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22/12/2010 h. 19.24 Film da ricordare genere: Fantascienza
Playlist nostalgica (visioni fantapolitiche da un passato lontano)

Playlist nostalgica (visioni fantapolitiche da un passato lontano)

La fantascienza, in una maniera forse meno sotterranea e più diretta di un genere altrettanto “forte” e abbastanza “similare” come l’horror, soprattutto negli anni che hanno caratterizzato buona parte della seconda metà del secolo scorso, ha spesso posto un occhio di riguardo alla realtà politica e sociale che, a livello internazionale, in qualche modo le permetteva di segnalare pericoli e lanciare avvertimenti, mettendola così nella condizione di assumere il ruolo di una  profetica Cassandra.
Un esempio eclatante riguarda l’orwelliano 1984 (che è certamente qualcosa di più, ma che comunque per le sue anticipazioni tematiche resta a tutti gli effetti un romanzo perfettamente “ascrivibile” anche al genere fantascientifico) che quando fu redatto azzardava inquietanti ipotesi di possibili catastrofi politiche (molte delle quali adesso sono già in corso di realistica attuazione, quando non già del tutto avverate nella loro implacabile irreversibilità).
Si potrà eccepire che i segnali indotti erano già nell’aria e di conseguenza abbastanza prevedibili i decorsi, per altro (come poi si è visto praticamente) persino adattabili con facilità alle differenti realtà dei paesi occidentali e non, ma erano ancora e sempre solo ipotetiche intuizioni di uno scrittore che cercava di mettere in guardia sui pericoli di una “massificazione” generalizzata delle menti e di una politica intesa soprattutto come strumento atto a dominare le masse (vedi anche il suo La fattoria degli animali, perfetto meccanismo costruito con sarcasmo e realistica ironia, per mettere in ridicolo tutti i totalitarismi vicini allo stalinismo sovietico).
Anche il cinema evidentemente si approprierà, con felici intuizioni creative, di tale possibilità critica: se si è in disaccordo con la politica corrente, basta camuffare un po’ le forme e spostare i fatti e le circostanze in qualche epoca più comoda, magari allontanabile in un tempo futuribile e lontano, per poterla maltrattare a dovere e mettere in guardia le persone.
Il procedimento è conosciutissimo e continuamente utilizzato in qualsiasi ambito artistico: il cinema ha semmai avuto dalla sua, il valore aggiunto della straordinaria forza “definitoria” delle immagini che rende ogni cosa più evidente e tangibilmente concreta.
Metropolis (1926) mostra chiaramente questa attenzione verso l’aspetto politico della sua rappresentazione proprio attraverso la forza delle immagini: il lavoro in fabbrica, lo sfruttamento violento delle masse, la crocifissione dell’operaio, il robot senza cuore che comanda sul proletariato indebolito dalla fatica, l’intelligenza malefica dell’imprenditore, rappresentavano temi ampiamente dibattuti (e avversati) dalla maggior parte degli intellettuali dell’epoca che il film riesce ad amplificare in maniera “immaginifica”, rendendone più chiara la percezione, evidenziando così, pur semplicizzandole un poco, quelle che erano (e sono) le istanze oggettive anche di rivolta di una classe sociale oppressa.
Non ci si deve meravigliare allora se fiaba, magia, religione, politica, intuizioni sociologiche, riescono a convivere con tanta risoluta franchezza in un unico coacervo: uno dei meriti di questo genere sta(va) proprio nel creare un’unione gradevole, seppure spesso particolarmente inquietante, di temi astratti e di sotterranee preoccupazioni che galleggiano già nella nostra mente, ma non sempre da sole, senza stimoli e “provocazioni”in grado di emergere alla luce, per diventare davvero percettibili.
Il cinema di fantascienza in fondo, ha dunque semplicemente aiutato a rendere più comodi, o meglio a facilitare, certi percorsi mentali, agevolandone la messa in opera, proprio nel renderli finalmente visibili e  - si potrebbe dire –  facendoli diventare “magicamente” ma realisticamente concreti.
Ma questa forse è soltanto la base, il punto di partenza, perché poi le cose, lentamente si evolvono, così come accade per la società che ci circonda, e finiscono per complicarsi notevolmente e rendere tutto più drammatico e preoccupante e la storia (anche quella cinematografica) è qui per insegnarcelo.
