
"Nouvelle trouille" - abbaglio collettivo, o limite mio??
C'è una questione che mi assilla da un po' di tempo a questa parte, e riguarda la divergenza radicale tra me e, a quanto pare, il resto del mondo, relativamente alla valutazione dei film appartenenti al filone del nuovo horror francese, quella che il nostro joseba ha battezzatto come "nouvelle trouille", definizione che però, con tutto il rispetto, non ritengo del tutto appropriata, visto che di "strizza" francamente ce ne vedo poca.
La mia opinione al riguardo è che si tratti semplicemente di una nuova formula commerciale: in seguito al successo di Saw e Hostel, e ancor prima a quello di Takashi Miike in Occidente (regista che però ammiro), e forse ancora prima a quello di Tarantino, si è scoperto che l'ultra violenza e la violazione di qualunque tabù visivo, piacevano alla gente. Ma nel momento in cui si è deciso di sfruttare la tendenza in maniera programmatica, creando un vero e proprio filone, si è imposta la necessità di giustificarla agli occhi del pubblico, non potendo il gioco essere lasciato allo scoperto: l'affondo sempre più estremo in abissi di perversione, l'esibizione sempre più esplicita e pornografica di mutilazioni, torture e nefandezze varie, avevano bisogno di una giustificazione, non si poteva lasciare che il pubblico si vedesse sbattere in faccia il proprio morboso voyeurismo, ecco dunque che per aggirare i possibili sensi di colpa degli spettatori è venuta fuori l'idea del sottotesto: noi diamo al pubblico ciò che vuole, il brivido dell'oltraggio, ma giustifichiamo il tutto facendogli capire che in realtà si tratta di metafore sociali, politiche, filosofiche addirittura. A questo punto tutto è permesso.
Ecco dunque che un'operazione come "A l'interieur" acquisterebbe automaticamente valore per il fatto di essere una metafora della paura dell'immigrazione, per i rimandi agli scontri nelle banlieue parigine, nonchè per il citazionismo cinefilo senza freni dei suoi autori. Così come il bagno di sangue di "Frontiers" verrebbe di colpo giustificato dal patetico e irritante espediente finale, in cui l'unica sopravvissuta al massacro apprende dalla radio la vittoria alle elezioni della destra reazionaria, xenofoba, omofoba, ecc. ecc. ecc. ecc..
La cosa che non riesco perfettamente a cogliere quando leggo le entusiastiche recensioni, scritte quasi sempre da persone intelligenti e competenti, è proprio il motivo dell'entusiasmo; non riesco cioè a individuare in cosa consisterebbe secondo i recensori il valore dei suddetti film, anche rileggendo più volte, tanto che spesso faccio fatica a trovare delle argomentazioni con cui controbattere, non riuscendo a individuare quelle dell'altro; ciò che mi sembra di leggere fra le righe, invece, è il fatto che l'entusiasmo sia dovuto probabilmente all'impatto emotivo provocato dalla violenza in sè, alle scene di sangue, e alla perizia tecnica e al realismo con cui vengono realizzate. La mia ipotesi dunque è che la violenza mostrata sia talmente estrema da essere scambiata inconsapevolmente per "potenza cinematografica", come se ci si limitasse a giudicare fermandosi al mero imput sensoriale, senza preoccuparsi di analizzarlo e spiegarlo a sè stessi.
Ma al di là delle valutazioni di tipo morale o moralistico, come forse potrà sembrare a qualcuno, a me pare che i suddetti film non presentino pressochè nessun valore cinematografico, non riesco a scorgere in essi nessuna trovata registica degna di nota, lo stile mi sembra sempre lo stesso, anonimo, piatto, convenzionale, tipico dei prodotti in serie.
Premesso che l'unico valore che attribuisco loro è quello di essere, anche se involontariamente, espressione dell'angoscia del "cittadino globale", cioè del senso di impotenza e terrore che a mio avviso l'uomo di questi anni prova inconsciamente nei confronti di una macchina sociale che si va facendo sempre più complessa, schiacciante, alienante e sfuggente, la domanda che pongo a questo punto mi sembra ovvia: in cosa consisterebbe il valore reale di questi film? I vari sottotesti politici, sociologici e quant'altro, sarebbero sufficienti a giustificarli, e soprattutto, sono onesti?
- A l'interieur
- Martyrs (2008)
- Frontiers (2007)
- Calvaire (2004) Questo qui ancora non l'ho visto ma forse è l'unico che, per quanto mi riguarda, potrebbe valere qualcosa.
