Le non suggestionabili obliquità di una mente ferrea
Intrapresi un viaggio reputato ermetico, addentrandomi nella parte "buia" di me che guaì di Luci coloratissime, esondavano, vagheggiavano (im)mote e ondeggiavano aleggiando, nel tenuo incanto di alate "crocefissioni" ad esperirne, di vita, quasi soggiacerne non toccandola o rimanerne intimamente avvinti, fra crepuscoli "biechi" e accesi "martiri", nella vanità sedata che poi avrebbe festeggiato libera, dissanguante, quasi un'espoliazione oscena di "facile disgusto" offerto al pranzo cannibalesco di chi ne avrebbe giudicato con impertinente fretta la verità che io custodii saziandola di veloce fantasia, di una mente assorta in sé e in sé risorta, quasi un ludibrio "minaccioso" che scardinerà altre "certezze" intonse, il bon ton sussiegoso e le esistenze coi biscotti.
Un sogno livido di acute nostalgie o ansie dissipate, a navigarsi che scavalcò impagabili linee d'ombra, uscendone illesa, anima di gigantesca vastità, che immortalai per sempre nel ritratto purificante di un'estasi "contemplativa". Di una perentoria sua "fissità" di lacerante abbaglio. Ma d'abbaglio in cui tramortii, invaghiti o vago per sempre.
A tenermi desto e sostenermi nei miei tanti, mille affranti, il crepitio della speranza, la mia pelle "vischiosa" e l'infiammante lindore di un'anima che mai s'arrese.
Viaggio in cui spesso incrociai (di)sgraziati ragazzetti "smarmellati" di abulie già crasse, d'altronde non vorrei infierire sulle loro esistenze già ripugnanti, addossando loro colpe che sono solo la degenerata escrescenza di adulti parti malati.
Ma ho ancora dentro di me la voglia di disossarne l'idiozia, essendo io, da questo peccato abominevole, esente, compiaciuto di "gracchiare" in notti infuocate ove invoco clemenza alla mia pelle per non renderla supina ai ricatti di una società verso cui nutro il più totale, (dis)interessato sdegno.
Ragazzetti pasciuti a colazioni Korn Flakes che "ilareggiano" nei pubettini, col cocktail già "grande" in mano, i maschi ancor puberali nella loro quasi appassita adolescenza a far gara a chi si sbatterà quella "migliore", e quelle "migliori" attente a non "smacchiarsi" troppo in risatine di contagiose femminilità appena partorite. Una deprecabile mal creanza che partorirà futuri lagnosi "adulti" ripiegati negli ignominiosi passati a rivangare di squallide avventure erotichelle, e a consolarsi poi in coccole matrimoniali con un buon libro sul comò ad attenuarne i dolorini.
O timiduzzi ragazzetti iscritti a facoltà "umaniste" come meccanismo di difesa dalla "tamarraggine" assortita di cui è pregno il Mondo, baloccati "metallari" a evocare barbarismi patetici che san tanto di gargarismi.
Psichiatri che coi soldi di pazienti "masturbatori" si fan le ville al mare, in miste coppie "selvagge" di borghesismi apatici.
Insegnanti d'italiano che conoscon meglio la lingua dell'amante e i cruciverba dei pettegolezzi, e giornalisti con facce da babbei che san solo procrearsi in solipsismi tediosi, oggi amando un film, domani ammirando un'attrice dal volto "espressivo".
Nell'ombra del vostro scontento, io, fortunatamente, ancor gaudio, da menestrello "minestro" la vita, rincuorato dal mio cane di Marsiglia che ama gli onanismi "fetidi" all'imbrunire.
Firmato l'insindacabile Genius che ha fatto della sua vita i vostri piatti di pollo in agro-dolce.
Adesso vado ad amarmi.
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