Da Metropolis (scritto come sappiamo da Fritz Lang in collaborazione con Thea Von Harbou, sua moglie in quegli anni) a Il Dottor Cyclops trascorrono “appena” tredici anni (il film americano di Ernest Schoedsack è del 1939) ma la differenza anche di prospettive è palpabile e il pericolo più concreto e imminente: la guerra è alle porte e l’enorme dottor Thorkel – che riduce, grazie a certi suoi esperimenti, alcuni collaboratori a dimensioni minuscole – ben rappresenta (e facilmente ne rimanda l’eco) un altro più “greve” personaggio, preso dalla stessa follia megalomane, quell’Hitler che si apprestava a mettere in ginocchio, di lì a poco, gran parte dell’Europa, ma che se non fosse stato fermato prima che fosse troppo tardi, aspirava a farlo con il mondo intero (e tale discorso potrebbe proseguire andando a toccare un film geniale e prezioso quale è Il grande dittatore – anno 1940 -. dell’insuperabile Chaplin, che però non è più fantascienza e non può dunque rientrare nel nostro discorso).
Poi, dopo la guerra e i suoi effetti devastanti, per tutti gli anni Cinquanta, ecco fare la sua prepotente comparsa un altro protagonista assoluto all’interno della fantascienza e dei suoi bisogni di evidenziare (magari per esorcizzarle un poco) paure nascoste e di lanciare il “messaggio”: sono mostri che vengono da altri pianeti, ma che si confondono facilmente con noi, oppure sono alieni che attraversano il corpo umano, lo fagocitano, si impossessano di sembianze e menti, se non sono invece “marziani” veri e propri che costringono il nostro mondo a scontrarsi con il loro, scatenando guerre micidiali dalle conseguenze inenarrabili.
Su tutto ciò, come è evidente, domina(va) infatti il timore del comunismo, la paura della potenza sovietica, la difficoltà nel creare davvero un effettivo e concreto baluardo mentale – oltre che fisico appunto – nei confronti della presenza anche “penetrativa” del marxismo.
Sono gli anni mefitici del maccartismo, della caccia alle streghe, della lotta senza quartiere ai comunisti o presunti tali, delle purghe e delle epurazioni hollywoodiane: bastava un semplice sospetto per essere immediatamente bollati quali sovversivi, per non riuscire più a lavorare.
E questa paura la si coglie bene – e nemmeno tanto sotterraneamente da quanto è palese e concreta la similitudine – in film quali L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel (1956),  La guerra dei mondi di Haskin e Pal (1953), Destinazione… terra di Jack Arnold (1953) o Ho sposato un mostro venuto dallo spazio  di Gene Fowler jr. (1958).
Il mostro e l’invasione spaziale: sono questi i due temi con i quali si troverà a confrontarsi la fantascienza dell’epoca, non solo quella americana, ma anche quella prodotta altrove, magari in un  Giappone reduce dai terrori delle trasformazioni radioattive dovute agli effetti della catastrofe nucleare, e terra fertile dunque per far emergere imprevedibili, gigantesche “mutazioni”,  e  dominata appunto dall’immaginario inquietante della guerra appena conclusa, dall’incubo infernale del fungo atomico (Godzilla e Radom del 1954, Il re dei mostri del 1956, e i tanti successivi epigoni).
Si avvertono così le prime avvisaglie di quello che sarà poi uno dei temi portanti degli anni a seguire: la contaminazione, il disastro ambientale che comincia in qualche modo a prendere forma, la natura quale elemento privilegiato di un discorso che diventa a questo punto politico-ambientalista, visto che la parola “ecologia” non è stata ancora inventata, o forse più semplicemente non è entrata far parte del lessico corrente .
Vengono fuori da questi rigenerati terrori, film quali Blob- fluido mortale di Irvin Yeaworth Jr. (1958) o Hallucination di Joseph Losey (1961), ma anche Radiazioni BX distruzione uomo  ancora di Jack Arnold (1957).
Rimane comunque centrale il tema della bomba, ed è a questo punto che Stanley Kubrick dice la sua con Il dottor Stranamore (1963) riprendendo con toni più leggeri ma non meno affascinanti, il tema del folle che vuole distruggere l’URSS anche a costo di mettere in pericolo l’esistenza dell’intero pianeta.
E’ una fantascienza “d’autore” che coinvolge anche Truffaut nel discorso che fa girando  Fahrenheit 451 (del 1966) che visualizza le inquietanti profezie dello straordinario racconto Gli anni della Fenice che Ray Bradbury aveva scritto nel 1953, dipingendo così la tristezza di un pianeta che combatte la lettura (i nostri governanti dovrebbero essere condannati a vederlo ripetutamente più volte ogni giorno per quello che stanno facendo alla cultura on questo momento).
Gli anni Settanta si aprono con Arancia meccanica: un film dove la forza “politica”  è palesata con impietosa e sconvolgente provocazione (e siamo già in un certo senso dentro una forma di “fantascienza ideologica”, si potrebbe dire). La forza del film è straordinaria: Kubrick non nasconde, dice le cose come stanno senza fare sconti a nessuno, mostra e dimostra la violenza di un potere che, nel futuro, potrebbe ottusamente governare da qualche parte – e forse lo sta già facendo: era un futuro così vicino che quasi ci faceva rabbrividire in quegli anni: adesso che sembra arrivato davvero fra noi, suscita solo e non sempre, un po’ di sbigottita indifferenza  o poco più, terribile testimonianza di una deriva molto più temibile di ogni possibile catastrofica immaginazione.