- Alta tensione (1937)
Commenti
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25 dicembre 2010, 13:13 di AIDES
Maldoror vorrei esserti d'aiuto ma non posso. Ho ignorato questi film perché della violenza ho un sacro rispetto. Vedremo in futuro, ma fai bene a porre problmatiche sul suo 'uso' e sull'horror o orrore in generale. La violenza è talmente vera che bisogna trattarla con estrema convenzionalità. Convenzionalità sapiente. Sono sapienti questi horror?? Per me il cinema normale è già abbastanza orrorifico, per interessarmi anche a questo. Ah ah ah. Ti farò sapere, anche se dovessi contraddirti fermamente. Ciao
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25 dicembre 2010, 14:51 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
@Maldoror, non sei il solo a nutrire dubbi: se sai il marsigliese c'è una mia playlist sull'inganno (l'engambi) de la Nouvelle Trouille: ironicamente 'pesante'. ciaio "http://www.film.tv.it/playlist.php/playlist/40572/cafa-indiana-ou-l-engambi-de-la-nouvelle-trouil/"
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25 dicembre 2010, 15:19 di bradipo68
Ciao Marco.Mi sento abbastanza chiamato in causa proprio perchè ultimamente ho approfondito la mia conoscenza con quella che il mio amico joseba,per me fonte di cultura e di arricchimento cinematografico,ha ribattezzato Nouvelle Trouille:Sull'appropriatezza o meno del termine se vorrà ti risponderà il diretto interessato anche se lui ha detto spesso,qui e altrove che era un appellativo scherzoso.Sul resto ti rispondo per quanto concerne il mio gusto.Ho usato la parola gusto non arbitrariamente.perchè qui di gusto si parla.Di opinioni e quindi per definizione opinabili a cui si può controbattere,di fattori talmente personali nel giudicare un'opera che potremmo stare secoli a discutere con le nostre argomentazioni e nessuno si muoverebbe di un millimetro dalle proprie posizioni.Tu dici che secondo te questa nuova ondata di horror francesi non ha alcun rilievo cinematografico.Io sono del parere contrario mentre la penso esattamente come te sul cosiddetto torture porn o sul teen horror americano e anche sugli slasher di ritorno che mi possono anche essere piaciuti epidermicamente al primo impatto ma poi hanno lasciato poca traccia di sè.Non mi conosci ma ti posso dire che non sono un ragazzino che si esalta per l'atto di violenza o per il sangue che zampilla anche perchè faccio un lavoro in cui a volte mi capita di trovarmi di fronte a situazioni piuttosto "splatter".Il mio compito è rimediare.TI potrei dire che l'altro ieri mattina ho dovuto operare un cane che aveva il torace perforato da una zanna di cinghiale e che aveva varie aperture che facevano vedere tutto ma proprio tutto quello che c'era dentro.Spesso mi sono trovato di fronte a situazioni alla Antropophagus di Joe D'Amato con organi all'origine interni che interni non erano più.Questo per dirti che non vado in sollucchero perchè vedo sangue e frattaglie sparse o schizzi di sangue che affrescano le pareti.Sono contro la violenza anche se non credo sia necessario precisarlo ulteriormente perchè non credo che quelli che gradiscono certi film siano tutti dei pazzi o dei violenti.E sto molto attento che i miei figli non vengano a contatto con certe situazioni:ad esempio non conoscono petardi o armi giocattolo.Questo per dirti quanto sono attento a certi particolari.Ma forse sto divagando:veniamo al punto,perchè mi piace questa nuova ondata di horror francese?Io sinceramente me ne frego abbastanza dei sottotesti politici e se leggi quello che ho scritto a proposito di Calvaire,Martyrs,Frontiers,Them,A l'interieur non ho sottolineato questi sottotesti,nè ho voluto dare una lettura politica a quello che ho visto.Per me il cinema è arte visiva,è messa in scena ,è fotografia,è profondità di campo,è capacità di suggestione anche attraverso semplici effetti sonori,è sollecitazione sia sensoriale che più profonda.Sono ammirato dalla classicità della regia di Bustillo e Maury che non ricorrono a trucchetti per nascondere ma lasciano tutt tranquillamente nel campo visivo come se non si trattasse di un horror,dalla cinefilia di Du Welz che riesce a citare Hitchcock sequenza per sequenza e quasi non te ne accorgi(In Calvaire il primo incontro tra il protagonista e l'albergatore è ricalcato su Psyco,anche nei movimenti di macchina,nel grandissimo Vinyan si bypassano elegantemente suggestioni herzoghiane e coppoliane),dalla capacità di Laugier di mescolare le carte facendo tre film in uno(Martyrs) o usando una spettrale ambientazione per suggestionare(in Saint Ange che a me non è poi piaciuto moltissimo),in Gens adoro la cura maniacale dell'inquadratura,il contrasto che si viene a creare tra pulizia dell'immagine e tutto il bailamme che intanto viene mostrato.A livello concettuale ti posso dire che a me sembra che parlino di solitudine,di alienazione,di totale distacco da quello che si agita attorno a noi(noi stessi viviamo una vita così frenetica che spesso non abbiamo il tempo per guardarci intorno).Parlano di una società che sta diventando sempre più barbara:a mio parere è molto più horror la pagina di cronaca di un quotidiano che tutti questi film messi assieme.La realtà supera sempre ogni immaginazione.A mio parere per molti è difficile porsi alla giusta distanza rispetto a film come questi:per me è cinema,è ricostruzione scenica,è finzione.Nulla di reale.Poi certo non posso negare che ci posso anche essere dei malati di mente(non riesco a definirli altrimenti) che hanno un altra concezione di questa violenza,vista solamente come una specie di droga eccitante.Ma allora ritorniamo a Kubrick e alla rappresentazione della sua ultraviolenza.Se c'è qualche malato di mente che imita malamente non può essere colpa di uno che fa un film e che comunque non glorifica in alcun modo nessun atto di violenza.Spero di essermi riuscito a spiegare e di non averti annoiato.Un saluto.
