Il vero Uomo
Facebook è divenuto un posto eccentrico dove s'incrociano i "bislacchi" corridoi emotivi di un sacco di gente simpatica e non.
Dove ognuno proclama i suoi gusti, gli attimi delle sue emozioni.
Dove ognuno mette in scena se stesso senza timor d'esser mal giudicato.
Dove si fanno anche dei manifesti, delle affissioni dei propri pensieri, dove la banalità è all'ordine del Giorno e della Notte, dove una donna di nome Flaviana, forse un po' triste o chissà molto appagata, elogia le qualità del "vero Uomo", definendolo così, o così come dovrebbe essere.
Il vero Uomo è un vero gentleman.
Un vero Uomo è colui che sa essere Uomo e maschio, ed è dolce, tenero, forte, passionale, gentile, educato, rispettoso, premuroso, generoso, sincero, fedele, altruista, di gran Cuore e reale intelligenza.
Il vero Uomo è colui che non alza la voce, non è triviale, non è conformista e omologato, è ribelle ma al contempo raffinato, ha buone maniere e mille attenzioni.
Il vero Uomo sa di non essere perfetto, sa che la perfezione non esiste, ma cerca di migliorare sempre sotto tutti i punti di vista.
Il vero Uomo ammette i propri errori, chiede scusa, impara dai suoi errori.
Il vero Uomo ascolta la sua donna, fa sentire la propria donna una Regina e sa come renderla felice e appagata sotto tutti i punti di vista, e trattando la donna da Regina riesce a farsi amare per quello che lui è e farsi trattare da Re (la donna che riceve tanto, dà il doppio di ciò che riceve, dona tutta se stessa).
Il vero Uomo non è mai violento, non è dispotico, dogmatico, maschilista, irascibile, nevrotico, impulsivo, impaziente, aggressivo, irrispettoso, irriverente, volgare, subdolo, viscido, bugiardo.
Il vero Uomo non è geloso, possessivo, insicuro, fragile, dipendente, paranoico, sospettoso, malfidato, duro.
Il vero Uomo rispetta se stesso e gli altri, si ama, si stima, ama la vita, sa amare e perdonare.
Il vero Uomo è sicuro di sé ma umile, non si sente inferiore ma neppure superiore a nessuno, il vero Uomo è speciale di natura.
Il vero Uomo rispetta, stima, ama le donne.
Il vero Uomo è bellissimo dentro, ha pochi difetti veniali e grandi virtù.
Il vero Uomo è colui che sa riconoscere e apprezzare una vera Donna (e non se la lascia scappare, sa che è una perla rara, un gioiello prezioso, e sa quindi quanto vale e come averne cura e tenersela ben stretta per sempre).
Un po' ovvio a parer mio, tutto molto bello, peccato che...
Mi spiace contraddirti Flaviana, di cui mai finirò d'ammirarne la quasi impudica "indecenza" di una Bellezza "floreale".
Il modello di uomo da te proposto è accomunabile a quella fantasia puerile del Principe Azzurro che tanto allieta nelle fiabe le bambine con sogni d'amore ambiziosi da perfetta leggiadra del Destino.
Credo che un uomo si riconosca non solo dall'intraprendenza e dalla "forza", ma anche dalle fragilità, dai rivoli dei suoi tormenti esistenziali che si sfregiano nei dolori patiti e in quelli da lenire, nelle furibonde ire che "guaiscono" nella sua anima "infierendo" sul corpo, sul piacere anche delle sconfitte e delle delusioni che innescano quella vena poetica che ci proteggerà dal cinismo, dalla fiera, ribalda sfacciataggine con le quali un attimo sei un "bambino" e l'attimo dopo dotato di un fascino sibillino per baciare la sua amata e inondarla di lievi carezze che accolgano la sua femminilità con quella discrezione ardente di un Cuore combattuto.
Nelle parole dolci che non si ammantino di falsità, nelle sue stoiche voglie di rivincita che lo rendono antipatico o irritabile, nel flusso emotivo con cui "avvizzisce" talvolta in malinconie assortite di bagni di "purezza" e poi dardeggia fremente nell'energia gaudia dei suoi scontenti che lo incitano a non sprofondare nelle certezze, nelle fasi buie che spesso non collimano con chi ferirà l'"incolumità" delle sue speranze, col candore che emana anche nei gesti "aggressivi" che suscitano ilare sdegno.
Nei fervidi arrembaggi delle sue paure che "rischiano" per non abbandonarsi a una visione "ammorbidita" della vita dove si cesella il prossimo in etichette da affibbiargli con la fretta di sentenze superficiali.