Ma il mondo va avanti e si modificherà ulteriormente: sono gli anni Ottanta quelli che tenteranno di ridefinire i nuovi rapporti di forza in campo con la Russia che grazie alla transizionistica fase del  disgelo, viene sorprendentemente “recuperata”: molti sono i film che si dedicano a questa ricucitura “collaborazionista”, e in quel periodo sono frequenti le astronavi in missione, i soccorsi, o le situazioni conflittuali, che vedono la collaborazione delle due forze una volta avverse e nemiche e adesso coalizzate nella salvezza di un mondo minacciato da nuovi imprecisati pericoli (da Meteor  a 2010 – l’anno del contatto): segno evidente che l’altro non fa – o meglio NON DEVE FARE – più paura. Distensione momentanea insomma in cui il “diverso” (ideologicamente o politicamente) deve essere accettato (è l’imperativo del “politicamente corretto” in fondo), fosse anche un marziano con tanto di luce al dito –  anche se questa è una lezione comportamentale e di vita che sembrano capire solo i bambini ancora “puri di spirito”, o le persone che hanno una più larga apertura mentale: è E.T. a insegnarcelo, ma anche la lezione un po’ pacifista di Incontri ravvicinati del terzo tipo. Troppo poco insomma per essere “davvero” fiduciosi.
Permangono infatti ancora perplessità e timori profondi di scontri finali (The day after è del 1984) ma sostanzialmente sembra che ormai la nuova fantascienza debba orientarsi diversamente,  nel buonismo imperante che arriva improvviso e preferire nuove e più concilianti analisi politiche.
Ma non tutti sono ovviamente dello stesso avviso, ed è da questo improvviso momentaneo lassismo che emerge una prepotente figura come quella di John Carpenter che spicca con particolare evidenza su tutti gli altri e che rimette immediatamente in discussione queste provvisorie e improvvisate certezze.
Carpenter, autore e regista di levatura superiore, firma così regie di film mozzafiato, muovendosi all’interno dell’immaginario comune (fantascientifico e non) con la forza dirompente di un tornado che spazza via “appiccicate” certezze acquisite e periclitanti stati di fatto.
Mostra di essere un rivoluzionario muscoloso e barbuto, un po’ come il suo attore preferito, Kurt Russel, al quale farà interpretare il cult assoluto 1997, fuga da New York. Russell nel film.  è “Snake” Plissken, colui che deve recuperare il presidente finito per sbaglio nel carcere di massima sicurezza di Manhattan. Se lui muore, si rischia la guerra. Ma l’ex militare pluridecorato Plissken, trattato ora come un terribile ribelle da punire, se ne frega del presidente, e se corre a salvarlo, è solo per salvare se stesso, per espiare, con una discesa agli inferi, i suoi peccati…. Il film è infernale e devastante, adrenalinico come pochissimi altri… E per coloro che non avessero ancora ben capito la lezione e il messaggio, Carpenter ripete e va giù ancor più pesante con Essi vivono  che è del 1988, con il quale racconta già ciò che siamo adesso (e lui che lo vedeva prossimo, ci avverte implacabile del pericolo che ci sovrasta, anche se poi nessuno sembra che abbia davvero voluto ascoltarlo): attenti al mondo delle immagini – ci dice – non lasciatevi sfottere!!!  attenti ai manipolatori occulti, attenti alla televisione, ai tipi in giacca e cravatta, alle donne ben pettinate e perfettamente truccate non vi fidate del “perbenismo imperante ed accomodante: alla fine viene quasi da pensare (anzi, ne dovremmo ormai avere tutti la certezza) che Carpenter con Essi vivono non abbia fatto fantascienza, ma solo un po’ di sociologismo lampante e chiaro, giusto per far riflettere chiunque avesse avuto voglia di inforcare con lui quegli occhiali per vedere veramente come stavano davvero le cose, come si presentava il domani che ci stava venendo incontro (e gli sconfortanti, inascoltati esiti, sono purtroppo a desso sotto gli occhi di tutti).
Dopo, forse, nel mondo sempre più inaridito della fantascienza, come se la fonte si fosse improvvisamente asciugata, non c’è stato più nulla di analogamente eclatante, se si esclude la recente lezione ecologista di Avatar che è comunque storia ancora troppo recente per poter essere valutata nelle sue esatte proporzioni, anche se le sue apocalittiche previsioni rappresentano già una realistica ipotesi ancora una volta terribile e non particolarmente futuribile, se il mondo non si decide a cambiare strada un passo questo che sembra abbia invero poca voglia di compiere.