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25 dicembre 2010, 17:12 di maldoror
@bradipo: no figurati, non mi hai annoiato, anzi era proprio quello che cercavo! :P Vorrei innanzitutto fare una distinzione fra "gusto" e "giudizio", il primo è soggettivo, il secondo no, perchè riguarda il valore oggettivo di un film indipendentemente dal gusto personale (è il solito discorso: a me i western annoiano parecchio [gusto] ma non per questo ritengo scadenti i film di Leone e Ford [giudizio]). Dunque non è vero che le opinioni sono tutte ugualmente legittime o opinabili, questo lo si può sostenere solo se si fa confusione fra i due aspetti. Ecco, quello che intendevo dire io è che ho come l'impressione che spesso, nel valutare positivamente questi film, ci si basi soltanto sulle proprie impressioni soggettive, mentre invece per valutarli in maniera completa si devono tenere presenti una serie di fattori che prescindono da tali impressioni, come: la violenza mostrata è giustificata? Dal punto di vista registico, stilistico e cinematografico in genere, ci sono aspetti degni di nota? La mia risposta è "no" in entrambi i casi, e non si tratta di gusto personale, ripeto, ma di una valutazione oggettiva (poi è ovvio ci si può sbagliare). Dunque se le cose stanno così, il giudizio su questi film non può essere positivo. Tu dici "Per me il cinema è arte visiva,è messa in scena ,è fotografia,è profondità di campo,è capacità di suggestione anche attraverso semplici effetti sonori,è sollecitazione sia sensoriale che più profonda"; non c'è dubbio che il cinema possa essere ANCHE sollecitazione sensoriale, ma sono del parere che non possa essere SOLO questo, e che quando questa è presente debba essere subordinata alla sollecitazione più "profonda" (penso al lungo viaggio interstellare di 2001 Odissea nello spazio). Io credo che oltre alla sollecitazione sensoriale, nei film della Nouvelle trouille non ci sia altro, e ciò che criticavo era appunto il fatto che nel valutarli ci si basi spesso soltanto su questa, cosa che non è possibile fare; non volevo di certo dire che chi apprezza ed elogia questi film lo faccia solo perchè attratto dal sangue come un ragazzino o perchè afflitto da turbe psichiche, figuriamoci, visto che tra i sostenitori di questi film vi sono anche critici di un certo livello come quelli de "Gli spietati" (tra cui per l'appunto il nostro joseba alias Alessando Baratti). Tu dici anche "Sono ammirato dalla classicità della regia di Bustillo e Maury che non ricorrono a trucchetti per nascondere ma lasciano tutto tranquillamente nel campo visivo come se non si trattasse di un horror", si, ma il punto è: a quale scopo fanno ciò?? Il fatto di mostrare tutto in campo e di non nascondere nulla sarebbe di per sè un merito? Non sarebbe forse il caso di chiedersi innanzitutto PERCHE' i due registi hanno deciso di mostrare tutto? Lo stesso discorso vale per la "la cura maniacale dell'inquadratura,il contrasto che si viene a creare tra pulizia dell'immagine e tutto il bailamme che intanto viene mostrato" in "Frontiers". Quando lamentavo la mancanza di argomentazioni soddisfacenti da parte di chi parla bene di questi film, mi riferivo proprio al fatto che mi pare non vengano presi in considerazione tali aspetti, al fatto che non ci si chieda il perchè di una tale messinscena della violenza ma ci si limiti a dire "è un film sconvolgente-dunque è bello", oppure "l'inquadratura è curata in maniera maniacale per creare contrasto con l'orrore mostrato", assumendo questo fatto come fosse pacifico; per questo ipotizzavo che il giudizio positivo potesse basarsi esclusivamente sulla propria reazione emotiva. Su Calvaire non saprei che dirti perchè non l'ho visto, posso dire solo che il citazionismo cinefilo non mi sembra sufficiente per rendere valido un film, ma che come dicevo nell'introduzione alla play, questo mi sembra l'unico film valido e autenticamente disturbante del filone, forse proprio perchè non si serve di effettacci gore, almeno da quello che ho sentito; lo stesso potrei dirti a proposito del film di Laugier: saranno pure tre film in uno...e beh? Non mi sembra un valore aggiunto insomma. Probabilmente il fatto che tu sia abituato a essere in contatto con situazioni "gore" ti ha immunizzato e quindi la violenza estrema presente in questi film non ti turba più di tanto...Infine, per quanto riguarda l'ultima considerazione che fai sul valore sociologico di questi film, sono assolutamente d'accordo, anch'io credo siano dei ritratti della barbarie della società contemporanea, e infatti come scrivevo sopra ritengo che questo sia l'unico merito da attribuirgli, solo ritengo che non lo siano in maniera consapevole, e che ciò non cancella quelle che ritengo essere le intenzioni prevalentemente commerciali.
