
Il divoratore
Lo sguardo, prima potenzialmente capace, si tramutò in fiero rapace, di cupidigia da ghiottone che prima, gattone, la viveva nelle fusa travaglianti di afasie quotidiane, rotte a tratti da sobbalzi euforici di acuta levità.
Indossi un giubbotto di pelle contro chi ti schernirà, nel delirio di potenza che l'invase per ammansire i tuoi fremiti vivi, così distanti da filistei buonismi dove c'issirrigidisce per non turbare i dormienti del sonno "perenne".
E un po' ti vien voglia di blandirli, ribaltando in un istante il gioco che ti vedeva vittima, adesso divoratore delle umane coscienze assopite, dei metodici riti tribali di massa dove si celebra la "frivola" idiozia di una mortifera allegria.
Ti "stendi" sul tuo tappeto di carne e li affronti a muso duro, presenziando in mezzo a tanti astanti, un tuo nuovo libro, l'orgoglio della tua anima che, piacevolmente denudata, si enunciò leggiadra, gaudente nel sorridersi ancora contro corrotti volti che han dissipato la Bellezza nel cinismo più agguerrito, quello "maturato" dall'"esperienza".
Incontri una donna, e, gentilmente, le porgi un Cuore pulsante, che rabbrividì in gelidi inverni, e ora, arcobalenico, fluttua armonioso nel tuo sapore di sperma, caldo e vivido come appena partorito dalla tua Madre Natura, pesce colorato di un'acquario asettico di "morigerati" sguardi invidiosi, già pronti a redarguirti a ogni tua mossa errata, e poi a "premiarti" quando reputano che tu sia persona stimabile, o solo "amabile".
Genitori che amputano coscienze giovanili, vivaddio sincere nel godersi in voyeurismi "bavosi" affamati, in imperterriti deliri d'"immortalità", ove s'è padroni di Destini ancora da compiere.
Ragazzi dissanguati, ché son imbottiti di letture filosofiche per meglio, ancora, costipare voglie libidinose che mai si concretizzano, illusi che argineranno la dirompenza dei loro sessi acerbi ma salvifici mediante giochi d'"arrocco". Allocchi!, glielo rinfaccio senza ritegno, con l'impudica sfrontatezza che vien etichettata come "faccia di bronzo".
Io divoro contro chi mi "divorò" e sono spietato contro le (dis)umane mestizie di chi non è mai autentico, e si frena, inibendosi, appena sorgono desideri di sangue e sudore, appena il corpo rivendica, sventrandosi in atroci dolori, le rabbie celate, il diritto ad afferrarla per i capelli e fruirsi in un bagno d'estasi fin all'albeggiare più rosso, come la schiuma di amplessi di tuono che urlano F.T.W.
Firmato il Genius
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