  1. DvdBlu-RayUmd non disponibile Metropolis (1926) Il contrasto tra la melensaggine dello script  che cozza e amplifica la straordinaria forza visionaria delle immagini di Lang, è evidente e ne fa un capolavoro di cinema decorativo, la messinscena di un delirio (il Morandini).
  2. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Dr. Cyclops (1940) Omerica odissea in una giungla tutta giocata sul verde inquietante della vegetazione, che è anche – non dimentichiamolo - “il colore della paura”
  3. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'invasione degli ultracorpi (1956) Parabola di inquietante suggestione (lo stile è asciutto ed essenziale, tipico del cinema di Siegel) ambigua e sottile che può essere perfettamente letta sia in chiave  anticomunista che in quella antimmacartista (parlare a nuora perché suocera intenda, insomma)
  4. Radiazioni BX distruzione uomo (1957) Il tema della paranoia, costante nella narrativa di Mathieson (autore del racconto da cui è tratto il film) si coniuga e si mescola con quelli altrettanto inquietanti delle tematiche “ricorrenti” del regista (il progresso scientifico che diventa distruttivo per l’uomo,  la  perdita dell’identità, la messa in discussione della virilità maschile)
  5. Hallucination (1963) Un lucido esempio di fantascienza  di apocalittico pessimismo che è un intenso, preoccupato grido di allarme sul futuro dell’uomo
  6. DvdBlu-RayUmd non disponibile Il dottor Stranamore (1963) …. Ovvero come imparai a non preoccuparmi  e ad amare la bomba: cosa si può dire e scrivere di più su questa straordinaria satira politica fuori da ogni convenzione che riflette come meglio non sarebbe possibile fare, le preoccupazioni apocalittiche (vero e proprio incubo generazionale) dei primi anni ’60?
  7. DvdBlu-RayUmd non disponibile Essi vivono (1988) La riscossa che arriva dalla classe operaia nel film più anarchico e politicamente significativo di Carpenter: qui gli alieni sono yupppies reganiani ed affaristi che cercano di condizionare l’umanità con messaggi subliminali e una mistificazione anche “visiva” della realtà
SI