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25 dicembre 2010, 17:16 di maldoror
@Marcello del Campo: mi si dice che la pagina da te linkata non è più disponibile, in ogni caso non conosco il marsigliese purtroppo...
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25 dicembre 2010, 18:17 di bradipo68
Beh Maldoror,cerchiamo di metterci d'accordo sulla commercializzazione:come ho scritto nella mia opinione su A l'interieur quando questi registi vengono cooptati per dirigere horror in America il loro stile viene comunque appiattito perchè negli USA si deve sempre cercare di aggirare più divieti possibili.Quindi se volessero essere commerciali probabilmente girerebbero altri generi di film o comunque non così violenti da essere vietati ai minori e si sa che per certi generi il mercato principale è quello under 18.E comunque non sono questi i film che fanno i grandi numeri neanche nel Paese d'origine.Io nel mio messaggio precedente ti ho risposto alla domanda se hanno rilevanza dal punto di vista stilistico,registico e cinematografico.Per me assolutamente si per te invece è un no.Si rientra subito nel campo della soggettività.La violenza è giustificata?In un film la dobbiamo giustificare per forza? ?E'giustificata in Irreversible di Noè(non quella sulla Bellucci ma l'uomo che viene ucciso brutalmente nel locale),è giustificata nei film di Romero?e,cambiando genere è giustificata in Cane di paglia di Peckinpah o anche in Mucchio Selvaggio(la carneficina finale)?la dobbiamo giustificare in ogni gangster movie?A mio parere non è necessario perchè parliamo sempre di un arte visiva e dobbiamo vedere se è finalizzata al racconto.Secondo me nei film che ho citato la sua rappresentazione è funzionale a quello che si sta proponendo allo spettatore.Per te non sarà così ma siamo un'altra volta nel campo delle rispettive soggettività.Come ho detto nel mio primo commento non ci schioderemo mai un millimetro alle nostre argomentazioni ma con questo non intendo dire che le mie argomentazioni sono più degne delle tue.Lungi da me:le nostre argomentazioni hanno eguale dignità.La bellezza del film è proporzionale alla quantità di orrore mostrato?Secondo me no sono due cose diverse perchè ritornando a Irreversible che è uno dei film più violenti a cui mi sia dato assistere ,beh io quello non lo trovo un bel film.A l'interieur per me è un bellissimo film che ricicla situazioni già viste dando loro nuova vita:roba così non l'avevo mai vista e non parlo della violenza esibita.E'qualcosa di assolutamente nuovo.A parere mio,ripeto è il mio parere come è parere tuo e non oggettivo il fatto che questo genere di film valga poco dal punto di vsta cinematografico,ci troviamo di fronte a un nuovo modo di fare cinema.Perchè se allora dobbiamo parlare solo di esibizione gratuita di violenza tra questi film andrebbe incluso anche il pessimo Cannibal Holocaust.Ecco se tu metti il film di Deodato allo stesso livello dei film ora citati,beh questo demarcherebbe subito la differenza dei nostri pareri.Un saluto.
