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10/01/2011 h. 11.58 Film: Playlist libera
Diario di un portiere occasionale

Diario di un portiere occasionale

Dal 25 dicembre a ieri 9 gennaio, fottendomene altamente delle feste comandate, ho lavorato per più di dieci ore al giorno in uno stabilimento momentaneamente fermo. Un casotto di acciaio in una zona industriale, la mia adorata solitudine (non indisturbata, purtroppo), libri da leggere, recensioni da scrivere, una sigaretta sull'altra e film, film a ripetizione. Quasi tutti bellissimi, alcuni meravigliosi.

  1. Hadewijch (2009) Rivisto per la quarta volta. Obiettivo: allestire dei sottotitoli in italiano meno approssimativi di quelli che circolano in rete, totalmente arbitrari e fuorvianti (esempio sbalorditivo: la domanda "mi nascondi qualcosa?" era diventata "vuoi che rompa un paio di uova?").
  2. I saw the devil (2010) Visto e apprezzato al TFF, voglio rivederlo attentamente per scriverne degnamente. La revisione mi ha rivelato la grandezza di una sequenza che la prima volta non ero riuscito a cogliere pienamente: un assalto all'arma bianca nell'abitacolo di un taxi che sprizza tensione e sangue da tutti i pori, mentre la cinepresa volteggia avidamente intorno ai corpi trafitti. Kim Jee-woon non sbaglia un colpo.
  3. 35 rhums (2008) Il penultimo film di Claire Denis, cineasta enorme non sufficientemente celebrata. Meno libero dell'Intrus (il suo capolavoro) e meno rigoroso di S'en fout la mort (altro film magnifico), 35 rhums torna sui passi di J'ai pas sommeil ma con danzante leggerezza. Una delle sequenze più intense del cinema di Claire Denis è qui: una macchina in panne, un cafè in chiusura che riapre miracolosamente e un ballo testa a testa di silenziosa, guardinga attrazione.
  4. White Material (2008) Col suo ultimo film Claire Denis si riavvicina al film d'esordio, ribaltandone la prospettiva. Se là l'oggetto del desiderio era il nero Chocolat, qui è il White Material dei francesi, cani gialli come i loro capelli. La parità dello sguardo è finalmente raggiunta.
  5. Peppermint Candy (2000) Il capo d'opera di Lee Chang-dong: la struttura regrediente ripercorre a ritroso la deriva violenta che ha contraddistinto la storia della Corea sotto il regime militare. Deriva che ha annientato con cieca ferocia gli impulsi più vitali e progressisti del corpo sociale. Un film poderosamente civile, ma totamente privo di funesti didascalismi e manicheismi d'accatto. Un polittico autocritico spaventosamente commovente.
  6. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Secret Sunshine (2007) Lady Jeon Do-yeon ha forbici nello sguardo.
  7. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Poetry (2010) Non un film minore di Lee Chang-dong, ma un film volutamente in minore. Il distico elegiaco conclusivo ci dice che Lee è il più grande compositore di finali del cinema coreano contemporaneo.
SI

Commenti

  • 10 gennaio 2011, 12:55 di bradipo68

    Naturalmente un play come questa è gioia per i miei occhi e per il mio taccuino:Il film di Dumont l'ho visto con sottotitoli in inglese che però ho dovuto sincronizzare e non mi pare che ci fossero bestialità di quel tipo...ciao Jos!

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  • 10 gennaio 2011, 13:26 di joseba

    Grazie Brad :) Quanto ai sottotitoli, ti suggerisco di controllare meglio: se te li sei procurati in rete, pullulano di svarioni. Oltre a quello già menzionato (il passaggio a cui faccio riferimento si trova nel dialogo tra Céline e Yassine in cucina), altre traduzioni arbitrarie sono quelle del dialogo tra Céline e i ragazzi della banlieue nel cafè a due passi da casa sua (Yassine dice a Céline per due volte che lei non ha "froid aux yeux ", vale a dire che è sfrontata e coraggiosa, e i sottotitoli in inglese recitano "But no cross?" mentre lei giocherella proprio con un crocifisso!) e durante la preghiera in chiesa prima dell'esecuzione musicale (Céline dice "Ta puissance, je veux la vaincre, au risque de succomber et mourir" e i sottotitoli inglesi traducono "Your power behind me, the risk of succumbing to death" ignorando completamente il tono di sfida contenuto in quel "je veux la vaincre", "voglio vincerla"). Giusto per fare qualche esempio, ma ce ne sono molti molti altri. Un caro saluto.

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  • 10 gennaio 2011, 13:36 di Utente rimosso (mike patton)

    Ho avuto la stessa esperienza negli anni ottanta, ho lavorato come guardiano in un cantiere, e stavo in un gabbiotto per otto ore, in adorata solitudine ,all'epoca non c'era il pc, ma mi sono divorato un intera collezione di gialli modadori

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  • 10 gennaio 2011, 13:44 di joseba

    E' più o meno la stessa cosa che ho fatto (e faccio saltuariamente) io, Mike. Con le sole differenze che si tratta di uno stabilimento e che spesso i turni sono di dodici ore. Il pc non lo uso neanch'io, ma sono munito di lettore dvd da collegare allo spartano televisore generosamente lasciato da un altro portiere. C'è chi è spaventato dai tempi morti: io temo quelli vivi :)

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  • 10 gennaio 2011, 14:47 di maghella

    ciao Jo...anche il mio babbo fa il portiere di notte...solidarietà alla categoria =D

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  • 10 gennaio 2011, 15:30 di joseba

    Grazie della solidarietà Maghe: per il momento veri e propri turni di notte non ne ho ancora fatti, anche se la sveglia suona parecchie ore avanti giorno :)

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  • 11 gennaio 2011, 18:12 di GIANNISV66

    Adoro il mare, soprattutto in inverno quando è solitudine: La tua play mi ha portato alla mente questa canzone, ogni volta che l'ascolto il mare è con me: "All hands on deck, we've run afloat!' I heard the captain cry /'Explore the ship, replace the cook: let no one leave alive!'/ Across the straits, around the Horn: how far can sailors fly?/A twisted path, our tortured course, and no one left alive / We sailed for parts unknown to man, where ships come home to die / No lofty peak, nor fortress bold, could match our captain's eye / Upon the seventh seasick day we made our port of call / A sand so white, and sea so blue, no mortal place at all / We fired the gun, and burnt the mast, and rowed from ship to shore / The captain cried, we sailors wept: our tears were tears of joy / Now many moons and many Junes have passed since we made land / A salty dog, this seaman's log: your witness my own hand." Un saluto

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  • 13 gennaio 2011, 10:31 di joseba

    Lieto di averti evocato lo struggente brano dei Procol Harum, ti ringrazio del commento con lirica annessa. Un saluto a te e buona giornata.

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