Commenti

  • 22 dicembre 2010, 20:15 di Mathiasparrow

    grazie Valerio

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  • 22 dicembre 2010, 20:20 di chribio1

    d'accordissimo con "Essi vivono" e poi "Radiazioni bx-distruzione uomo" e ovviamente "L'invasione degli ultracorpi". Gli altri non li ho visti mentre "Metropolis" l'ho nell'edizione dell'84 ma da guardare molto attentamente!!! Auguroni!!!

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  • 22 dicembre 2010, 22:21 di Immorale

    Ottima analisi come sempre. In materioa di fantascienza politica aggiungerei anche il sorprendente "L'uomo che fuggì dal futuro" (THX 1138) di George Lucas del 1971. Ciao.

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  • 22 dicembre 2010, 22:21 di Filmoski

    Interessantissima playlist. Si può aggiungere "Brazil", ispirato a 1984, e l'orwelliano "L'uomo che fuggì dal futuro (Thx1138)". Trai pochi validi esempi recenti di fantascienza cito "Gattaca", "Moon" e "District 9", ma ormai il presente è fantascienza. "Everything is becoming science fiction. From the margins of an almost invisible literature has sprung the intact reality of the 20th century" James G. Ballard, 1971.

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  • 22 dicembre 2010, 22:29 di bradipo68

    Eccezionale!

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  • 22 dicembre 2010, 22:34 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Caro Valerio, annoto con una certa circospezione che questa tua approfondita playlist sul cinema di fantascienza, ripropone il dilemma 'che cos'è la fantascienza' e l'assenza di molti film di 'genere', primo tra tutti "2001 Odissea nello spazio" e l'inclusione di "Arancia meccanica", "Il Dottor Stranamore" dello stesso Kubrick, fanno pensare a una 'visione ristretta del genere' che è stata a lungo oggetto di querelle (vedi Mongini, Storia del cinema di fantascienza, Fanucci 1977). A una visione più allargata pensa René Predal (Le Cinema Fantastique, Seghers, 1970), rimandando a tre strutture possibili di un film di fantascienza: a) elemento straordinario in un mondo normale (invasione di extraterrestri et similia) b) ordinario nello straordinario (viaggi spaziali, ecc.) c) lo straordinario assoluto (il futuro del mondo, apocalissi, ecc). Ma neppure questa griglia è sufficiente: come si può elidere il ‘fantastico’ e tutta la letteratura che da Luciano di Samosata ai giorni nostri ha fornito la materia prima a un genere, sacrificandola sull’altare di un genere non dico minore, ma derivativo? Gli ‘automi’ nascono con ETA Hoffmann (“Der Sandman”) non con Philip Dick, Edgar Poe in un racconto del quale ora mi sfugge il titolo mostra un insetto di proporzioni gigantesche che vola nel cielo, in realtà, fornendoci il grottesco come soluzione: un uomo guarda fisso attraverso una finestra e l’occhio ingannato la trasforma in qualcosa di immane! E “Solaris” come “2001” sono esclusi perché tu li assumi come metafore filosofiche? E ancora anche “Alphaville” di Godard? Perché appendono sullo scheletro narrativo di FS una band à part rispetto al ‘genere canonico’. Ma se è così, neppure la splendida sociologia di Carpenter dovrebbe essere annessa al genere: “Essi Vivono” è l’esempio più estremo di descrizione di società alienata, come lo è “Videodrome”. Né comprendo l’esclusione del ‘corpo mutante’ del cinema di Cronenberg. La mia visione ‘estesa’ includerebbe anche “Gli uccelli” di Hitchcock, “Il signore delle mosche” di Peter Broook, “Il mondo dei robot” di Chrichton, “La decima vittima” di Petri, “Cittadino dello spazio” di Newman, ecc. Ça va sans dire, Valerio – la mia non è una critica alla play che nel suo autodefinirsi ‘nostalgica’ (quindi ‘personale’) trova la sua consistenza, ma qualche esclusione di troppo mi ha spinto a un commento che mi sembrava impellente. Un saluto affettuoso

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  • 22 dicembre 2010, 23:22 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    PS. Rileggo la tua play e mi aspetto la tua obiezione: "Ho scritto 'visioni fantapolitiche'".

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  • 23 dicembre 2010, 01:25 di spopola

    .. infatti il mio tentativo era quello (ovviamente incompleto e personale di "tracciare" un percorso in relazione a "quel tipo di rapporto" significativo e importante) Fantapolitico appunto... di segnalare principalmebte gli stimoli e le modificazioni negli anni e nei decenni con il mutare delle prospettive e delle paure, con il cambiare della politica e dei rapporti di forza Le omissioni che ho fatto rispetto alla fantascenza in quanto genere sarebbero altrimenti davvero clamorose. Solo che anche riducendo così la visione, in un tracciato veloce e natalizio credo che sia stato ugualmente difficile far quadrare davvero i conti e.... per non essere tedioso oltre misura, per non fare una lista sterile di titoli (sono già per natura di insostenibile logorroicità), una certa sintesi era (credo) d'obbligo e le sintesi sono già per natura un pò troppo "omissive". L'importante per me era far passare il concetto, comporre un itinerario di "titoli" che rendesse chiaro il percorso e il punto di vista "osservativo" del fenomeno: i preziosi contributi che precedono questo mio intervento (ringrazio tutti di cuore) integrano e in parte colmano le sviste e le omissioni (anche quelle per molti versi "imperdonabili" che ho fatto soprattutto dimenticandomi troppo, certamente molto di più di quanto sarebbe stato opportuno, di una recente ripresa, di non essere stato cioè in grado di ricordare e ricomporre i piccoli tasselli preziosi che ancora continuano ad esserci sia pure con una messe meno copiosa e feconda. Immorale, Fimoski e tu Lorenzo, siete stati indispensabili integratori di titoli che rendono più completo e corposo il lavoro (credo che anche Mattia, chiribio e Emidio avrabbero molti altri suggerimenti interessanti da fare che potrebbero rendere ancor più interessante e corposo l'elenco). Comunque il dibattito è aperto!!! Grazie di nuovo a tutti e... approfitto dell'occasione per ricambiare gli auguri.