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25 dicembre 2010, 19:15 di maldoror
Bradipo, mi spiace ma continuo a non essere d'accordo. Il fatto che la violenza possa o meno essere giustificata, non vedo come possa avere a che fare con la soggettività, essendo una cosa che riguarda il film in sè, indipendentemente dai giudizi dello spettatore. E se sia giustificata o meno lo si può stabilire benissimo e oggettivamente a seconda del contesto, basta analizzare; ad esempio in Cane di paglia la violenza è giustificata, perchè lo scopo che il film si propone è quello di mostrare l'uomo nella sua vera natura, nella sua essenza di animale; nei film di Romero la violenza è probabilmente giustificata in quanto il regista, per esempio in "Zombi", vuole mostrarci la degradazione del corpo nell'epoca del consumismo, quindi tutto il repertorio di interiora, sventramenti ecc ha un suo perchè; nei film di gangster è giustificata perchè si vuole rappresentare realisticamente un mondo che è di per sè violento; nei film di Fulci invece il gore è gratuito, ha il solo scopo di creare schifo e di compiacere l'autore stesso, lo stesso vale per Tarantino, quasi sempre anche per Argento, anche se qui lo splatter e gli eccessi visivi sono usati a volte per dare una rappresentazione visiva del Male, come in Suspiria, e così via. Irreversible non l'ho visto. Si tratta dunque sempre di valutazioni di carattere oggettivo, e non il contrario. Dunque la mia risposta alla domanda se in un film sia sempre necessario giustificare la violenza è: sì, anche se non si tratta tanto di giustificare, quanto più che altro di contestualizzare. Nei film della Nouvelle trouille ritengo che non lo sia, come in Cannibal Holocaust (che infatti associo tranquillamente a questi anche se riconosco si tratti di un prodotto più scadente) cosa che di per sè non è sempre per forza negativa, per lo meno fino a un certo punto, perchè non si può negare che la violenza piaccia (vedasi l'uso che ne fa Tarantino), ma almeno questi registi francesi abbiano il coraggio di ammetterlo e di evitare giustificazioni ipocrite. Poi si, tu hai già spiegato per quale motivo ritieni che A l'interieur e gli altri abbiano un valore cinematografico, però mi sembrava di aver già risposto a mia volta che le argomentazioni non mi parevano del tutto convincenti: il rigore dell'inquadratura e l'esposizione nuda e cruda di violenze e smembramenti è di per sè sufficiente a garantire il valore del film? Non ci vuole proprio nulla a creare delle inquadrature rigorose e geometriche e a metterci dentro una mano mozzata, quindi non riesco a capire in cosa consista il valore. In ogni caso, ripeto, si tratta di considerazioni di carattere oggettivo, in quanto riguardano le caratteristiche di un oggetto (il film) che esiste indipendentemente da noi (soggetto).
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25 dicembre 2010, 20:59 di bradipo68
vedi si continua a non spostarsi dalle proprie argomentazioni:che la violenza in Cane di paglia,in Zombi nei film di gangster sia giustificata è un tuo parere.Soggettivo.Su cui sono anche d'accordo ma io parto da un punto di vista diverso:perchè mai dobbiamo giustificare,contestualizzare la violenza che vediamo sullo schermo?Giudichiamo l'opera dell'autore secondo il nostro gusto e sensibilità ma non ci lasciamo fuorviare da motivazioni extra:non mi piace che venga mostrata la violenza quindi il film fa schifo.Secondo me questo passaggio non è automatico,anzi perdiamo per strada molto di quello che vediamo.Mi pare che su Cane di Paglia si siano spesi fiumi e fiumi di inchiostro proprio sulla rappresentazione della violenza.E'vero che basta analizzare ma ognuno ha la sua analisi.E non puà essere data per oggettiva.Se poi credi che Cannibal Holocaust sia tranquillamente assimilabile alla Novelle Truille allora non vedo come potremo mai pensarla alla stessa maniera.Evidentemente li consideri tutti spazzatura.Ma ,sia ben chiaro non te ne faccio una colpa,per carità,ognuno ha il suo gusto e io non ho la pretesa di essere depositario della verità universale..Lo stesso fatto che siano giudicati in maniera così diversa da due amanti di cinema come te e me e che siano un caso aperto per la critica ufficiale(per esempio da noi il Mereghetti li giudica tutti dalla stella e mezza in giù,anche Calvaire, facendo di tutta l'erba un fascio con argomentazioni che non condivido,mentre se leggi altre recensioni diciamo che i pareri sono molto meno tranchant,anzi abbondano le recensioni positive,ad esempio A l'interieur s imdb ha una valutazione di 7 s 10).Se le mie argomentazioni non ti sembrano convincenti pazienza:ma mi sembra trasparire dalle tue righe che se una determinata cosa la fa Argento può essere pure giustificabile in nome di una rappresentazione visiva del Male,se la filmano Maury e Bustillo no,è solo splatter gratuito dato in pasto a occhi famelici.Ecco secondo me è evidente da questo che appare la soggettività perchè se il film è oggettivo la nostra valutazione sarà sempre soggettiva.Altrimenti non esisterebbe neanche la professione del critico cinematografico e Baaria sarebbe un capolavoro incontrastato della nosra cinematografia.Un saluto.
