Spaparanzati in un mare di afasie a mirarsi con sguardo che vaga
Intemperie, umori altalenanti, ricordi di altalene in cui bambine innocenti cavalcavano i loro sorrisi, prima che venissero oscurate dal violento pragmatismo di adulti "saccenti", con tanta "vita" sulle (s)palle.
Animali da soma o solo sodomizzati, o ovosodi in perenne via "di fuga" da una realtà costrittiva, il malessere che si acuisce, chi dall'altro pretende sempre e solo una maschera e basa i suoi giudizi e(ste)tici solo da come l'altro gli si para, di come a lui pare.
Le paratie stagnanti di una materialità borghese che guarda al pratico che tutto "tocca" e tutto dev'essere circoscritto a "diagnosi", quant'è fruttifero delirare "senza senno", a volte senza seni, insinuarsi nelle zone d'"ombra", nella nostra coscienza più "buia" e pescare dal fondo memorie che ci sembrarono svanite.
Uomini smaniosi o di nuovo fustigati nelle loro ambizioni, altri che si effondono nella vita, vi si fiondano, baionettando orgogli altrui col "dono" assai ambiguo dell'arroganza filistea, del "filigranare" la verità, spartendola fra "verità" e "illusione".
Quelli che si amano allo specchio, curando i propri difetti od accentuandoli, baci eterni sotto un portico di sogni perduti ma ancora "frizzanti".
E la malinconia "ubriacona" di Hemingway, che uno studente innamorato di Peggy Sue non gradirà, preso com'è dalle sue solipsiste pulsioni adolescenziali che aman dividere il Mondo fra "bravi" e "ingiusti", fra "vincenti" e "perdenti", tra "furbi" e "coglioni", fra chi l'ha preso lì e chi è diventato "Tarzan".
Più vado avanti nel cammino, "odorando" la mia anima di emozioni ad ogni "pullular" di battiti di ciglia, ad ogni frame che la mia mente "succhia" e assorbe, più divengo "vago", più mi paiono vacue tante chiacchiere e blaterare isterico di "fruttivendoli" del dolore, dolore artificiale smerciato a gusto "morale".
Nella vita si cambia, lo insegnava bene John Cassavetes coi suoi film, di "pazze" ed emarginati, di anime che si "smarriscono" e ritrovano la propria vi(t)a con coscienze attraccate a un passato che è sempre importante, anche quando (non) volevi viverlo così.
Chi osserva tuo padre, e senza conoscere nulla della sua vita, fra l'altro, pensa che tu sia come lui.
Oggi sei un Nicolas Cage platinato con una superfiga come Amber Heard "in macchina" e domani un Anthony Hopkins che da dietro le "sbarre" della sua prigione di certezze, fa un po' il Lecter "mostruoso" che capisce tutto al primo sguardo.
Nella vita si cambia, a qualcuno non vuole entrare in testa, e questo qualcuno fa di tutto per "riportarti" indietro o farti cadere di nuovo, ché la solitudine potrebbe avvizzirti e renderti un'altra volta "malato", ché ti ricatterà sempre con la catena di montaggio di quel lavoro da lui osteggiato nella sua interminabile esistenza "studentesca" che oggi dice una cosa e domani si contraddice, ma in realtà elevato e propugnato a "modello" sociale imprescindibile per una "sana e consapevole libidine".
Spesso nel "tedio" mi "ammorbo", e "morbillizzato", divengo un Pupkin "millepiedi" dal neo ben in vista. Dalla vita al neon.
Firmato il Genius
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