
Manoel de Oliveira, l'eleganza delle parole.
Il cinema di Manoel de Oliveira è come un saggio di filosofia che va letto poco alla volta, senza fretta e senza la pretesa di voler capire tutto e subito. Ha l’intimità di un circolo aperto ai soli che abbiano la pazienza di arrivare fino in fondo e possiede la tipica impronta storica di chi fa della memoria una materia viva, l’elemento che lega il passato e il presente in un intimo rapporto di interdipendenza. Convivono questi due aspetti nella poetica dell’autore portoghese, che sembrano conferirgli il carattere di un opera inattuale pur parlando espressamente del suo tempo, di porsi in una dimensione altra anche se è in questa che vengono ascoltate le voci che giungono da lontano, analizzata la contingenza di cause remote. E’ un cinema che va oltre l’immagine e dentro la continua trasmissione di un idea pura di conoscenza, lontano dalle mode a dall’ortodossia canonizzata. Ha un impronta spiccatamente letteraria insomma, e la parola acquista un ruolo assolutamente centrale, quella eternamente custodita nei libri e quella che si muove sinuosa a formare raffinate disquisizioni dialettiche, quella capace di generare bellezza e quella che sa insinuare il ragionevole dubbio. Come se in essa risiedesse l’ultima speranza data all’uomo di emanciparsi dall'imperante pressapochismo culturale, il potere di generare riflessioni autonome sottraendosi dalle tendenze omologatrici del pensiero unico. Manoel de Oliveira rende la parola l'elemento che armonizza virtuosamente il linguaggio parlato e l’uso corretto e consapevole che se ne può fare varrebbe a conferirgli l’utopica universalità di un pensiero critico eternamente uguale a se stesso, tanto capace di dar vita a una costruttiva comunicazione interculturale, quanto di porre il mondo sopra le incertezze che incombono sull'esistenza di ognuno. Ecco, per chi scrive, è la cifra stilistica principale di un raffinato percorso cinematografico, che può difettare in lentezza e peccare di eccessivo didascalismo talvolta, ma conserva l'indubbio pregio di rappresentare un invito continuo a rileggere la storia seguendo strade non convenzionali. E' come il buon vino che occorre conservare con estrema cura perchè sicuramente saprà tornare utile. Un cinema di raffinata eleganza formale e di inestinguibile fascinazione contenutistica. L’opera di un poeta ultracentenario.
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Belle toujours - Bella sempre (2006) Adesso che la libera Sèverine ha ceduto il passo al maquillage perbenista spegnendo nei suoi occhi il fuoco peccaminoso della passione, il segreto custodito da Husson può anche rimanere nello scrigno. Solo de Oliveira poteva omaggiare con tanta garbata delicatezza uno dei capolavori di Bunuel.
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Un film parlato (2003) Una profonda escursione intellettuale nel cuore della cultura occidentale, con una madre ansiosa di ricevere e dare testimonianza e una figlia già abbastanza curiosa da non fermarsi alla superficie delle cose che gli vengono raccontate. La semplicità della cultura.
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Ritorno a casa (2001) Gilbert ha imparato ad accettare senza drammi il peso delle rinunce. Un film fatto di tanti piccoli particolari che si rincorrono, tanto pervaso da un senso tragico della vita, quanto percorso da una divertita dissacrazione della tragedia. Le scarpe possono rivelarsi delle care amiche.
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Parole e utopia (2000) L'attualizzazione di Padre Antonio Vieira, "l'Imperatore della lingua portoghese" (Fernando Pessoa). Simbolo del pensiero critico in un tempo dominato dalle tendenze omologatrici del pensiero unico. La trasmissibilità del passato.
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La lettera (1999) "Possiamo controllare i nostri sentimenti , non evitarli", dice Mademoiselle de Chertres. L'inattualità etica di una donna rigorosamente fedele ai suoi doveri morali e non avvezza alla facile e arbitraria manomissione di un sentimento. I sensi di colpa e il sacrificio dell'amore.
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Viaggio all'inizio del mondo (1997) Un viaggio a ritroso nel tempo, fino alle nostre lontane radici, dove tutto ha avuto inizio, la vita personale e la storia di tutti. Si tocca con mano la sensazione dolce della nostalgia, quando arriva coi suoi vecchi odori a rimescolare le carte di un presente precario. capolavoro.
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La Divina Commedia (1991) "Casa de alienados" diventa il luogo simbolo dell'incontro-scontro tra diversi modi di concepire l'ordine dell'universo, dove si discetta sulla fallibilità dell'uomo come peccatore e sulle sue enormi potenzialità come agente razionale. Un luogo aperto al mondo e alle sue insondabili questioni umane. Attraversato dalla storia.
Commenti
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28 marzo 2011, 14:08 di Peppe Comune
Non l'ho visto ancora Angelina. Anche se fortemente tentato dalle belle parole spese da te,Ogm, Pietro (Spaggy). Cercherò di provvedere presto, del resto si sarà capito che mi piace il cinema di de Oliveira. Grazie per il contributo, a presto.
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28 marzo 2011, 14:10 di kotrab
Immortale. (Bellissima playlist).
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28 marzo 2011, 14:14 di Spaggy
Peppe, se hai problemi a reperire "Angelica", ti do la dritta sul dove trovarlo nel web con audio italiano...
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28 marzo 2011, 14:17 di Spaggy
ops, sottotitoli in italiano...
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28 marzo 2011, 15:19 di Peppe Comune
Dritta ben accetta Pietro. Ti ringrazio in anticipo.
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28 marzo 2011, 16:25 di dedo
Ormai ho difficoltà ad intervenire (scrivere) ma bello il tuo omaggio a De Oliveira. Un saluto
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30 marzo 2011, 22:57 di maurri 63
Bravo, peppe! Lasciami aggiungere che il maestro portoghese va "direzionato" (può apparire strambo) nel genere "bambini": le sue tematiche - amoralità celebrativa, anarchia, l'idea della ripetitività, che tu hai sottolineato - sono tipiche del mondo dell'infanzia. E, per definirlo a tutto tondo, puoi fartene un'idea vedendo il suoo primo lungometraggio: Aniki-Bòbo', del 42. Proprio per questo, de Olivera tornerà a fare film solo nel 63, intorno ai 55 anni: per recuperare il suo bambino interiore...Un abbraccio, M!
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