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25 dicembre 2010, 23:10 di maldoror
Va be', ovviamente non condivido, ma è inutile continuare. Ricambio i saluti :D
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25 dicembre 2010, 23:28 di maghella
Mi complimento per la bella discussione intavolata da Maldoror, io sono una di quelle che si entusiamano alla visione di certi film, e ringrazio molto Joseba per le dritte che mi ha dato con le sue play e i suoi gusti....Bradipo ha detto molto bene quello che penso anche io, e come lui penso che le nostre sono posizioni che difficilmente potranno incontrarsi, però se ci riesco, posso dirti perchè io mi entusiasmo alla visione di questi film, che hanno dato un nuovo respiro nell'avere paura, nel provare tensione. In questi nuovi film francesi, finalmente si utilizza un nuovo linguaggio che va oltre lo splatter e le scene di violenza, quelle sono quasi una naturale conseguenza di un montare di tensione, per questo non le trovo per niente gratuite. Calvaire è un esempio lampante di questo nuovo linguaggio, forse il più bello che abbia visto ultimamente, ma anche in Frontieres si utilizzano canoni e temi già conosciuti ma rielaborati con nuovi linguaggi vengono assaporati diversamente. Poi c'è l'ecceso dell'uomo tagliato in due su una sega elettrica? Quello è un orgasmo (passami il termine figurato) per esorcizzare la tensione che deve trovare sfogo, la paura scaturita magari nel ritrovarsi in una casa piena di folli nazisti pervertiti.Il mio entusiasmo per questo genere è nato con Hopper e il suo "Non aprite quella porta", che io ho definito addirittura poetico, perciò pensa te quanto possa essere deviata per certi generi, che nulla hanno a che fare con i film di Argento, sono tipi di paure completamente differenti....ma sono convinta che sia un fatto di gusti e di affrontare certe tematiche con spirito differente, è la ricerca che uno compie nella visione di un film che conta. Ovviamente nella mia vita non sono una violenta, non sopporto la vista del sangue, ma in questi nuovi film francesi trovo che l'uso della violenza non sia affatto gratuita. Scusa la lungaggine, e soprattutto spero di essere stata chiara.
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26 dicembre 2010, 10:28 di maldoror
Credo di capire cosa intendi, maghella, in questi film non c'è soltanto lo splatter ma anche un senso di angoscia claustrofobica e di disperazione assoluta, su questo ovviamente concordo, ma credo che la degradazione e umiliazione estrema dell'uomo, non solo del corpo, sia l'obiettivo principale di questi film, per questo, ripeto, li considero un ritratto della barbarie della società contemporanea, della mercificazione e prostituzione cui essa ci costringe, della reificazione estrema del corpo. Questa, ripeto, la trovo un'ottima cosa, il problema è che a mio avviso il fine ultimo di questi film è pur sempre il voyeurismo, il "divertimento" del pubblico, ciò che critico è quindi il fatto che la degradazione del corpo umano sia troppo estrema perchè se ne possa fare oggetto di divertimento. Salò di Pasolini, ad esempio, che è il film che più si avvicina, è un'opera che tende a respingere il pubblico, ma anche a farlo riflettere, che tende a creare un distacco critico; in questi film invece ci vedo per lo più compiacimento, volontà di coinvolgere anzichè di respingere, tanto che i commenti che leggo di solito contengono espressioni del tipo "wow, fantastico, incredibile, shockante". Pasolini probabilmente aveva ragione sull'assuefazione alla violenza: alla sua epoca le violenze mostrate in Salò creavano ancora repulsione e disgusto, oggi invece delle violenze possibilmente ancor più atroci ed esplicite divertono, o lasciano indifferenti.
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26 dicembre 2010, 11:48 di maghella
Naturalmente continuo a non essere d'accordo (e su questo concorderai anche tu che non ci troveremo mai in accordo)...ovvviamente il film "vuole divertire" il pubblico, sorprendendolo....ma, faccio l'esempio di Forntieres perchè l'hai visto anche tu, le torture e il finale esaltante del film sono una naturale coseguenza della deforamzione del film, il terrore arriva con la scoperta della casa e dei suoi partcolari, e i personaggi che vi abitano e come vi abitano...è come vedere gli strumenti di tortura prima di essere torturati, se ci si tira indietro è come non arrivare in fondo alla storia. Ne "Non aprite quella porta", penso che sia il capostipitde di questo genere di film, è la casa con la porta chiusa a fare paura, il fatto che poi io tenga per faccia di cuoio e la sua sega elettrica è un altro discorso ;)...Allora sono curiosa di sapere, tanto per ragionare, se vuoi, cosa ne pensi delle mutazioni di Cronenberg? Anche lui può essere incolpato di esaltarsi con gli effetti speciali solamente per "divertire" il pubblico, quando con "Inseparabili" ha ottenuto effetti ottimi, utilizzando come effetto speciale "solo" (si fa per dire solo) l'utilizzo del "doppio" Irons....Per me, naturalmente , Cronenberg è un mito intoccabile, che niente ha che vedere con il genere "horror francese" o simili...Un saluto ovviamente :)
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26 dicembre 2010, 12:58 di maldoror
Beh, in Cronenberg mi pare che le mutazioni corporee abbiano uno scopo ben preciso, il corpo è al centro delle ossessioni del regista, lo studia con sguardo da entomologo, in maniera analitica, fredda, e soprattutto i dettagli espliciti servono spesso a sottolineare il legame corpo-mente, reale-virtuale; quando si apre lo stomaco di James Woods perchè ci vengano infilate dentro delle videocassette, è per rendere visivamente l'idea che il capitalismo ci trasformi in delle macchine e ci svuoti dentro (e ripeto, non capisco come questa possa essere considerata un'opinione "soggettiva", quando qui stiamo parlando delle intenzioni OGGETTIVE dell'autore), e poi il fatto che non c'è distinzione fra corpo e mente, che la mutazione psichica è anche mutazione organica, tanto che si può sostenere che la tematica dominante nei suoi film sia il divenire carne dell'idea, del concetto. Il corpo in Cronenberg è oggetto di riflessione filosofica, cosa che mi pare manchi del tutto nei film della Nouvelle trouille. Per il resto credo che trovare un accordo non sia impossibile, l'importante è capirsi, se non ci si capisce è chiaro che non si arriva da nessuna parte: tu, in sostanza, continui a ripetere che la violenza viene mostrata allo scopo di divertire, ma è proprio questo ciò che critico! Dici anche che la violenza sarebbe una sorta di conseguenza inevitabile, di evoluzione necessaria del senso di terrore, infatti io non critico solo la violenza mostrata, ma anche il sadismo messo in scena: nel '75, un film come Salò ha scandalizzato e disgustato il pubblico di mezzo mondo, che lo ha rifiutato in blocco; questo era esattamente ciò che voleva fare Pasolini, respingere il pubblico, colpire duro ma allo scopo di farlo riflettere, mettendolo di fronte a una realtà irreversibile e insostenibile; bene, i film della Nouvelle trouille mettono in scena un livello di sadismo e violenza DI GRAN LUNGA SUPERIORE a quello presente in Salò, solo che invece di shockare, tutto questo oggi è fatto per divertire e intrattenere. Se in questo non ci trovi niente che non va, se ti pare tutto normale, se questo non ti fa riflettere, pazienza...