E' nei nostri demoni che emergiamo dalla sofferenza, abbattendo i muri d'ignoranza perfino quando si motteggia un po' disillusi, è nei caffè serali mentre cadenziamo le nostre emozioni in pensieri all'apparenza "vacui", quando c'incidiamo dentro visioni esoteriche o cullati da sospiri evocativi di suggestioni "labirintiche", di disegni imperscrutabili quando qualcuno blatererà addosso il sembiante che a lui parve, spesso distorto dall'indecifrabile, complesso albero ramificato della nostra anima.
La nostra anima è l'infanzia che s'"arrostì" nelle ustioni di un quotidiano che c'ha mutato, nei ricordi di una memoria variegata che levighiamo ogni Giorno fra "screzi" di Luce o raggi cinetici e abrasivi a una pelle che ci scarnifichi per non essere solo pezzi di carne. Nel sangue mistico che "soffia" dentro, lacerando, nella sua lama "glaciale", le posture inquiete della nostra distonica battaglia in cui asser(v)iamo di essere grandi eroi e poi ci smarriamo come un'infante vergine in boschi notturni di malignità e piccinerie, l'orgasmo che è vividezza delle nostre pulsioni anche animalesche, il piacere che, baluardo, si erge a maestro dei nostri cammini, le nostre grottesche pose quando, accidiosi, ci accigliamo in baraonde emotive silenziose o mormorate con una fronte aggrottata e le labbra sottili di un rosso esangue che smorì nei pianti, nelle nostre dimore in cui spadroneggiamo di "sapida" retorica e poi, nella realtà, veniamo, per fortuna, invasi dal dubbio, dall'incognita lecita che non ci arrende mai alle evidenze, che induce alla riflessione.
La donna che a noi sfoggia la sua muliebre "malizia" che corteggeremo animati da un istinto antico, di anime collaudate nei desideri di ludibrii anche famelici per goderne in un poderoso giovamento.
Le croci "tatuate" su un petto glabro o ispido di peli, villoso ma forse non villano, la "lentezza" dei nostri respiri enfiati, perfino enfatici, la scrittura per "ammorbarci" nel deliquio di noi stessi, nell'orgasmo che fluirà in altri ardenti amplessi, o in un altro Orto del Getsemani a misurare la nostra vita quando ci prostreremo caduchi alla nostra amarezza.
Io voglio "mangiarti" Flaviana.
Firmato il Genius
- American Gigolò (1980)
- Ufficiale e gentiluomo (1983)
- Pretty Woman (1990)
- Gere ghiro ghirigoro
Commenti
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16 aprile 2011, 12:25 di panflo
Parli di me vero?
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16 aprile 2011, 18:43 di Travis Bickle 1979
@Panflo, sappiamo tutti che sei delicato come il tiramisù che più lo mandi giù e più va su.
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16 aprile 2011, 19:46 di panflo
cosa va su ??
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16 aprile 2011, 20:07 di alfatocoferolo
Travis ma perché mettere Riciard Ghir a modello del vero uomo?!? Con tanti bei modelli d'esempio...
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16 aprile 2011, 20:47 di Travis Bickle 1979
@Panflo, l'umore a volte scende ma Lui rimane sempre erto, tu lo sai benissimo. Anche quando t'"impasticchi" in qualche crisi depressiva è Lui a spronarti a non mollare.
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16 aprile 2011, 20:50 di Travis Bickle 1979
@alfa: Richard Gere ha rappresentato per molte donne quel prototipo di bell'uomo affabile e affidabile, gentile e carezzevole, il sesso maschile fattosi carne nella sua postura "gentile" da scafato latin lover, ma non è certo il mio modello di riferimento. Ambisco come ogni uomo dotato d'autoironia alle imperfezioni di me stesso, alle notti bianche e al piacere "barbone" della barba incolta che fa tanto trascuratezza, al "mordermi" spesso in un più appagante onanismo che all'amplesso ricattatorio di delusioni a cui andresti incontro. E' la mia vita, più che Gere, come dici tu argutamente, un po' "ghira".
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17 aprile 2011, 08:46 di LAMPUR
Io più che "mangiarla", a Flaviana, la prenderei a cricckate... lei e feisbuc.
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17 aprile 2011, 08:53 di yume
Vedi che guai combina a volte la lettura veloce a cui sono devotamente dedita, invece di crikkate avevo letto cliccate, e non riconoscevo più la nota discrezione del nostro lampurino, e invece ha scritto cricckate, bene bene
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17 aprile 2011, 09:41 di panflo
@Travis ERTO mi fa venire in mente il Vajont, Mauro Corona ecc..
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