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  • 23 dicembre 2010, 01:58 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Caro Valerio - devo ammettere che era necessario che tu restringessi il campo del 'genere' a una visione 'personale' che non straripasse nel 'saggio breve'. Sei riuscito a dare un quadro interessante, senza annoiare (beh, ho letto la play due volte!). Interessanti tutti gli interventi. Ricambio gli auguri e approfitto di questa play (che sarà letta da molti utenti) per estenderli a tutti gli utenti del sito.

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  • 23 dicembre 2010, 05:40 di LAMPUR

    Ci ha pensato Filmoski ma ribadisco l'essenzialità di un film come District 9 in un panorama come la fantapolitica ed i risvolti apocalittici vero i quali andiamo insensibilmente ed (in)cosciamente incontro. E sempre sottolineando Filmoski: il presente è fantascienza.

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  • 23 dicembre 2010, 08:35 di GIANNISV66

    Interessante analisi, non aggiungo altri titoli perché altri che hanno scritto prima di me hanno dato buoni suggerimenti (in particolare "District 9", opera di fantasociologia come se ne sono viste poche). Sarebbe interessante fare un parallelo tra la fantascienza letteraria e quella cinematografica, che hanno fatto percorsi prevalentemente differenti. In letterartura la SF ha affrontato tematiche che il cinema ha spesso trascurato. I motivi, piuttosto intuibili, sono collegati alla differenza dei due linguaggi, quello della parola scritta e quello dell'immagine, ciò che si può rendere bene con l'uno risulta assai spesso difficoltoso con l'altro. Basti pensare ai numerosi film "tratti" da racconti o romanzi di P.K. Dick che spesso poca, per non dire nessuna, corrispondenza hanno con le opere di cui dovrebbero essere la trasposizione filmica. Comunque ottima playlist.

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  • 23 dicembre 2010, 08:37 di FABIO1971

    A me viene in mente "La cosa da un altro mondo", che, realizzato ad inizio decennio, fissa (insieme ad altri illustri titoli come quelli che hai ricordato) alcune coordinate fondamentali, incastrandosi alla perfezione, quasi esemplare per l'evidenza della similitudine, sia nell'ambito delle produzioni hollywoodiane del cosiddetto periodo della "paura", sia in quelle della sua derivazione-conseguenza, cioè dell'invasione spaziale e del "mostro", estremizzando la fantascienza fino a fonderla con l'horror... Come si preoccuperà di sottolineare Carpenter quando affronterà il remake del film... Complimenti, Valerio, bellissima play! Ciao!!

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  • 23 dicembre 2010, 09:41 di spopola

    ... confermo giustissimi tutti i suggerimenti che arrivano (il rammarico più grosso è proprio quello di aver "omesso" District 9 che in un percorso diq uesto genere meritava certamente una citazione (l'avevo fatta parlando de "L'uomo che cadde sulla terra".... e mi è sfuggito (chiedo venia) di parlarne come sarebbe stato giusto e necessario. Ovviamente concordo p: il presente è fantascienza!!!! Di nuovo grazie a tutti e auguroni di buon Natale. P.s: @Guannisv66: stimolante davvero il tuo suggerimento (sarebbe comunque un'impresa molto ardua e complessa). La tua analisi è già di per se indicativa proprio nel mettere in evidenza la differenza dei linguaggi (parola scritta e immagine) e al riguardo il caso di Dick mi sembra davvero eclatante... In ogni caso, le tracce dei suoi "deliranti" itinerari si trovano davvero disseminati un pò dappertutto anche quando non viene espressamente citato (anche Interceptor ha qualche debito a mio avviso non solo con "la città sostituita" (A glass of darkness), ma anche con "Le tre stimmate di Palmer Eldrich", mentre vale la pena ricordare che "The Truman Show" aveva molte idee che si ritrovano analoghe e conformi, ne "L'uomo dei giochi a premio" (Time out of jpint in originale). @Fabio1971: d'accordo anche con te: La cosa da un altro mondo aveva le coordinate giuste per essere per lo meno citata.