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26 dicembre 2010, 13:30 di maghella
no, no forse mi sono spiegata male, la violenza dei film francesi non la trovo gratuita ma non la trovo neanche scontata...per me è un tipo di linguaggio inevitabile, e non penso che questo sia "negativo"...è uno strumento. Su Cronenberg la pensiamo uguale, ma perchè la sua è una visione come ti avevo detto del tutto diversa, però molti lo considerano splatter o horror, quando non lo è, e non conoscndoti ne te ne i tuoi gusti, volevo semplicemente capire come lo intendevi. Non ci trovo niente di male nell'intrattenimento con i film della Nouveille trouille, siceramente, sarà un mio limite? Può darsi, e ti posso assicurare comunque che tutt'ora non sono anestetizzata da certi tipi di visioni, anzi, ma rimane per me sempre più pauroso entrare in una casa apparentemente disabitata....Comunque è difficile spiegare cosa provoca o no entusiasmo in certe visioni, anche alcuni film d'amore possono apparire romanticissimi per alcuni mentre per altri sono semplici polpettoni...sono corde profonde che vengono solleticate per alcuni sì per altri no.
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27 dicembre 2010, 10:28 di FABIO1971
Ciao maldoror, dibattito interessantissimo quello che hai sollevato, complimenti a te e ai commenti di chi è intervenuto... A mio parere, però, bisognerebbe fare dei distinguo, nell'ambito dell'horror francese, ed utilizzo due dei titoli che hai citato per spiegarmi: "Martyrs" e "Frontiers"... Ecco, analizzando questi due film, posso tranquillamente affermare che tutto quello che hai scritto è allo stesso tempo "vero" per "Frontiers" e "falso" per "Martyrs": cioè, mentre "Frontiers", che mi è piaciuto (perchè mi piace il genere horror, e il film assolve al suo compito) ma non mi ha minimamente entusiasmato (anzi, l'ho trovato del tutto evanescente), si annulla da solo perchè evidenzia platealmente la "finzione" cinematografica, "Martyrs" ha un testo molto più complesso... Se ci basiamo soltanto sui gusti personali (quindi questi film possono piacere o non piacere), il film di Laugier è un manifesto teorico molto più stratificato di quanto appaia a prima vista: non mi riferisco alle valutazioni sulla giustificazione o meno dell'esibizione della violenza, qui condotta fino all'insostenibilità (ma anche questo è opinabile, c'è di peggio, e di meglio...), ma al lavoro dell'autore sulla costruzione drammaturgica dei meccanismi che scatenano la paura... "Martyrs" scrive qualcosa di importante per il genere horror proprio perchè si concentra sulla "grammatica" filmica e non sull'effetto (o la ricerca dell'effetto): questo per dire che probabilmente la "nouvelle trouille" non possiede una "profondità di sguardo" così lungimirante come si strombazza, ma non è neanche uno sterile buco nell'acqua... La vedo più, come hai sottolineato anche tu nella premessa della tua play, come una filiazione europea dello splatter di matrice orientale e del "torture porn" made in Roth: e comunque al genere ha fornito qualche titolo imprescindibile ("Martyrs", appunto, ma anche "Calvaire")... Ciao!!!
