostinelli non inganni, infatti, non rimanda, come viene fatto subito di pensare, al bellissimo film di Clint Eastwood Un mondo perfetto, ma a una frase che l’autore ha estrapolato da un commento apparso sulla rivista “Empire” che recita: “In un mondo perfetto tutti i film sarebbero diretti dai fratelli Coen”. Un titolo esagerato, dunque, che, se preso alla lettera e non come un’ovazione ai fratelli più venerati della storia del cinema (non capitò neppure ai più titolati Marx Brothers – ebrei anche loro – un elogio tanto definitivo), la stessa si ridurrebbe a una manciata di ottimi (mai capolavori) film e il nostro immaginario a poche scalcinate quanto esilaranti, cupe, esaltanti visioni cinematografiche.
È chiaro che l’ammirazione rende ciechi, perché, a leggere l’appassionato saggio-racconto dell’autore, non pare emergere in lui il dubbio che i “geniali fratelli” non avrebbero avuto niente da dire se il loro cinema non fosse derivato in maniera originale dai Welles, Kubrick, Sturgess, Ford, insomma dal gotha del cinema hollywoodiano. Ma non bisogna porre limiti alla passione che anima il saggio che Agostinelli ha scritto con un lavoro durato dieci anni alla ricerca di articoli apparsi su riviste specializzate, giornali quotidiani, altri saggi sul cinema dei Coen.
Lo studio che è venuto fuori è di buona qualità e ha il pregio di presentarsi come compendio esaustivo di tutto il bene e il male (quest’ultimo più raramente) che è stato detto e scritto dei fratelli Coen.
Partendo da uno stralcio pasoliniano nel quale il poeta-scrittore-regista incide in poche parole il ritorno al passato (all’antico) come memoria del presente, l’autore intende dimostrare (e ci riesce) che il cinema dei Coen è iscritto tutto nel passato del cinema americano, dei suoi miti, dei suoi eroi, losers, magnati, detective, imbroglioni, fusi di testa, allocati in grattacieli vertiginosi, in remote zone nevose, nell’intrico di strade di città, al bowling, dovunque.
Se mai c’è stato un saggio nel quale le note a piè pagina coincidessero con il testo portante, questo è Un mondo perfetto di Agostinelli, e la mia affermazione non mira a ironizzare sulla quantità delle annotazioni, anzi conferma il doppio godimento che offre il saggio nella lettura del testo e del sotto-testo. Il primo, di piacevole lettura, eviscera con acume come “leggere” il cinema dei Coen, il secondo occupa lo spazio puramente “teorico” della critica, con riferimenti utilissimi anche al profano a notizie, notazioni critiche provenienti da altri saggi consimili, anche a incursioni “difficili” di teoria della visione da Genette a Segre. Il risultato è “istruttivo”, al punto che anche un estimatore tiepido come me, che ritiene i fratelli Coen essere di volta in volta, geniali (Blood Simple, Crocevia della morte, Barton Fink, Fargo, Non è un paese per uomini vecchi), discreti (Il grande Lebowski, Fratello dove sei?, L’uomo che non c’era), passabili (Burn After Reading, Mister Hula Hoop, Arizona Junior), mediocri (il solo Ladykillers), non ha potuto esimersi dal rivedere il proprio giudizio quando le argomentazioni erano convincenti e aprivano  porte inedite agli eventuali detrattori, ai quali non mi pregio di appartenere.
 
Dopo un prologo dedicato, appunto, ai detrattori che accusano i fratelli Coen di essere manieristi, falsificatori, giocolieri, sociologi, filosofi spiccioli, registi-critici, l’autore procede nella trattazione particolareggiata del fare cinema dei Coen, attraverso otto capitoli-comandamenti. Il primo ci ragguaglia sulla “Bottega rinascimentale” dei fratelli cineasti, paragonando il loro lavoro a quello dei fratelli Taviani (la factory, gli attori, il musicista, la divisione del lavoro, ecc), lasciando parlare i testimoni, cioè Julianne Moore, Tom Hanks, Carter Burwell.
I comandamenti che seguono si incentrano sulle attitudini coeniane, i loro punti di riferimento (Hitchcock soprattutto), il controllo sul materiale filmico, i tipi e gli stereotipi del loro cinema, la figura del detective e la passione per il noir (Hammett, Chandler), il cowboy come protagonista occulto di tutto il loro cinema, la commedia e il gioco delle citazioni.
Chiudono il saggio le schede dei film dei Brothers Coen, precise e utilissime.
Un mondo perfetto è un saggio sul cinema dei Coen, ma anche sul cinema tout court, scritto in maniera brillante, che riesce a convincere e a divertire, cosa rara nell’Italia della critica paludata e scostante.
 
[ALESSANDRO AGOSTINELLI. UN MONDO PERFETTO. GLI OTTO COMANDAMENTI DEI FRATELLI COEN. Edizioni Controluce. PP 116. E. 16]
 

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Blood Simple (1984)
  2. DvdBlu-RayUmd non disponibile Crocevia della morte (1990)
  3. DvdBlu-RayUmd non disponibile Fargo (1996)
  4. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'uomo che non c'era (2001)
  5. DvdBlu-RayUmd non disponibile Non è un paese per vecchi (2007)
  6. DvdBlu-RayUmd non disponibile A Serious Man (2009)
  7. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il grande Lebowski (1998)
SI

Commenti

  • 30 novembre 2010, 00:14 di Peppe Comune

    Sono un grande estimatore del cinema dei Coen. Mi piace il loro saper setacciare i generi giungendo a qualcosa di assolutamente riconoscibile (quindi originale) e il modo con cui affondano i bisturi nel loro paese dando sempre l'impressione di guardare da un'altra parte. Come già mi è capitato di scrivere, il loro cinema è "seriamente kafkiano e ironicamente filosofico". Un denominatore comune del loro cinema è quello di ammantare di grottesco i maldestri piani di mascalzoni improvvisati. E' la mediocrità che ha messo ovunque radici ad interessargli principalmente, quella che in fondo rischia di far coincidere la banalità del male con banalità del bene. Mi è molto utile questa notizia editoriale. Grazie.

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  • 30 novembre 2010, 01:05 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Mi fa piacere, PEPPE che anche tu abbia colto il kafkismo nel cinema dei fratelli Coen. Ne ho parlato, all'uscita dell'incompreso capolavoro "A serious Man" con yume, ma non ho mai scritto un'opinione che, partendo da quel film, che obbliquamente e in maniera sottile, ricorda "Il processo" dello scrittore praghese, arriva a sfiorare "Giobbe" di Philip Roth. Quell'intenzione è rimasta lettera morta, ma la tua breve disamina in questo commento mi trova felicemente d'accordo. Grazie a te.

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  • 30 novembre 2010, 10:01 di Inside man

    Da un "estimatore tiepido" come te un grande esempio di playlist "istruttiva e di pubblica utilità". Grazie per questo approfondimento critico-editoriale e per la "dritta", Marcello.

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  • 11 gennaio 2011, 13:11 di superficie 213

    L'ho presentato con l'autore alla Gaia Scienza a Livorno...bel libro davvero.

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