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  • 23 dicembre 2010, 13:10 di kikisan

    Utilissima lettura;ho apprezzato in maniera particolare la tua analisi sui 2 film di Carpenter. Visto che inviti a suggerimenti,dal canto mio metterei gli Anime giapponesi(Akira,Ghost in the shell,Appleseed...);hanno logicamente attinto da molte fonti già citate in play,però ognuno di questi credo abbia un barlume di originalità... Questi Anime provengono quasi tutti dai fumetti Manga(che non conosco),i quali,per lo meno in Giappone,possono considerarsi"letteratura". Sul fronte film segnalerei"Ikigami"di Takimoto Tomoyuki del 2008;la trama parla di uno Stato in cui un cittadino su mille è destinato a morire giovane. A tutti i bambini, infatti, all'ingresso nella scuola elementare, viene fatta un'iniezione: una su mille contiene una nanocapsula programmata per esplodere in un giorno e ad un'ora ben determinati tra i 18 e i 24 anni di età di chi, ignaro, la riceve nel proprio corpo. Questo è l'assurdo sistema che la nazione utilizza per indurre i suoi cittadini a vivere in modo positivo e produttivo la propria vita, inculcando in essi il terrore di una morte prematura.Il bello è che esiste anche il mestiere di"notificatore",il cui scopo è quello di informare lo sventurato 24 ore prima della tragedia... Ovviamente sono disponibili i sottotitoli in italiano. Ciao e auguroni.

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  • 23 dicembre 2010, 13:39 di GIANNISV66

    Ottime osservazioni @spopola, in effetti anche un film come "Truman Show" che con la fantascienza c'entra relativamente poco, risulta influenzato dalle "visioni" di P.K. Dick. In realtà ho sempre pensato che Dick c'entrasse, a sua volta, poco con la SF, ambientava i suoi racconti in situazioni fantascientifiche ma voleva raccontare il suo disagio nei confronti della società e i suoi problemi di incomunicabilità. Un personaggio borderline che ha creato deliri a volte incomprensibili. Niente a che vedere con l'epica spaziale di un Isaac Asimov o di un Jack Vance. Per quanto riguarda l'analisi dei rapporti tra cinema e letteratura di fantascienza, concordo con te: richiederebbe ben altro spazio, ci si potrebbe tranquillamente scrivere un libro.

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  • 23 dicembre 2010, 15:17 di Dalton

    Strano che nessun cinefilo abbia citato PLANET OF THE APES di Schaffner ... Arricchirei le vostre ottime citazioni tirando in ballo gli ipertrofici ROBOCOP, TOTAL RECALL, WATERWORLD e DAY AFTER TOMORROW (digressioni tutto sommato verosimili sull'ipotetico destino dell'uomo). Procedendo ulteriormente a ritroso nei decenni remoti, c'imbattiamo in piccole gemme dimenticate come LA FINE DEL MONDO (sia quello di Abel Gance che quello di MacDougall) e lo iettatorio LA VITA FUTURA NEL 2000: GUERRA O PACE.

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  • 23 dicembre 2010, 15:20 di Dalton

    Ps: a mio modesto avviso, la profezia apocalittico-fantapolitica più inquietante resta il frankenheimeriano VA E UCCIDI'. Grazie Spopola, ottimo lavoro, come sempre!

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  • 23 dicembre 2010, 20:02 di Inside man

    Eccellente mini-saggio ampliato da ottimi commenti! Sottolineando l'importanza storico/artistica che in questo discorso riveste, a mio parere, THX 1138 (misconosciuta opera prima e unico capolavoro di Lucas, subito segnalata da Immorale), noto finora come stridente la sola assordante mancanza di una qualsiasi citazione per un must di carattere epocale quale Blade runner. Un saluto!

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  • 23 dicembre 2010, 20:05 di pazuzu

    Complimenti, bella playlist / saggio breve.