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27 dicembre 2010, 12:28 di maldoror
Ciao FABIO, grazie per i complimenti. Dunque, ti dirò che sono piuttosto d'accordo con te per quanto riguarda la costruzione drammaturgica di Martyrs, che devo dire ha colpito abbastanza anche me e che reputo anch'io piuttosto interessante. Tuttavia, mi pare si tratti di una variazione, magari un po' più elaborata, di un meccanismo che viene utilizzato in tutti i film del filone, compresi i torture porn americani: lo spettatore viene messo davanti ad una situazione che sa che si evolverà nella maniera peggiore possibile, gli si lascia intuire insomma che ci si sta per inoltrare in una sorta di inferno dantesco, in cui l'orrore cresce man mano che si procede. In particolar modo mi sembra che in questi film si verifichi spesso una situazione di questo tipo: a un certo punto della vicenda, di solito verso metà film, uno dei personaggi sembra sia sul punto di liberarsi, riuscendo a fuggire dalla cantina-fabbrica abbandonata o qualunque cosa sia, in cui era segregato, ma si dà appena il tempo allo spettatore di tirare un sospiro di sollievo e di liberarsi in parte di tutta la tensione accumulata prima, per farlo riprecipitare subito dopo nell'angoscia, quando il personaggio viene riacciuffato dai suoi aguzzini e riportato dov'era prima. Questo mi pare un esercizio di deliberato sadismo nei confronti dello spettatore, e non riesco a non vedervi un compiacimento da parte dell'autore. Ecco, a me pare che infondo Martyrs si basi tutto su questo stratagemma, dunque anche se lo fa in maniera più elaborata e interessante dal punto di vista della scrittura cinematografica, non riesco a non considerare come fine ultimo del film proprio l'effettismo e il compiacimento, e dunque non riesco a liberarmi del pregiudizio che mi fa pensare che infondo, il fine ultimo sia sempre il voyeurismo, l'esibizione pornografica della violenza. Se non sbaglio anche qualche critico di filmtv ha espresso lo stesso dubbio in merito alle finalità ultime del film. Non mi pare infatti che a proposito di Martyrs si possa parlare di "paura" e di meccanismi pensati apposta per scatenarla, ma più che altro di angoscia, afflizione, disperazione, desolazione. La cosa che trovo interessante, è che se prendiamo due film che sono delle riflessioni estreme sulla violenza e sul voyeurismo, e che di certo non vogliono divertire ma tutt'altro, come Salò e Funny games, vi troviamo più o meno lo stesso meccanismo psicologico: penso soprattutto alla scena in cui, nel film di Haneke, il bambino sembra essere riuscito a scappare rifugiandosi nella casa dei vicini, o a quella in cui ai due genitori viene data la possibilità di fuggire, tentativi che ovviamente vanno incontro ad esiti negativi in entrambi i casi. Ecco, in questo caso tale espediente mi sembra venga utilizzato per mettere con le spalle al muro lo spettatore, per rendergli insostenibile la visione, ma ciò viene fatto sempre con uno scopo, sempre in maniera funzionale alla riflessione alla base del film. In Martyrs invece, così come negli altri, mi sembra che ciò non costituisca altro che un espediente narrativo fine a sè stesso, o magari, forse, creato allo scopo di dare un "brivido", di "divertire" e coinvolgere lo spettatore nell'evoluzione della trama. Ecco, questa è la cosa che trovo leggermente preoccupante, sempre ammesso che io abbia ragione. Un saluto.
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27 dicembre 2010, 13:29 di FABIO1971
Secondo me "Martyrs" ottiene con modi diversi lo stesso risultato della sequenza di "Funny Games" che hai citato: immagina se quel film si concludesse dopo quel lunghissimo piano sequenza in cui, fuori campo, si scopre la morte del bambino... Luci accese in sala, le persone, visibilmente scosse, che si alzano dalle poltrone, si guardano intorno, un po' intontite, spaesate, messe a dura prova dalla tensione lancinante di quella splendida scena.... Ora, invece (ovviamente ti parlo della mia personale esperienza), "Martyrs": il film finisce, luci accese e, ancora una volta (a prescindere se il film sia piaciuto), spettatori spaesati, gli occhi che preferiscono evitare gli sguardi di qualcun altro, fissi magari verso terra, una sensazione fastidiosa di inquietudine che serpeggia sotto la pelle... "Martyrs" sposa un'estetica, l'horror, per materializzare il disgusto fino alle soglie dell'insostenibilità... Ed è, a mio parere (ma, beninteso, maldoror, non ho nessuna pretesa di avere ragione, anzi, ben vengano le riflessioni in merito: anche perchè se io non ravvedo in questo film il compiacimento fine a se stesso di cui parli, non è detto che non ci sia ugualmente), in questa direzione che va cercato il senso del film di Laugier.. Ciao!
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27 dicembre 2010, 16:25 di maldoror
Si, è probabile che Martyrs crei lo stesso effetto creato dalla sequenza di Funny games, che alla fine lo spettatore si vergogni di sè stesso, bisogna vedere se ciò fosse nelle intenzioni di Laugier o meno...poi certo, mi rendo conto che si tratta di impressioni e in quanto tali un po' difficili da argomentare, almeno per quanto riguarda Martyrs, perchè nel film di Haneke le intenzioni sono molto più esplicite. Un saluto.
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