Tour de France
I maestri del cinema sono loro. Poche storie.
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Milou a maggio (1990) Un Louis Malle cechoviano con un Michel Piccoli da applausi a scena aperta, un coro di attori formidabili e una sceneggiatura che oscilla fra realismo e surreale, grottesco e pamphlet. Uno degli ultimi colpi di coda della nouvelle vague.
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L'odio (1995) Mathieu Kassovitz fa il suo ingresso nel cinema dalla porta principale con un film che racconta di chi entra nella vita dalla porta di servizio. L’emarginazione di tre figli d’immigrati (un ebreo, un musulmano e un nero) in una banlieu infuocata e in una Parigi-bene che li sfrutta per alimentare il proprio lato oscuro ma li respinge. Un bianco e nero perfetto, un ritmo incalzante, un finale sconvolgente. Peccato che sia rimasto un caso isolato nella carriera del regista transalpino.
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Léon Morin, prete - La carne e l'anima (1961) Jean Pierre Melville, assoluto campione del genere noir, ci regala un film notturno sulla religione con un prete che ha la faccia da schiaffi di Jean Paul Belmondo e una Emanuelle Riva che si pone domande sull’esistenza di Dio e sull’efficacia della religione. Ma invece dell’amore trascendente troverà l’amore più terreno per il giovane prete. Dialoghi strepitosi, come Bresson, meglio di Bresson.
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Parole, parole, parole... (1997) Alain Resnais porta al cinema una splendida sceneggiatura di Agnes Jaoui e attori strepitosi in una commedia leggera in cui gli interventi cantati non sono mai stranianti ma alleggeriscono ulteriormente. Sicuramente il capolavoro della sua ultima fase.
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La ragazza sul ponte (1999) L’amore è chiudere gli occhi e affidarsi all’altro ciecamente. Daniel Auteuil e Vanessa Paradis li trovi sul vocabolario alla voce fascino in una commedia di Patrice Leconte che più elegante non si può.
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Il gusto degli altri (2000) Agnes Jaoui sa addentrarsi nei meandri dell’animo umano come nessun altro al mondo. Con il suo primo film da regista fa subito centro ponendo una domanda non banale: quanto i nostri gusti e i nostri canoni estetici condizionano le nostre relazioni interpersonali? Peccato che dopo l’altro bellissimo film Così fan tutti i nostri produttori abbiano deciso di non distribuire il suo Parlez-moi de la pluie. Un segno dei tempi (cupi).
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Welcome (2009) C’è chi per raggiungere l’amata è disposto ad attraversare la Manica a nuoto e chi, invece, non attraversa nemmeno la strada per salvare un matrimonio. Welcome è un film sullo scarto fra gli slanci della giovinezza e i compromessi della maturità, fra chi crede nel futuro e chi rimugina sul passato. Ma è anche un film sulla paternità. Con un Vincent Lindon malinconico e commovente.
Commenti
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8 gennaio 2011, 13:44 di lullabuy17
L'Odio è uno dei miei preferiti ... siamo ai margini di Parigi ma potremmo essere a Milano o a Roma insomma in un qualsiasi posto dove formiche perse nello spazio intergalattico continuano dallo "sprofondo" in cui si trovano a ripetersi "fin qui tutto bene" mai dimenticando nemmeno per un attimo che il problema non è la caduta ma l'atterraggio! Mi verrebbe da azzardare un altro titolo "un cuore in inverno " di Sautet, un film sulla inaffettività o meglio sulla paura di amare perchè l'amore è anche dolore e violenza quindi meglio rifugiarsi in una torre d'avorio, megliofar finta di vivere e dire "Io non ti amo".
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9 gennaio 2011, 21:04 di almodovariana
Non dirmi: manca Truffaut!!! Sai che non riesco a farmelo piacere al 100%? Però manca anche il mio amato Chabrol......
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10 gennaio 2011, 16:09 di kobayashi
Cara Almodovariana Chabrol me lo sono gustato a più riprese nella doppia retrospettiva del Torino Film Festival di qualche anno fa. Un maestro sicuramente: ha fatto 40 film sulla borghesia riuscendo sempre a dare una prospettiva diversa. E poi è invecchiato bene facendo grandi film sino alla fine: penso a un'opera come "La damigella d'onore". Quanto a Truffaut i suoi film sono sempre un piacere, così come quelli di Rohmer ma per me Louis Malle e Agnès Jaoui hanno davvero qualcosa in più. Mentre Patrice Leconte è il campione di un cinema molto stilizzato, schematico, all'apparenza semplice, all'apparenza... Per Lullabuy che dire... Giù il cappello per Sautet che ha fatto film straordinari specialmente negli anni Settanta....
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