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  • 23 dicembre 2010, 21:57 di silvia25

    questa si che è una play 'coi fiocchi'(visto il periodo).. :-) volevo ricordare (restando in tema politico) che METROPOLIS piacque molto anche a Goebbels che ritrovava nel film quellla 'rigidità' delle masse al senso del dovere ...

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  • 24 dicembre 2010, 00:52 di M Valdemar

    Spopola, grande play, complimenti. Personalmente mi sento di aggiungere "Strange days", che porta all'estremo il rapporto perverso tra l'inarrestabile avanzamento tecnologico e la società in irreversibile decadenza, morale e culturale, attraversata da insurrezioni e scontri razziali, e da droghe virtuali, che permettono di "vivere" esperienze e vite altrui ... la crisi e la perdita definitiva della propria identità, tutto è artificiale, la fine della civiltà è prossima. Per @Marcello Del Campo: il titolo del racconto di Poe che citi è "La sfinge". Un saluto

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  • 24 dicembre 2010, 09:39 di spopola

    ... grazie a tutti per gli eccellenti contributi (che colmano perfettamente i vuoti che ho lasciato io) Tutto ciò che è stato riportato alla ribalta evidenzia ancora di piùl'importanza della "fantascienza politica" e gli straordinari contributi che ha dato persino nel metterci in guardia (comprese le "anime giappponesi cotate da kikisan, tutti i titoli citati da Dalton: aggiungerei anche allora "Gli invasori spaziali" e il ciclo "Quantermass", soprattutto ils econdo titolo) Giustissimo ricordare l'importanza fondamentale di THX 1138, e di Strange day oltre che di Va' e uccidi (ci mettere allora anche "Operazione diabolica" ).@GIANNISV66: concordo pienamente su ciò che scrivi a proposito P.K.Dick

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  • 24 dicembre 2010, 12:05 di Baliverna

    Bella playlist. Più di qualcuno di quei film mi piacciono molto. Per quanto riguarda "L'invasione degli ultracorpi" io lo interpreto così: è un monito su come stiamo diventando e come potremmo diventare tutti, senza sentimenti e senza valori, come robot. Non si può dire che non fosse un film profetico. Capolavoro.

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  • 24 dicembre 2010, 17:11 di kubritch

    Di '1984' c'è anche una riduzione cinematografica che mi piacerebbe vedere. Mi piace ricordare che Orwell si era ispirato al sistema gerarchico cattolico per comporre la sua profezia fantapolitica. Si descrive una dittatura acefala - non c'è una vera mente dietro - di matrice socialista - come il governo Berlusconi. E' una situazione che si è venuta a generare in automatico, come la soluzione migliore per mantenere l'ordine sociale. Tutto combacia con la realtà. E' davvero geniale. Per fortuna lo psico-reato non esiste anche se va detto che l'elevata esposizione di materiale al limite della pornografia è il contraltare di una società profondamente repressa e repressiva. A volte sembra quasi che i governanti abbiano preso il testo di Orwell a modello in quanto costituisce un catalogo di ragionamenti a prova di bomba. Sicuramente lo conoscono. Anzi si fanno beffe della gente comune, ridotta a massa di consumatori/spettatori intitolando lo show televisivo di maggior successo 'Il Grande Fratello', 'The Big Brother'. Fa parte di una precisa e intenzionale propaganda culturale.

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  • 25 dicembre 2010, 00:42 di paolodago2000

    ma il pianeta proibito dimenticato? film stupendo del 1956 USA con Leslie Nielsen capitano intergalattico coraggioso,,,,,,,,,,,,e l' astronave atomica del Dr. Quatermass 1953 ma questo è inglese,,,o il c-movie Godzilla contro Gamera ? e la serie delle mutazioni degli insetti in seguito alle radiazioni tipo assalto alla terra,, e ci aggiungo anche un film italiano Nirvana di Salvatores anno 1997 filone ciberpunk

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  • 25 dicembre 2010, 11:25 di spopola

    ..ricordo comunque che il mio non voelva essere un exursus generale sulla fantascienza ma bensì sykke "visioni fantapolitiche" della second ametà del secolo scorso).

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  • 25 dicembre 2010, 16:07 di billykwan

    Complimenti Valerio, un mini-saggio davvero interessante, hai saputo attraversare la science-fiction con sgurado trasversale. Un lavoro che meriterebbe una diffusione cartacea. Un caro saluto

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  • 21 gennaio 2011, 11:43 di sandro calloni

    Complimenti davvero!!

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